Munis, 2008 © Shirin Neshat. Fonte: Art And Politics Now

 

Palazzo Reale, Sala delle Cariatidi

fino al 28 febbraio 2011

“Lo straniero ci abita: è la faccia nascosta della nostra identità, lo spazio che rovina la nostra dimora. Riconoscendolo in noi, ci risparmiamo di detestarlo in lui. Sintomo che rende appunto il ‘noi’ problematico, forse impossibile, lo straniero comincia quando sorge la coscienza della mia diffidenza e finisce quando ci riconosciamo tutti stranieri, ribelli ai legami e alle comunità” (Julia Kristeva)

Giorgio Agamben in Homo Sacer. Il potere sovrano e la nuda vita riflette sulla ‘nuda vita’. “L’aumento vertiginoso dell’importanza della vita biologica e della nazione come problema del potere sovrano porta a una ‘animalizzazione’ dell’uomo attraverso le più sofisticate tecniche politiche”. Agamben nota come la politicizzazione della nuda vita come tale costituisca l’evento decisivo della modernità. Da questo primato della vita naturale sull’azione politica deriverebbe la trasformazione e la decadenza dello spazio pubblico. Annah Arendt ne La condizione Umana se ne occuperebbe esclusivamente in funzione di una descrizione del potere totalitario (i campo di concentramento, i grandi stati totalitari). Da parte sua Michel Foucault, nei suoi corsi al Collège de France dedicati al tema del potere, definirebbe da un lato lo studio delle tecniche politiche (come la scienza della polizia), dall’altro le tecnologie del sé, attraverso le quali si attuerebbe il processo di soggettivazione che porta l’individuo a vincolarsi alla propria identità e alla propria coscienza e, insieme, a un potere di controllo esterno.

 

Munis, 2008 © Shirin Neshat. Fonte: E-flux

 

Qual è l’aspetto soggettivo della genesi di questo doppio legame? Agamben offre una ricognizione di questo nascosto punto d’incrocio tra il modello giuridico-istituzionale e il modello biopolitico del potere, correggendo le tesi del filosofo francese di cui è stato allievo e delineando un panorama in cui lo stato d’eccezione (cui dedica il suo testo successivo) diventa sempre più la regola. Il primo effetto di questa evoluzione del modello politico occidentale è che, se la nostra politica non conosce altro valore che la vita (e di conseguenza non conosce altro disvalore), nazismo e fascismo resteranno sempre attuali, col rischio che, parlandone, diventino ‘categorie metafisiche’, se non teniamo per ferma la definizione schmittiana della sovranità (“sovrano è colui che decide sullo stato d’eccezione”), che il sovrano è contemporaneamente dentro e fuori della legge e che l’Homo Sacer, colui che è nello stesso movimento escluso e incluso, è il rovescio di questa sovranità paradossale. Non è un caso che le riflessioni sulla sovranità e i suoi eccessi, la sua violenza, poste da Walter Benjamin e Georges Bataille, siano sorprendentemente simili e che, spostando il proprio campo di attenzione dalla sovranità all’erotismo, cioè all’individuo e al suo rapporto con l’altro nell’intimità, Bataille abbia cercato nella nuda vita ciò cui aveva visto dare forma nell’azione politica sovrana.

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