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INTERVENTI CON PAROLE CHIAVE 'GIARDINO'
 
LA SCOPERTA - Un giovane studioso sulle tracce di Vucetich

Villa del Meloncello, Bologna
(foto di Andrea Speziali)

APPENA ventunenne, riccionese e grande appassionato d’arte, si chiama Andrea Speziali.
Parlare di ‘arte’ è forse troppo generico dato che il suo interesse si è concentrato prevalentemente sulla figura di Mario Mirko Vucetich, l’artista eclettico nato a Bologna alla fine dell’800 e conosciuto ai più  per le sue sinuose linee Liberty.
Affascinato sin dalla tenera età dalle raffinate forme di Villa Antolini a Riccione, Speziali ha raccolto negli anni una serie di informazioni sulla vita e le opere dell’architetto che sono diventate oggetto di un libro intitolato ''Una stagione del Liberty a Riccione'' (Maggioli).
Così il giovane ha scoperto che Vucetich non ha firmato solo l’edificio romagnolo, ma anche Villa del Meloncello, la dimora Masè Dari e la non più esistente Villa Vucetich a Bologna.

Perché dedicare così tanta attenzione proprio a quest’artista?
Innanzitutto perchè grazie a lui mi sono avvicinato a un campo che prima non consideravo. In secondo luogo perché ritengo sia un vero e proprio genio della storia dell’arte italiana a cui però non è stata rivolta la giusta e meritata attenzione da parte della critica.
Con il mio lavoro intendo riportarlo in luce».


Aproposito della Villa delMeloncello...
«La villa è stata costruita nel Settecento per volere della famiglia
Mattei; forse successivamente è stata venduta, ma con certezza so che tra il 1919 ed il ’20 è stata ristrutturata da Mirko Vucetich, il quale l’ha abbellita e risanata. Dopodiché l’anno scorso è stata ceduta ad una imprenditrice bolognese (anche grazie ai miei ritrovamenti) che presto la risistemerà non senza la mia collaborazione a fianco dell’architetto Monica Cardin Fontana».

Vucetich era anche scultore, oltre che architetto...
«Sì, tant’è vero che sono stato incaricato dagli eredi dell’artista di restaurare la sua scultura in pietra Il primo sonno del 1939 che oggi si trova nei giardini della Biennale di Venezia in condizioni di assoluto
degrado. Questa statua è ancora là perchè il suo peso ingente non ne ha consentito lo spostamento, ma l’intenzione è di trasferirla, grazie a mezzi più moderni,in un luogo simbolico che probabilmente sarà proprio Villa del Meloncello».

E le altre ville bolognesi diVucetich?
«L’artista ha realizzato anche villa Masè Dari e l’abitazione di suo
fratello Gino che fu eretta negli anni ‘30 nell’immenso giardino di Villa Goldoni in viale Risorgimento.
Poi la famiglia Goldoni ha acquistato il ‘villino lampo’ e l’ha raso al suolo. L’archivio storico comunale di Bologna ha ritenuto che non fosse mai esistito, invece io sono riuscito a trovare le planimetrie e alcune documentazioni fotografiche».

Progetti?
«Quest’estate curerò una mostra su Mirko Vucetich che partirà da
Riccione per giungere in altre città italiane, tra le quali Bologna e Roma. In questa occasione saranno esposti i bozzetti su velina realizzati dall’artista per la ‘Partita a scacchi’ di Marostica, da lui ideata
nel 1954. Assieme a queste opere inedite, ce ne saranno tante altre...».


Intervista di Manuela Valentini
(Resto del Carlino - BOLOGNA)



di Andrea Speziali
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Il mistero del villino Moretti a Cesenatico

