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INTERVENTI CON PAROLE CHIAVE 'ISLAM'
 
Aspettando la FATWA

12enne killer per ISIS, foto Repubblica

  1. considerata la brutalita' dei terroristi e fondamentalisti islamici

  2. considerato che molti musulmani dicono che sono una minaccia per lo stesso islam

  3. considerato che molti musulmani dicono che questi violenti non rappresentano l'islam

    Perche' le massime autorita' religiose islamiche non pronunciano una FATWA contro ISIS e Al Qaeda e tutti gli altri violenti e fondamentalisti? Una parola sola, e cosi sia.

    Quale miglior modo di mostrare al mondo che, davvero, la maggior parte dei musulmani siano moderati e rispettosi e che credono davvero che questi gruppi sono terroristi e non sono collegati con loro, quale miglior modo di cominciare a dimostrare che l”islam sia davvero una religione di pace?

    Attendo fiducioso di leggere che uno, cento, mille MUFTI pronuncino, una dietro l'altra, una, cento, mille FATWA contro i terroristi e i violenti, coloro che insegnano ai dodicenni ad uccidere a sangue freddo, che mandano ragazzine a farsi saltare per aria nei mercati o negli autobus, coloro che uccidono, perche' le loro parole non significano nulla.

    Una FATWA, niente di piu', niente di meno.

    Attendo, fiducioso.



di Marco M Gobbo
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scritto 18/03/2015 20.09.34 | permalink | commenta | lista commenti (1) | invia il post ad un amico | parole chiave: isis al qaeda fatwa mufti islam
 
Sam Harris - La fine della fede - abstract


Testo tratto da l'Epilogo de "La fine della fede" - Sam Harris - edizioni Nuovi Mondi Media - 2006

 

La fede religiosa, pur appartenendo a quel genere di ignoranza umana che non ammette neanche la possibilità di correzione, è ancora al riparo dalle critiche in ogni angolo della nostra cultura.

 

Rinunciando a tutte le fonti di informazioni valide di questo mondo (tanto spirituali quanto terrene in senso

stretto) i nostri religiosi hanno colto al volo antichi tabù e miti pre-scientifici come se avessero una validità metafisica incontestabile. Libri che abbracciano una gamma ristrettissima di interpretazioni politiche, morali, scientifiche e spirituali - libri che, già solo in virtù della loro antichità, ci offrono il tipo di saggezza più annacquata possibile in relazione al presente - sono ancora considerati dogmaticamente un punto di riferimento cui spetta l'ultima parola su argomenti della massima rilevanza.

Nella migliore delle ipotesi, la fede fa sì che persone altrimenti benintenzionate non riescano a riflettere in modo razionale su molte delle cose che stanno loro più profondamente a cuore; nell'ipotesi peggiore, è una fonte continua di violenza tra gli uomini.

 

Ancora oggi, molti di noi sono motivati non da ciò che sanno, ma da ciò che si accontentano di immaginare. Molti sono ancora ansiosi di sacrificare la felicità, la compassione e la giustizia in questo mondo alle fantasie di un mondo avvenire. Questi e altri svilimenti ci aspettano sulla strada trita e ritrita della devozione.

A prescindere dalle implicazioni che le nostre differenze religiose potrebbero avere nella vita ultraterrena, in quella attuale hanno solo un capolinea: un futuro fatto di ignoranza e massacri.

 

Viviamo in società che sono ancora vincolate da leggi religiose e minacciate dalla violenza religiosa.

E quanto a noi (e soprattutto al nostro dialogo con gli altri), cos'è che ci porta a spargere nel mondo questi sconcertanti esempi di malignità? Abbiamo visto che istruzione e ricchezza non bastano a garantire la razionalità. In realtà, anche in Occidente uomini e donne istruiti si aggrappano ancora ai cimeli intrisi di sangue di un'epoca lontana. Questo problema non può essere risolto soltanto tenendo a freno una minoranza di estremisti religiosi, ma piuttosto trovando approcci all'etica e all'esperienza spirituale che non facciano alcun appello alla fede, e trasmettendo a tutti questo tipo di conoscenza.

