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INTERVENTI CON PAROLE CHIAVE 'DUNHUANG'
 
Cina, Provincia del Gansu: sulla Via della Seta, DunHuang e Mogao (Parte Sesta)

Grotta Biblioteca, Mogao, Gansu, Cina

Nella mia stanza d'albergo sto leggendo, saltando da libri a guide turistiche, sui documenti rinvenuti nella "Grotta Biblioteca". E' interessante leggere la versione ufficiale di questo ritrovamento da parte di storici del’arte approvati dal governo cinese, perché dà un altro sguardo su quello che potrei chiamare la vecchia propaganda nazionalista e comunista. Ancora in giro oggi.
La "Grotta Biblioteca" è stata scoperta nel 1900. A quel tempo la Via della Seta era un ricordo del passato, Dunhuang dimenticata dal mondo. La maggior parte delle grotte di Mogao abbandonate, il sito appena usato come luogo di culto dalla popolazione locale. In questo periodo un taoista cinese di nome Wang Yuanlu si autonomino’ custode di alcuni di questi templi, e fece anche qualche tentativo di ripararne alcuni. In una grotta, Wang scopri’ una zona murata, dietro a un lato di un corridoio che conduceva ad una caverna principale: dietro il muro apparve una grotta più piccola stipata di manoscritti.


Così la grotta scoperta da Wang Yuanlu divenne famosa con il nome di “Grotta Biblioteca”. Questa grotta è ora numerata come 17, appena dentro l'ingresso che porta alla grotta n.16; originariamente fu usata come grotta dedicata alla memoria di un monaco locale, Hongbian, dopo la sua morte, avvenuta nel 862 CE. Hongbian fu l'uomo che fece costruire la grotta 16 e la Grotta Biblioteca potrebbe essere stata usata da lui come
sancta sanctorum. Si calcola che fino a 50.000 manoscritti risalenti agli anni tra il 406-1002 CE possano essere stati tenuti lì e mentre la maggior parte di loro sono in cinese, molti documenti sono in altre lingue (tibetano, uighur, sanscrito, tra gli altri) e con lavori canonici buddisti ci sono opere confuciane, opere taoiste, opere di cristiani nestoriani come i cosidetti Sutra di Gesù, documenti amministrativi, antologie, glossari, dizionari, esercizi calligrafici, e antichi spartiti musicali, così come l'immagine della astronomia cinese, la "mappa Dunhuang". E' impossibile sottovalutare l'importanza della Grotta Biblioteca come fonte di prime, rare immagini e testi prodotti dalle xilografie di stampa, tra cui il famoso Sutra del Diamante, il libro stampato più antico ad essere giunto a noi.
I manoscritti forniscono una visione unica nella vita religiosa e secolare della Cina del Nord, così come degli altri regni dell'Asia centrale dei primi periodi, fino alla dinastia Tang e all'inizio della dinastia Song.


Negli anni dopo la scoperta, Wang prese alcuni manoscritti per mostrarli a diversi funzionari cinesi che non espressero mai interesse, fino a quando nel 1904,
a seguito di un ordine da parte del governatore del Gansu, Wang ri-sigillo’ la grotta.
Fu nello stesso periodo che vari esploratori occidentali cominciarono a mostrare interesse per l'antica Via della Seta e le città perdute dell'Asia centrale. La scoperta di Wang attiro’ l'attenzione di archeologi provenienti da tutto il mondo, come il gruppo indobritannico guidato dall'archeologo ungherese Aurel Stein, che era in spedizione archeologica nella zona nel 1907. Wang vendette a Stein migliaia di manoscritti, pregiati dipinti e tessuti. Gli acquisti di Stein vennero suddivisi tra la Gran Bretagna e l'India perché la sua spedizione era stata finanziata da entrambi i Paesi. Egli fu seguito a ruota dal francese Paul Pelliot, e Wang vendette anche a Pelliot migliaia di articoli nel 1908: Pelliot era un letterato, esperto sinologo, e fu quindi in grado di scegliere una migliore selezione di documenti di quella di Stein. Fu seguito a sua volta dal giapponese Otani Kozui nel 1911 e il russo Sergei F. Oldenburg nel 1914. (Oggi sono in corso sforzi per ricostruire i manoscritti della Grotta Biblioteca in versione digitale, e sono disponibili presso l’International Dunhuang Project) Mentre Stein e Pelliot provocarono curiosita' e ammirazione in Occidente sulle Grotte di Dunhuang, i circoli ufficiali cinesi continuarono a mostrare assoluto disinteresse.


