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INTERVENTI CON PAROLE CHIAVE 'GANSU'
 
Cina, Gansu: sulla Via della Seta, Lanzhou (parte seconda)

Cina Provincia del Gansu dal treno, dicembre 2012 foto mmg

Atterrare all’ aeroporto di Lanzhou significa poi prendere un vecchio autobus per andare in città, considerato che il campo di volo è a circa 70 km dal centro cittadino. Mentre si cammina fuori dall'aeroporto verso la fermata dell'autobus il freddo, piu’ intenso e piu’ secco, mi ha già morso il naso. Ci saranno  meno 5C gradi.
Resteremo qui solo per una notte e un giorno, domani in tarda serata prenderemo il treno per Dunhuang. Al di fuori dei finestrini scorrono immagini di un paesaggio collinare diseccato; qua e là appaiono slogan comunisti, scritti a grandi caratteri sulle colline o dipinte sulle case.
Prendo la mia guida, e prendo a leggere della città, che ha un passato piuttosto glorioso e turbolento. La zona di Lanzhou fu conquistata dall'imperatore Qin intorno al 6 ° secolo aC, prima faceva parte del territorio di quello che oggi i libri di storia chiamano le popolazioni Qiang occidentali, usando il plurale. Sapendo che il famoso imperatore ha bruciato tutti i libri di storia e di cultura scritti in precedenza e non conformi alla sua idee di storia, mi chiedo che cosa abbiamo perso in conoscenza, mi chiedo fino a quale punto abbia alterato per sempre le idee che possiamo avere di quello che successe lì, in quel momento : tutto quello che sappiamo è la versione approvata dall'imperatore Qin. Un po’ quello che succede oggi con la storia della Rivoluzione Culturale o dei fatti di piazza TianAnmen, quello che circola in Cina e’ la versione dell’oligarchia comunista. Penso a questo mentre alterno la lettura del libro e la lettura degli slogan sulle colline. Poi allargo la riflessione: non e' forse cosi per tutti i libri di storia?

Nel 81 aC l'impero Han si prese LanZhou dagli Hun (Unni). Questa zona, oggi chiamata Gansu, fino allo Xinjiang (che eloquentemente significa: La Nuova Frontiera) sono aree in cui diversi regni ed imperi della storia cinese hanno combattuto per conquistare nuove terre a spese delle popolazioni che vi abitavano. E' buffo che quando un Impero o uno Stato più grande porti guerra ad uno Stato vicino per rivendicarne la terra e la ricchezza, saccheggiando e distruggendo, i libri di storia chiamino tutto cio’ "espansione" ed “unificazione”. Se i nazisti avessero vinto la seconda guerra mondiale, forse adesso avremo tre quarti d'Europa parlante tedesco, e i libri di testo direbbero che "la Germania si espanse" e “unifico’” l’Europa. Così è quando leggiamo dell'Impero Romano, così è quando leggiamo dell'Impero Cinese: si sono solo "espansi", e massacrando qui e li, hanno anche “civilizzato”. Dettagli raccapriccianti di macellazione di intere popolazioni, di esodi di massa dai luoghi in cui vivevano da secoli o forse millenni, il completo annientamento di altre culture, oppure la loro riduzione a folklore, quando va bene, non sono mai chiaramente scritti e dichiarati. La’, fuori dagli Imperi, ci sono sempre e solo “barbari”. C'è forse un vincitore che abbia chiaramente scritto nei suoi libri di storia: "Li abbiamo massacrati tutti e i loro nipoti ora ballano nei loro variopinti costumi per noi."? Il vincitore si prende tutto, incluso il diritto di scrivere la sua versione dei fatti e della storia, sostenendo che sia l'unica versione, la Verita’ Storica.