Cartolina villa Faedi Moretti, Cesenatico

La mia indagine sul villino Faedi Moretti di Cesenatico, di cui parlerò, nasce per pura casualità. E’ la fine del 2010 quando passo a trovare Tino Maestri, uno tra i più  grandi collezionisti di cartoline storiche su Riccione. Come tutti gli anni la sua tipografia regala ai clienti un calendario illustrato con immagini del passato. Tra le foto del calendario è riportata la cartolina di un interessante villino in puro stile Liberty e, osservandola, mi sono detto come abbia potuto trascurare una testimonianza simile, nel pubblicare il mio libro ‘’Una Stagione del Liberty a Riccione’, Maggioli Ed.
Però ero certo che qualcosa non quadrava: dopo tanti anni di ricerche sull’architettura e la storia di Riccione, un villino così decorato risultava difficilmente collocabile.
Tino mi disse di essere certo del fatto che quell’edificio si fosse trovato  a Riccione, perché sul retro, nella data, veniva fatto il nome della nostra cittadina. Dalle mie ricerche, però, ho anche imparato che in diversi casi le scritte sul retro, come l’indicazione della città o della tipografia non sono attendibili; quindi, conoscendo la serietà e la correttezza di Tino, ho sentito che si doveva approfondire l’argomento.
Facendo mente locale e analizzando l’entroterra dal punto di vista architettonico, mi sono convinto che il villino non poteva essere assolutamente a Riccione, per via dello stile troppo decorato e perché sicuramente i riccionesi storici se lo sarebbero ricordato. Iniziate le ricerche, sfogliando libri sulla riviera adriatica, casualmente sono capitato in un volume di Ferruccio Farina,‘’Saluti dal Mare’’ Maggioli Ed., dove ho notato una cartolina panoramica dei primi anni del ‘900 raffigurante il villino in questione. Con mia sorpresa ho scoperto che la cartolina riproduceva uno scorcio di Cesenatico.
In pochi giorni sono riuscito a risalire al villino con l’aiuto dello storico Davide Gnola del Museo della Marineria di Cesenatico, rimasto sorpreso dal fatto che tra le diverse cartoline sul villino Faedi Moretti, provenienti dall’archivio Nanni e dal fondo Amilcare Zavatti, quella di Tino non fosse nota a nessuno.
Purtroppo a Cesenatico nessuno si è occupato dei villini dei primi del ‘900 esistenti nella cittadina.  Intendo perciò iniziare le ricerche sull’argomento, per poi concludere il lavoro con una pubblicazione che metta in evidenza un campo finora inesplorato.

Al primo avvio delle ricerche, però, nel tentativo di scoprire chi sia stato l’architetto del villino Faedi, una comunicazione di Nicola Giannelli sul materiale in archivio mi ha gelato: a causa della guerra l’archivio comunale è andato distrutto, sono perciò consultabili solo le delibere conservate presso la biblioteca con qualche planimetria schematica. E’una situazione analoga a quella del Villino Ruggeri a Pesaro, per il quale Luisa Fontebuoni non trovò planimetrie ma riuscì a fare un rilievo del villino tuttora esistenza. Purtroppo, nel mio caso, non è possibile fare ricerche più approfondite in quanto non esistono né il villino né le sue planimetrie, però posso tracciare una pianta planimetrica dell’abitazione grazie alle diverse cartoline che ne restano.
Per il poco materiale che ho trovato, il villino era ubicato in Viale del Lido, nella zona che oggi corrisponde all’incirca all’incrocio fra viale Carducci e viale A. Garibaldi. La dimora è andata probabilmente distrutta prima della fine della seconda Guerra Mondiale. Il villino nacque come residenza privata, destinata alla villeggiatura estiva, e in un secondo momento fu adibita a ristorante, il ‘’Diana’’.
A giudicare dalla sinuosità delle linee curve, il villino venne fabbricato tra il 1903 e il 1905. Tra i pochi villini rimasti in zona e quelli immortalati nelle cartoline, a mio parere il villino Faedi Moretti era l’unico in puro stile Liberty della zona.

L’architetto del villino sicuramente non era del luogo, ma doveva avere una certa fama, almeno pari alla sua abilità, rivelata dalle belle immagini dell’edificio. Anche dalle ricerche condotte da Giannelli non risultano villini di un’impronta così decorata e raffinata,come quella che troviamo nel villino Faedi Moretti. Indagando invece sui committenti, sicuramente di alto ceto sociale, si sono travati alcuni documenti che attestano l’esistenza di villa Faedi Moretti a Cesenatico, riportati nel Carteggio di Marino Moretti e Aldo Palazzeschi.