Ora, è abbastanza capibile l'odierno tono autodifensivo degli autori cinesi mentre scrivono della Grotta Biblioteca e sulla dispersione di gran parte dei preziosi materiali. Wang è presentato come un credulone e ingenuo, facilmente ingannato dai furbastri stranieri, e questo è in linea con gran parte della narrazione storica ufficiale relativa a tale periodo. Il fatto è, e rimane, che all'epoca dei fatti le autorità cinesi per molti anni non diedero mai nessun segno di interesse, e che Wang vendette manoscritti e altro materiale. A suo tempo lui dichiaro’ che fece questo in modo di avere abbastanza soldi per portare avanti il suo lavoro nel proteggere le Grotte di Mogao. La verità penso che sia piu’ vicina a questo concetto: Wang e le autorità cinesi del tempo non potevano nemmeno immaginare il reale valore storico e artistico di quello che avevano scoperto e che Wang stava vendendo, e secondo me c’è una riflessione che appoggia questo mio pensiero, che è totalmente assente dalla ricostruzione ufficiale, fino a tutt’oggi.


Il punto è che, mentre in Occidente l'archeologia era già ben sviluppata nel 19 ° secolo (già nel 15 ° secolo un italiano, Flavio Biondo, creo’ una guida topografica alle rovine di Roma antica per la quale fu considerato uno dei primi fondatori dell’archeologia e un altro italiano, Ciriaco de' Pizzicolli (1391 - 1453/55) viaggio’ in tutto il Mediterraneo, annotando le sue scoperte archeologiche, ed è chiamato "il padre dell'archeologia"), in Asia, e in Cina, a quel tempo l'archeologia era, semplicemente, inesistente. Infatti l'archeologia scientifica arriva ufficialmente in Cina nel 1921, quando Johan Gunnar Andersson scavo’ i primi siti del villaggio Yangshao, in Henan.


Quindi non è una sorpresa che Wang e le autorità non siano state in grado di vedere niente altro che un po' di "roba vecchia" in quei manoscritti e tessuti. Non solo essi non avevano il necessario retroterra culturale per poter apprezzare manufatti di quel periodo, ma non possedevano neppure i concetti culturali di "archeologia" che potesse aiutarli a comprenderne i valori. E’per questo che non vedo proprio la necessita’, da parte degli storiografi cinesi moderni, di coprire qualcosa che essi vedono come una vergogna nazionale, con una narrazione che si aggancia alla vecchia retorica che raffigura l’ingenuo cinese ingannato dalle volpi occidentali. A quei tempi solo un pugno di uomini in tutta la Cina poteva forse capire il reale valore della scoperta di Dunhuang, e purtroppo nessuno di loro era vicino a quel posto sperduto. Aggiungo un’altra riflessione, cercando di spiegarmi il "perché" i materiali e i manufatti scoperti a Mogao furono così trascurati dalle autorita’ politiche e culturali in Cina, almeno all’inizio. I tipici "artefatti culturali" degni di questo nome, in Cina, sono stati da sempre considerati l'arte del bronzo, la calligrafia e la poesia, con l'aggiunta della pittura di paesaggio, di frutta e uccelli, e con le porcellane, come e’ facilmente mostrato dalla storia dell’arte cinese: molto probabilmente i dipinti e i manoscritti di Mogao davano una grave impressione di crudezza artistica, arretratezza e forse anche troppo "straniera", per l’uomo di cultura cinese dell’epoca, abituato da secoli ad una chiusura mentale e culturale, ad un ripiegamento su poche, esaltate tematiche che si concentravano sull'Impero e la propria specificita' cinese. Così, mi ripeto, credo davvero che solo una manciata di uomini in tutta la Cina avrebbe potuto apprezzare davvero la scoperta delle grotte di Mogao.


