INTERVENTI CON PAROLE CHIAVE 'HOUSE'
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L'inedita foto della dimora Amarissimo a Riccione
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Cari lettori, a seguito dello scorso articolo sulla villa
‘’Dell’Amarissimo’’ a Riccione, angolo viale Dante e viale Ariosto, vi
regaliamo un’ inedita fotografia del villino in cui l’interno del portico
risultava ancora impreziosito nella fascia superiore con decori a soggetto
vegetale e il muretto esterno aveva una texture di piastrelle che creavano un
effetto tridimensionale.
Sempre dalla foto è possibile riconoscere la fascia decorata
che percorreva la casa al primo piano sia nello spazio sottostante il cornicione
che sopra ogni finestra.
La cancellata è stata data alla patria e quella originale
era decorata.
La cancellata di recinzione come nei due cancelli originari
rimasti (uno lungo via Dante e l’altro lungo via Ariosto) riportava le iniziali
del proprietario.
La villa non è più un unico spazio abitativo, perché negli anni è stata divisa
in due appartamenti ora appartenenti ai nipoti del primo proprietario Arnaldo
Passerini che era originario di Finale Emilia in provincia di Modena (non
di San Marino come detto).
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di Andrea Speziali
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Il mistero del villino Moretti a Cesenatico
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 Cartolina villa Faedi Moretti, Cesenatico | |
La mia indagine sul
villino Faedi Moretti di Cesenatico, di cui parlerò, nasce per pura casualità.
E’ la fine del 2010 quando passo a trovare Tino Maestri, uno tra i più grandi collezionisti di cartoline
storiche su Riccione. Come tutti gli anni la sua tipografia regala ai clienti un
calendario illustrato con immagini del passato. Tra le foto del calendario è
riportata la cartolina di un interessante villino in puro stile Liberty e,
osservandola, mi sono detto come abbia potuto trascurare una testimonianza
simile, nel pubblicare il mio libro ‘’Una Stagione del Liberty a Riccione’’,
Maggioli Ed.
Però ero certo che qualcosa non quadrava: dopo tanti anni di ricerche
sull’architettura e la storia di Riccione, un villino così decorato risultava
difficilmente collocabile.
Tino mi disse di essere certo del fatto che quell’edificio si fosse trovato a Riccione, perché sul retro, nella
data, veniva fatto il nome della nostra cittadina. Dalle mie ricerche, però, ho
anche imparato che in diversi casi le scritte sul retro, come l’indicazione
della città o della tipografia non sono attendibili; quindi, conoscendo la serietà
e la correttezza di Tino, ho sentito che si doveva approfondire l’argomento.
Facendo mente locale e analizzando l’entroterra dal punto di vista architettonico,
mi sono convinto che il villino non poteva essere assolutamente a Riccione, per
via dello stile troppo decorato e perché sicuramente i riccionesi storici se lo
sarebbero ricordato. Iniziate le ricerche, sfogliando libri sulla riviera
adriatica, casualmente sono capitato in un volume di Ferruccio Farina,‘’Saluti
dal Mare’’ Maggioli Ed., dove ho notato una cartolina panoramica dei primi anni
del ‘900 raffigurante il villino in questione. Con mia sorpresa ho scoperto che
la cartolina riproduceva uno scorcio di Cesenatico.
In pochi giorni sono riuscito a risalire al villino con l’aiuto dello storico
Davide Gnola del Museo della Marineria di Cesenatico, rimasto sorpreso dal
fatto che tra le diverse cartoline sul villino Faedi Moretti, provenienti dall’archivio
Nanni e dal fondo Amilcare Zavatti, quella di Tino non fosse nota a nessuno.
Purtroppo a Cesenatico nessuno si è occupato dei villini dei primi del ‘900 esistenti
nella cittadina. Intendo perciò iniziare
le ricerche sull’argomento, per poi concludere il lavoro con una pubblicazione
che metta in evidenza un campo finora inesplorato.
