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INTERVENTI CON PAROLE CHIAVE 'GROTTE DI LONGMEN'
 
Cina, ShanXi, DaTong, le grotte di Yungang, una meraviglia buddista.

grotte di YunGang foto marcomgobbo

La mattina e’ fredda, ma non glaciale come ieri, c’e’ il sole a DaTong, e dopo aver consultato i ragazzi del Ricevimento dell’albergo abbiamo scelto di andare a visitare le grotte di YunGang prendendo un taxi. Si trovano a una quindicina di chilometri dal centro, in direzione sud-ovest, il taxi costa poco e il tassista e’ socievole e curioso nei miei confronti.

Quando gli dico che sono di Milano mi dice “A.C. Milan!”, oh si, pero’ puntualizzo che da ragazzino tifavo Juventus e lui mi risponde “Roberto Baggio!”. La stragrande maggioranza dei maschi adulti cinesi, specie tra i trenta e i cinquant’anni sanno praticamente tutto del calcio italiano degli anni ottanta e novanta, questo perche’ alla “riapertura” della Cina, la tivu’ di Stato cinese programmo’ per anni le partite di calcio del campionato di Serie A.

Roberto Baggio se lo ricordano in molti in Cina, lo chiamavano “il Principe Blu” nel senso che ha il blues, all’americana, che e’ triste, perche’ leggenda qui vuole che a grandi doti e talento non corrisposero altrettanti onori e il suo medagliere dice poco del suo vero valore.

Di certo non mi aspettavo di discorrere di Roberto Baggio mentre viaggio in taxi verso gli antichi templi buddisti cinesi scavati nelle grotte vicino alla città di Datong, nella provincia dello Shanxi. Questi, insieme alle grotte di LongMen (vedi blog precedenti) e a quelli di Mogao sono i tre più famosi siti di antiche sculture di arte buddista in Cina.
Howard inizia a leggere una guida: il sito si compone di 252 grotte con più di 50.000 statue e statuette del Budda che vanno dai 4 cm. ai 7 metri di altezza. Sono patrimonio UNESCO e sono considerate una perfetta fusione dell’arte religiosa buddista di provenienza dal Sud Est Asiatico con le tradizioni culturali cinesi.

Ma perche’ proprio qui?

Dopo il declino della dinastia Jin, le regioni settentrionali della Cina passarono sotto il controllo dei Wei del Nord che fecero della citta’ di Pingcheng, l’odierna Datong, la loro capitale. Ah, ecco! Inoltre la dinastia dei Wei adotto' come religione di stato il Buddismo... e adesso tutto torna.

Il Buddismo arrivo’ in Cina tramite i viaggiatori e commercianti che trafficarono lungo l'antica Via della Seta del Nord, un percorso di circa 2600 chilometri, che collegava l'antica capitale cinese Xi'an all’antica Partia.
I primi lavori di scultura durarono fino all'anno 465 CE, (le grotte note come grotte 16-20). A partire intorno all'anno 471 C.E, inizio’ una seconda fase dei lavori, grazie al mecenatismo della corte imperiale e alla sua supervisione, che durò fino al 494 C.E. In questo periodo furono costruite le grotte gemelle 5/6, 7/8, e 9/10 così come le grotte 11, 12, 13.

Il mecenatismo imperiale fini’ nel 494 C.E., anno in cui la corte Wei se ne ando’ nella nuova capitale Luoyang, e li iniziarono i lavori delle grotte di LongMen. Chiaro.

Le grotte piu’ antiche, piu’ colorate, piu’ vicine alla tradizione Indiana sono quelle di Mogao (DunHuang), poi abbiamo queste di YunGang per finire con quelle di LongMen. Howard prosegue la sua lettura ad alta voce. Andatasene la corte, altre grotte furono scolpite grazie al patrocinio di facoltosi privati, e questa terza fase durera’ fino al 525, quando tutto si fermo’ a causa di rivolte sociali nella zona, rivolte che eventualmente portarono alla caduta degli Wei.

Osserviamo il paesaggio, il brullo invernale che mi ricorda certe parti del Nord Italia; ci informiamo sull’economia della zona, di che vive la gente? Il tassista e’ perentorio: si vive delle miniere e di pastorizia. Infatti qui la carne che va per la maggiore non e’ quella di maiale, come nel Sud della Cina, ma quella di montone e di agnello.