E’ solo nel 1910 che il cinese Luo Zhenyu, uno dei più importante studiosi del suo tempo, nativo di Suzhou, preoccupato dal fatto che i restanti manoscritti potessero andare dispersi, insieme ad altri studiosi, finalmente convinse il Ministero dell'Istruzione a recuperare il resto dei manoscritti e inviarli a Pechino. Purtroppo alcune delle grotte sono state danneggiate dai soldati russi, come la nostra guida ci ha mostrato e ci ha detto; quello che la guida non ci dice, perche’ forse neanche lei lo sa, e’ che furono le autorita’ locali, nel 1921, che permisero l’alloggio dei soldati russi li dentro, soldati russi che erano in fuga dalla guerra civile scoppiata in seguito della Rivoluzione russa.
Questo fatto da solo è sufficiente per capire che assolutamente nessun valore storico o artistico o culturale fu dato alle grotte da parte delle autorità locali, almeno in quegli anni e cioe' per oltre ventanni. Mentre la guida racconta la sua versione della storia, ci sono commenti da parte dei visitatori cinesi sopra i malvagi russi deturpatori di Mogao. Ah, le parole sono così importanti, no? E l’omissione non è un cosi’ piccolo peccato, dopo tutto.

Nel 1941 le autorità cinesi cominciarono a prendere sul serio la loro eredità culturale, quando il prodigioso artista e pittore Zhang Daqian arrivo’ alle grotte con un piccolo gruppo di assistenti e stette li per due anni e mezzo a riparare e copiare le pitture murali. Espose e poi pubblico’ le copie dei dipinti murali, contribuendo cosi’ a pubblicizzare e dare risalto all'arte di Dunhuang in Cina. Nel 1944 fu istituito un ente, l'Istituto di Ricerca sull’Arte di Dunhuang (che più tardi divenne la Dunhuang Academy vedi: http://enweb.dha.ac.cn/index.htm ), a Mogao, per prendersi cura del sito e dei suoi contenuti. Nel 1956, il signor Zhou Enlai, primo premier della Repubblica popolare cinese, approvo’ un contributo statale per la riparazione e la protezione del sito archeologico. Nel 1961, le Grotte di Mogao furono dichiarate monumento storico degno di particolare protezione dal Consiglio di Stato cinese, e cominciarono cosi lavori di ristrutturazione su larga scala. Mentre molti altri siti buddisti in tutta provincia di Gansu sono stati completamente danneggiati durante la Rivoluzione Culturale, Mogao riusci’ a sfuggire alla pazzesca distruzione generale scatenata da Mao. Le Grotte di Mogao sono diventate uno dei siti del patrimonio mondiale culturale protette dall'UNESCO nel 1987.

(continua)



di Marco M Gobbo
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Cina, Provincia del Gansu: sulla Via della Seta, DunHuang e Mogao (Parte Quinta)

Grotte di Mogao, esterni, dicembre 2012

Sto leggendo s’un libro che le Grotte di Mogao diventarono un luogo di pellegrinaggio per il pubblico e fino al 14 ° secolo le grotte-santuario furono costruite dai monaci con i fondi di donatori e mecenati, tra i quali anche dignitari stranieri e imperatori cinesi. Grotte più piccole furono finanziate da commercianti, ufficiali militari, e altri personaggi locali. Leggo e tutto mi dà la sensazione di quanto profondamente il buddismo fu parte della vita cinese. Arriviamo alla nostra destinazione, e siamo soli. Pochi minuti più tardi vedremo un piccolo gruppo di stranieri presto raggiunto da un altro gruppetto, questa volta di cinesi.