Da quanto riportato da Giorgio Calisesi  in “Il canale, il mare, un paese: per i 700 anni di Cesenatico’’, Il Ponte Vecchio, Cesena 2002, la villa era di proprietà della Ditta ‘’Faedi&Moretti’.’
Mentre Valentina Orioli con la pubblicazione ‘’Il Cesenatico: turismo e città balneare fra Otto e Novecento’’, ci indica che la Ditta ‘’Faedi&Moretti’’ aveva a che fare con il commercio marittimo. Con quest’ultima nota si arriva a sapere il perché della costruzione del villino. I proprietari della villa avevano rapporti commerciali con Cesenatico. Cesenatico è una città che dalla fine dell’Ottocento ai primi 20-30 anni del Novecento iniziava a ospitare tra i 270/280 villini, oggi  rimangono circa un terzo di quelle ville. Il boom si ebbe intorno al 1900 e il 1912. Iniziarono a costruire lungo viale Anita Garibaldi, dove si ergeva il villino Faedi Moretti, avvicinandosi poi allo stabilimento balneare e andando a saturare le zone limitrofe. Già nel 1908 si era superato il limite di estensione di viale Roma. Per dar spazio ad altri villini il Comune nel 1910 acquistò dal Demanio un’ampia fascia di arenile: dal molo di Levante fino a via Zara. Allo scoppio della grande guerra  ci fu una battuta d’arresto e si riprese negli anni Venti. Purché si costruisse, venne regalata terra a tutti, una sorta di ‘’corsa alla frontiera marina’’. E’ il 1904 quando Paolo Corelli, sindaco di Cesenatico, fece pubblicare un opuscolo con indicate le norme generali per poter ottenere gratuitamente aree fabbricabili. Si richiese di sfalsare le costruzioni per rendere possibile la vista al mare e allo scopo si fecero viottoli di collegamento individuabili ancor oggi. Per lo sviluppo balneare della città di Cesenatico fu fondamentale il ruolo di Ferruccio Fabbri, che assieme al padre gestiva una fornace di mattoni nella medesima città, coi quali edificava i villini a mare. Riguardo alle caratteristiche dei villini, il Comune fornì indicazioni tipologiche. Si espressero principalmente secondo i canoni, i gusti e le mode del tempo. La tipologia dei villini è essenzialmente riconducibile a quattro categorie: villino con la torre, a pianta quadrata, a pianta a L, di forma libera. Per la decorazione ci si ispirava a stilemi classici o alla Secessione Viennese e il villino Moretti ha  evidenti richiami a quest’ultima. Basta confrontare il villino con architetture di Joseph Maria Olbrich (es. la casa Gluckert a Darmstadt), opere di Henry van de Velde, Paul Hankar o Victor Horta, per notare la somiglianza delle decorazioni attorno alle finestre del villino in questione con quelle che si vedono alla casa Tassel a Bruxelles.

E’ stupefacente notare in alcuni edifici l’uso di tipologie ispirate anche a chalet di montagna, con tetti aguzzi e decorazioni lignee, e anche ciò si può riconoscere nel cornicione in legno del tetto tutto decorato del villino Faedi Moretti.



di Andrea Speziali
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scritto 21/02/2011 14.30.47 | permalink | commenta | lista commenti (1) | invia il post ad un amico | parole chiave: cesenatico una stagione del liberty a riccione liberty art nouveau art adn craft belle epoque ristorante diana andrea speziali nicola giannelli comune di cesenatico bagno marconi cooperativa esercenti stabilimenti balneari davide gnola nivardo panzavolta roberto poni irma rossi loris presepi dino golinucci walter rocchi emanuela pedulli turismo turistismo porto citta stazione balneare arte architettura stile epoca balneare balneazione città villeggiante villeggianti villeggiatura casina villa villino villetta parco giardino recinzione natura prato verde alberi ristorante linea curva secessione viennese stile decorazione bassorilievo ferro battuto planimetria prospetto cartolina turismo balneare costa riviera romagnloa romagna bagno bagno stabilimento stabilimento dei bagni libri libri da spiaggia lettura lettere letteratura cartoline foto archivio fotografico esca perchereccio barca reti marinai marineria pirati tourism tourism port city seaside resort art architecture style age bathing bathing city holiday-maker vacationers holiday cottage villa house chalet park garden enclosure nature lawn green trees restaurant curved line viennese secession style decoration bas-relief wrought iron planimetry prospectus postcard beach tourism coast riviera romagnloa romagna bathroom bathroom establishment establishment of bathrooms books beach books reading letters literature postcards photos photo archive bait perchereccio boat networks sailors navy pirates tourismus tourismus hafen city seebad kunst architektur stil alter baden baden stadt urlauber urlauber urlaub ferienhaus villa haus villa park garten gehäuse natur rasen green bäume restaurant gekrümmte linie wiener secession stil dekoration basrelief schmiedeeisen planimetrie prospekt postkarte beach tourismus küste riviera romagnloa romagna bad bad einrichtung einrichtung von bädern bücher strand bücher lesung briefe literatur postkarten fotos foto archiv köder perchereccio boot netzwerke segler marine piraten casa moretti marino moretti poeta moretti cesenatico scrittore moretti
 