Lanzhou veniva chiamata la Città d'Oro, e per secoli è stato un importante collegamento lungo l'antica Via della Seta Settentrionale, ed è stato per proteggere la città che la Grande Muraglia fu estesa fino al passo dello Yumen. Ho letto che dopo la caduta della dinastia Han, Lanzhou divenne la capitale di una successione di stati tribali. Mi chiedo ancora: che cosa significa "tribale"? Tribale confronto a cosa? Nel 4 ° secolo fu per breve tempo la capitale dello stato indipendente di Liang. Indipendente da chi, se non le prementi forze degli stati affianco?
Fatto sta che, grazie alla Via della Seta e al flusso e influsso di altre culture, sopratutto quela Indiana e del Centro Asia, Lanzhou e la zona che chiamiamo oggi Gansu, fu per parecchi secoli un centro di studi buddisti e di irradiazione del Buddismo verso il resto della Cina. C'è un accenno che ricorda le continue battaglie per questa terra, quando il libro ricorda che nel 763 l'area fu "invasa" da parte dell'Impero Tibetano. Nel 843 fu conquistata dai Tang. Notate: non ri-conquistata, perche’ ai quei tempi questi imperi o monarchie in terra cinese non si ritenevano affratellate o parenti. Siamo noi che ricostruiamo la storia, mettendole in fila e accorpandole in un'unica Storia. Dopo alcuni cambiamenti di mano, riguardante gli Stati che possedettero la zona di Lanzhou e la città stessa, nel 1235, il tutto entro’ in possesso dell'impero Mongolo.


Il periodo dell’invasione Mongola è tra i fatti centrali per la storia della Cina, ma sottovalutata e sottostimata in Cina, forse perché fa ancora male all'orgoglio nazionalista cinese riconoscere pienamente che essi furono parte di un impero straniero, il più vasto impero contiguo sulla faccia della terra; anche se è grazie a questo fatto che abbiamo, per la prima volta, un enorme unificazione sotto un unico governo di tutta la terra e tutti i popoli e le culture che in futuro formeranno ciò che noi conosciamo come "Cina", oggi. Ed è anche perché i mongoli si affermarono sul Tibet, fino ad allora un impero completamente indipendente, con una storia vecchia come quella cinese, che iniziarono le rivendicazioni territoriali che porteranno all’invasione e assoggettamento finale del 1959. Infatti la dinastia Ming eredito’ questo enorme paese unificato dai Mongoli. Compreso Lanzhou, naturalmente.

Che qui abitassero, come nel resto del territorio cinese, popoli provenienti da diverse culture e tradizioni e’ anche dimostrato dalle varie, sanguinose rivolte che hanno visto Lanzhou come loro epicentro, come le rivolte Dungan in 1864-1875 in Shaanxi e Gansu, e nel 1895-1896 nel Qinghai e Gansu. La dinastia Qing elimino’ milioni di musulmani cinesi, nello Yunnan praticamente riusci a fare piazza pulita, massacrandoli o costringedoli ad andare in Myanmar, dopo che domo’ la ribellione Du Wenxiu, una ribellione nata contro la discriminazione con la quale i Qing trattavano i musulmani. Le relazioni tra musulmani cinesi e il governo centrale non sono ancora del tutto pacifiche, come dimostrato dalle moderne ribellioni e uccisioni nella provincia dello Xinjiang di quest’anno, 2013, e degli anni precedenti. A volte il sangue di oggi diventa solo le linee di storia scritta domani, qualche volta le linee di sangue rimangono e la storia rimane non scritta definitivamente.

Se avessi avuto un solo dubbio sulle storie che circolano sull'inquinamento di Lanzhou, l'aria che sto respirando sta aiutando a dissiparlo. LanZhou ha davvero una delle peggiori qualità dell'aria dei posti in cui sono stato in Cina. Qualche istituto di ricerca ha scritto che Lanzhou è una delle 30 (o 20? Non ricordo bene) città piu’ inquinate del mondo. Riesco a vedere le fabbriche intorno alla città. Riesco a vedere la secchezza quasi desertica delle colline, immagino che le tempeste di sabbia provenienti dal deserto del Gobi qui devono essere davvero in grande stile. Nessuna sorpresa che la qualità dell'aria sia peggiore della spesso citata Pechino.

Siamo arrivati all'hotel prenotato da Howard via internet. Sorpresa: la stanza mostrata dalle foto in linea non c'entra niente con la vera camera: quella sul sito è meglio arredata, nell’edificio principale ma il prezzo speciale che include la prima colazione non era legata a questa camera ma ad una sistemazione di grado molto più basso, che si trova in un edificio adiacente. Howard è leggermente sconvolto. Cerco di fare il filosofo, c'est la vie mon chère.
Sistemiamo i bagagli e usciamo per una passeggiata, non siamo lontani dal centro, che, non sorprendentemente, è un centro commerciale. Saliamo su un autobus, riscaldato. Caratteristiche della città sono edifici in audace e vecchio stile Unione Sovietica. Arriviamo in una grande piazza rotonda. Sulla nostra sinistra, un po' lontana e ricoperta da fluorescenti luci verdi, s’erge una grande moschea. Da qui sembra interessante, decidiamo di andare più vicino, saltiamo fuori dall'autobus e camminiamo nel freddo.
Da vicino l’edificio non è cosi' emozionante, comunque scattiamo delle foto, giusto per ricordo. Per un attimo mi fermo e penso: “Il ricordo di chi?”. Tornando a piedi verso la via che porta al centro commerciale Howard compra per strada alcuni spiedini di carne di manzo, una delle specialita’ locali, carne halal. Io? No, grazie.