I biglietti d'ingresso per gli stranieri sono più costosi, e nel 2013, con la Cina divenuta la seconda potenza economica mondiale, sono davvero sconcertato da questa disparità di trattamento nei confronti di persone provenienti da molto lontano per ammirare arte che appartiene al mondo. Questo è patrimonio artistico mondiale, non solo cinese. Mi chiedo come un cinese potrebbe sentirsi nel venire a sapere che dovrebbe pagare più di un italiano per visitare la Galleria degli Uffizi di Firenze o di L’Ultima Cena di Leonardo a Milano. Seconda sorpresa: ci è permesso di visitare solo 8 grotte! Che cosa? Sì. Se vogliamo vederne di più, abbiamo bisogno di tornare e pagare di nuovo l'ingresso. Che caz! Posso capire questa limitazione nel periodo estivo, mentre, credo, migliaia di persone arrivano per vedere le Grotte, ma alla fine di dicembre, a meno 15 gradi, ci sono non piu’ di altre 35 persone e la maggior parte sono stranieri, provenienti da migliaia di chilometri di distanza per venire qui. Anche Howard non è affatto felice. Questo è davvero inaspettato.


Ora sono quasi di cattivo umore e cerco di concentrarmi su arte e storia e buddismo. Decidiamo di seguire una guida cinese: farò del mio meglio per capire un po' di informazioni, e Howard mi aiutera’ con delle traduzioni al volo, quando saro’ proprio perso. Confido sul fatto che ho gia’ letto molto sulle Grotte e la loro storia. So che sono circa 500 e che sono state riccamente dipinte perché dipinti e architettura servivano come rappresentazione visive della ricerca dell'illuminazione, della Via, e che erano, al tempo stesso, uno strumento didattico per coloro che non sapevano leggere, sulle storie e sul credo buddista. Come si assomigliano le culture, la stessa situazione è chiaramente presente nella storia del cristianesimo, o dell'induismo, l'islam o nella stragrande maggioranza delle religioni del mondo: lo stesso uso della pittura, dell’architettura e dei templi lì come qui, esattamente lo stesso uso dell'arte, lo stesso obbiettivo... la stessa
Propaganda Fide.


Un gran numero di grotte furono costruite durante la famosa dinastia Tang, quando DunHuang divenne davvero grande centro di commercio e grande crocevia religioso sulla Via della Seta cinese. Anche le due grandi statue del Buddha di Mogao sono stati eseguite in questo periodo, la più grande costruita nel 695. Curiosamente Mogao fu risparmiata dalla persecuzione dei buddisti e del buddismo ordinata dall'imperatore Wuzong nel 845, in quanto non era cinese, ma sotto il controllo del Tibet. Come succede spesso ad una città di frontiera, Dunhuang fu occupata piu’ volte e in tempi diversi da altre popolazioni.
Le poche grotte che possiamo visitare sono veramente magnifiche, e non sono tra le migliori o più famose.
Le grotte comunicano davvero il riverbero dell'arte indiana: hanno una colonna centrale a sezione quadrata, sculture in nicchie, che rappresenta lo stupa attorno al quale gli adoratori possono circumambulare (chiamato parikrama) e guadagnare benedizioni. La guida spiega che molte delle grotte in origine avevano portici in legno ma la maggior parte di questi sono stati persi, con solo cinque rimanenti, i primi due di questi cinque sono un ormai raro esempio del tipo di architettura in legno in voga durante la dinastia Song. I primi murales mostrano una forte influenza indiana e dell'Asia centrale nelle tecniche pittoriche utilizzate, nella composizione e nello stile delle pitture così come nei costumi indossati dalle figure, insomma mi verrebbe da dire “questa e’ pittura indiana”,
tout court ma uno stile distintamente di Dunhuang comincia gia’ ad emergere durante la Dinastia Wei. Motivi cinesi, di origine asiatico-centrale e indiana si possono trovare mescolati in un unica caverna, e gli elementi cinesi via via aumentano per importanza nel corso del periodo Wei occidentale (535-556 CE).


