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INTERVENTI CON PAROLE CHIAVE 'GROTTE DI MOGAO'
 
Cina, Provincia del Gansu: sulla Via della Seta, DunHuang e Mogao (Parte Quinta)

Grotte di Mogao, esterni, dicembre 2012

Sto leggendo s’un libro che le Grotte di Mogao diventarono un luogo di pellegrinaggio per il pubblico e fino al 14 ° secolo le grotte-santuario furono costruite dai monaci con i fondi di donatori e mecenati, tra i quali anche dignitari stranieri e imperatori cinesi. Grotte più piccole furono finanziate da commercianti, ufficiali militari, e altri personaggi locali. Leggo e tutto mi dà la sensazione di quanto profondamente il buddismo fu parte della vita cinese. Arriviamo alla nostra destinazione, e siamo soli. Pochi minuti più tardi vedremo un piccolo gruppo di stranieri presto raggiunto da un altro gruppetto, questa volta di cinesi.

I biglietti d'ingresso per gli stranieri sono più costosi, e nel 2013, con la Cina divenuta la seconda potenza economica mondiale, sono davvero sconcertato da questa disparità di trattamento nei confronti di persone provenienti da molto lontano per ammirare arte che appartiene al mondo. Questo è patrimonio artistico mondiale, non solo cinese. Mi chiedo come un cinese potrebbe sentirsi nel venire a sapere che dovrebbe pagare più di un italiano per visitare la Galleria degli Uffizi di Firenze o di L’Ultima Cena di Leonardo a Milano. Seconda sorpresa: ci è permesso di visitare solo 8 grotte! Che cosa? Sì. Se vogliamo vederne di più, abbiamo bisogno di tornare e pagare di nuovo l'ingresso. Che caz! Posso capire questa limitazione nel periodo estivo, mentre, credo, migliaia di persone arrivano per vedere le Grotte, ma alla fine di dicembre, a meno 15 gradi, ci sono non piu’ di altre 35 persone e la maggior parte sono stranieri, provenienti da migliaia di chilometri di distanza per venire qui. Anche Howard non è affatto felice. Questo è davvero inaspettato.


Ora sono quasi di cattivo umore e cerco di concentrarmi su arte e storia e buddismo. Decidiamo di seguire una guida cinese: farò del mio meglio per capire un po' di informazioni, e Howard mi aiutera’ con delle traduzioni al volo, quando saro’ proprio perso. Confido sul fatto che ho gia’ letto molto sulle Grotte e la loro storia. So che sono circa 500 e che sono state riccamente dipinte perché dipinti e architettura servivano come rappresentazione visive della ricerca dell'illuminazione, della Via, e che erano, al tempo stesso, uno strumento didattico per coloro che non sapevano leggere, sulle storie e sul credo buddista. Come si assomigliano le culture, la stessa situazione è chiaramente presente nella storia del cristianesimo, o dell'induismo, l'islam o nella stragrande maggioranza delle religioni del mondo: lo stesso uso della pittura, dell’architettura e dei templi lì come qui, esattamente lo stesso uso dell'arte, lo stesso obbiettivo... la stessa
Propaganda Fide.


Un gran numero di grotte furono costruite durante la famosa dinastia Tang, quando DunHuang divenne davvero grande centro di commercio e grande crocevia religioso sulla Via della Seta cinese. Anche le due grandi statue del Buddha di Mogao sono stati eseguite in questo periodo, la più grande costruita nel 695. Curiosamente Mogao fu risparmiata dalla persecuzione dei buddisti e del buddismo ordinata dall'imperatore Wuzong nel 845, in quanto non era cinese, ma sotto il controllo del Tibet. Come succede spesso ad una città di frontiera, Dunhuang fu occupata piu’ volte e in tempi diversi da altre popolazioni.
Le poche grotte che possiamo visitare sono veramente magnifiche, e non sono tra le migliori o più famose.
Le grotte comunicano davvero il riverbero dell'arte indiana: hanno una colonna centrale a sezione quadrata, sculture in nicchie, che rappresenta lo stupa attorno al quale gli adoratori possono circumambulare (chiamato parikrama) e guadagnare benedizioni. La guida spiega che molte delle grotte in origine avevano portici in legno ma la maggior parte di questi sono stati persi, con solo cinque rimanenti, i primi due di questi cinque sono un ormai raro esempio del tipo di architettura in legno in voga durante la dinastia Song. I primi murales mostrano una forte influenza indiana e dell'Asia centrale nelle tecniche pittoriche utilizzate, nella composizione e nello stile delle pitture così come nei costumi indossati dalle figure, insomma mi verrebbe da dire “questa e’ pittura indiana”,
tout court ma uno stile distintamente di Dunhuang comincia gia’ ad emergere durante la Dinastia Wei. Motivi cinesi, di origine asiatico-centrale e indiana si possono trovare mescolati in un unica caverna, e gli elementi cinesi via via aumentano per importanza nel corso del periodo Wei occidentale (535-556 CE).