Al primo avvio delle
ricerche, però, nel tentativo di scoprire chi sia stato l’architetto del
villino Faedi, una comunicazione di Nicola Giannelli sul materiale in archivio
mi ha gelato: a causa della guerra l’archivio comunale è andato distrutto, sono
perciò consultabili solo le delibere conservate presso la biblioteca con
qualche planimetria schematica. E’una situazione analoga a quella del Villino
Ruggeri a Pesaro, per il quale Luisa Fontebuoni non trovò planimetrie ma riuscì
a fare un rilievo del villino tuttora esistenza. Purtroppo, nel mio caso, non è
possibile fare ricerche più approfondite in quanto non esistono né il villino
né le sue planimetrie, però posso tracciare una pianta planimetrica
dell’abitazione grazie alle diverse cartoline che ne restano.
Per il poco materiale che ho trovato, il villino era ubicato in Viale del Lido,
nella zona che oggi corrisponde all’incirca all’incrocio fra viale Carducci e
viale A. Garibaldi. La dimora è andata probabilmente distrutta prima della fine
della seconda Guerra Mondiale. Il villino nacque come residenza privata,
destinata alla villeggiatura estiva, e in un secondo momento fu adibita a
ristorante, il ‘’Diana’’.
A giudicare dalla sinuosità delle linee curve, il villino venne fabbricato tra
il 1903 e il 1905. Tra i pochi villini rimasti in zona e quelli immortalati
nelle cartoline, a mio parere il villino Faedi Moretti era l’unico in puro
stile Liberty della zona.
L’architetto del villino sicuramente non era del
luogo, ma doveva avere una certa fama, almeno pari alla sua abilità, rivelata
dalle belle immagini dell’edificio. Anche dalle ricerche condotte da Giannelli
non risultano villini di un’impronta così decorata e raffinata,come quella che
troviamo nel villino Faedi Moretti. Indagando invece sui committenti,
sicuramente di alto ceto sociale, si sono travati alcuni documenti che
attestano l’esistenza di villa Faedi Moretti a Cesenatico, riportati nel
Carteggio di Marino
Moretti e Aldo Palazzeschi.
Da quanto riportato da Giorgio Calisesi in “Il canale, il mare, un paese: per i
700 anni di Cesenatico’’, Il Ponte Vecchio, Cesena 2002, la villa era di
proprietà della Ditta ‘’Faedi&Moretti’.’
Mentre Valentina Orioli con la pubblicazione ‘’Il Cesenatico: turismo e città balneare fra Otto e Novecento’’,
ci indica che la Ditta ‘’Faedi&Moretti’’ aveva a che fare con il commercio
marittimo. Con quest’ultima nota si arriva a sapere il perché della costruzione
del villino. I proprietari della villa avevano rapporti commerciali con
Cesenatico. Cesenatico è una città che dalla fine dell’Ottocento ai primi 20-30
anni del Novecento iniziava a ospitare tra i 270/280 villini, oggi rimangono circa un terzo di quelle
ville. Il boom si ebbe intorno al 1900 e il 1912. Iniziarono a costruire lungo
viale Anita Garibaldi, dove si ergeva il villino Faedi Moretti, avvicinandosi
poi allo stabilimento balneare e andando a saturare le zone limitrofe. Già nel
1908 si era superato il limite di estensione di viale Roma. Per dar spazio ad
altri villini il Comune nel 1910 acquistò dal Demanio un’ampia fascia di
arenile: dal molo di Levante fino a via Zara. Allo scoppio della grande
guerra ci fu una battuta d’arresto
e si riprese negli anni Venti. Purché si costruisse, venne regalata terra a
tutti, una sorta di ‘’corsa alla frontiera marina’’. E’ il 1904 quando Paolo
Corelli, sindaco di Cesenatico, fece pubblicare un opuscolo con indicate le
norme generali per poter ottenere gratuitamente aree fabbricabili. Si richiese di
sfalsare le costruzioni per rendere possibile la vista al mare e allo scopo si
fecero viottoli di collegamento individuabili ancor oggi. Per lo sviluppo
balneare della città di Cesenatico fu fondamentale il ruolo di Ferruccio
Fabbri, che assieme al padre gestiva una fornace di mattoni nella medesima
città, coi quali edificava i villini a mare. Riguardo alle caratteristiche dei
villini, il Comune fornì indicazioni tipologiche. Si espressero principalmente
secondo i canoni, i gusti e le mode del tempo. La tipologia dei villini è
essenzialmente riconducibile a quattro categorie: villino con la torre, a
pianta quadrata, a pianta a L, di forma libera. Per la decorazione ci si
ispirava a stilemi classici o alla Secessione Viennese e il villino Moretti ha evidenti richiami a quest’ultima. Basta
confrontare il villino con architetture di Joseph Maria Olbrich (es. la casa
Gluckert a Darmstadt), opere di Henry van de Velde, Paul Hankar o Victor Horta,
per notare la somiglianza delle decorazioni attorno alle finestre del villino
in questione con quelle che si vedono alla casa Tassel a Bruxelles.
