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INTERVENTI CON PAROLE CHIAVE 'MONASTERO SHAOLIN'
 
Cina, Un Viaggio a LuoYang, Parte Prima: Il Monastero Shao Lin.

La Grande Hall del Tempio Shao Lin

La prima volta che sentii parlare del monastero e tempio Buddista ShaoLin (少林寺) fu nel 1982 o 1983, quando lessi del grande successo del film “ShaoLin Temple”, appunto, con protagonista Jet Li, che grazie al ruolo in quel film parti’ per una grande carriera cinematografica.

Con l’amico Howard abbiamo preparato la nostra tre giorni di visita a LuoYang (洛阳), nella provincia dell’HeNan, una delle Quattro Grandi Capitali Storiche della Cina. Probabilmente l’area intorno a Luo Yang e’ la culla, l’inizio della cultura cinese, ed e’ proprio in questi paraggi che si trova il monastero ShaoLin, e, di molto piu’ grande interesse per me, le Grotte di LongMen, una delle piu’ impressionanti raccolte di grotte-tempio scavate in una collina e costituenti uno dei piu’ alti tributi nella storia dell’arte e della spiritualita’ Buddista.


A LuoYang ci andremo in treno partendo da SuZhou, un viaggio di oltre dodici ore (con un costo di circa 250 RMB solo per l’andata) in cuccetta di seconda classe, in uno scompartimento con sei posti e senza porte, che da direttamente sul corridoio, il concetto di “privato” pare che non sia ancora contemplato sui treni normali, in Cina. E che si sia sotto l’egidia della Grande Sorella (la Cina, per me, e’ “donna”) lo si capisce dall’altoparlante, che con voce suadente e femminile non smette di appellarsi ai viaggiatori come ad “amici” e a dare svariate informazioni e consigli. Quando la voce non parla il silenzio viene subito riempito da musica, di qualsiasi tipo. Non c’e’ attimo in cui l’altoparlante smetta di riempirti la testa: o musica o consigli da parte della Grande Sorella. Alle ventidue circa la musica smette e la luce si spegne, il segnale che tutti devono andare a nanna. Non c’e’ la possibilita’ di avere una luce singola, mi sembra un salto indietro nel tempo, un tempo dove tutti facevano tutto all’unisono. Alle 7 e 10 del mattino la voce della Grande Sorella irrompera’ di nuovo, costringeranno tutti al risveglio, un altro segnale di imposta vita di comunita’.

Luo Yang e’ ancora la Cina in via di sviluppo, una citta’ con un passato gloriosissimo, assolutamente decaduta, lontana anni luce dal nuovo, ricco scintillio di ShangHai, GuangZhou, BeiJing o Shenzhen. Ma non e’ per Luo Yang che siamo qui, anche se involontari paragoni continuano ad affiorare.

Di fronte alla Stazione Ferroviaria c’e’ la Stazione degli autobus, e dopo una veloce colazione in un fast food cinese lasciamo il bagaglio in deposito e ci sediamo sull’autobus che ci portera’ al famoso tempio.

Guardo fuori dal finestrino e ci sono diversi momenti che vorrei fermare con la macchina fotografica, ma la stessa e’ nello zaino, non ci avevo pensato prima, e cosi il bimbo vestito da piccolo imperatore, in oro e rosso vivo, che ride e gioca con i nonni e la mamma sul marciapiede davanti ad un piccolo, modestissimo negozio rimane solo nella mia memoria, come anche la fila di uomini che escono da un ufficio, tutti con un sacco pesante sulle spalle, sembra un sacco di cemento da 25 chili, o forse riso, una fila di una ventina di uomini, dall’aria assorta e seria. Passiamo per una zona dove vedo insegne in arabo e dove c’e’ una strada con parecchie bancarelle che vendono carne macellata, esposta sui tavoli.

L’autobus prosegue ad una lentezza incredibile, ogni tanto si ferma per far salire qualcuno, Howard mi spiega che, secondo lui, molto probabilmente l’autobus sta cercando passeggeri in “nero”, che pagheranno un biglietto ridotto, e i cui soldi finiranno nelle tasche di autista e controllore.