Ci sono grotte che sono totalmente dipinte, su tutti i muri e i soffitti, è quasi un
horror vacui in azione, con decorazioni geometriche o di vegetazione che riempiono gli spazi non presi da immagini figurative, di solito il Buddha. Anche le sculture sono riccamente dipinte. Molti murales sono stati ridipinti in periodi successivi, e non sempre con buoni risultati. I murales sono valutati, come qualita’ artistica, considerandone la grandezza e la ricchezza dei contenuti e, ovviamente, questi murales stanno li’ a documentare i mutevoli stili dell’arte buddista, e direi "arte" in Cina, per quasi mille anni. L'arte dei murales raggiunse il suo picco durante il periodo Tang, per poi cominciare a scemare di qualità.


Visitando Mogao capisco perché ci sono così tante grotte denominate "Grotta dei Mille Buddha": questo è un motivo comune in molte grotte, le cui pareti sono interamente coperte da file e file di piccole figure del Buddha seduto. Questi piccoli Buddha sono stati elaborati utilizzando stencil in modo che figure identiche possano essere replicate in maniera identica. Inoltre sono notevoli le figure delle Apsaras Volanti, che incontrai prima, ad Angkor Wat, Cambogia ( vedi: http://www.exibart.com/blog/blogmsg.asp?idblog=5628 ) ; in cinese si chiamano Feitian e le Feitian sono simbolo usato ovunque a Dunhuang, come statua spartitraffico ad un crocevia oppure anche utilizzato dal Partito Comunista, sezione Gioventu’. Penso: abbiamo un antico simbolo religioso utilizzato da un partito ufficialmente ateo. Che dire di questa utilizzazione di vecchi simboli religiosi per la costruizione di una nuova mitologia?


Soprattutto, queste grotte sono sempre dedicate alla vita del Buddha o rappresentano delle parabole della sua dottrina (karma). Sono incantato da tutte, e mi piacerebbe vedere di più e capire di più. Molti murales a Dunhuang sono eseguiti usando tecniche di pittura originarie dell'India, dove l'ombreggiatura è stata applicata per ottenere una sorta di effetto chiaroscurale o tridimensionale. Questa tecnica di ombreggiatura è, in tutta l’Asia Orientale, unicamente riscontrabile a Dunhuang in questo periodo in quanto tale ombreggiatura sui volti umani non apparve in dipinti cinesi se non molto più tardi, quando si fecero sentire le influenze dei dipinti europei. Un'altra differenza dalla pittura tradizionale cinese è la presenza di figure semi-nude o completamente nude. Dipinti e sculture a Mogao mostrano chiaramente che essi si basavano su modelli indiani e dell’Asia centrale, anche sullo stile greco-indiano del Gandhara, poi lentamente, nel tempo, divennero poco a poco cinesizzati.
Per quanto riguarda le sculture, la maggior parte delle volte il Buddha è mostrato come figura in posizione centrale, spesso attorniato da deva, apsaras, re celesti, Boddhisattva e altre creature mitologiche.


Ecco, dall’ Italia a Mogao, sfidando meno 20 gradi, per vedere solo 8 grotte. La visita è finita e torniamo a Dunhuang.