Vaghiamo per la zona commerciale; c'è una strada laterale dove vendono cuccioli di cane, tra le altre cose. Il luogo è molto poco interessante. Tornando indietro, si va verso il fiume, il fiume Giallo. D'altra parte del fiume alcune luci schiariscono, a macchie, un parco urbano. Camminando capisco meglio qualcuna delle possibili ragioni del forte inquinamento: la città si trova chiaramente in una specie di valle, creata dal fiume, ed è insaccata in una sorta di curva; è anche circondata da montagne, e tutto questo è ideale per avere un alto grado di aria stagnante, e facilmente inquinata. Arriviamo al famoso ponte di ferro sul fiume Giallo. Il ponte è stato fatto quando la Cina ha costruito la sua prima grande ferrovia, ed è stato il primo ponte di ferro sul fiume Giallo, ora conosciuto come il Ponte Zhongshan (Sun Yat-sen). Guardo il fiume che scorre sotto, così fangoso ... lo hanno chiamano giallo per via del colore fangoso? Penso che sia molto probabile.
Torniamo alla nostra sconcertante stanza, domani dobbiamo alzarci presto perche’ vogliamo visitare il Museo Provinciale del Gansu, una delle cose migliori da vedere in Lanzhou, e poi abbiamo un appuntamento per quello che potrebbe essere un incontro interessante, con un uomo d'affari che commercia vini di importazione e voglio vedere se vorrebbe trattare vini italiani in Cina, che è il mio attuale campo d'attività principale qui.

(continua)



di Marco M Gobbo
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Cina, Provincia del Gansu: sulla Via della Seta (parte prima)

Statua di Bodhisattva, dettaglio, al Gansu Museum di Lanzhou

Come si arriva alla Via della Seta?

Non so voi, ma io ci sono arrivato durante le vacanze di Natale del 2012, sempre grazie allo spirito organizzativo di Howard, amico di SuZhou. Con lui avevo visitato in precedenza le magnifiche grotte buddiste di LongMen (vedi blog: http://www.exibart.com/blog/blogmsg.asp?idblog=6222 ) , e poi ancora quelle di YunGang (vedi blog: http://www.exibart.com/blog/blogmsg.asp?idblog=6303 ) ed ora eccoci ad organizzare il viaggio alle grotte di Mogao, vicino a Dunhuang, nella provincia del Gansu.

In effetti abbiamo fatto un viaggio a ritroso nel tempo, dalle grotte relativamente piu’ recenti, quelle dove l‘influsso della cultura cinese e’ preponderante, indietro fino a quelle che, invece, mostrano quasi intonsi i segni dell’arte Indiana e i riverberi del Gandhara.

Dal Budda paffuto, pacioso e spesso ilare di stile cinese arriveremo al giovane Maestro dall’espressione di beata, siderale distanza dai problemi di quest’esistenza, magro e dai lineamenti cosi belli da parere effeminato.

E’ siamo cosi a Suzhou, il 24 dicembre, a casa di Howard e l’amico Jeffrey e’ con noi, ma lui non verra’ a DunHuang, andra’ poi in un’altra provincia, nell’Hunan, a visitare la sua famiglia di origine. Suzhou con i suoi 2 gradi, il vento e un accenno di nevischio e’ proprio fredda per noi che arriviamo dai 18 gradi di Shenzhen. Passiamo insieme quattro giorni tranquilli, mangiando un po’ troppo e visitando alcune parti della citta’ che Jeffrey non conosce, un pomeriggio lo dedichiamo a girovagare nella strada piu’ commerciale, giusto per vedere vetrine e qualche tempio locale.

Il giorno finale della visita di Jeffrey visitiamo il Museo di Suzhou, che fu completamente ridisegnato e ricostruito dall’architetto Ieoh Ming Pei e inaugurato nel 2006.