 

Naturalmente, ci si rende conto che il problema è semplicemente irrisolvibile. Che cosa potrebbe, verosimilmente, far mettere in discussione le proprie credenze religiose a miliardi di esseri umani? Eppure, è ovvio che una rivoluzione totale del nostro pensiero potrebbe completarsi nel giro di una sola generazione - sarebbe sufficiente che genitori e insegnanti dessero risposte oneste alle domande dei bambini.

I nostri dubbi sulla realizzabilità di questo progetto dovrebbero essere attenuati dal fatto di comprenderne la necessità, in quanto non c'è alcuna ragione per ritenere che possiamo sopravvivere a tempo indefinito alle nostre differenze di religione.

 

Immaginate come sarebbe per i nostri discendenti sperimentare la fine della  civiltà.

Immaginate una mancanza di razionalità talmente assoluta da permettere che le bombe più potenti fossero sganciate sulle città più grandi per difendere le nostre differenze religiose. In che modo gli sfortunati sopravvissuti a questo olocausto analizzerebbero il cammino scellerato della stupidità umana che li ha portati a precipitare nel baratro? Se ci trovassimo ad esaminare un simile scenario al momento della fine del mondo, certamente ci renderemmo conto del fatto che i sei miliardi di persone attualmente in vita stanno facendo di tutto per spianare la strada all'Apocalisse.

 

Il nostro mondo trabocca letteralmente di idee sbagliate. Ci sono ancora luoghi in cui le persone vengono condannate a morte per reati immaginari - come la blasfemia - e dove l'intera istruzione di un bambino consiste nell'insegnargli a recitare passi di un antico libro pieno di fantasie religiose. Ci sono nazioni in cui alle donne vengono negati quasi tutti i diritti umani, tranne la libertà di procreare. Se non riusciremo a indurre il mondo in via di sviluppo, e in particolare il mondo musulmano, a perseguire obiettivi compatibili con la civiltà del resto del pianeta allora tutti noi dovremo affrontare un futuro tetro.

 

 

La violenza religiosa non si è ancora estinta poiché le nostre religioni sono  intrinsecamente ostili l'una verso l'altra. A volte potrebbe sembrare che le cose stiano diversamente: ciò è semplicemente dovuto al fatto che le conoscenze e gli interessi secolari tengono a freno gli aspetti più sconcertanti e letali della fede.

 

Dovremmo deciderci ad ammettere che non si può trovare alcun fondamento  reale per la tolleranza e la diversità religiosa nei canoni del cristianesimo,  dell’ Islam, dell'ebraismo o delle altre fedi.

 

Se mai le guerre di religione ci appariranno impensabili - come sta accadendo per la schiavitù e il cannibalismo - significherà che ci siamo liberati dei dogmi di fede. Se mai il nostro tribalismo cederà il passo a una identità morale estesa le  nostre credenze religiose non potranno essere più sottratte a critiche e indagini condotte in modo rigoroso. Dovremmo finalmente renderci conto che presumere di conoscere laddove si nutrano solo speranze devozionali è una forma di malvagità.

Ogni volta che le convinzioni aumentano in modo inversamente proporzionale alle loro giustificazioni, perdiamo il fondamento profondo della collaborazione tra gli uomini. Quando possiamo fornire motivazioni per ciò in cui crediamo, non abbiamo bisogno della fede. Quando quelle motivazioni mancano perdiamo tanto il nostro legame col mondo quanto quello con gli altri. Le persone che nutrono convinzioni forti senza avere prove concrete sono degne di restare ai margini della nostra società e non nelle stanze dei bottoni. L'unico aspetto che dovremmo rispettare nella fede di una persona è il suo desiderio di una vita migliore in questo mondo. Non dobbiamo necessariamente rispettare il fatto che egli creda ciecamente nell'esistenza di un'altra vita nell'aldilà.

