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INTERVENTI CON PAROLE CHIAVE 'EDIFICIO'
 
Dove sono finite le sirene di villa Cacciaguerra?


Nell''indagine sulle ville storiche a Rimini, oltre a soffermarmi sulla splendida villa Solinas, che definirei ‘’La Regina di viale Principe Amedeo’’, ho preso in considerazione, a pochi passi da essa nello storico viale Vespucci, il villino Cacciaguerra, che nel 2008 è stato soggetto di una pubblicazione per la  Panozzo Editore, in cui gli autori Manlio Masini e Giuliano Ghirardelli hanno illustrato quella zona di Rimini dal tempo della Belle Èpoque fino ai giorni nostri. Il villino Cacciaguerra o Residenza Embassy è attualmente in fase di ristrutturazione. Nel corso delle mie ricerche e studi sull’architettura Liberty in Romagna, ho scoperto che le due sirene a busto eretto in stile Liberty, che erano poste sui due pilastri della cancellata di villa Cacciaguerra, sono ora conservate in buono stato presso l’hotel Belvedere Mare in viale Regina Elena a Rimini. Anche di questa villa in stile Liberty dei primi ‘900, adibita a Hotel successivamente, ho notato l’importanza architettonica per i fregi e le decorazioni di gusto raffinato con richiami molto evidenti alla villa Zanelli di Savona. Da un documento che riporta la storia di villa Cacciaguerra, firmato dagli architetti Pier Vittorio Morri e Silvio Pulcinelli, si apprende che i due busti erano di sesso differente; oggi si può constatare la bellezza e la sensualità delle due figure all’hotel situato in viale Regina Elena.

Questa mia scoperta contribuirà all'avvio di ulteriori studi sul villino Cacciaguerra che, a quanto pare, riserva altre sorprese. (Vedi foto della cartolina di villa Cacciaguerra, 1910 e particolare della statua com'è oggi).

Riprenderò il discorso prossimamente sia sulla storia di villa Cacciaguerra che sull'hotel Belvedere Mare in viale Regina Elena 50.



di Andrea Speziali
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L'hotel Novecento a Riccione risorge sempre come la fenice

Cartolina del 1926

L’Hotel Novecento è ubicato, a Riccione, in viale D’Annunzio 30.

L’edificio è del 1927 e fu  costruito sopra le ceneri della vecchia pensione Igea Praga, andata in rovina a causa del terremoto del 1916 che abbatté anche altri edifici, come l’hotel Des Bains di cui rimane l’immagine impressa in qualche cartolina. La vecchia pensione Igea Praga, situata vicino all'attuale Viale Dante, oggi è una villa privata.

Dopo il terremoto devastante che colpì Riccione, che ebbe epicentro più o meno nell'attuale borgo di San Lorenzo e che causò pesantissime conseguenze per gli abitanti in quanto abbastanza superficiale, i proprietari decisero di ricostruire la pensione più vicino al mare, sull'attuale Viale D'annunzio. Il nome dell'albergo rimase lo stesso Igea Praga ovvero, “Igea” in greco significa “al mare”, “Praga al Mare”: una dimora turistica per gli aristocratici di Praga che furono tra i primi turisti di Riccione.

 

 

Nel 1927 quando è stato realizzato l’hotel, allora registrato tra i primi dodici di Riccione, si  seguirono dei sistemi antisismici molto innovativi per l’epoca, come gli attuali proprietari hanno potuto appurare durante la ristrutturazione totale dell’hotel, iniziata nel 1996. Nei pilastri in cemento armato fù utilizzato del ferro non nervato di prima fusione di sezione 20mm, che ancora oggi dopo più di 80 anni si presenta brillante come l'argento.