(continua)



di Marco M Gobbo
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China, Gansu: sulla Via della Seta, DunHuang e Mogao (Parte Quarta)

statua del Budda, dettaglio, Gansu Cina

La stazione ferroviaria di DunHuang è nuova, è un congelatore e dista circa 20 km dal centro della città. Mi chiedo perché, e non riesco a trovare una spiegazione a riguardo. La distanza dalla stazione al centro della città ha creato un mercato per i tassisti che sembrano tutti lì, in attesa dei clienti che non vogliono salire sull’autobus. Come noi.
Il nostro tassista è un uomo gentile e mentre guida, con molto tatto, chiede notizie circa il nostro soggiorno, e dopo aver saputo che si rimarrà alcuni giorni perché vogliamo visitare le Grotte di Mogao e altre aree intorno, è pronto ad offrire il suo servizio di autista e guida per i giorni successivi. Il prezzo è giusto, Howard conduce i negoziati ed è rapidamente raggiunto un accordo.

Il nostro hotel non è costoso, anche perché questa è davvero bassa stagione per i turisti o visitatori in generale; la camera è molto spaziosa, c’è un vero soggiorno, una grande camera da letto e un bagno enorme. Siamo davvero lontani dalle mini-dimensioni normali delle camere di Hong Kong. La sola nota stonata è che non abbiamo accesso a internet in camera, dovremo andare al piano di sotto, nella hall, per le nostre ricerche internet e aggiornamenti di lavoro.


Il cielo fuori è di un blu profondo profondo profondo, un cristallo liscio sulle nostre teste. Questo cielo non ci lascera’ quasi mai durante il nostro viaggio, e lo ricordo come una delle cose piu’ belle di Dunhuang. Camminiamo fuori sfidando la temperatura, esattamente come i cittadini di Dunhuang, una piccola città che rivela di essere pulita, ben tenuta, con caratteristiche architettoniche quasi europee. Andiamo al mercato e sbirciamo qua e là la frutta, le albicocche secche e fichi, le noci e le nocciole, da acquolina in bocca.
Howard sembra pronto a darsi a spese senza se e senza ma, e lo fa. Seguo l'esempio. Dopo essere tornati alla nostra stanza e sistemate le cibarie, molte delle quali sono state comprate come omaggio ad amici e parenti, usciamo di nuovo, alla ricerca di un piccolo ristorante. Howard vorrebbe farmi assaggiare la carne d'asino, ma è un po' tardi e non ci sono molti ristoranti aperti; entriamo in un piccolo ristorante di famiglia e hanno ... pesce! Voglio dire, la prima spiaggia deve essere a 4000 km da qui, ma io non mangio carne e Howard è anche troppo gentile nell'aiutarmi a trovare un ristorante con un po' di pesce. Di lago. Risultato? Forse sarebbe stato meglio mangiare lo stufato d'asino. E ben ci sta, per aver violato la regola numero uno del buongustaio viaggiatore: mangia sempre cibi e piatti della tradizione del posto in cui ti trovi.

La mattina dopo l’autista e tassista è molto puntuale, alle 08:00, che qui, grazie al fatto che Pechino impone lo stesso fuso orario in tutta la Cina, è come se fossero le 05:00 a Shanghai. In sostanza, è notte, e stiamo rischiando il congelamento. L’auto e’ un caldo paradiso che ci accoglie, mentre l’aria condizionata lavora a tutto spiano. Mentre lui guida, parlo con Howard e ci aggiorniamo su ciò che sappiamo sulle grotte di Mogao (in cinese:
莫高窟, pinyin: Mogao Ku), dette anche le Grotte dei Mille Buddha (in cinese: 千佛洞, pinyin: Qian FÓ Dong).
Le grotte sono anche dette “le Grotte di Dunhuang”, ma in questo caso il nome include anche altri siti attorno, come ad esempio Le Grotte Occidentali dei Mille Budda. Il sito più famoso è Mogao. Qui ci sono grotte con arte buddista che si estende per circa 1000 anni di storia, considerando che la prima grotta fu scavata intorno al 366 CE. Dunhuang era un'oasi e divenne un’avanposto militare, una guarnigione di frontiera della Dinastia Han, mentre l’imperatore Wudi combatteva gli Xiongnu nel 111 aC. Nel corso del tempo divenne un importante porta per l'Occidente, un centro di commercio, nonché un luogo di incontro di diverse genti e religioni lungo la parte cinese della Via della Seta. Secondo alcune fonti storiche un monaco buddista di nome Lè Zun (
乐 尊) qui ebbe una visione di mille Buddha sfolgoranti in una luce d’oro nel 366 CE, e questo lo spinse a scavare una grotta, un luogo per la meditazione e il culto. Il sito crebbe gradualmente e si formo’ una piccola comunità di monaci. Al tempo della dinastia Tang le grotte scavate e decorate erano gia’ più di mille.