 

Nulla è più sacrosanto dei fatti. Quindi nessuno dovrebbe avere la meglio nei nostri dibattiti per il fatto che coltiva delle illusioni. La prova del nove per la razionalità dovrebbe essere ovvia: chiunque voglia sapere com'è il mondo, in termini materiali o spirituali, deve essere aperto alla scoperta di nuove prove. Dovremmo essere confortati dal fatto che le persone tendano ad attenersi a questo principio ogni volta che sono obbligate a farlo. Questo, per la religione, resterà un problema. Saranno proprio le mani che sorreggono la nostra fede a scuoterla.

 Finora non è stato ancora stabilito cosa significhi essere uomini, in quanto ogni sfaccettatura della nostra cultura - e anche la nostra stessa biologia - resta aperta all'innovazione e all'indagine. Non sappiamo come saremo tra mille anni e neppure se ci saremo, considerata l'assurdità letale di molte delle nostre credenze; tuttavia, a prescindere dai cambiamenti che ci aspettano come specie, difficilmente una cosa muterà: finché resisterà l'esperienza, la distinzione tra felicità e sofferenza resterà la nostra preoccupazione principale.

 

Quindi avremo il desiderio di capire i processi - biochimici, comportamentali, etici, politici, economici e spirituali - che spiegano tale distinzione. Non abbiamo a disposizione nulla che si avvicini a una comprensione definitiva di tali processi, ma le conoscenze che possediamo ci consentono di escludere molte interpretazioni fallaci. Indubbiamente, al momento attuale siamo in grado di affermare che il Dio di Abramo non solo non è degno dell'immensità della Creazione, ma neppure dell'uomo.

 

Non sappiamo che cosa ci attende dopo la morte, ma sappiamo che moriremo. Chiaramente, dev'essere possibile vivere in modo etico - preoccupandosi in modo sincero della felicità di altre creature senzienti - senza avere la pretesa di conoscere cose in merito alle quali siamo manifestamente ignoranti.  (…)

Siamo legati gli uni agli altri. (…) Siamo proprio noi a decidere, in ultima istanza, cosa sia "buono", e anche a stabilire cosa sia logico. (…) Non abbiamo bisogno di modelli di ricompensa e punizione che trascendono questa vita per giustificare le nostre intuizioni morali o renderle effettivamente in grado di guidare il nostro comportamento nel mondo. Gli unici angeli che dobbiamo invocare sono quelli della nostra miglior natura: la ragione, l'onestà e l'amore. Gli unici demoni che dobbiamo temere sono quelli che si annidano dentro la mente di ogni uomo: l'ignoranza, l'odio, l'avidità e la fede, che è sicuramente il capolavoro del diavolo.

 

E' evidente che l'uomo non è misura di tutte le cose. Il nostro universo pullula  di misteri. Il fatto stesso che esso esista, e che noi esistiamo, è un mistero assoluto, nonché l'unico miracolo degno di questo nome. Anche la coscienza che anima ciascuno di noi è un elemento essenziale di questo mistero, oltre a costituire la base di ogni esperienza che intendiamo definire "spirituale". Non è necessario abbracciare alcun mito per essere in comunione con la profondità della nostra condizione. Non è necessario venerare alcun Dio particolare per poter vivere lasciandosi incantare dalla bellezza e dall'immensità del creato. Non abbiamo bisogno di raccontarci fantasie tribali per renderci conto, un bel giorno, che amiamo il nostro prossimo, che la nostra felicità è inscindibile dalla sua, e che tale interdipendenza richiede che le persone di tutto il mondo abbiano la possibilità di prosperare.

Le nostre identità religiose, chiaramente, hanno i giorni contati.

Anche i giorni dell'umanità stessa probabilmente saranno contati, se non ci renderemo subito conto di tutto questo.

 



di Attilio Geva
visita il blog Sangue del mio sangue, piume delle mie piume ...



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