 

Sono stati necessari due anni perché questo edificio storico tornasse a nuova vita, perché i proprietari hanno cercato di preservarlo il più possibile nella sua struttura. Per dare un’ordine di grandezza hanno mantenuto invariati gli interpiani, alti oltre quattro metri, ma per questioni di risparmio energetico sono stati abbassati i soffitti con il cartongesso. Immutate sono rimaste le forme delle aperture delle finestre, e le inferriate, forgiate a mano, sono quelle originarie del 1927, caso piuttosto raro se si  considera che, nell’ultima fase della seconda guerra mondiale, con il passaggio del fronte i fori dei proiettili dei cecchini che occupavano la zona e le esplosioni hanno fatto molti danni. Altri particolari architettonici dell’hotel erano i balconcini  realizzati dai cementisti come le due colonne all’ingresso del ristorante che, di forma particolare, i bravi artigiani dell’epoca avevano realizzato in funzione di calcoli architettonici particolari e che sono ancora quelle originali.

Secondo le testimonianze di Andrea Arrigoni, tutte le costruzioni Liberty della zona negli anni ’20 e ’30 le avevano molto probabilmente create una serie di bravissimi artigiani che ne permettevano la realizzazione.

 

Anche oggi a Riccione c’è una concentrazione di cementisti veramente bravi, come il noto Vendemini e l'espertissimo Frisoni , che sono in grado di produrre e riproporre, anche se rivisitato, lo stile Liberty. Nella ricostruzione dell’hotel Novecento sono state realizzate più di 1170 colonnine, stampate una a una per rinverdire quello stile. Come spiega l’attuale proprietario, le balaustre originali avevano una forma più arzigogolata, dall’impronta ‘’barocca’’, a differenza delle attuali colonnine toscane dalla linea più morbida. Purtroppo le balaustre originarie sono state sostituite perché non era possibile garantire la loro tenuta nel tempo. Come spiega la proprietà dell’hotel, la cosa bella seguita alla ristrutturazione è stata la processione continua di persone che avevano cenni di memoria di quello che era stato l’Igea Praga, l’hotel in cui avevano soggiornato negli anni ’50 – ’60.

 

Se confrontiamo i moderni confort di cui oggi la struttura è dotata con il fatto che, quando fu costruito l'ex Igea Praga, aveva solo due bagni per tutti quanti gli ospiti, possiamo dire che il Novecento, con le sue tante vite, ricorda l’araba fenice, perché è stato costruito dopo un terremoto, ha avuto il suo primo sviluppo nel ventennio precedente la seconda guerra mondiale, poi nel corso di questa è stato utilizzato come prigione per i graduati arrestati e durante il passaggio del fronte ha fornito riparo dalle bombe a molti rifugiati. Una bomba è anche caduta sull’hotel, ha forato tre solai e poi è esplosa non danneggiando in modo irreparabile l’albergo. Ai proprietari è stato riferito che durante il passaggio del fronte qualcuno è anche nato negli interrati dell’hotel  tra i proiettili dei cecchini. Nel tratto di  mare proprio davanti all’edificio c’erano delle bombe, quando una di questa è stata fatta brillare ha creato un tale spostamento d’aria che ha divelto tutte le persiane dell’hotel. E questa è la sua terza vita.

L’etimologia del nome ‘’Igea Praga’’ se da un lato riconduce alla dea della salute, capace di proteggere l’uomo da ogni sorta di pericoli  , dall’altra ricorda che questa dimora è stata costruita inizialmente per portare i nobili cecoslovacchi in vacanza sulla costa romagnola già prima della seconda guerra mondiale. La sua prima proprietaria fu una zia di Sykir Zideneck, una signora cecoslovacca di cui si racconta che durante la seconda guerra mondiale gestisse l’hotel armata di pistola, perché i tempi richiedevano un’ attenzione particolare. Dopo il suo decesso la proprietà passò ai due nipoti, uno dei quali si chiamava appunto Sykir Zideneck, e di lui è rimasta traccia negli archivi del Comune di Riccione. Si pensi che i due fratelli a turno venivano a gestire l’hotel durante i tempi della guerra fredda (uno dei due era sempre tenuto in ostaggio, per paura che non facessero più ritorno in patria).