E’ stupefacente notare in
alcuni edifici l’uso di tipologie ispirate anche a chalet di montagna, con
tetti aguzzi e decorazioni lignee, e anche ciò si può riconoscere nel cornicione
in legno del tetto tutto decorato del villino Faedi Moretti.
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di Andrea Speziali
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L'ultimo gioiello di viale Viola
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 Alberto Sironi, prospetto villa Serafini a Riccione | |
''Villa Serafini non è ancora diventata un hotel''
E’ il 1923 quando il Dottor Sanzio Serafini (nato a San
Marino nel 1876 e morto nel 1933 a Riccione), allora primario dell’ospedale
Ceccarini, commissiona all’architetto Alberto Sironi un villino da erigersi
presso il viale Viola, oggi Ceccarini.
Fortunatamente agli eredi del Dott. Serafini non è capitato, come invece è
avvenuto per altri proprietari di ville storiche, di dover demolire la propria
abitazione per far spazio a un hotel.
Negli anni Settanta la villa venne ristrutturata e amplificata. Dai soffitti, alti più
di cinque metri, venne ricavata la soffitta, e la dimora fu divisa in due
appartamenti. L’architetto, trovandosi dinanzi a committenti intelligenti, ha
rispettato le decorazioni caratteristiche dell’immobile senza stravolgerne
l’architettura.
Secondo le testimonianze dell’attuale proprietaria
dell’immobile, villa Serafini fu una delle prime dimore che ebbe l’impianto di
riscaldamento a carbone, installato dalla centenaria impresa Torri.
Alberto Sironi all’epoca fu un architetto in voga. Nacque nel 1882 a Milano e si spense a
Bologna nel 1924. E’ presumibile che fu fratello dell’Architetto Paolo Sironi
che acquistò a Riccione, prima della costruzione di Villa Serafini, la villa
del barone Tella o villa Adria. Della dimora in stile Eclettico, con
un’elegante torretta con pinnacolo, che la distingueva dalle usuali dimore
riccionesi del tempo, rimane solo qualche immagine nelle cartoline
dell’epoca, perché fu distrutta
dai Tedeschi durante la guerra per fare spazio alla costruzione di un bunker.
Nulla si sa dei tempi di realizzazione di villa Serafini, ma
il prospetto della villa conservato dall’Ingegnere Antinori del Comune di
Riccione la riconsegna alla nostra memoria nella sua originaria identità e ci
attesta che comunque non ha subito sostanziali cambiamenti nel corso del tempo.
Il villino conserva ancora l’originaria copertura in
mattoncini nel piano superiore, che
contrasta con il color cemento della parte inferiore e di alcuni
elementi ornamentali come le cornici delle finestre, le due scalinate e le
colonne del portico del primo piano. Interessante è anche lo stemma decorativo
in cemento posto sulla facciata dell’abitazione in cui ora è riconoscibile solo
una fascia trasversale; purtroppo il tempo ha corroso ciò che vi era scolpito e
affrescato. Invece è rimasto come allora il cancello principale con lavorata in
ferro battuto la lettera ‘’s’’ della famiglia Serafini.