Villa Solinas splende ancora su Via Principe Amedeo

Villa Solinas - Foto di Andrea Speziali

Via Principe Amedeo è ancora oggi una delle più belle vie di Rimini perché, accanto a dimore moderne ben tenute e non prive di una certa eleganza, conserva alcuni edifici di pregio. Fra questi spicca villa Solinas che porta ancora il nome di chi l’ha commissionata e successivamente abitata. Gian Maria Solinas Apostoli non era certamente un nobile di alto rango, ma un grande borghese, un personaggio di un certo rilievo del Parlamento nazionale e del mondo finanziario il cui cursus honorum culmina e termina con la nomina a senatore.

Gian Maria nacque l’11 luglio del 1836 a Sassari e scomparve il 23 febbraio 1914 a Roma.

Condusse una vita movimentata, principalmente dedita all’attività politica. Eletto deputato di Macomer e Cagliari nelle legislature XIV, XV, XVI, XVII, XVIII, XIX, XX, XXI E XXII, il 4 aprile del 1909 Solinas venne nominato senatore per la terza categoria e convalidato nel maggio dello stesso anno. A Cagliari coprì cariche amministrative. Solinas partecipò attivamente anche ai lavori della Camera, dove sedette al centro sinistra. Parlò soprattutto su questioni giuridiche e finanziarie facendo parte di varie commissioni in argomento. La famiglia Solinas nell’Enciclopedia storico-nobiliare di V. Spreti del 1932 viene fatta risalire ai diplomi del Re di Spagna Carlo II, del 1688, e di Vittorio Amedeo II, Re di Sardegna, del 1729. Consultando lo ‘’Spreti’’, nei due rami della famiglia di Sorso e di Ittiri il nostro Gian Maria non appare, né si trova la famiglia Solinas – Apostoli.
Una famiglia Giordano-Apostoli, com’è noto, figura tra i committenti di Guglielmo Bilancioni, il pittore dello Stabilimento Balneare costruito dal cugino Gaetano Urbani, che soggiornò in Sardegna a partire dal 1882. Secondo Giovanni Rimondini queste famiglie di notabili sardi entrano in contatto con Rimini e con i suoi notabili e pittori grazie alla mediazione di Enrico Serpieri, padrone di miniere in Sardegna e, dal 1863, presidente della Camera di Commercio di Cagliari.

Ma a prendere i contatti col Solinas si presume che siano stati i parlamentari riminesi e i nobili locali che avevano relazioni di amicizia con la nobiltà di corte.

La questione ha una certa rilevanza se viene riferita al problema della scelta della qualità sociale dei ‘’forestieri’’ da invitare come residenti per la nuova città di Marina o semplicemente per un soggiorno estivo.

 

Dal recente convegno tenutosi a Rimini riguardo la figura di Enrico Serpieri, sono emerse due ipotesi che collegano Rimini a Cagliari e che ci possono svelare come Gian Maria Solinas sia capitato a Rimini: una di carattere politico-economico che fa capo a Enrico Serpieri, riminese che si è trasferito a Cagliari e che ha fondato la Camera di Commercio, oltre a gestire delle miniere, e l’altra di carattere estetico, perché Guglielmo Bilancioni, pittore dei Serpieri, è andato a Cagliari a dipingere per diverse famiglie nobili ed era cugino di Gaetano Urbani. Le ipotesi però non sono certe.

È il 27 Luglio 1874 quando al deputato del Parlamento nazionale e Direttore della Banca Sarda Giammaria Solinas Apostoli viene concesso gratuitamente l’appezzamento di terreno di ragione comunale nello stabilimento balneare.

