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INTERVENTI CON PAROLE CHIAVE 'EMILIA ROMAGNA'
 
La colonia Reggiana e i suoi giardini

Colonia Reggiana

Riccione, 1 agosto 1934, ore 9:00 AM: “Doppiopetto bianco, mascella volitiva, passo preromano, sguardo attento ed indagatore a cui nulla sfugge nel supremo interesse dei destini d’Italia” , Mussolini si presenta così, come gli è solito fare, per l’inaugurazione della Colonia Amos Maramotti dei Fasci di Combattimento di Reggio Emilia, una vera e propria opera del Regime, realizzata per il benessere dei piccoli italiani oltre che per l’orgoglio non solo della comunità  riccionese, ma anche del Duce stesso. La cerimonia di inaugurazione fu, in linea con le usanze di regime, estremamente curata e pomposa e nel caso della colonia reggiana fu addirittura ripresa da tutti i quotidiani, maggiori riviste e dai cinegiornali.

Fu tutta la comunità riccionese intera che si adoperò affinchè questo progetto venisse realizzato. Per i riccionesi una nuova colonia significava non solo nuova fama e prestigio della città, ma anche e soprattutto tanto lavoro, lavoro necessario alla costruzione, alla gestione e allo sviluppo di tante altre attività ad essa correlate ed un’occasione di sopravvivenza alla miseria che l’affliggeva.

La scelta dell’area per la realizzazione di tale complesso, fu individuata tra due possibili soluzioni concesse dal comune: una collocata all’estremo sud della città al confine con Misano Adriatico, e l’altra collocata all’estremo Nord. Il motivo per cui il Comune concesse solamente queste due opzioni va ricercato nel conflitto sociale che stava nascendo nel paese balneare sull’utilizzo del territorio. Da una parte la costruzione di ospizi marini, dall’altra la presenza sempre più cospicua della borghesia imprenditoriale che vedeva in Riccione “la Perla Verde dell’Adriatico” il luogo ideale dove costruire le proprie abitazioni estive.

L’area venne individuata, nel tratto di spiaggia tra Riccione e Rimini, in zona rio Marano.

Fu soltanto nell’aprile del 1933 che si concluse la trattativa tra la Federazione di Reggio Emilia ed il comune di Riccione con la quale si stabilì, in accordo con le direttive della Federazione provinciale dei Fasci di Combattimento, di costruire in brevissimo tempo una colonia marina che potesse ospitare turni di 500 bambini. Nel caso della Colonia Reggiana i tempi ed i  modi di realizzazione furono davvero “fascisti”: ci vollero soli tre mesi per iniziare e terminare l’opera.

Il progettista incaricato fu l’ing. arch. Costantino Costantini, scelto direttamente dalla direzione del P.N.F. a Roma, il quale dovette presentare due progetti, il primo dei quali, approvato nel marzo del 1933, fu cambiato in quanto non rispecchiava l’esigenza di accogliere più di 300 bambini per turno.

 La seconda progettazione stravolse completamente la precedente, non solo dal punto di vista della capienza, ma anche nell’intera composizione architettonica; si passò infatti da un impianto simmetrico, con refettorio centrale e due gruppi di camerate ai lati ( impianto perfettamente in linea con le linee guida dei canoni di progettazione fascista ) a tre corpi di fabbrica distinti, separati funzionalmente e collegati da brevi corridoi.

Il complesso dei tre corpi ( tre volumi perfettamente rettangolari)  disposti sfalsati l’ uno rispetto all’altro secondo una linea inclinata rispetto a quella di costa, conferiscono all’intero complesso una indubbia dinamicità ed un effetto di insolito dinamismo che si discosta totalmente dagli schemi di pianta rigidamente simmetrici tipici dell’architettura dell’epoca. Costantini in questo si distingue totalmente dai suoi colleghi, artefici di altre progettazioni pubbliche, ma mantiene comunque presenti altri caratteri tipici  dell’architettura fascista: sono infatti evidenti nel complesso accorgimenti architettonici come le stondature dei corpi scala in costante conflitto con la linearità e semplicità dei volumi dei corpi di fabbrica principali, le finestre continue, la copertura a terrazza e le teorie di oblò dell’inequivocabile sapore nautico; tutti elementi tipici dell’architettura del regime.