Seppure il Dott. Serafini fosse di origine sammarinese,
dovette pagare un tributo alla guerra in corso: una parte della cancellata
della sua villa durante la seconda guerra mondiale venne utilizzata per
fabbricare le armi, a differenza del villino Zanni in viale Vittorio Emanuele,
la cui cancellata invece non potè essere confiscata, proprio perché la dimora
apparteneva a un sammarinese. Purtroppo anche un carrarmato piombò nella villa
dal cancello sul viale Viola, distruggendo la fontana nel giardino di cui
rimane testimonianza da alcune cartoline.
Durante la guerra villa Serafini fu occupata dai tedeschi e
successivamente dal comando inglese.
Il villino Serafini dal punto di vista architettonico
presenta uno stile eclettico.
Confrontando
villa Serafini con altre dimore realizzate successivamente dall’architetto
Sironi, seppure negli anni il suo stile si sia evoluto, rimanendo al passo con
le correnti artistiche del periodo, emerge una leggera somiglianza con il
villino della famiglia Sironi a Bologna.
Attualmente la dimora conserva di coevo il tetto, alcuni
pavimenti decorati all’interno, e alcuni elementi di arredo, sedie e tavoli,
poiché gran parte dei mobili vennero portati nella residenza dei parenti, a San
Marino, dopo la morte dei primi proprietari.
La facciata adiacente a Viale Ceccarini gode della vista di
un ampio giardino che contribuisce a creare un po’ di distanza tra l’edificio e
il viale e a garantirle una certa riservatezza. Tanto spazio potrebbe benissimo
consentire l’edificazione di un moderno condominio, qualora l’attuale
proprietaria volesse disfarsi del più bel ‘’gioiello di famiglia’’ e metterlo
nelle mani di una ditta costruttrice. A salvaguardia di quel che resta
dell’eleganza del vecchio viale Viola, speriamo che questo non debba mai
accadere.
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di Andrea Speziali
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Il mistero di Villino Zanni
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 Villa Zanni e Hotel Stazione | |
''Una curiosa affinità con il celebre Hotel Stazione''
Cari lettori, come ultimo articolo dell’anno 2010 colgo
l’occasione di annunciarvi la nascita del blog www.vialedante.com, un portale di notizie,
eventi ecc… su Riccione, dove ogni singolo cittadino è libero di pubblicare
direttamente e gratuitamente il suo post (articolo). VialeDante.com offre la
possibilità di commentare anche gli articoli già pubblicati con la possibilità
di esporre la propria opinione. Il concept di questo sito, nato principalmente
da una mia idea, successivamente rivista dal mio ‘’team’’, è quello di ‘’dar
voce’’ al cittadino riccionese e non sulle varie iniziative e i progetti legati
alla cittadina riccionese. Al momento il sito web, (il cui nome omaggia uno tra
i viali più lunghi di Riccione: Viale Dante) si concentra sull’idea di rifare
l’arredo urbano di Viale Dante. Chiunque è libero di postare sul blog una
propria idea e progetto di come ‘’secondo lui’’ sarebbe da rifare il viale e
secondo quali criteri. L’idea può essere rappresentata anche da un bozzetto a
matita… Lo scopo è quello di arrivare all’elaborazione di diversi progetti
sulla base dei consigli pervenuti da parte del negoziante e del cittadino. Per
chi avesse problemi nel caricare testi o foto può rivolgersi a info@vialedante.it
Con l’arrivo del 2011,
grazie al materiale raccolto negli ultimi mesi, il portale www.riccioneinvilla.it (con il patrocinio della Provincia di
Rimini e la collaborazione del Comune di Riccione), verrà ampliato con
l’inserimento di fotografie e progetti dei villini non ancora inseriti.
A proposito dei villini che non sono ancora stati studiati, vi è il villino
Zanni (o villa Matteoni), ubicato in viale Piva, oggi viale Vittorio Emanuele II.
L’abitazione è di proprietà privata. L’edificio incuriosisce per la perfetta
somiglianza con l’ex ‘’Hotel Stazione’’ sito all’inizio di Viale Diaz, singolare edificio in
mattoni rossi e decori in pietra grigia che rammentano l’ecclettismo dello stile Coppedè.
