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INTERVENTI CON PAROLE CHIAVE 'DISNEY'
 
Il virtuale, il museo e Disneyland

Mi sono capitati ultimamente per le mani due libri interessanti: il primo, "Il museo tra reale e virtuale", è stato scritto da tre architetti docenti al Politecnico di Torino; l'altro, "Comunicare nel museo" è di un cognitivista che insegna Comunicazione museale all'Università della Tuscia. Ora, la cosa interessante di questi due testi è che vedono la cosa da due posizioni completamente opposte: se per i primi uno dei principali referenti per capire come applicare la virtualità nei musei - vista ovviamente a sostegno di una componente ludica stimolata da una forte interattività - è il parco disneyano, il secondo vuole applicare le nuove tecnologie al museo con una concezione quanto più lontana possibile dal trasformare le sale in nuove Didneyland. Ora, in realtà, non è che le due teorie cozzino proprio su tutto: hanno in comune l'idea che la comunicazione museale debba sostituire le indicazione scritte con delle produzioni audiovisive (i torinesi pensano proprio a una TV museale; che sembra un'assurdità, ma se pensate che il Louvre s'è messo a produrre film...) e soprattutto che le ambizione tassonomiche delle esposizioni debbano essere sostituite da più coerenti apparati ricostruttivi e ricostitutivi che permettano al visitatore di fruire dell'opera così come era stata originariamente pensata; ma non tanto per una vocazione vuotamente filologica: proprio per capire l'opera in quella che è la sua natura di segno. Insomma, da un lato "fare cinema", perché questo condivide lo stesso registro comunicativo - quello visivo - con l'opera, ed ha in più la possibilità di narrare per immagini; dall'altro, quello che il cognitivista chiama "passare dal museo 'paradigmatico' al museo 'sintagmatico'", molto più adatto ad essere compreso da un visitatore che sia quanto di più lontano possibile dallo studioso/storico dell'arte (cioè, il comune cittadino, alla fin fine). Per il resto, dicevo, le due posizioni si trovano agli estremi opposti.

Però.

Come al solito, in medio stat virtus. Questo perché il cognitivista, pur avendo pienamente ragione nel richiamare l'attenzione sul fatto che l'opera è segno, sembra dimenticarsi che questa ha la particolare caratteristica di essere anche arte. Ad esempio, quando sottolinea il fatto che per capire l'Ara pacis andrebbe fatta una ricostruzione in 3D (realizzata poi effettivamente nel DVD allegato al libro) dove si "mette in scena" tutto l'apparato della meridiana costituita dall'obelisco che ora si trova a piazza Monte Citorio, obelisco che il 23 settembre - giorno della nascita di Augusto e di Bruce Springsteen, perché queste cose non avvengono mai per caso - getta la sua ombra proprio sul monumento (come a dire: io, Augusto, sono un figlio del destino ecc.), il nostro sembra dimenticarsi che se l'Ara pacis è stata conservata non è certo soltanto per il fatto di essere la protagonista de 'sto mega-spottone pubblicitario. Vero però è anche che questa sua origine è essenziale per capirne la forza espressiva, insieme però anche alla qualità della fattura - nelle proporzioni, nella lavorazione - e quindi dell'artisticità dell'intera realizzazione. Può essere percepibile questo nella proposta multimediale? Ecco. In realtà no. Quantomeno non direttamente. Indirettamente, però, qualcosa si può fare. Io, per esempio, alle ricostruzioni avrei aggiunto una musichetta. Direte, e che c'entra? Con la restituzione dell'opera come segno, niente. Ma con l'apertura dell'anima all percezione estetica della stessa, utilissima una volta che ci si trovi davanti fisicamente, tanto. Diciamo che questo è l'aspetto disneyano della cosa. Ed è l'aspetto caldeggiato dagli architetti torinesi (cioè, non prorio la musichetta, ma la stimolazione emotiva), anche perché gli architetti si trovano spesso di fronte a questo problema: creare oggetti estetici che però hanno valore anche funzionale. Averci un tetto sulla testa è talmente utilitaristico che inevitabilmente il godimento estetico passa in secondo piano. A chi gliene frega niente di quanto è bella una chiesa quando ci si cerca rifugio dalla calura estiva? Appunto. Quindi è chiaro che il sagace terzetto ha cercato di indagare le soluzioni che portassero il visitatore ad aprirsi quanto è più possibile alla percezione estetica dell'oggetto, valutando molto positivamente tutto ciò che spingesse sull'acceleratore del coinvolgimento ludico e della perdita di inibizioni intellettuali. Perché, come tutti sanno, la controparte valutativa dell'oggetto estetico è il sentimento (di piacere o dispiacere, per dirla con Kant). Ora, io a Eurodisney non ci sono mai stata (e dovrò decidermi a farci un salto, a 'sto punto), però immagino che lì siano bravissimi a frullarti in un mondo magico al punto che ti vengono le scosse al cervello e non ti ricordi più se hai 40 anni o 4. Il problema è che se uno spegne completamente il cervello e diventa tutto sentimento, si gode al massimo la qualità estetica "pura" (al che il museo si riempirebbe di occhi sgranati e risuonerebbe di voci sospirose che intonano un coro di "Oooohhhh!!! Che beeeeellooooo!!!"), ma si perde completamente la parte cognitiva, comunicativa (e anche politica, diciamolo) dell'opera. E invece, per cogliere a pieno la potenza espressiva di un oggetto d'arte, ci vogliono entrambe. Magari utilizzando uno switch, come direbbe il cognitivista.

Quindi.