Arriviamo ad una svolta della strada e eccoci davanti al cancello di entrata, paghiamo e salutiamo il cordiale autista. Camminiamo per un centinaio di metri, poi svoltiamo a sinistra, scendiamo una scalinata ed entriamo in una grande e moderna entrata, molto ariosa, sembra la hall di un hotel di lusso. Comprati i biglietti passiamo ad un altro cancello e finalmente siamo in un piazzale, da dove parte un viale alberato con statue a destra e a manca, che conduce ad un ponte lanciato su di un laghetto, attraversato il ponte saremo alle porte di un grande tempio.

Dal ponte scattiamo delle foto, e mentre camminiamo verso il tempio c’e’ qualcosa che non mi quadra. Arriviamo al tempio, c’e’ un monaco, non appena qualcuno si ferma per inchinarsi a pregare o ad accendere i canonici tre incensi, batte un gong. Il tempio e’ molto grande, scenografico, vederlo dal ponte fa un effetto cartolina postale, me l’immagino al tramonto o all’alba, che si specchia sull’acqua...

Giriamo intorno al tempio e finalmente capisco che cosa non mi quadra: ci sono solo grandi hall dedicate alle statue da venerare, ma nessun spazio per monaci, o dormitori o altro... Il tempio e’ pittoresco e dimostrativo, ma non vissuto come tale, secondo me, e anche Howard conviene che il monaco gli pare li non proprio per trascendente vocazione quanto per guadagnarsi la pagnotta, probabilmente e’ un impiegato statale.

Dietro il tempio parte un altro ponte e finalmente arriviamo alla zona delle grotte. Si dovra’ camminare ancora per qualche minuto, e poi appariranno, sulla nostra sinistra. Nel frattempo si sta annuvolando, e la temperatura scende.

Vediamo le prime grotte, parecchio erose dagli agenti atmosferici, sono in un materiale che mi pare arenaria. Howard riprende la guida che spiega che gia’ dalla immediata fine dei lavori ci si rese conto che l’erosione era molto accentuata e veloce. Ci furono diversi tentativi di preservare le grotte e riparare i danni subiti, con restauri di statue e la costruzione, durante la dinastia Liao, dei "10 templi di Yungang" (1049-1060) destinati a proteggere le principali grotte, ma questi templi furono distrutti appena 60 anni dopo, durante un incendio. La dinastia Qing, nel1621, costrui degli edifici in legno che si possono vedere ancora davanti alle grotte 5 e 6. E ci siamo di fronte proprio adesso.

Questa e’ considerata la zona centrale delle grotte (dalla 5 alla 13) e ci sono una serie di grotte a coppia, meravigliose. Le prime grotte che abbiamo visto erano di un monumentale molto serio, austero. Queste, invece, sono piu’ colorate, fiorite, direi quasi giocose.
A
lcune delle colossali statue del Budda sono nello stile Gandhara, originario del Nord dell’India e molte delle statue di enormi dimensioni (grotte 5, 16-19) sembrano essere state influenzate dalle famose statue (ormai distrutte dall’odio settario dei Talebani) di Bamiyan in Afghanistan.

Mi attardo a visitare le grotte ed esco e rientro parecchie volte. Si, qui decisamente l’atmosfera e’ diversa dalle grotte di LongMen, molto piu’ marcatamente cinesi li, mentre qui le influenze sono proprio indiane, con i riverberi greco-romani in certi motivi decorativi, in certe figure; ci sono dei motivi e delle influenze che sono palesemente non cinesi, ma la mia ignoranza in materia mi impedisce di identificarle chiaramente, mentre invece cinesi sono le immagini, in questo contesto piuttosto “pesanti”, di draghi e fenici, anche i tetti o un certo modo di disegnare l’aureola.

Con Howard discorriamo delle aureole, questo segno di santita’ che attraversa tutte le religioni. Curioso, no? Fare foto all’interno delle grotte piu’ colorate e’ vietato ma Howard scatta lo stesso. Sono diviso a meta’ tra il cazziarlo e il farmi complice e suggerire dove scattare le foto.