Gli Arrigoni hanno acquistato l’hotel nel 1993, in un periodo particolare: se da un lato le mucillaggini, proliferate nel 1989, avevano fatto temere per il futuro del turismo sulla costa adriatica, dall’altro lo spirito pioneristico dei romagnoli, sostenuto anche da incentivi della Regione , spinse molti operatori del settore turistico a rinnovare le loro strutture. In tale contesto partirono anche i lavori di ristrutturazione dell’hotel Novecento, affidati dal all’architetto ed ingegnere riccionese Berni Fabio. La progettazione degli interni invece è stata curata dall'Arch. Vedran Petrovic Poljak, che ha sviluppato un particolare interesse nello studio dello stile liberty italiano ed ha realizzato alberghi e residenze private sia in Italia che in Montenegro. Nella hall dell’Hotel è conservato un bozzetto dell’interno da lui firmato.

L’hotel Novecento è rinato  dunque dalle ceneri dell’hotel Igea Praga, quando gli Arrigoni acquistarono l’immobile in totale stato di abbandono e degrado, vedendone però le potenzialità che sono state felicemente confermate nel tempo.


Vi invitiamo a visitare www.riccioneinvilla.it



di Andrea Speziali
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Villa Amarissimo Riccione

Villa Amarissimo, Riccione

Tra i villini dei primi del ‘900, a Riccione, merita certamente una menzione villa Amarissimo, sorta attorno al 1928 sul viale Dante. A distanza di tanti anni la villa fortunatamente non è stata soggetta alla demolizione per far spazio a un condominio o a un albergo, seppure destinato alla nobile causa della crescita del turismo riccionese; essa è ancora lì, con le stesse linee con cui la volle far erigere il suo primo proprietario, noto farmacista di quell’epoca: Arnaldo Passerini, nato nel 1891 in provincia di Modena e deceduto attorno agli anni ’50.

Come ci racconta l’attuale proprietaria, sembra che il villino fosse stato progettato da un fratello dello stesso Arnaldo.

Arnaldo Passerini fu vicepodestà a Riccione, dove è ricordato non solo per essere stato il proprietario della farmacia dell’Amarissimo, ancora oggi  in piena attività in viale Ceccarini, e per aver controllato lo sfruttamento delle acque termali riccionesi, ma anche per il suo carattere di uomo mite e generoso, che non faceva mancare donazioni e aiuti alla popolazione.

Durante la guerra, in Italia, il ferro scarseggiava, così anche i riccionesi dovettero sottostare al regolamento nazionale che imponeva a tutti i cittadini di dare il loro contributo. Avvicinandosi il conflitto bellico bisognava costruire armi e veicoli da guerra, perciò nel 1940 furono varate disposizioni legislative per recuperare manufatti civili in acciaio, ferro e ghisa. Per la raccolta, come attesta Dante Tosi in ‘’Riccione una rotta nel vento’’, si mobilitano semplici cittadini e istituzioni, soprattutto partiti, scuole e sindacati.

Si raccoglie ferro ovunque, tra i rottami e in tutti gli angoli delle case. Camionate di metallo per una lira al chilo. Alla razzia non sfuggono le cancellate delle ville, comprese quelle artistiche che cingevano i giardini delle abitazioni dei Santangelo, Terzi, Passerini, Santi, Pullè, Pasquini e Guarnieri. Queste ultime due famiglie invano tentano di reclamare ricorrendo alla Sovrintendenza ai monumenti della Romagna.

La villa della famiglia Pasquini è villa Emilia, in viale Francesco Baracca, che oggi conserva una recinzione in legno. La villa Amarissimo come la villa Antolini hanno ancora la cancellata originaria perché le origini dei proprietari erano straniere: italoamericane per gli Antolini e sammarinesi per i Passerini.

Per la cronaca va sottolineato che non solo a Riccione vennero strappate alle ville tante belle cancellate; a Pesaro, per esempio, vennero fusi anche i due portali Liberty e la cancellata del villino Ruggeri dell’architetto Brega.

Per i motivi sopra esposti, invece, l’originaria cancellata in ferro battuto con le iniziali del primo proprietario, Arnaldo Passerini, circonda ancora Villa Amarissimo sia sul lato che si affaccia sul viale Dante di Riccione che su quello del vialetto laterale.

La villa conserva un discreto giardino che affaccia sul viale Dante, dove vi è l’ingresso principale. Il giardino è arricchito da qualche pianta e da un boschetto, al confine, per dare privacy all’interno. Sul lato che affaccia sulla pasticceria Moderna vi è l’ingresso alla dependance, probabilmente realizzata in seguito. Il cancello è adibito al passaggio dei mezzi di strasporto. Confina con l’hotel Luna.