Secondo i progetti, l’edificio fu costruito
tra il 1925 e il 1929. Dalle testimonianze della famiglia Pullè, questo è uno
dei cinque villini realizzati intorno alla villa di famiglia. Nella facciata
principale i cornicioni classicheggianti sono decorati a rosoni e fanno da profilo
a lesene con capitelli ionico-corinzi e protomi sugli spigoli. Nella facciata
retrostante vi sono aperture circolari con ricci e mascheroni che richiamano elementi
della cultura manierista, combinati con moduli dell’eclettismo architettonico in
voga tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento. A firmare il
fabbricato è stato l’Architetto Giorgetti. Al momento dell’autore non si
conoscono né il nome di battesimo
né informazioni sulla sua attività professionale. Si presuppone che anche il
Villino Zanni, eretto nel 1923 come attestano i documenti conservati dalla Fam.
Matteoni, sia stato progettato dall’architetto Giorgetti. Il fabbricato non è però
firmato né sulle planimetrie né sul’architettura stessa, come invece avvenuto
per l’Hotel stazione, che riporta inciso su pietra il nome dell’architetto. E’
probabile che, come nel caso di Villa Antolini, in nome o la data
dell’architetto incisa su pietra come da usanza, sia stato cancellato a seguito
di restauri o per effetto delle condizioni atmosferiche. Come racconta
l’attuale proprietà del villino Zanni, la villa per lungo tempo fu abbandonata,
di conseguenza il corrimano in legno della scala fu rifatto perché l’originale
era andato in malora, le balaustre e le decorazioni cementizie esterne furono restaurate
per effetto di cedimenti e corrosione. Durante la guerra i cancelli, le
inferriate in ferro battuto venivano confiscati per la fabbricazione delle armi da guerra e
proiettili, ma dal racconto di
qualche riccionese risulta che la cancellata della villa rimase intatta
perché
i villeggianti erano sammarinesi. Secondo Arianna Mamini, il villino in
stile
Liberty, eclettico, è da considerarsi più recente rispetto all’Hotel
Stazione.
Dall’analisi approfondita dei decori che seguono il perimetro della
villa, agli
angoli troviamo uno scudo araldico, forse anche affrescato all’epoca,
come ''impronta’’ della famiglia Zanni. Questa è una delle poche
differenze che ci
sono tra il villino Zanni e l’Hotel Stazione, che al posto degli scudi
negli
angoli del cornicione ha dei leoni. Rimangono di uguale stampo i
‘‘bruciafiori’’
posti sotto le finestre.
''A tutti i nostri lettori porgiamo Auguri di Buon Anno''
|
di Andrea Speziali
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Ricordando villa Domus Laeta, che oggi non c'è più
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 Cartolina Villa Domus Laeta, Coll. Andrea Speziali | |
Un
altro villino di Riccione degno di interesse, di cui rimangono solo le fotografie dell’esterno e
le planimetrie conservate da un noto collezionista riccionese, è villa Domus
Laeta. La dimora, di ampie dimensioni, era ubicata sul Lungomare e apparteneva
alla numerosa famiglia milanese Piva, proprietari della Vecchia Fornace che, eretta nel 1908
con un forno Hoffmann per la produzione a ciclo continuo di laterizi, ha dato
lavoro a centinaia di riccionesi fino al 1970, per poi diventare un deposito
per materiale edilizio. La villa era il buenritiro per le vacanze estive. Nel
corso degli anni la struttura fu adibita a pensione e successivamente, nel 1956,
venne acquistata da Leardini Domenico e da Tentoni Dino, quali nel ‘62 la
demolirono per fare spazio a due hotel: il Lungomare (di proprietà di Leardini
Vincenzo) e il Mon Cheri, che conserva ancora le pigne originarie della villa
Domus Laeta, poste ai lati del cancello d’ingresso su viale Milano. I coppi con
il marchio della fabbrica Piva sono stati utilizzati per la locanda‘’i
girasoli’’ a Misano Adriatico. Erano gli anni del boom economico a Riccione e
tante belle ville vennero polverizzate per fare spazio agli hotel, per favorire
l’incremento del turismo.
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di Andrea Speziali
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