 La costruzione della villa, realizzata su progetto di  Gaetano Urbani, secondo i racconti di qualche storico è durata circa tre anni e, una volta ultimata, riuscì subito a distinguersi dalle classiche ville erette nella città dei bagni.

Gaetano Urbani, il suo ideatore, nacque a Rimini il 21 novembre 1823 da Giovanni Battista e Costanza Bilancioni. Dagli Urbani gli derivarono l’amore per lo studio, la patria, le istituzioni e con scienza e virtù impreziosì un casato che fu notevole nella città; dal ramo dei Bilancioni gli derivarono la sete della perfezione, l’intuizione della bellezza e l’estro per le arti. Professionalmente si formò presso la facoltà filosofica dell’Università di Bologna e, dopo gli studi bolognesi, si trasferì nella capitale per allargare il giro delle conoscenze influenti, per seguire all’Università un ‘’Corso di perfezionamento in tecnica matematica’’ e per frequentare l’accademia di San Luca. Fu allievo di Luigi Poletti (artefice del Teatro in Piazza Cavour a Rimini)e nel corso degli anni realizzò importanti edifici tra cui villa Solinas a Rimini, commissionata dal politico Gian Maria Solinas Apostoli.

Nel corso dei decenni la villa è stata sempre abitata e ciò ha contribuito a salvarla dal degrado; l’azione del tempo e mutate esigenze abitative hanno comunque reso necessario un intervento di restauro, effettuato verso la fine degli anni ’90 a cura dell’architetto Massimo Mori che, come spiegò in un articolo pubblicato sulla rivista Ariminum,  ha riproposto gli originari colori vivi con simbologie antiche. Le banchine delle finestre sono in pietra di San Marino, ancora originali, e i decori gotici delle porte esterne e delle finestre, con i ‘’gattoni’’ rampanti e i fiori di cimasa sono in cemento colorato.

La costruzione è in stile neogotico, strutturato sullo schema classico, simmetrico.

L’immenso giardino della villa fu realizzato all’inglese, con forme irregolari. L’attuale vegetazione non è quella originale, che prevedeva una maggiore varietà di piante; oggi prevalgono palme e folti cespugli. Il giardino risulta di ampie dimensioni anche nella parte posteriore della villa, tanto da ospitare anche una lunga piscina che gode tutto intono di un’ulteriore spazio verde. Di quell’epoca sono rimasti: la fontana, che accoglie i visitatori appena varcato il cancello della villa, ai due lati della quale si dipartono due vialetti che permettono di inoltrarsi nel giardino, le statue, i vasi e quattro colonne.

Oggi villa Solinas, emblematica e ruggente, spicca ancora nel riminese viale Principe Amedeo tra gli edifici dei primi del ‘900 rimasti intatti e quelli più moderni: ruggisce, catturando l’attenzione con i suoi colori accesi, e al tempo stesso seduce  il passante con il suo fascino d’altri tempi.



di Andrea Speziali
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L'ultimo gioiello di viale Viola

Alberto Sironi, prospetto villa Serafini a Riccione

''Villa Serafini non è ancora diventata un hotel''


E’ il 1923 quando il Dottor Sanzio Serafini (nato a San Marino nel 1876 e morto nel 1933 a Riccione), allora primario dell’ospedale Ceccarini, commissiona all’architetto Alberto Sironi un villino da erigersi presso il viale Viola, oggi Ceccarini.
Fortunatamente agli eredi del Dott. Serafini non è capitato, come invece è avvenuto per altri proprietari di ville storiche, di dover demolire la propria abitazione per far spazio a un hotel.

Negli anni Settanta la villa venne ristrutturata  e amplificata. Dai soffitti, alti più di cinque metri, venne ricavata la soffitta, e la dimora fu divisa in due appartamenti. L’architetto, trovandosi dinanzi a committenti intelligenti, ha rispettato le decorazioni caratteristiche dell’immobile senza stravolgerne l’architettura.

Secondo le testimonianze dell’attuale proprietaria dell’immobile, villa Serafini fu una delle prime dimore che ebbe l’impianto di riscaldamento a carbone, installato dalla centenaria impresa Torri.