Il villino non è riccamente decorato. Conserva una decorazione più Art Decò che Liberty. I capitelli delle balaustre e delle colonne utilizzate nella decorazione del portico del piano rialzato e del terrazzo al primo piano riportano una decorazione florelae classica, dalle linee semplici ed essenziali: foglie corinzie nel capitello delle colonne degli archi e un fiore nelle piccole balaustre.

L’architetto ha utilizzato per l’esterno del piano terra un muro bugnato e per il primo piano un mattoncino.

Da una cartolina della villa in mio possesso, edita nel volume ‘’Una Stagione del Liberty a Riccione’’, Maggioli Ed, a pagina 41, troviamo la conferma che la villa si è sempre mantenuta come allora, a parte la sostituzione di qualche albero. Le finestre dal pianterreno sono ad arco, mentre quelle al primo piano a mattoncino. Purtroppo non è possibile accertare la variazione dei colori dell’edificio durante il tempo. Però posso presumere che le cromie della villa si siano sempre mantenute simili, nonostante le varie imbiancature nel corso degli anni.



info@andreaspeziali.it

www.riccioneinvilla.it



di Andrea Speziali
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Villa Solinas splende ancora su Via Principe Amedeo

Villa Solinas - Foto di Andrea Speziali

Via Principe Amedeo è ancora oggi una delle più belle vie di Rimini perché, accanto a dimore moderne ben tenute e non prive di una certa eleganza, conserva alcuni edifici di pregio. Fra questi spicca villa Solinas che porta ancora il nome di chi l’ha commissionata e successivamente abitata. Gian Maria Solinas Apostoli non era certamente un nobile di alto rango, ma un grande borghese, un personaggio di un certo rilievo del Parlamento nazionale e del mondo finanziario il cui cursus honorum culmina e termina con la nomina a senatore.

Gian Maria nacque l’11 luglio del 1836 a Sassari e scomparve il 23 febbraio 1914 a Roma.

Condusse una vita movimentata, principalmente dedita all’attività politica. Eletto deputato di Macomer e Cagliari nelle legislature XIV, XV, XVI, XVII, XVIII, XIX, XX, XXI E XXII, il 4 aprile del 1909 Solinas venne nominato senatore per la terza categoria e convalidato nel maggio dello stesso anno. A Cagliari coprì cariche amministrative. Solinas partecipò attivamente anche ai lavori della Camera, dove sedette al centro sinistra. Parlò soprattutto su questioni giuridiche e finanziarie facendo parte di varie commissioni in argomento. La famiglia Solinas nell’Enciclopedia storico-nobiliare di V. Spreti del 1932 viene fatta risalire ai diplomi del Re di Spagna Carlo II, del 1688, e di Vittorio Amedeo II, Re di Sardegna, del 1729. Consultando lo ‘’Spreti’’, nei due rami della famiglia di Sorso e di Ittiri il nostro Gian Maria non appare, né si trova la famiglia Solinas – Apostoli.
Una famiglia Giordano-Apostoli, com’è noto, figura tra i committenti di Guglielmo Bilancioni, il pittore dello Stabilimento Balneare costruito dal cugino Gaetano Urbani, che soggiornò in Sardegna a partire dal 1882. Secondo Giovanni Rimondini queste famiglie di notabili sardi entrano in contatto con Rimini e con i suoi notabili e pittori grazie alla mediazione di Enrico Serpieri, padrone di miniere in Sardegna e, dal 1863, presidente della Camera di Commercio di Cagliari.

Ma a prendere i contatti col Solinas si presume che siano stati i parlamentari riminesi e i nobili locali che avevano relazioni di amicizia con la nobiltà di corte.

La questione ha una certa rilevanza se viene riferita al problema della scelta della qualità sociale dei ‘’forestieri’’ da invitare come residenti per la nuova città di Marina o semplicemente per un soggiorno estivo.