L’arte di arrangiarsi, senza confini.

Grazie al suo apparentamento con il KungFu, lo ShaoLin Temple e’, probabilmente, il monastero Buddista Mahayana piu’ famoso al mondo, e dal 2010 fa parte della lista dei siti Unesco, incluso nella lista dei “Monumenti Storici di Dengfeng”. Qui c’e’ la sede di una delle piu’ famose scuole di KungFu, con praticanti che arrivano da tutta la Cina e anche da altre parti del mondo.

Il tempio stesso, fondato attorno al 5 secolo CE, di “monumento storico” ha, davvero, pochissimo: e’ stato piu’ volte distrutto nel corso della sua storia, parzialmente o totalmente, e una delle ultime piu’ grosse ingiurie gli fu inflitta nel 1928, per mano di Shi Yousan, un generale cinese famoso per i suoi voltafaccia e defezioni, che gli diede fuoco, un fuoco che brucio’, a quanto pare, per quaranta giorni e che distrusse il 90 per cento degli edifici, incluso la biblioteca dei manoscritti, antichi strumenti musicali, statue e dipinti. Il colpo finale arrivo’ con il Partito Comunista: la Rivoluzione Culturale aveva tra i suoi bersagli le istituzioni religiose e i comunisti si accannirono anche contro il monastero. La storia riporta che quando le Guardie Rosse attaccarono il tempio vi trovarono cinque monaci che furono messi in ceppi e costretti a indossare dei cartelli sui quali erano descritti i propri “crimini”. I monaci furono fustigati in pubblico, messi alla berlina per le strade, con la gente che gli gettava immondizia addosso, per finire in prigione. Il governo comunista cinese lascio’ il tempio sbarrato per parechi anni.

Leggo queste notizie su un opuscolo, un libretto stampato e venduto nel monastero, e su internet, su Wikipedia, altre mi sono date a voce.

Nel suo odierno avocare e conglomerare in se’ tutte le tradizioni del passato, il Partito Comunista, nella sua transizione verso “Unico Partito Che Rappresenta il Popolo e la Nazione”, insieme a Confucio, si e’, come dire, appropriato della tradizione Buddista, facendone un’appendice storica della vita della nazione di cui, ora, e’ protettore, mentore e, in tutti i sensi, Guardiano. L’importante e’ che il Buddismo stia nei ranghi, e forse per assicurarsi cio’ che l’Abate dello ShaoLin Temple e’ membro del Partito Comunista ed e’ membro “eletto” del Congresso. Un membro di Partito ed Abate abbastanza chiacchierato, visto che ci sono insistenti voci in Cina, che lo danno come proprietario di una fortuna nascosta di svariate centinaia di milioni di Euro e lo accusano di avere una giovane amante, a Pechino. Tutto questo e’, attualmente, molto cinese: quasi non passa giorno senza che appaiano notizie su mazzette enormi e giri di donne, su improvvisi arricchimenti e liste spese spropositate, sui comportamenti da piccoli despoti che coinvolgono funzionari di partito e burocrati piccoli, medi e grandi, il comportamento dell’Abate, se provato, e’ assolutamente nella "norma" attuale.

In effetti, in questo momento storico, la funzione pubblica dell’Abate e’ quella di un membro di Partito con una funzione ambasciatrice di quello che viene definito “soft power” di una nazione: viaggia per il mondo insieme ad altri alti rappresentanti del governo comunista: l’ultima visita registrata sul libretto venduto nel monastero cita: “Novembre dal 17 al 24, 2004, l’Abate guida una delegazione di 27 membri di monaci dello ShaoLin Temple in accompagnamento della visita in Sud America del Presidente Hu JinTao... la prima volta che un gruppo di monaci dello ShaoLin appare in America Latina”. Questa connivenza e convivenza tra Il Tempio e il Potere Politico corrente non e’ nuova (e non e’ solamente cinese), durante tutta la sua storia le sorti del monastero furono legate e seguirono quelle del Potere del momento, con periodi di ricchezza, prestigio e protezione e periodi di censura, poverta’ e distruzione. Periodi di distruzione che coincidono con i cambi di potere, di dinastia e di sollevamento popolare contro la dinastia di turno. I famosi monaci guerrieri erano spesso usati dal potere in spedizioni punitive contro i ribelli, e per la stragrande maggioranza dei casi il kungfu combatteva dalla parte del Potere ufficiale. Un vero affrancamento del Buddismo, come filosofia o religione, dallo Stato o Impero o Governo, in Cina non si e’ realizzato, e sicuramente non sara’ il Comunismo, cosi com’e’ espresso e organizzato ora, a dargliene possibilita’.