Io la musichetta, nei DVD con le ricostruzioni in 3D ce la metterei. E anche nei video ipotizzati dal cognitivista che devono raccontare l'opera per immagini. Magari creata ad hoc, se non si riesce a ricuperare qualcosa di contemporaneo all'opera. Che poi è quello che faccio nelle mie clip, che sono marketing, per carità, però marketing accuratamente congegnato: non è che c'ho una laurea in estetica così pe' sbajio...  E poi non disdegnerei i film storici (quelli ovviamente in cui le ricostruzioni sono fatte a regola d'arte), anche se si prendono delle licenze  per rendere più emozionante e coinvolgente la storia. Insomma, òllivud su 'ste cose sa il fatto suo... e tanti storici hanno tali aperture mentali da accettare spesso, e a volte di buon grado, una mediazione. Forse il teatro nelle sale espositive è un po' troppo - come anche le famose colonnine interattive, che spesso sono più fastidiose delle schede scritte; però ad esempio una volta ne ho trovata una in una chiesa, dove non c'è un percorso prestabilito: e devo dire che lì non mi è dispiaciuta per niente. E comunque, riguardo al teatro mi è sembrata interessante la proposta didattica di un museo toscano che inscenava delle rappresentazioni con costumi e personaggi d'epoca in un palazzo rinascimentale. Una performance estemporanea per i più piccoli (non solo anagraficamente...): un progetto semplice, magari niente di che, ma l'emozione all'arte non gli ha mai fatto male. Isomma alla fine, si può prendere in considerazione tutto, purché poi le cose siano fatte con intelligenza e competenza.

Lo so, il post è lungo, magari un po' palloso, ma io i pamphlet su 'ste cose non li so scrivere e questo è il massimo che riesco a fare. E per concludere vi dò la bibliografia, che a questo punto mi sembra il caso.

* C. S. Bertuglia - F. Bertuglia - A. Magnaghi, Il museo tra reale e virtuale. Roma: Editori Riuniti,  2000

* F. Antinucci, Comunicare nel museo. Roma-Bari: Laterza, 2004


di Valeria Silvestri
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FIGURINE/3: al via il "capitolo finale"


Cover FIGURINE/3 supervillains
di Davide Calì


FIGURINE
, lo ripetiamo, è una mostra virtuale, a cura di Davide Calì, che gira dalla scorsa estate via mail, in forma privata tra artisti ed amici e che ora è parzialmente esposta anche sul blog di exibart.com grazie alla collaborazione di Gianluca Testa.
La mostra è di fatto un album di figurine dedicato ai supereroi alla costituzione del quale hanno partecipato fumettisti e illustratori da diversi paesi: Francia, Portogallo, Spagna, Italia, Norvegia, Olanda, Giappone.
Il secondo volume dedicato ai Superheroes si è chiuso sulla soglia dei 30mila visitatori. Ora prende il via la pubblicazione del terzo e ultimo capitolo, FIGURINE/3 supervillains (dedicato, come si capisce già dal titolo, ai super-cattivi dei fumetti).
Iniziamo dalla cover. Seguiranno i villains disegnati da autori come Giuseppe Camuncoli (Marvel), Onofrio Catacchio (Nathan Never), Enrico Macchiavello, Michele Petrucci, Sebastien Mourrain, Eric Heliot, Yannick Robert, Renaud Perrin, Vincent Pompetti, Catherine Meurisse, Ronnie Del Carmen (Pixar), Adam Koford (Disney), Sascha Hommer, Marko Turunen, Bruno Brindisi (Dylan Dog), Federica Manfredi (Marvel), lo stesso Davide Calì e molti altri.

LA MOSTRA, COME SEMPRE, E’ VISIBILE SU
http://infumo.blog.exibart.com

di infumo
visita il blog Exhibition.infumo

 
FIGURINE/3:capitolo finale


Figurina di apertura a FIGURINE/2


FIGURINE è una mostra virtuale, a cura di Davide Calì, che gira dalla scorsa estate via mail, in forma privata tra artisti ed amici e che, da dicembre è parzialmente esposta anche sul blog di exibart.com grazie alla collaborazione di Gianluca Testa.
La mostra è di fatto un album di figurine dedicato ai supereroi alla costituzione del quale hanno partecipato fumettisti e illustratori da diversi paesi: Francia, Portogallo, Spagna, Italia, Norvegia, Olanda, Giappone.
La mostra si compone di tre volumi, il terzo dei quali sta per cominciare: FIGURINE/3 supervillains sarà dedicato ai super-cattivi dei fumetti.
Tra gli autori che hanno già aderito al terzo e conclusivo volume di questa originale mostra ci sono Giuseppe Camuncoli (Marvel) e Onofrio Catacchio (Nathan Never) che hanno già partecipato alle precedenti, così come Enrico Macchiavello e Michele Petrucci.
Dalla Francia si confermano Sebastien Mourrain, Eric Heliot, Yannick Robert e Renaud Perrin, ma ci sono già molti nomi nuovi, come Vincent Pompetti e Catherine Meurisse.
Tra i nuovi partecipanti: dagli USA Ronnie Del Carmen (Pixar) e Adam Koford (Disney), dalla Germania Sascha Hommer, dalla Finlandia Marko Turunen.
Dall’Italia tra le nuove partecipazioni la mostra può vantare Bruno Brindisi (Dylan Dog) e Federica Manfredi (Marvel).
Nata come scambio tra fumettisti e illustratori la mostra sul blog ha raccolto circa di 20 mila visitatori da dicembre 2007 a luglio 2008. Gli autori che hanno partecipato finora sono una cinquantina per circa 80 figurine prodotte.

LA MOSTRA E’ VISIBILE SU
http://infumo.blog.exibart.com

Contatto davide.cali@fastwebnet.it

Davide Calì
Fumettista per la rivista LINUS dal ’94, scrive anche libri per bambini. Lavora prevalentemente in Francia. www.davidecali.com

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