Le grotte sono impressionanti, variano molto per grandezza e profondita’, per ricchezza di dettagli e di statue. Ci sono delle piccole grotte riccamente dipinte e scolpite su ogni superficie. Inoltre ci sono intricati bassorilievi e sculture a parete... Si potrebbe passare ore a esaminare il dettaglio di ogni nicchia, e molto probabilmente bisognerebbe essere buddista o avere una approfondita conoscenza di architettura per apprezzare fino in fondo questo sito artistico-religioso. Molto meglio venire a visitarlo con un minimo di preparazione.
Ci sono delle grotte chiuse al pubblico, i lavori di restauro continuano ancora oggi. Erosioni naturali, saccheggiatori (in particolare nel 20esimo secolo) e vandali, così come attacchi anti-buddisti durante la Rivoluzione Culturale, hanno lasciato il segno, ma ci sono segnali incoraggianti di un rinnovato impegno da parte del governo centrale per la conservazione e il restauro delle Grotte di Yungang, un vero tesoro dell'arte e della storia mondiale, non solo cinese.



di Marco M Gobbo
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Cina, Un Viaggio a LuoYang, Parte Prima: Il Monastero Shao Lin.

La Grande Hall del Tempio Shao Lin

La prima volta che sentii parlare del monastero e tempio Buddista ShaoLin (少林寺) fu nel 1982 o 1983, quando lessi del grande successo del film “ShaoLin Temple”, appunto, con protagonista Jet Li, che grazie al ruolo in quel film parti’ per una grande carriera cinematografica.

Con l’amico Howard abbiamo preparato la nostra tre giorni di visita a LuoYang (洛阳), nella provincia dell’HeNan, una delle Quattro Grandi Capitali Storiche della Cina. Probabilmente l’area intorno a Luo Yang e’ la culla, l’inizio della cultura cinese, ed e’ proprio in questi paraggi che si trova il monastero ShaoLin, e, di molto piu’ grande interesse per me, le Grotte di LongMen, una delle piu’ impressionanti raccolte di grotte-tempio scavate in una collina e costituenti uno dei piu’ alti tributi nella storia dell’arte e della spiritualita’ Buddista.


A LuoYang ci andremo in treno partendo da SuZhou, un viaggio di oltre dodici ore (con un costo di circa 250 RMB solo per l’andata) in cuccetta di seconda classe, in uno scompartimento con sei posti e senza porte, che da direttamente sul corridoio, il concetto di “privato” pare che non sia ancora contemplato sui treni normali, in Cina. E che si sia sotto l’egidia della Grande Sorella (la Cina, per me, e’ “donna”) lo si capisce dall’altoparlante, che con voce suadente e femminile non smette di appellarsi ai viaggiatori come ad “amici” e a dare svariate informazioni e consigli. Quando la voce non parla il silenzio viene subito riempito da musica, di qualsiasi tipo. Non c’e’ attimo in cui l’altoparlante smetta di riempirti la testa: o musica o consigli da parte della Grande Sorella. Alle ventidue circa la musica smette e la luce si spegne, il segnale che tutti devono andare a nanna. Non c’e’ la possibilita’ di avere una luce singola, mi sembra un salto indietro nel tempo, un tempo dove tutti facevano tutto all’unisono. Alle 7 e 10 del mattino la voce della Grande Sorella irrompera’ di nuovo, costringeranno tutti al risveglio, un altro segnale di imposta vita di comunita’.

Luo Yang e’ ancora la Cina in via di sviluppo, una citta’ con un passato gloriosissimo, assolutamente decaduta, lontana anni luce dal nuovo, ricco scintillio di ShangHai, GuangZhou, BeiJing o Shenzhen. Ma non e’ per Luo Yang che siamo qui, anche se involontari paragoni continuano ad affiorare.

Di fronte alla Stazione Ferroviaria c’e’ la Stazione degli autobus, e dopo una veloce colazione in un fast food cinese lasciamo il bagaglio in deposito e ci sediamo sull’autobus che ci portera’ al famoso tempio.

Guardo fuori dal finestrino e ci sono diversi momenti che vorrei fermare con la macchina fotografica, ma la stessa e’ nello zaino, non ci avevo pensato prima, e cosi il bimbo vestito da piccolo imperatore, in oro e rosso vivo, che ride e gioca con i nonni e la mamma sul marciapiede davanti ad un piccolo, modestissimo negozio rimane solo nella mia memoria, come anche la fila di uomini che escono da un ufficio, tutti con un sacco pesante sulle spalle, sembra un sacco di cemento da 25 chili, o forse riso, una fila di una ventina di uomini, dall’aria assorta e seria. Passiamo per una zona dove vedo insegne in arabo e dove c’e’ una strada con parecchie bancarelle che vendono carne macellata, esposta sui tavoli.