Un ulteriore elemento di distinzione tra la colonia Reggiana e le sue “coetanee” è la completa mancanza del piazzale, luogo dedicato agli schieramenti dei Balilla e delle Piccole Italiane per adunate e comizi, sostituito da piccoli giardini ornamentali, formati dallo sfalsamento dei tre volumi; quest’ultimo aspetto, ben curato in altre situazioni con la presenza nel piazzale dell’immancabile pennone, appare nella Reggiana come un grande difetto al quale si pone immediato rimedio grazie all’erezione, nel lato della spiaggia, di un rudimentale traliccio a sostegno di una gigantografia di Mussolini, milite vigilante sulla salute dei bambini.

Un nuovo ed interessante aspetto di questo progetto è la serialità dei tre corpi che allude alla possibilità di un ulteriore espansione verso Rimini. Avanzando verso la colonia Reggiana, ci si imbatte nei corpi di fabbrica che, disposti inclinati, sembrano quasi sfuggire alla percezione visiva; inoltre il corpo centrale di accoglienza, non è più imponente e pronto ad accogliere l’ospite a braccia aperte ma sfugge totalmente mimetizzandosi con il resto del complesso, tanto da non essere quasi riconoscibile. L’ accesso principale alla colonia avveniva dal primo dei tre padiglioni quello disposto più a sud. A differenza delle tipiche realizzazioni dell’ epoca, questo ingresso era talmente poco enfatizzato e poco imponente da portare il visitatore a domandarsi se era veramente l’ingresso principale. A tale domanda veniva poi data risposta dalla semplice scritta a caratteri cubitali, collocata sopra l’ingresso.  

Entrando dall’ingresso principale ci si trovava di fronte all’ampio refettorio ed agli uffici di direzione; scendendo al piano seminterrato si accedeva ai servizi ( stireria, lavanderia, deposito biancheria, ecc.), al secondo piano era collocata l’infermeria.

Gli altri due corpi invece erano esclusivamente dedicati, a dormitori con un possibilità di 160 posti letto a padiglione mentre gli alloggi del personale erano collocati ai piani seminterrati.

Un aspetto importante della progettazione fu la cura degli aspetti di bioclimatica che guidò l’ingegnere durante tutta la fase progettuale, sin dall’impostazione di pianta; infatti non a caso l’ asse di orientamento dalla composizione planimetrica è inclinato rispetto alla linea della costa di un angolo pari a 18°, che lo porta così a coincidere con l’asse eliotermico ( linea ortogonale a quella individuata dal sorgere e calare del sole). L’orientamento così impostato permette di avere la migliore esposizione possibile di tutti i locali del complesso, i quali sono così sottoposti uniformemente a luce e calore, ricevendo la stessa quantità di radiazioni luminose e termiche.

La colonia ha mantenuto la sua funzione originaria fino alla fine degli anni ottanta, funzionando come Casa di vacanze per bambini ed anziani del Comune di Reggio Emilia, fino a questo periodo è stata mantenuta in buono stato di conservazione. A partire dagli anni novanta, l’edificio non fu più proprietà del comune di Reggio Emilia e perse la sua funzione originaria, con l’inevitabile degrado dovuto al non più utilizzo della struttura ed alla mancanza degli interventi di manutenzione.



di Andrea Speziali
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L'inedita foto della dimora Amarissimo a Riccione


Cari lettori, a seguito dello scorso articolo sulla villa ‘’Dell’Amarissimo’’ a Riccione, angolo viale Dante e viale Ariosto, vi regaliamo un’ inedita fotografia del villino in cui l’interno del portico risultava ancora impreziosito nella fascia superiore con decori a soggetto vegetale e il muretto esterno aveva una texture di piastrelle che creavano un effetto tridimensionale.