(continua)



di Marco M Gobbo
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Cina, Provincia del Gansu: sulla Via della Seta (parte prima)

Statua di Bodhisattva, dettaglio, al Gansu Museum di Lanzhou

Come si arriva alla Via della Seta?

Non so voi, ma io ci sono arrivato durante le vacanze di Natale del 2012, sempre grazie allo spirito organizzativo di Howard, amico di SuZhou. Con lui avevo visitato in precedenza le magnifiche grotte buddiste di LongMen (vedi blog: http://www.exibart.com/blog/blogmsg.asp?idblog=6222 ) , e poi ancora quelle di YunGang (vedi blog: http://www.exibart.com/blog/blogmsg.asp?idblog=6303 ) ed ora eccoci ad organizzare il viaggio alle grotte di Mogao, vicino a Dunhuang, nella provincia del Gansu.

In effetti abbiamo fatto un viaggio a ritroso nel tempo, dalle grotte relativamente piu’ recenti, quelle dove l‘influsso della cultura cinese e’ preponderante, indietro fino a quelle che, invece, mostrano quasi intonsi i segni dell’arte Indiana e i riverberi del Gandhara.

Dal Budda paffuto, pacioso e spesso ilare di stile cinese arriveremo al giovane Maestro dall’espressione di beata, siderale distanza dai problemi di quest’esistenza, magro e dai lineamenti cosi belli da parere effeminato.

E’ siamo cosi a Suzhou, il 24 dicembre, a casa di Howard e l’amico Jeffrey e’ con noi, ma lui non verra’ a DunHuang, andra’ poi in un’altra provincia, nell’Hunan, a visitare la sua famiglia di origine. Suzhou con i suoi 2 gradi, il vento e un accenno di nevischio e’ proprio fredda per noi che arriviamo dai 18 gradi di Shenzhen. Passiamo insieme quattro giorni tranquilli, mangiando un po’ troppo e visitando alcune parti della citta’ che Jeffrey non conosce, un pomeriggio lo dedichiamo a girovagare nella strada piu’ commerciale, giusto per vedere vetrine e qualche tempio locale.

Il giorno finale della visita di Jeffrey visitiamo il Museo di Suzhou, che fu completamente ridisegnato e ricostruito dall’architetto Ieoh Ming Pei e inaugurato nel 2006.

Mi ci sono recato diverse volte, per curiosare tra le collezioni d’arte antica o vedere qualche mostra di arte contemporanea, e aggirarmici nei suo interni mi da sempre molto piacere, ogni volta scopro un dettaglio, un particolare che mostra l’accuratezza e direi l’amore con il quale Pei ha ripensato il posto, dandogli una veste moderna ma con precisi e forti richiami ad un’architettura classica cinese che qui e’ famosa sopratutto per i Giardini, tutti considerati patrimonio dell’Umanita’. Il museo e’ ad entrata libera, a tutt’oggi, aprile 2013, e la cosa contrasta parecchio con i biglietti che bisogna pagare in giro per la Cina se si vuole visitare Templi e Pagode. Misteri del marketing turistico cinese.

Durante le serate accudiamo e trastulliamo il piccolo bichon bianco di Howard, che abbiamo chiamato Neve, e che e’ reduce da una brutta parassitosi alla pelle, grazie alla trascuratezza di una cugina dell’amico, che ci aveva malbadato durante il periodo precedente alla nostra visita; pianifichiamo il viaggio, che a dire il vero e’ davvero gia’ completamente organizzato da Howard e chiacchieriamo sui prossimi progetti lavorativi oppure guardiamo un film in dvd, che ancora oggi si possono trovare in Cina a circa 10 RMB (ovvero un euro e venti centesimi) in negozi e sulle bancarelle.