L’autobus prosegue ad una lentezza incredibile, ogni tanto si ferma per far salire qualcuno, Howard mi spiega che, secondo lui, molto probabilmente l’autobus sta cercando passeggeri in “nero”, che pagheranno un biglietto ridotto, e i cui soldi finiranno nelle tasche di autista e controllore.

L’arte di arrangiarsi, senza confini.

Grazie al suo apparentamento con il KungFu, lo ShaoLin Temple e’, probabilmente, il monastero Buddista Mahayana piu’ famoso al mondo, e dal 2010 fa parte della lista dei siti Unesco, incluso nella lista dei “Monumenti Storici di Dengfeng”. Qui c’e’ la sede di una delle piu’ famose scuole di KungFu, con praticanti che arrivano da tutta la Cina e anche da altre parti del mondo.

Il tempio stesso, fondato attorno al 5 secolo CE, di “monumento storico” ha, davvero, pochissimo: e’ stato piu’ volte distrutto nel corso della sua storia, parzialmente o totalmente, e una delle ultime piu’ grosse ingiurie gli fu inflitta nel 1928, per mano di Shi Yousan, un generale cinese famoso per i suoi voltafaccia e defezioni, che gli diede fuoco, un fuoco che brucio’, a quanto pare, per quaranta giorni e che distrusse il 90 per cento degli edifici, incluso la biblioteca dei manoscritti, antichi strumenti musicali, statue e dipinti. Il colpo finale arrivo’ con il Partito Comunista: la Rivoluzione Culturale aveva tra i suoi bersagli le istituzioni religiose e i comunisti si accannirono anche contro il monastero. La storia riporta che quando le Guardie Rosse attaccarono il tempio vi trovarono cinque monaci che furono messi in ceppi e costretti a indossare dei cartelli sui quali erano descritti i propri “crimini”. I monaci furono fustigati in pubblico, messi alla berlina per le strade, con la gente che gli gettava immondizia addosso, per finire in prigione. Il governo comunista cinese lascio’ il tempio sbarrato per parechi anni.

Leggo queste notizie su un opuscolo, un libretto stampato e venduto nel monastero, e su internet, su Wikipedia, altre mi sono date a voce.

Nel suo odierno avocare e conglomerare in se’ tutte le tradizioni del passato, il Partito Comunista, nella sua transizione verso “Unico Partito Che Rappresenta il Popolo e la Nazione”, insieme a Confucio, si e’, come dire, appropriato della tradizione Buddista, facendone un’appendice storica della vita della nazione di cui, ora, e’ protettore, mentore e, in tutti i sensi, Guardiano. L’importante e’ che il Buddismo stia nei ranghi, e forse per assicurarsi cio’ che l’Abate dello ShaoLin Temple e’ membro del Partito Comunista ed e’ membro “eletto” del Congresso. Un membro di Partito ed Abate abbastanza chiacchierato, visto che ci sono insistenti voci in Cina, che lo danno come proprietario di una fortuna nascosta di svariate centinaia di milioni di Euro e lo accusano di avere una giovane amante, a Pechino. Tutto questo e’, attualmente, molto cinese: quasi non passa giorno senza che appaiano notizie su mazzette enormi e giri di donne, su improvvisi arricchimenti e liste spese spropositate, sui comportamenti da piccoli despoti che coinvolgono funzionari di partito e burocrati piccoli, medi e grandi, il comportamento dell’Abate, se provato, e’ assolutamente nella "norma" attuale.