Sempre dalla foto è possibile riconoscere la fascia decorata che percorreva la casa al primo piano sia nello spazio sottostante il cornicione che sopra ogni finestra.


La cancellata è stata data alla patria e quella originale era decorata.

La cancellata di recinzione come nei due cancelli originari rimasti (uno lungo via Dante e l’altro lungo via Ariosto) riportava le iniziali del proprietario.

 

La villa non è più un unico spazio abitativo, perché negli anni è stata divisa in due appartamenti ora appartenenti ai nipoti del primo proprietario Arnaldo Passerini che era originario di Finale Emilia in provincia di Modena (non

di San Marino come detto).



di Andrea Speziali
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Opere in viaggio per l'Italia

Andrea Speziali

Per i prossimi mesi sarà possibile vedere alcune opere di Andrea Speziali presso la Galleria Wikiarte a Bologna, in via San Felice 18, inaugurata il 5 febbraio 2011 e presso la vetrina Vinai ad Asti.
Dal 10 al 17 aprile Andrea Speziali sarà inoltre a Legnano, dove parteciperà ad un concorso Nazionale di pittura organizzato dall’Associazione ‘’Antonello da Messina’’.
Al momento Speziali è a Milano presso la galleria ‘’l’Acanto’’ di Marilena Torre, dove partecipa alla collettiva con una grafica realizzata nel 2010.


Giancarlo Cherubini


di Andrea Speziali
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LA SCOPERTA - Un giovane studioso sulle tracce di Vucetich

Villa del Meloncello, Bologna
(foto di Andrea Speziali)

APPENA ventunenne, riccionese e grande appassionato d’arte, si chiama Andrea Speziali.
Parlare di ‘arte’ è forse troppo generico dato che il suo interesse si è concentrato prevalentemente sulla figura di Mario Mirko Vucetich, l’artista eclettico nato a Bologna alla fine dell’800 e conosciuto ai più  per le sue sinuose linee Liberty.
Affascinato sin dalla tenera età dalle raffinate forme di Villa Antolini a Riccione, Speziali ha raccolto negli anni una serie di informazioni sulla vita e le opere dell’architetto che sono diventate oggetto di un libro intitolato ''Una stagione del Liberty a Riccione'' (Maggioli).
Così il giovane ha scoperto che Vucetich non ha firmato solo l’edificio romagnolo, ma anche Villa del Meloncello, la dimora Masè Dari e la non più esistente Villa Vucetich a Bologna.

Perché dedicare così tanta attenzione proprio a quest’artista?
Innanzitutto perchè grazie a lui mi sono avvicinato a un campo che prima non consideravo. In secondo luogo perché ritengo sia un vero e proprio genio della storia dell’arte italiana a cui però non è stata rivolta la giusta e meritata attenzione da parte della critica.
Con il mio lavoro intendo riportarlo in luce».


Aproposito della Villa delMeloncello...
«La villa è stata costruita nel Settecento per volere della famiglia
Mattei; forse successivamente è stata venduta, ma con certezza so che tra il 1919 ed il ’20 è stata ristrutturata da Mirko Vucetich, il quale l’ha abbellita e risanata. Dopodiché l’anno scorso è stata ceduta ad una imprenditrice bolognese (anche grazie ai miei ritrovamenti) che presto la risistemerà non senza la mia collaborazione a fianco dell’architetto Monica Cardin Fontana».

Vucetich era anche scultore, oltre che architetto...
«Sì, tant’è vero che sono stato incaricato dagli eredi dell’artista di restaurare la sua scultura in pietra Il primo sonno del 1939 che oggi si trova nei giardini della Biennale di Venezia in condizioni di assoluto
degrado. Questa statua è ancora là perchè il suo peso ingente non ne ha consentito lo spostamento, ma l’intenzione è di trasferirla, grazie a mezzi più moderni,in un luogo simbolico che probabilmente sarà proprio Villa del Meloncello».