 

Dal recente convegno tenutosi a Rimini riguardo la figura di Enrico Serpieri, sono emerse due ipotesi che collegano Rimini a Cagliari e che ci possono svelare come Gian Maria Solinas sia capitato a Rimini: una di carattere politico-economico che fa capo a Enrico Serpieri, riminese che si è trasferito a Cagliari e che ha fondato la Camera di Commercio, oltre a gestire delle miniere, e l’altra di carattere estetico, perché Guglielmo Bilancioni, pittore dei Serpieri, è andato a Cagliari a dipingere per diverse famiglie nobili ed era cugino di Gaetano Urbani. Le ipotesi però non sono certe.

È il 27 Luglio 1874 quando al deputato del Parlamento nazionale e Direttore della Banca Sarda Giammaria Solinas Apostoli viene concesso gratuitamente l’appezzamento di terreno di ragione comunale nello stabilimento balneare.

 La costruzione della villa, realizzata su progetto di  Gaetano Urbani, secondo i racconti di qualche storico è durata circa tre anni e, una volta ultimata, riuscì subito a distinguersi dalle classiche ville erette nella città dei bagni.

Gaetano Urbani, il suo ideatore, nacque a Rimini il 21 novembre 1823 da Giovanni Battista e Costanza Bilancioni. Dagli Urbani gli derivarono l’amore per lo studio, la patria, le istituzioni e con scienza e virtù impreziosì un casato che fu notevole nella città; dal ramo dei Bilancioni gli derivarono la sete della perfezione, l’intuizione della bellezza e l’estro per le arti. Professionalmente si formò presso la facoltà filosofica dell’Università di Bologna e, dopo gli studi bolognesi, si trasferì nella capitale per allargare il giro delle conoscenze influenti, per seguire all’Università un ‘’Corso di perfezionamento in tecnica matematica’’ e per frequentare l’accademia di San Luca. Fu allievo di Luigi Poletti (artefice del Teatro in Piazza Cavour a Rimini)e nel corso degli anni realizzò importanti edifici tra cui villa Solinas a Rimini, commissionata dal politico Gian Maria Solinas Apostoli.

Nel corso dei decenni la villa è stata sempre abitata e ciò ha contribuito a salvarla dal degrado; l’azione del tempo e mutate esigenze abitative hanno comunque reso necessario un intervento di restauro, effettuato verso la fine degli anni ’90 a cura dell’architetto Massimo Mori che, come spiegò in un articolo pubblicato sulla rivista Ariminum,  ha riproposto gli originari colori vivi con simbologie antiche. Le banchine delle finestre sono in pietra di San Marino, ancora originali, e i decori gotici delle porte esterne e delle finestre, con i ‘’gattoni’’ rampanti e i fiori di cimasa sono in cemento colorato.

La costruzione è in stile neogotico, strutturato sullo schema classico, simmetrico.

L’immenso giardino della villa fu realizzato all’inglese, con forme irregolari. L’attuale vegetazione non è quella originale, che prevedeva una maggiore varietà di piante; oggi prevalgono palme e folti cespugli. Il giardino risulta di ampie dimensioni anche nella parte posteriore della villa, tanto da ospitare anche una lunga piscina che gode tutto intono di un’ulteriore spazio verde. Di quell’epoca sono rimasti: la fontana, che accoglie i visitatori appena varcato il cancello della villa, ai due lati della quale si dipartono due vialetti che permettono di inoltrarsi nel giardino, le statue, i vasi e quattro colonne.

Oggi villa Solinas, emblematica e ruggente, spicca ancora nel riminese viale Principe Amedeo tra gli edifici dei primi del ‘900 rimasti intatti e quelli più moderni: ruggisce, catturando l’attenzione con i suoi colori accesi, e al tempo stesso seduce  il passante con il suo fascino d’altri tempi.



di Andrea Speziali
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L'ultimo gioiello di viale Viola

Alberto Sironi, prospetto villa Serafini a Riccione

''Villa Serafini non è ancora diventata un hotel''


E’ il 1923 quando il Dottor Sanzio Serafini (nato a San Marino nel 1876 e morto nel 1933 a Riccione), allora primario dell’ospedale Ceccarini, commissiona all’architetto Alberto Sironi un villino da erigersi presso il viale Viola, oggi Ceccarini.
Fortunatamente agli eredi del Dott. Serafini non è capitato, come invece è avvenuto per altri proprietari di ville storiche, di dover demolire la propria abitazione per far spazio a un hotel.