In effetti, in questo momento storico, la funzione pubblica dell’Abate e’ quella di un membro di Partito con una funzione ambasciatrice di quello che viene definito “soft power” di una nazione: viaggia per il mondo insieme ad altri alti rappresentanti del governo comunista: l’ultima visita registrata sul libretto venduto nel monastero cita: “Novembre dal 17 al 24, 2004, l’Abate guida una delegazione di 27 membri di monaci dello ShaoLin Temple in accompagnamento della visita in Sud America del Presidente Hu JinTao... la prima volta che un gruppo di monaci dello ShaoLin appare in America Latina”. Questa connivenza e convivenza tra Il Tempio e il Potere Politico corrente non e’ nuova (e non e’ solamente cinese), durante tutta la sua storia le sorti del monastero furono legate e seguirono quelle del Potere del momento, con periodi di ricchezza, prestigio e protezione e periodi di censura, poverta’ e distruzione. Periodi di distruzione che coincidono con i cambi di potere, di dinastia e di sollevamento popolare contro la dinastia di turno. I famosi monaci guerrieri erano spesso usati dal potere in spedizioni punitive contro i ribelli, e per la stragrande maggioranza dei casi il kungfu combatteva dalla parte del Potere ufficiale. Un vero affrancamento del Buddismo, come filosofia o religione, dallo Stato o Impero o Governo, in Cina non si e’ realizzato, e sicuramente non sara’ il Comunismo, cosi com’e’ espresso e organizzato ora, a dargliene possibilita’.

Guardo il monastero e rifletto sull’intrecciarsi dei rapporti del Buddismo e Potere, nelle varie declinazioni nazionali, Cinese, Coreano e Giapponese, sopratutto, e formazione dello spirito nazionalista delle citate nazioni. Un settore di studi davvero interessante. Leggendo la storia del monastero ShaoLin, si evidenziano le funzioni di contatto e disseminazione da e verso altre nazioni, specialmente Corea, India e Giappone, con discepoli e monaci che vanno e vengono tra i diversi Paesi.

L’autobus arriva e si ferma sul ciglio della strada: non si vede altro che strada e alberi. Scendiamo e chiediamo, ci indicano di proseguire per un centinaio di metri e girare a destra, ed eccoci qui: hanno costruito un viale larghissimo, con tanto di massicio portale in stile classico, e statua dedicata al fiero monaco combattente. Chissa’ Mao che avrebbe pensato, chissa’ cosa pensano le migliaia di ex Guardie Rosse, gente che oggi ha tra i 65 e i 60 anni, che vivono da queste parti. Forse fanno autocritica, o cercano di dimenticare o, ancora, si sentono perfettamente a posto, dalla parte di chi aveva, e ha, "ragione".

 

La giornata non e’ male, e l’atmosfera piacevole: ci sono parecchi visitatori, e meno male che non siamo in una delle settimane di vacanza nazionale, non voglio neanche immaginare la folla che ci potrebbe essere. Il costo del biglietto e’ salato se consideriamo il costo medio della vita in Cina: 120RMB (lo stipendio minimo di un operaio da queste parti e’ di 1200RMB, forse anche meno) a cui si aggiungono altri 10RMB a testa per prendere un piccolo mezzo che ci portera’ ad una teleferica che costa 60RMB a testa, per andare a visitare il gruppo dei monti SongShan, con le sue “tipiche formazioni rocciose”. Tipiche formazioni che sono tipiche in tutto il mondo, per questo genere di monti, ma che qui assumono un aspetto speciale perche’, come dicevo prima, quest’area e’ ritenuta la culla storica dello sviluppo della civilta’ cinese, per cui un’aurea di dovuto rispetto s’impone, e una normale montagna diventa “sacra”, per cui il tempio stesso beneficia sempre piu’, economicamente, di questa sorta di pellegrinaggio che include praticanti del KungFu, Buddisti, turisti internazionali e in numero crescente i cinesi stessi, alla ricerca delle proprie radici, storiche e culturali.

Se chi legge ha intenzione di visitare il tempio, consiglio di risparmiarsi il tempo e i soldi per la teleferica e la montagna (se non ha particolari motivi legati alla montagna stessa) e di dedicarsi, invece, al Tempio e alla Foresta delle Pagode, che e’ poi la vera parte storica della zona, e che richede un minimo di conoscenza e preparazione prima della visita, per essere apprezzata.