E le altre ville bolognesi diVucetich?
«L’artista ha realizzato anche villa Masè Dari e l’abitazione di suo
fratello Gino che fu eretta negli anni ‘30 nell’immenso giardino di Villa Goldoni in viale Risorgimento.
Poi la famiglia Goldoni ha acquistato il ‘villino lampo’ e l’ha raso al suolo. L’archivio storico comunale di Bologna ha ritenuto che non fosse mai esistito, invece io sono riuscito a trovare le planimetrie e alcune documentazioni fotografiche».

Progetti?
«Quest’estate curerò una mostra su Mirko Vucetich che partirà da
Riccione per giungere in altre città italiane, tra le quali Bologna e Roma. In questa occasione saranno esposti i bozzetti su velina realizzati dall’artista per la ‘Partita a scacchi’ di Marostica, da lui ideata
nel 1954. Assieme a queste opere inedite, ce ne saranno tante altre...».


Intervista di Manuela Valentini
(Resto del Carlino - BOLOGNA)



di Andrea Speziali
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L'Altro volto dell'Arte

Video YouTube



Vernissage

GALLERIA WIKIARTE ALEA IACTA EST


 

BOLOGNA – Finalmente nella città dotta una nuova realtà artistica, 300mq dedicati completamente all’arte contemporanea ed ai suoi protagonisti. Un  contesto  giovane e dinamico, dove si respira la voglia di comunicare attraverso materia e colore.

Così, il 5 marzo 2011 la Galleria Wikiarte  si presentava al grande pubblico, 80 opere in mostra per altrettanti artisti, 400 visitatori, tv, radio e giornali  a far dar portavoce a questo nuovo spazio espositivo.

Gli ideatori di questo grande progetto Deborah Petroni, Rubens Fogacci, Davide Foschi e Valentina Mazza, hanno voluto dedicare ai più grandi maestri del XX secolo le proprie sale, non sarà quindi così insolito ritrovarsi ad ammirare opere nella sala Dalì, passando  attraverso le fotografie della sala klimt,  senza dimenticarsi di volgere lo sguardo alle sculture ospitate nella sala Kandinsky ed infine, prima di uscire soffermarsi nei colori delle opere astratte presenti nella sala Picasso, la più grande delle quattro.

Sono stupito e allo stesso tempo curioso           

 

Deborah, quando e come nasce Wikiarte?

La Galleria Wikiarte nasce nel 2009, dalla passione  e l’amore per l’arte mia e di Rubens Fogacci (pittore e scultore) , che inizialmente si sviluppa attraverso la creazione di un sito internet (www.wikiarte.com),  uno spazio che si proponeva ieri come oggi , di  sponsorizzare gli artisti e le loro creazioni attraverso un canale diverso ed innovativo, quello del web. Questo è stato reso possibile grazie alla realizzazione e  all’ aiuto indispensabile di un  giovane e geniale  grafico, Vito Basile, che con le sue idee ha ben presto  fatto divenire il sito www.wikiarte.com un punto di riferimento per tutti gli artisti.

L’entusiasmo, la passione ed il duro lavoro  ci hanno portano ben presto  i risultati sperati, tanto da dover affrontare la possibilità di cercare uno spazio fisico che desse finalmente un volto alla Galleria.

In questi anni, le esigenze sono cresciute insieme al numero di artisti, che,  di volta in volta volevano far parte del Ns progetto, ma questo richiedeva nuove energie , menti fresche e coraggiose, pronte a dare linfa  nuova alla nostra Galleria.  Davide Foschi (poliedrico artista) e Valentina Mazza  (amante dell’arte)  avevano e hanno il giusto entusiasmo, la passione  e l’amore che  questo mondo richiede. Così,  siamo saliti su questo treno in corsa, tutti e quattro insieme abbiamo trovato quella che ci piace definire la nostra seconda casa,  in pieno centro a Bologna in Via San Felice 18, nei meravigliosi ambienti storici che sono ora la sede della Galleria Wikiarte.

 

Perché scegliere la vostra Galleria e non un altra?