Negli anni Settanta la villa venne ristrutturata  e amplificata. Dai soffitti, alti più di cinque metri, venne ricavata la soffitta, e la dimora fu divisa in due appartamenti. L’architetto, trovandosi dinanzi a committenti intelligenti, ha rispettato le decorazioni caratteristiche dell’immobile senza stravolgerne l’architettura.

Secondo le testimonianze dell’attuale proprietaria dell’immobile, villa Serafini fu una delle prime dimore che ebbe l’impianto di riscaldamento a carbone, installato dalla centenaria impresa Torri.

 

Alberto Sironi all’epoca fu un architetto in voga.  Nacque nel 1882 a Milano e si spense a Bologna nel 1924. E’ presumibile che fu fratello dell’Architetto Paolo Sironi che acquistò a Riccione, prima della costruzione di Villa Serafini, la villa del barone Tella o villa Adria. Della dimora in stile Eclettico, con un’elegante torretta con pinnacolo, che la distingueva dalle usuali dimore riccionesi del tempo, rimane solo qualche immagine nelle cartoline dell’epoca,  perché fu distrutta dai Tedeschi durante la guerra per fare spazio alla costruzione di un bunker.

Nulla si sa dei tempi di realizzazione di villa Serafini, ma il prospetto della villa conservato dall’Ingegnere Antinori del Comune di Riccione la riconsegna alla nostra memoria nella sua originaria identità e ci attesta che comunque non ha subito sostanziali cambiamenti nel corso del tempo.

Il villino conserva ancora l’originaria copertura in mattoncini nel piano superiore, che  contrasta con il color cemento della parte inferiore e di alcuni elementi ornamentali come le cornici delle finestre, le due scalinate e le colonne del portico del primo piano. Interessante è anche lo stemma decorativo in cemento posto sulla facciata dell’abitazione in cui ora è riconoscibile solo una fascia trasversale; purtroppo il tempo ha corroso ciò che vi era scolpito e affrescato. Invece è rimasto come allora il cancello principale con lavorata in ferro battuto la lettera ‘’s’’ della famiglia Serafini.

Seppure il Dott. Serafini fosse di origine sammarinese, dovette pagare un tributo alla guerra in corso: una parte della cancellata della sua villa durante la seconda guerra mondiale venne utilizzata per fabbricare le armi, a differenza del villino Zanni in viale Vittorio Emanuele, la cui cancellata invece non potè essere confiscata, proprio perché la dimora apparteneva a un sammarinese. Purtroppo anche un carrarmato piombò nella villa dal cancello sul viale Viola, distruggendo la fontana nel giardino di cui rimane testimonianza da alcune cartoline.

Durante la guerra villa Serafini fu occupata dai tedeschi e successivamente dal comando inglese.

Il villino Serafini dal punto di vista architettonico presenta uno stile eclettico.

 Confrontando villa Serafini con altre dimore realizzate successivamente dall’architetto Sironi, seppure negli anni il suo stile si sia evoluto, rimanendo al passo con le correnti artistiche del periodo, emerge una leggera somiglianza con il villino della famiglia Sironi a Bologna.

Attualmente la dimora conserva di coevo il tetto, alcuni pavimenti decorati all’interno, e alcuni elementi di arredo, sedie e tavoli, poiché gran parte dei mobili vennero portati nella residenza dei parenti, a San Marino, dopo la morte dei primi proprietari.

 

La facciata adiacente a Viale Ceccarini gode della vista di un ampio giardino che contribuisce a creare un po’ di distanza tra l’edificio e il viale e a garantirle una certa riservatezza. Tanto spazio potrebbe benissimo consentire l’edificazione di un moderno condominio, qualora l’attuale proprietaria volesse disfarsi del più bel ‘’gioiello di famiglia’’ e metterlo nelle mani di una ditta costruttrice. A salvaguardia di quel che resta dell’eleganza del vecchio viale Viola, speriamo che questo non debba mai accadere.

 



di Andrea Speziali
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