Partiremo il 28 dicembre, Jeffrey per ChangSha e noi prenderemo un aereo per LanZhou, la capitale della provincia del Gansu, una provincia che e’ intrisa di storia antica e recente e che il partito comunista ritiene uno dei posti sacri (usano proprio questi termini religiosi) della Rivoluzione, vedremo poi perche’.

Da Lanzhou prenderemo un treno per DunHuang, una volta il confine dell’impero Han e centro di assoluta importanza sulla via della Seta cinese, dove nelle vicinanze si trovano le grotte di Mogao, nostro obbiettivo principale, ma Howard mi spiega come ci siano parecchi altri posti che vale la pena di vedere mentre saremo li, tra -10C e -20C: la Montagna Sabbiosa degli Echi, l’oasi con il lago a Luna Crescente, il passo dello Yumen e quello di Yangguan, andremo nel deserto del Gobi, che si sta espandendo e che ormai quasi lambisce la cittadina, mi dice che mangeremo carne di asino, fichi secchi buonissimi, noci e nocciole di prima qualita’, la famosa pasta fresca tirata (lamian) di Lanzhou e del Gansu, che qui si gusta sopratutto al mattino, come prima colazione. DunHuang fu la porta d’entrata e di interscambio di filosofie, religioni e non solo un punto di commercio, e anche se la Seta ha poi dato il nome alla via, da qui si commerciava di tutto e di piu’, DunHuang era forse la Hong Kong dell’epoca. Insomma, la visita si delinea proprio interessante sotto molteplici aspetti. Peccato che Jeffrey non sara’ dei nostri, penso che sarebbe piaciuto anche a lui visitare dei posti che fanno parte della storia cinese, e anche della poesia, visto che il passo dello Yangguan viene citato in una poesia famosissima in Cina, che tutti i cinesi apprendono a scuola. Sky, uno dei miei pochi altri amici cinesi che in questo momento si trova a Newcastle Upon Tyne per un master in giornalismo, mi ha gia’ espresso la sua amichevole invidia, perche’ proprio Yanggang e la via della Seta sarebbe uno dei suoi obiettivi di visita. Gli ho promesso che davanti alla statua del poeta Wang Wei a Yanggang gli mandero’ un pensiero speciale per lui, impegnato a gustarsi i pudding natalizi della vecchia Inghilterra.

Da DunHuang riprenderemo il treno per LanZhou, facendo uno stop a ZhangYe, una volta si chiamava Ganzhou e leggenda vuole che qui nacque l’imperatore mongolo Kublai Khan, e Marco Polo, che qui soggiorno’ un anno, la chiama Campichu nel suo Il Milione. Con questo viaggio mi sento ormai davvero sulle orme del mio famoso omonimo veneto, in tempi diversi abbiamo visitato gli stessi luoghi: SuZhou, HangZhou, DunHuang, Zhangye, Pechino, ChengDu e altre citta’ nei loro dintorni, e mentre lui parlava sicuramente il cinese di allora meglio di me, io mi accontento di essere un po’ narratore di questa Cina, come lo fu lui allora.

Mogao, arriviamo.



di Marco M Gobbo
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Cina, ShanXi, DaTong, le grotte di Yungang, una meraviglia buddista.

grotte di YunGang foto marcomgobbo

La mattina e’ fredda, ma non glaciale come ieri, c’e’ il sole a DaTong, e dopo aver consultato i ragazzi del Ricevimento dell’albergo abbiamo scelto di andare a visitare le grotte di YunGang prendendo un taxi. Si trovano a una quindicina di chilometri dal centro, in direzione sud-ovest, il taxi costa poco e il tassista e’ socievole e curioso nei miei confronti.

Quando gli dico che sono di Milano mi dice “A.C. Milan!”, oh si, pero’ puntualizzo che da ragazzino tifavo Juventus e lui mi risponde “Roberto Baggio!”. La stragrande maggioranza dei maschi adulti cinesi, specie tra i trenta e i cinquant’anni sanno praticamente tutto del calcio italiano degli anni ottanta e novanta, questo perche’ alla “riapertura” della Cina, la tivu’ di Stato cinese programmo’ per anni le partite di calcio del campionato di Serie A.