Mi ci sono recato diverse volte, per curiosare tra le collezioni d’arte antica o vedere qualche mostra di arte contemporanea, e aggirarmici nei suo interni mi da sempre molto piacere, ogni volta scopro un dettaglio, un particolare che mostra l’accuratezza e direi l’amore con il quale Pei ha ripensato il posto, dandogli una veste moderna ma con precisi e forti richiami ad un’architettura classica cinese che qui e’ famosa sopratutto per i Giardini, tutti considerati patrimonio dell’Umanita’. Il museo e’ ad entrata libera, a tutt’oggi, aprile 2013, e la cosa contrasta parecchio con i biglietti che bisogna pagare in giro per la Cina se si vuole visitare Templi e Pagode. Misteri del marketing turistico cinese.

Durante le serate accudiamo e trastulliamo il piccolo bichon bianco di Howard, che abbiamo chiamato Neve, e che e’ reduce da una brutta parassitosi alla pelle, grazie alla trascuratezza di una cugina dell’amico, che ci aveva malbadato durante il periodo precedente alla nostra visita; pianifichiamo il viaggio, che a dire il vero e’ davvero gia’ completamente organizzato da Howard e chiacchieriamo sui prossimi progetti lavorativi oppure guardiamo un film in dvd, che ancora oggi si possono trovare in Cina a circa 10 RMB (ovvero un euro e venti centesimi) in negozi e sulle bancarelle.

Partiremo il 28 dicembre, Jeffrey per ChangSha e noi prenderemo un aereo per LanZhou, la capitale della provincia del Gansu, una provincia che e’ intrisa di storia antica e recente e che il partito comunista ritiene uno dei posti sacri (usano proprio questi termini religiosi) della Rivoluzione, vedremo poi perche’.

Da Lanzhou prenderemo un treno per DunHuang, una volta il confine dell’impero Han e centro di assoluta importanza sulla via della Seta cinese, dove nelle vicinanze si trovano le grotte di Mogao, nostro obbiettivo principale, ma Howard mi spiega come ci siano parecchi altri posti che vale la pena di vedere mentre saremo li, tra -10C e -20C: la Montagna Sabbiosa degli Echi, l’oasi con il lago a Luna Crescente, il passo dello Yumen e quello di Yangguan, andremo nel deserto del Gobi, che si sta espandendo e che ormai quasi lambisce la cittadina, mi dice che mangeremo carne di asino, fichi secchi buonissimi, noci e nocciole di prima qualita’, la famosa pasta fresca tirata (lamian) di Lanzhou e del Gansu, che qui si gusta sopratutto al mattino, come prima colazione. DunHuang fu la porta d’entrata e di interscambio di filosofie, religioni e non solo un punto di commercio, e anche se la Seta ha poi dato il nome alla via, da qui si commerciava di tutto e di piu’, DunHuang era forse la Hong Kong dell’epoca. Insomma, la visita si delinea proprio interessante sotto molteplici aspetti. Peccato che Jeffrey non sara’ dei nostri, penso che sarebbe piaciuto anche a lui visitare dei posti che fanno parte della storia cinese, e anche della poesia, visto che il passo dello Yangguan viene citato in una poesia famosissima in Cina, che tutti i cinesi apprendono a scuola. Sky, uno dei miei pochi altri amici cinesi che in questo momento si trova a Newcastle Upon Tyne per un master in giornalismo, mi ha gia’ espresso la sua amichevole invidia, perche’ proprio Yanggang e la via della Seta sarebbe uno dei suoi obiettivi di visita. Gli ho promesso che davanti alla statua del poeta Wang Wei a Yanggang gli mandero’ un pensiero speciale per lui, impegnato a gustarsi i pudding natalizi della vecchia Inghilterra.

Da DunHuang riprenderemo il treno per LanZhou, facendo uno stop a ZhangYe, una volta si chiamava Ganzhou e leggenda vuole che qui nacque l’imperatore mongolo Kublai Khan, e Marco Polo, che qui soggiorno’ un anno, la chiama Campichu nel suo Il Milione. Con questo viaggio mi sento ormai davvero sulle orme del mio famoso omonimo veneto, in tempi diversi abbiamo visitato gli stessi luoghi: SuZhou, HangZhou, DunHuang, Zhangye, Pechino, ChengDu e altre citta’ nei loro dintorni, e mentre lui parlava sicuramente il cinese di allora meglio di me, io mi accontento di essere un po’ narratore di questa Cina, come lo fu lui allora.

Mogao, arriviamo.



di Marco M Gobbo
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