 

Alberto Sironi all’epoca fu un architetto in voga.  Nacque nel 1882 a Milano e si spense a Bologna nel 1924. E’ presumibile che fu fratello dell’Architetto Paolo Sironi che acquistò a Riccione, prima della costruzione di Villa Serafini, la villa del barone Tella o villa Adria. Della dimora in stile Eclettico, con un’elegante torretta con pinnacolo, che la distingueva dalle usuali dimore riccionesi del tempo, rimane solo qualche immagine nelle cartoline dell’epoca,  perché fu distrutta dai Tedeschi durante la guerra per fare spazio alla costruzione di un bunker.

Nulla si sa dei tempi di realizzazione di villa Serafini, ma il prospetto della villa conservato dall’Ingegnere Antinori del Comune di Riccione la riconsegna alla nostra memoria nella sua originaria identità e ci attesta che comunque non ha subito sostanziali cambiamenti nel corso del tempo.

Il villino conserva ancora l’originaria copertura in mattoncini nel piano superiore, che  contrasta con il color cemento della parte inferiore e di alcuni elementi ornamentali come le cornici delle finestre, le due scalinate e le colonne del portico del primo piano. Interessante è anche lo stemma decorativo in cemento posto sulla facciata dell’abitazione in cui ora è riconoscibile solo una fascia trasversale; purtroppo il tempo ha corroso ciò che vi era scolpito e affrescato. Invece è rimasto come allora il cancello principale con lavorata in ferro battuto la lettera ‘’s’’ della famiglia Serafini.

Seppure il Dott. Serafini fosse di origine sammarinese, dovette pagare un tributo alla guerra in corso: una parte della cancellata della sua villa durante la seconda guerra mondiale venne utilizzata per fabbricare le armi, a differenza del villino Zanni in viale Vittorio Emanuele, la cui cancellata invece non potè essere confiscata, proprio perché la dimora apparteneva a un sammarinese. Purtroppo anche un carrarmato piombò nella villa dal cancello sul viale Viola, distruggendo la fontana nel giardino di cui rimane testimonianza da alcune cartoline.

Durante la guerra villa Serafini fu occupata dai tedeschi e successivamente dal comando inglese.

Il villino Serafini dal punto di vista architettonico presenta uno stile eclettico.

 Confrontando villa Serafini con altre dimore realizzate successivamente dall’architetto Sironi, seppure negli anni il suo stile si sia evoluto, rimanendo al passo con le correnti artistiche del periodo, emerge una leggera somiglianza con il villino della famiglia Sironi a Bologna.

Attualmente la dimora conserva di coevo il tetto, alcuni pavimenti decorati all’interno, e alcuni elementi di arredo, sedie e tavoli, poiché gran parte dei mobili vennero portati nella residenza dei parenti, a San Marino, dopo la morte dei primi proprietari.

 

La facciata adiacente a Viale Ceccarini gode della vista di un ampio giardino che contribuisce a creare un po’ di distanza tra l’edificio e il viale e a garantirle una certa riservatezza. Tanto spazio potrebbe benissimo consentire l’edificazione di un moderno condominio, qualora l’attuale proprietaria volesse disfarsi del più bel ‘’gioiello di famiglia’’ e metterlo nelle mani di una ditta costruttrice. A salvaguardia di quel che resta dell’eleganza del vecchio viale Viola, speriamo che questo non debba mai accadere.

 



di Andrea Speziali
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Scoperte sulla villa del Meloncello a Bologna

Villa del Meloncello, Bologna
Foto di Andrea Speziali

''Sulla residenza dei Mattei e poi dei Meriggiani intervenne anche Vucetich''


Villa Meriggiani a Bologna: tutti la chiamano ‘’villa del Meloncello’’, perché confinante con l’Arco del Meloncello, e progettata da Cesare Mattei. In realtà l’edificio risale al ‘700, come ci attestano delle antiche illustrazioni e i progetti conservati presso l’Archivio Storico a Bologna. Da una mia ricerca in collaborazione con l’Architetto Monica Cardin Fontana di Bologna, architetto che sta curando l’attuale restauro della villa, ho scoperto che l’edificio apparteneva alla nobile famiglia Mattei.
La dimora venne fatta costruire dal padre del Conte Cesare Mattei, nato a Bologna l’11 gennaio 1809, figlio di proprietari terrieri bolognesi. Secondo le testimonianze di storici bolognesi, tra le residenze dei Mattei, c’era quella estiva nella zona del Meloncello a Bologna, che riportava nelle inferriate anche lo stemma familiare dei suoi proprietari, saccheggiato dopo l’abbandono della villa. Esattamente non si conoscono i motivi per cui la dimora venne abbandonata e il periodo in cui subentrò la famiglia Meriggiani.