Ci sono grotte che sono totalmente dipinte, su tutti i muri e i soffitti, è quasi un
horror vacui in azione, con decorazioni geometriche o di vegetazione che riempiono gli spazi non presi da immagini figurative, di solito il Buddha. Anche le sculture sono riccamente dipinte. Molti murales sono stati ridipinti in periodi successivi, e non sempre con buoni risultati. I murales sono valutati, come qualita’ artistica, considerandone la grandezza e la ricchezza dei contenuti e, ovviamente, questi murales stanno li’ a documentare i mutevoli stili dell’arte buddista, e direi "arte" in Cina, per quasi mille anni. L'arte dei murales raggiunse il suo picco durante il periodo Tang, per poi cominciare a scemare di qualità.


Visitando Mogao capisco perché ci sono così tante grotte denominate "Grotta dei Mille Buddha": questo è un motivo comune in molte grotte, le cui pareti sono interamente coperte da file e file di piccole figure del Buddha seduto. Questi piccoli Buddha sono stati elaborati utilizzando stencil in modo che figure identiche possano essere replicate in maniera identica. Inoltre sono notevoli le figure delle Apsaras Volanti, che incontrai prima, ad Angkor Wat, Cambogia ( vedi: http://www.exibart.com/blog/blogmsg.asp?idblog=5628 ) ; in cinese si chiamano Feitian e le Feitian sono simbolo usato ovunque a Dunhuang, come statua spartitraffico ad un crocevia oppure anche utilizzato dal Partito Comunista, sezione Gioventu’. Penso: abbiamo un antico simbolo religioso utilizzato da un partito ufficialmente ateo. Che dire di questa utilizzazione di vecchi simboli religiosi per la costruizione di una nuova mitologia?


Soprattutto, queste grotte sono sempre dedicate alla vita del Buddha o rappresentano delle parabole della sua dottrina (karma). Sono incantato da tutte, e mi piacerebbe vedere di più e capire di più. Molti murales a Dunhuang sono eseguiti usando tecniche di pittura originarie dell'India, dove l'ombreggiatura è stata applicata per ottenere una sorta di effetto chiaroscurale o tridimensionale. Questa tecnica di ombreggiatura è, in tutta l’Asia Orientale, unicamente riscontrabile a Dunhuang in questo periodo in quanto tale ombreggiatura sui volti umani non apparve in dipinti cinesi se non molto più tardi, quando si fecero sentire le influenze dei dipinti europei. Un'altra differenza dalla pittura tradizionale cinese è la presenza di figure semi-nude o completamente nude. Dipinti e sculture a Mogao mostrano chiaramente che essi si basavano su modelli indiani e dell’Asia centrale, anche sullo stile greco-indiano del Gandhara, poi lentamente, nel tempo, divennero poco a poco cinesizzati.
Per quanto riguarda le sculture, la maggior parte delle volte il Buddha è mostrato come figura in posizione centrale, spesso attorniato da deva, apsaras, re celesti, Boddhisattva e altre creature mitologiche.


Ecco, dall’ Italia a Mogao, sfidando meno 20 gradi, per vedere solo 8 grotte. La visita è finita e torniamo a Dunhuang.

(continua)



di Marco M Gobbo
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China, Gansu: sulla Via della Seta, DunHuang e Mogao (Parte Quarta)

statua del Budda, dettaglio, Gansu Cina

La stazione ferroviaria di DunHuang è nuova, è un congelatore e dista circa 20 km dal centro della città. Mi chiedo perché, e non riesco a trovare una spiegazione a riguardo. La distanza dalla stazione al centro della città ha creato un mercato per i tassisti che sembrano tutti lì, in attesa dei clienti che non vogliono salire sull’autobus. Come noi.
Il nostro tassista è un uomo gentile e mentre guida, con molto tatto, chiede notizie circa il nostro soggiorno, e dopo aver saputo che si rimarrà alcuni giorni perché vogliamo visitare le Grotte di Mogao e altre aree intorno, è pronto ad offrire il suo servizio di autista e guida per i giorni successivi. Il prezzo è giusto, Howard conduce i negoziati ed è rapidamente raggiunto un accordo.