Roberto Baggio se lo ricordano in molti in Cina, lo chiamavano “il Principe Blu” nel senso che ha il blues, all’americana, che e’ triste, perche’ leggenda qui vuole che a grandi doti e talento non corrisposero altrettanti onori e il suo medagliere dice poco del suo vero valore.

Di certo non mi aspettavo di discorrere di Roberto Baggio mentre viaggio in taxi verso gli antichi templi buddisti cinesi scavati nelle grotte vicino alla città di Datong, nella provincia dello Shanxi. Questi, insieme alle grotte di LongMen (vedi blog precedenti) e a quelli di Mogao sono i tre più famosi siti di antiche sculture di arte buddista in Cina.
Howard inizia a leggere una guida: il sito si compone di 252 grotte con più di 50.000 statue e statuette del Budda che vanno dai 4 cm. ai 7 metri di altezza. Sono patrimonio UNESCO e sono considerate una perfetta fusione dell’arte religiosa buddista di provenienza dal Sud Est Asiatico con le tradizioni culturali cinesi.

Ma perche’ proprio qui?

Dopo il declino della dinastia Jin, le regioni settentrionali della Cina passarono sotto il controllo dei Wei del Nord che fecero della citta’ di Pingcheng, l’odierna Datong, la loro capitale. Ah, ecco! Inoltre la dinastia dei Wei adotto' come religione di stato il Buddismo... e adesso tutto torna.

Il Buddismo arrivo’ in Cina tramite i viaggiatori e commercianti che trafficarono lungo l'antica Via della Seta del Nord, un percorso di circa 2600 chilometri, che collegava l'antica capitale cinese Xi'an all’antica Partia.
I primi lavori di scultura durarono fino all'anno 465 CE, (le grotte note come grotte 16-20). A partire intorno all'anno 471 C.E, inizio’ una seconda fase dei lavori, grazie al mecenatismo della corte imperiale e alla sua supervisione, che durò fino al 494 C.E. In questo periodo furono costruite le grotte gemelle 5/6, 7/8, e 9/10 così come le grotte 11, 12, 13.

Il mecenatismo imperiale fini’ nel 494 C.E., anno in cui la corte Wei se ne ando’ nella nuova capitale Luoyang, e li iniziarono i lavori delle grotte di LongMen. Chiaro.

Le grotte piu’ antiche, piu’ colorate, piu’ vicine alla tradizione Indiana sono quelle di Mogao (DunHuang), poi abbiamo queste di YunGang per finire con quelle di LongMen. Howard prosegue la sua lettura ad alta voce. Andatasene la corte, altre grotte furono scolpite grazie al patrocinio di facoltosi privati, e questa terza fase durera’ fino al 525, quando tutto si fermo’ a causa di rivolte sociali nella zona, rivolte che eventualmente portarono alla caduta degli Wei.

Osserviamo il paesaggio, il brullo invernale che mi ricorda certe parti del Nord Italia; ci informiamo sull’economia della zona, di che vive la gente? Il tassista e’ perentorio: si vive delle miniere e di pastorizia. Infatti qui la carne che va per la maggiore non e’ quella di maiale, come nel Sud della Cina, ma quella di montone e di agnello.

Arriviamo ad una svolta della strada e eccoci davanti al cancello di entrata, paghiamo e salutiamo il cordiale autista. Camminiamo per un centinaio di metri, poi svoltiamo a sinistra, scendiamo una scalinata ed entriamo in una grande e moderna entrata, molto ariosa, sembra la hall di un hotel di lusso. Comprati i biglietti passiamo ad un altro cancello e finalmente siamo in un piazzale, da dove parte un viale alberato con statue a destra e a manca, che conduce ad un ponte lanciato su di un laghetto, attraversato il ponte saremo alle porte di un grande tempio.

Dal ponte scattiamo delle foto, e mentre camminiamo verso il tempio c’e’ qualcosa che non mi quadra. Arriviamo al tempio, c’e’ un monaco, non appena qualcuno si ferma per inchinarsi a pregare o ad accendere i canonici tre incensi, batte un gong. Il tempio e’ molto grande, scenografico, vederlo dal ponte fa un effetto cartolina postale, me l’immagino al tramonto o all’alba, che si specchia sull’acqua...