Scendiamo giu’ dal monte e camminiamo verso la Foresta delle Pagode. Le macchine fotografiche appaiono nelle nostre mani, Howard si gira e mi dice: “Beh, comunque non scattarmi delle foto mentre sono tra le Pagode, e io non ne scattero’ a te”. Oh bella, e perche’? “Perche’ queste sono tombe, e se fai delle foto e come se fermassi nella foto un fantasma, qualcuno tra le tombe, sai, non porta bene...” Dico di si, che capisco benissimo, accidenti ! Faremo foto solo alle pagode ed evitero’ di includere qualsiasi essere vivente, non vorrei essere inconsapevole agente della sua prematura dipartita! Un cane bianco e nero si aggira, solitario e annusante, tra le pagode. Non so perche’, ma penso ad una reincarnazione.

Le pagode sono davvero interessanti, di periodi diversi, dalla Dinastia Tang fino alla Qing, alcune molto antiche e alcune cenotafi di antichi maestri Ch’An, ovvero di quella setta Buddista nata in Cina e che in Giappone prendera’ poi il nome Zen. Per inciso, la setta Chan era giusto una delle otto principali dell’epoca Han. Considerato che il tempio e’ praticamente una ricostruzine avvenuta a partire dal 1981, il vero tesoro artistico, culturale e religioso di questo monastero e’ rappresentato da questa Foresta delle Pagode, che ospita centinaia di iscrizioni e tavole istoriate in diversi stili storici della calligrafia cinese.

Per la prima volta ho la netta percezione di quanto sia stato, sia e sara’ importante il Buddismo nella costituzione del carattere e della psicologia cinese. All’interno del Tempio c’e’ un altro posto, piccolo e interessante, la cosiddetta (un po’ pomposamente) Foresta delle Stele, che piu’ che una foresta sono quattro linee di antiche tavole disposte simmetricamente, con iscrizioni e incisioni da parte di antichi e nuovi maestri. Con Howard giriamo per il tempio, non so giudicare quanto fedele sia la ricostruzione, nei confronti di un originale che comunque era gia’ stato ricostruito parecchie volte nel corso dei secoli, ma sento vibrare attorno, sara’ forse per l’ammirazione per il posto da parte dei visitatori, un’atmosfera speciale; girando tra le varie cappelle e i templi, Howard si ferma spesso ad accendere i canonici tre incensi.

Visitando il tempio mi accorgo che moltissimi sono i segni e le testimonianze dei legami storici tra Giappone e Cina, che qui si materializzano sotto forma di tributi, scritti, poesie, statue lasciate e donate da monaci, uomini di cultura e appassionati giapponesi. Per un attimo penso che forse il Buddismo potrebbe essere una delle vie percorribili per rianimare l’amicizia tra questi due popoli, per riattivare il circolo di idee e di attivi scambi culturali, ma l’attuale pedagogia e propaganda cinese e’ volta in tutt’altra direzione e le prese di posizione politica nei confronti del sanguinoso passato recente non concedono molti spazi, da ambedue le parti. Anche verso Taiwan il retroterra spirituale collegato al Buddismo potrebbe dare un terreno comune di riavvicinamento, precetti comunisti e idee di imperialismo cultural-politico permettendo.

Concludiamo la visita pranzando al ristorante accanto al tempio, ma e’ una scelta dettata solo dal fatto che siamo pigri, affamati e non abbiamo provviste, altrimenti non avremmo elargito 100RMB a testa, prezzo fisso e da pagare in anticipo, per quattro piatti di legumi e tofu.

Camminiamo verso l’uscita e andiamo nell’edificio dedicato all’esibizione di Kung fu, entriamo e siamo fortunatissimi a trovare due degli ultimi posti liberi. L’esibizione durera’ una mezzora ed e’ godibile, delle ragazze girano vendendo a 10 RMB un DVD delle esibizioni che poi Howard comprera’. Io? No grazie, ho le foto e il mio ricordo.

Fuori dall’edificio, a destra e a manca, allievi di Kung Fu a profusione, c’e’ un campo dove ci saranno perlomeno trecento persone, vestite in nero e rosso, che saltano, corrono e si esercitano.

Proprio verso la fine della strada tre giovani allievi ci salutano gioviali, e anche noi ricambiamo, si concentrano su di me, il forestiero, mimo due mosse di Kung Fu, ridono da matti. Anche noi. L’autobus pareva quasi attenderci, saliamo, parte dopo cinque minuti, saremo in albergo dopo quasi due ore. Domani vedremo le Grandi Grotte e visiteremo meglio la citta’ di LuoYang.

(Continua)



di Marco M Gobbo
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