Guardo il monastero e rifletto sull’intrecciarsi dei rapporti del Buddismo e Potere, nelle varie declinazioni nazionali, Cinese, Coreano e Giapponese, sopratutto, e formazione dello spirito nazionalista delle citate nazioni. Un settore di studi davvero interessante. Leggendo la storia del monastero ShaoLin, si evidenziano le funzioni di contatto e disseminazione da e verso altre nazioni, specialmente Corea, India e Giappone, con discepoli e monaci che vanno e vengono tra i diversi Paesi.

L’autobus arriva e si ferma sul ciglio della strada: non si vede altro che strada e alberi. Scendiamo e chiediamo, ci indicano di proseguire per un centinaio di metri e girare a destra, ed eccoci qui: hanno costruito un viale larghissimo, con tanto di massicio portale in stile classico, e statua dedicata al fiero monaco combattente. Chissa’ Mao che avrebbe pensato, chissa’ cosa pensano le migliaia di ex Guardie Rosse, gente che oggi ha tra i 65 e i 60 anni, che vivono da queste parti. Forse fanno autocritica, o cercano di dimenticare o, ancora, si sentono perfettamente a posto, dalla parte di chi aveva, e ha, "ragione".

 

La giornata non e’ male, e l’atmosfera piacevole: ci sono parecchi visitatori, e meno male che non siamo in una delle settimane di vacanza nazionale, non voglio neanche immaginare la folla che ci potrebbe essere. Il costo del biglietto e’ salato se consideriamo il costo medio della vita in Cina: 120RMB (lo stipendio minimo di un operaio da queste parti e’ di 1200RMB, forse anche meno) a cui si aggiungono altri 10RMB a testa per prendere un piccolo mezzo che ci portera’ ad una teleferica che costa 60RMB a testa, per andare a visitare il gruppo dei monti SongShan, con le sue “tipiche formazioni rocciose”. Tipiche formazioni che sono tipiche in tutto il mondo, per questo genere di monti, ma che qui assumono un aspetto speciale perche’, come dicevo prima, quest’area e’ ritenuta la culla storica dello sviluppo della civilta’ cinese, per cui un’aurea di dovuto rispetto s’impone, e una normale montagna diventa “sacra”, per cui il tempio stesso beneficia sempre piu’, economicamente, di questa sorta di pellegrinaggio che include praticanti del KungFu, Buddisti, turisti internazionali e in numero crescente i cinesi stessi, alla ricerca delle proprie radici, storiche e culturali.

Se chi legge ha intenzione di visitare il tempio, consiglio di risparmiarsi il tempo e i soldi per la teleferica e la montagna (se non ha particolari motivi legati alla montagna stessa) e di dedicarsi, invece, al Tempio e alla Foresta delle Pagode, che e’ poi la vera parte storica della zona, e che richede un minimo di conoscenza e preparazione prima della visita, per essere apprezzata.

Scendiamo giu’ dal monte e camminiamo verso la Foresta delle Pagode. Le macchine fotografiche appaiono nelle nostre mani, Howard si gira e mi dice: “Beh, comunque non scattarmi delle foto mentre sono tra le Pagode, e io non ne scattero’ a te”. Oh bella, e perche’? “Perche’ queste sono tombe, e se fai delle foto e come se fermassi nella foto un fantasma, qualcuno tra le tombe, sai, non porta bene...” Dico di si, che capisco benissimo, accidenti ! Faremo foto solo alle pagode ed evitero’ di includere qualsiasi essere vivente, non vorrei essere inconsapevole agente della sua prematura dipartita! Un cane bianco e nero si aggira, solitario e annusante, tra le pagode. Non so perche’, ma penso ad una reincarnazione.