Il Conte Cesare Mattei fu tra i fondatori della Cassa di Risparmio di Bologna ed ebbe una vita intensa a contatto con importanti protagonisti del suo tempo. Nel 1850 iniziò, nella zona di Riola, sull’Appennino Bolognese, la costruzione della Rocchetta Mattei, un castello dalle sembianze fiabesche, in cui egli dimorò stabilmente a partire dal 1859. La sua figura è ricordata per la nuova scienza medica da lui inventata, chiamata Elettromeopatia e basata sull’abbinamento di granuli e fluidi omeopatici, preparati con erbe curative. I suoi rimedi, ottenuti con un metodo segreto, vennero diffusi in massa a partire dal 1880 e commercializzati in tutto il mondo.  Tra i più celebri utilizzatori, ricordiamo l’Imperatore d’Austria, Ludwig di Baviera, la corte russa degli Zar ed il Re e la Regina delle Isole Samoa, ma è risaputo che Mattei riservasse le cure anche a persone indigenti, che supportava  gratuitamente. Purtroppo non sono state ancora trovate tracce e documentazioni che possano testimoniare la vicenda del passaggio di propietà della villa. E’ presumibile che i Meriggiani potevano essere imparentati con i Mattei.

Le uniche tracce in grado di raccontare la storia di questo edificio sono i documenti conservati presso l’Archivio Storico a Bologna, dove nel 1922 l’Architetto di origini dalmate, Mario Mirko Vucetich venne incaricato dalla famiglia Meriggiani per il risanamento dell’edificio. Dell’edificio precedente sono rimaste solo le tracce documentate da un’ illustrazione del ‘700 che riporta una piccola parte della villa (il tetto e qualche finestra) e il rilievo tracciato da Mirko Vucetich nel ’22 per la ristrutturazione. Si presume che i prospetti non vennero realizzati per le cattive condizioni d’abbandono dell’immobile.
La ristrutturazione a cura di Mirko Vucetich, una tra le figure più poliedriche del ‘900, nato a Bologna nel 1898 e deceduto a Vicenza nel 1975, riporta decorazioni Liberty con richiami al ‘700. Per pura casualità ho scoperto che le decorazioni del villino del Meloncello sono molto simili a quelle utilizzate per il villino Alverà a Venezia, eretto attorno agli anni ’20. Si potrebbe presumere che Vucetich per motivi economici abbia riutilizzato gli stessi stampi cementizi per la realizzazione dei due immobili.

Dal rilievo dell’attuale villa del Meloncello o villa Meriggiani a Bologna, ho costatato la stessa decorazione negli infissi che si ripete a Villa Antolini a Riccione, costruita un anno dopo la ristrutturazione dell’edificio bolognese. Risulta ancora scolpita la data di ristrutturazione posta sulla cimasa della finestra centrale al primo piano: A D / MCMXXV / MARIO VUCETICH / FECIT.
Per quanto riguarda l’ultima lettera della data, in verità ne è difficile la lettura, ma si presume che sia la ‘’V’’ perciò la data è quella del 1925.

Dal racconto degli eredi Meriggiani, il padre di un amico di Vucetich, Giovanni, acquisì la villa del Meloncello. Negli anni ’30, quando Vucetich era al Governatorato a Roma con Giuseppe Meriggiani, assieme ad un gruppo di amici, fecero un viaggio in Somalia che durò diversi mesi.  Nella città di Misciane Genale Vucetich realizzò il villino per l’amico Meriggiani che diventerà la dimora dove trascorse tutta la vita. La villa di famiglia a Bologna venne successivamente lasciata ai familiari, e solo l’anno scorso la famosa villa del Meloncello venne venduta ad una nota imprenditrice di moda quale la ristrutturerà.

Per fortuna, un altro gioiello del passato ha trovato un estimatore e …. Un salvatore!


Per contatti: Info@andreaspeziali.it   www.andreaspeziali.it



di Andrea Speziali
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