Il nostro hotel non è costoso, anche perché questa è davvero bassa stagione per i turisti o visitatori in generale; la camera è molto spaziosa, c’è un vero soggiorno, una grande camera da letto e un bagno enorme. Siamo davvero lontani dalle mini-dimensioni normali delle camere di Hong Kong. La sola nota stonata è che non abbiamo accesso a internet in camera, dovremo andare al piano di sotto, nella hall, per le nostre ricerche internet e aggiornamenti di lavoro.


Il cielo fuori è di un blu profondo profondo profondo, un cristallo liscio sulle nostre teste. Questo cielo non ci lascera’ quasi mai durante il nostro viaggio, e lo ricordo come una delle cose piu’ belle di Dunhuang. Camminiamo fuori sfidando la temperatura, esattamente come i cittadini di Dunhuang, una piccola città che rivela di essere pulita, ben tenuta, con caratteristiche architettoniche quasi europee. Andiamo al mercato e sbirciamo qua e là la frutta, le albicocche secche e fichi, le noci e le nocciole, da acquolina in bocca.
Howard sembra pronto a darsi a spese senza se e senza ma, e lo fa. Seguo l'esempio. Dopo essere tornati alla nostra stanza e sistemate le cibarie, molte delle quali sono state comprate come omaggio ad amici e parenti, usciamo di nuovo, alla ricerca di un piccolo ristorante. Howard vorrebbe farmi assaggiare la carne d'asino, ma è un po' tardi e non ci sono molti ristoranti aperti; entriamo in un piccolo ristorante di famiglia e hanno ... pesce! Voglio dire, la prima spiaggia deve essere a 4000 km da qui, ma io non mangio carne e Howard è anche troppo gentile nell'aiutarmi a trovare un ristorante con un po' di pesce. Di lago. Risultato? Forse sarebbe stato meglio mangiare lo stufato d'asino. E ben ci sta, per aver violato la regola numero uno del buongustaio viaggiatore: mangia sempre cibi e piatti della tradizione del posto in cui ti trovi.

La mattina dopo l’autista e tassista è molto puntuale, alle 08:00, che qui, grazie al fatto che Pechino impone lo stesso fuso orario in tutta la Cina, è come se fossero le 05:00 a Shanghai. In sostanza, è notte, e stiamo rischiando il congelamento. L’auto e’ un caldo paradiso che ci accoglie, mentre l’aria condizionata lavora a tutto spiano. Mentre lui guida, parlo con Howard e ci aggiorniamo su ciò che sappiamo sulle grotte di Mogao (in cinese:
莫高窟, pinyin: Mogao Ku), dette anche le Grotte dei Mille Buddha (in cinese: 千佛洞, pinyin: Qian FÓ Dong).
Le grotte sono anche dette “le Grotte di Dunhuang”, ma in questo caso il nome include anche altri siti attorno, come ad esempio Le Grotte Occidentali dei Mille Budda. Il sito più famoso è Mogao. Qui ci sono grotte con arte buddista che si estende per circa 1000 anni di storia, considerando che la prima grotta fu scavata intorno al 366 CE. Dunhuang era un'oasi e divenne un’avanposto militare, una guarnigione di frontiera della Dinastia Han, mentre l’imperatore Wudi combatteva gli Xiongnu nel 111 aC. Nel corso del tempo divenne un importante porta per l'Occidente, un centro di commercio, nonché un luogo di incontro di diverse genti e religioni lungo la parte cinese della Via della Seta. Secondo alcune fonti storiche un monaco buddista di nome Lè Zun (
乐 尊) qui ebbe una visione di mille Buddha sfolgoranti in una luce d’oro nel 366 CE, e questo lo spinse a scavare una grotta, un luogo per la meditazione e il culto. Il sito crebbe gradualmente e si formo’ una piccola comunità di monaci. Al tempo della dinastia Tang le grotte scavate e decorate erano gia’ più di mille.

(continua)



di Marco M Gobbo
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