Perché ascoltiamo gli artisti, li seguiamo nei loro percorsi e li rendiamo partecipi dei progetti e degli avvenimenti che mese dopo mese la Galleria propone. Oggi grazie a loro siamo una solida realtà, preparata e pronta ad accogliere nei nostri spazi  mostre personali, collettive  e concorsi, ospitando anche scrittori e poeti per la presentazione dei loro scritti,  organizzando corsi artistici  per tutti i livelli e  con l’unico scopo di  far avvicinare il pubblico all’arte. In che modo? Semplicemente vivendola.

 

Cosa avete in corso e quali sono i prossimi eventi?

Il 5 marzo 2011 è iniziata una mostra collettiva che durerà fino al 30 marzo, dedicata alla apertura della Galleria Wikiarte, 80 artisti tra i più promettenti del panorama italiano, come Demetrio Rizzo,  Loreno Ricci, Daniele Manfredini, Gabriele Bianchi, Marco Ruggia  tanto per citarne qualcuno, che  con i colori delle loro opere, i loro concetti  e le loro sperimentazioni danno vita alle nostre sale. Artisti fortemente voluti per il loro coraggio espressivo e per la loro voglia di accompagnarci in questo splendido viaggio.

Dal 16 al 29 Aprile i protagonisti saranno ben quattro, Walter Ravizza, Ait Addi Ahmed, Giusi Gramegna e Oddo, esponenti dell’arte contemporanea italiana e non.

Seguiranno concorsi di fotografia e pittura, fiere d’arte, insomma un 2011 pieno di novità assolute ne panorama artistico.

 

Intervista a Deborah Petroni della Galleria Wikiarte in Via San Felice 18 a Bologna a cura di Andrea Speziali

 

Galleria Wikiarte

Via San Felice 18, 40122 Bologna

Tel.051. 5882723

Mail: info@wikiarte.com

 


Mostra Inaugurale Dal  5 al 30 Marzo 2011


Artisti in mostra:

Francesco Visalli, Veturia Manni, Andrea Speziali, Gabriele Marchesi, Demetrio Rizzo, Adrian Schiopu, Lorenzo Monti, Gabriele Brenci, Massimiliano Casula, Gabriella Picci,  Gabriella Bertarelli, Nora Nikolova Yaneva, Patrizia De Gregoriis, Vito Giarrizzo, Marisa Bellini, Alexandra Maciac, Andrea Marinelli, Andrea Lucchetta, , Erri Rossi, David Fontani, Viola Lorenza Savarese, Teresa Ancora, Paul De Haan, Raffaele Marino, Pietra Labita, Antonietta Cavallero, Celestina Salemi, Marco Ruggia, Claudio Fiori Margherita Calzoni, Ida Monopoli, Giuseppe Gentili, Giulia Ferretti, Simona Marigliano, Susanne Seilkopf, Roberto Tomba, Pilar Segura Maria, Oscar Bagnoli, Terenzio Caterina, Chiara Stevanella, Elena Costanzo, Floriana Gerosa, Elisabetta Manghi, Daniele Di Giuseppe, Franco Crocco, Gaetano Marinelli, Daniele Manfredini, Loreno Ricci, Nietta D’Atena, Olivia Bassetti, Paolo Di Rosa, Gianna Spirito, Gianfranco Bianchi, Gregorio Prada Castillo, Graziano Patrizi, Giandomenico Paglia, Laura Bracchi,  Ahmed Ait Addi, Alessandra Vernocchi, Danilo Susi, Giuliano Giuliani, Mauro Mattarelli, Ignazio Galfano, Giuseppe Cantatore, Giorgia Cavanna,  Giovanna Radaelli, Lorenzo Liverani, Giovanni Marinelli, Marco Rubiero, Maurizio Lastraioli, Mirko Mittempergher , Mika Ciobanu, Marco Antonio Didu, Abramo Trestini, Giampaolo Burchiellaro, Decio Zoffoli, Vito Dichio, Dita Luse.



di Andrea Speziali
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