Le pagode sono davvero interessanti, di periodi diversi, dalla Dinastia Tang fino alla Qing, alcune molto antiche e alcune cenotafi di antichi maestri Ch’An, ovvero di quella setta Buddista nata in Cina e che in Giappone prendera’ poi il nome Zen. Per inciso, la setta Chan era giusto una delle otto principali dell’epoca Han. Considerato che il tempio e’ praticamente una ricostruzine avvenuta a partire dal 1981, il vero tesoro artistico, culturale e religioso di questo monastero e’ rappresentato da questa Foresta delle Pagode, che ospita centinaia di iscrizioni e tavole istoriate in diversi stili storici della calligrafia cinese.

Per la prima volta ho la netta percezione di quanto sia stato, sia e sara’ importante il Buddismo nella costituzione del carattere e della psicologia cinese. All’interno del Tempio c’e’ un altro posto, piccolo e interessante, la cosiddetta (un po’ pomposamente) Foresta delle Stele, che piu’ che una foresta sono quattro linee di antiche tavole disposte simmetricamente, con iscrizioni e incisioni da parte di antichi e nuovi maestri. Con Howard giriamo per il tempio, non so giudicare quanto fedele sia la ricostruzione, nei confronti di un originale che comunque era gia’ stato ricostruito parecchie volte nel corso dei secoli, ma sento vibrare attorno, sara’ forse per l’ammirazione per il posto da parte dei visitatori, un’atmosfera speciale; girando tra le varie cappelle e i templi, Howard si ferma spesso ad accendere i canonici tre incensi.

Visitando il tempio mi accorgo che moltissimi sono i segni e le testimonianze dei legami storici tra Giappone e Cina, che qui si materializzano sotto forma di tributi, scritti, poesie, statue lasciate e donate da monaci, uomini di cultura e appassionati giapponesi. Per un attimo penso che forse il Buddismo potrebbe essere una delle vie percorribili per rianimare l’amicizia tra questi due popoli, per riattivare il circolo di idee e di attivi scambi culturali, ma l’attuale pedagogia e propaganda cinese e’ volta in tutt’altra direzione e le prese di posizione politica nei confronti del sanguinoso passato recente non concedono molti spazi, da ambedue le parti. Anche verso Taiwan il retroterra spirituale collegato al Buddismo potrebbe dare un terreno comune di riavvicinamento, precetti comunisti e idee di imperialismo cultural-politico permettendo.

Concludiamo la visita pranzando al ristorante accanto al tempio, ma e’ una scelta dettata solo dal fatto che siamo pigri, affamati e non abbiamo provviste, altrimenti non avremmo elargito 100RMB a testa, prezzo fisso e da pagare in anticipo, per quattro piatti di legumi e tofu.

Camminiamo verso l’uscita e andiamo nell’edificio dedicato all’esibizione di Kung fu, entriamo e siamo fortunatissimi a trovare due degli ultimi posti liberi. L’esibizione durera’ una mezzora ed e’ godibile, delle ragazze girano vendendo a 10 RMB un DVD delle esibizioni che poi Howard comprera’. Io? No grazie, ho le foto e il mio ricordo.

Fuori dall’edificio, a destra e a manca, allievi di Kung Fu a profusione, c’e’ un campo dove ci saranno perlomeno trecento persone, vestite in nero e rosso, che saltano, corrono e si esercitano.

Proprio verso la fine della strada tre giovani allievi ci salutano gioviali, e anche noi ricambiamo, si concentrano su di me, il forestiero, mimo due mosse di Kung Fu, ridono da matti. Anche noi. L’autobus pareva quasi attenderci, saliamo, parte dopo cinque minuti, saremo in albergo dopo quasi due ore. Domani vedremo le Grandi Grotte e visiteremo meglio la citta’ di LuoYang.

(Continua)



di Marco M Gobbo
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