Giriamo intorno al tempio e finalmente capisco che cosa non mi quadra: ci sono solo grandi hall dedicate alle statue da venerare, ma nessun spazio per monaci, o dormitori o altro... Il tempio e’ pittoresco e dimostrativo, ma non vissuto come tale, secondo me, e anche Howard conviene che il monaco gli pare li non proprio per trascendente vocazione quanto per guadagnarsi la pagnotta, probabilmente e’ un impiegato statale.

Dietro il tempio parte un altro ponte e finalmente arriviamo alla zona delle grotte. Si dovra’ camminare ancora per qualche minuto, e poi appariranno, sulla nostra sinistra. Nel frattempo si sta annuvolando, e la temperatura scende.

Vediamo le prime grotte, parecchio erose dagli agenti atmosferici, sono in un materiale che mi pare arenaria. Howard riprende la guida che spiega che gia’ dalla immediata fine dei lavori ci si rese conto che l’erosione era molto accentuata e veloce. Ci furono diversi tentativi di preservare le grotte e riparare i danni subiti, con restauri di statue e la costruzione, durante la dinastia Liao, dei "10 templi di Yungang" (1049-1060) destinati a proteggere le principali grotte, ma questi templi furono distrutti appena 60 anni dopo, durante un incendio. La dinastia Qing, nel1621, costrui degli edifici in legno che si possono vedere ancora davanti alle grotte 5 e 6. E ci siamo di fronte proprio adesso.

Questa e’ considerata la zona centrale delle grotte (dalla 5 alla 13) e ci sono una serie di grotte a coppia, meravigliose. Le prime grotte che abbiamo visto erano di un monumentale molto serio, austero. Queste, invece, sono piu’ colorate, fiorite, direi quasi giocose.
A
lcune delle colossali statue del Budda sono nello stile Gandhara, originario del Nord dell’India e molte delle statue di enormi dimensioni (grotte 5, 16-19) sembrano essere state influenzate dalle famose statue (ormai distrutte dall’odio settario dei Talebani) di Bamiyan in Afghanistan.

Mi attardo a visitare le grotte ed esco e rientro parecchie volte. Si, qui decisamente l’atmosfera e’ diversa dalle grotte di LongMen, molto piu’ marcatamente cinesi li, mentre qui le influenze sono proprio indiane, con i riverberi greco-romani in certi motivi decorativi, in certe figure; ci sono dei motivi e delle influenze che sono palesemente non cinesi, ma la mia ignoranza in materia mi impedisce di identificarle chiaramente, mentre invece cinesi sono le immagini, in questo contesto piuttosto “pesanti”, di draghi e fenici, anche i tetti o un certo modo di disegnare l’aureola.

Con Howard discorriamo delle aureole, questo segno di santita’ che attraversa tutte le religioni. Curioso, no? Fare foto all’interno delle grotte piu’ colorate e’ vietato ma Howard scatta lo stesso. Sono diviso a meta’ tra il cazziarlo e il farmi complice e suggerire dove scattare le foto.

Le grotte sono impressionanti, variano molto per grandezza e profondita’, per ricchezza di dettagli e di statue. Ci sono delle piccole grotte riccamente dipinte e scolpite su ogni superficie. Inoltre ci sono intricati bassorilievi e sculture a parete... Si potrebbe passare ore a esaminare il dettaglio di ogni nicchia, e molto probabilmente bisognerebbe essere buddista o avere una approfondita conoscenza di architettura per apprezzare fino in fondo questo sito artistico-religioso. Molto meglio venire a visitarlo con un minimo di preparazione.
Ci sono delle grotte chiuse al pubblico, i lavori di restauro continuano ancora oggi. Erosioni naturali, saccheggiatori (in particolare nel 20esimo secolo) e vandali, così come attacchi anti-buddisti durante la Rivoluzione Culturale, hanno lasciato il segno, ma ci sono segnali incoraggianti di un rinnovato impegno da parte del governo centrale per la conservazione e il restauro delle Grotte di Yungang, un vero tesoro dell'arte e della storia mondiale, non solo cinese.



di Marco M Gobbo
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