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INTERVENTI CON PAROLE CHIAVE 'MONDO'
 
Dentro e fuori.

Ciro D'Alessio, 2012



Cosa siamo dentro?
Dentro siamo solo sordide budella
vermicolanti istinti e fameliche mucose,
ossa e nervi sanguinanti, inerte
grasso e puzzolente sterco.

Solo questo siamo dentro,
solo questo c' è in "interiore homine".
Perchè tutto il resto...
tutto il resto è fuori.

Fuori è l' anima, che è la nostra porta
aperta per agli altri e per il mondo.
Fuori la parola, il suono , la musica, il colore.
Fuori è la luce, è l' alba luminosa.
Fuori è l' amore che ci aspetta,
fuori è la Vita, e fuori è il Sole.

Dentro lentamente rosica la morte,
ed ordisce le sue macchinazioni
per sbarrare un giorno i nostri occhi
ed imprigionarci per sempre
nella sua impotente, muta, sorda interiorità.

Ciro D'Alessio.

di ciro d' alessio
visita il blog Arte e filosofia

 
Anno che va, anno che viene.....

frase scritta a “suon di vernice spray” nel muro. (in ogni caso atto vandalico.)

Non sono necessari tanti discorsi o parole di rito per capire che l’anno nuovo sarà un anno di  preoccupazioni per tutti.

Si vive un’epoca senza sogni e speranze, come la frase scritta a “suon di vernice spray” nel muro. (in ogni caso atto vandalico.)  

“La morale storica, insegna, che il culto del profitto distrugge lentamente l'umanità”. La vita filosofica impone invece che ogni uomo sia leale, sia trasparente, sia disinteressato.

Socrate era un filosofo non perché insegnava filosofia, lo era perché nella sua maniera di vivere, ha testimoniato cosa fosse per lui la vera filosofia.

Parole che dovrebbero far riflettere noi che viviamo in un Paese  in cui si perde sempre più l'idea di bene comune, dominato dall’affarismo, malcostume, e cialtroneria politica che non affronta le esigenze della vita reale.

Quella scritta indica che per i giovani c’è un mondo senza promesse, un futuro che, come continuamente sentono ripetere, sarà pieno di ostacoli, di incertezze e delusioni…

Proprio in virtù di questa nuova ostilità, credo invece che i giovani debbano far sentire la propria voce, farsi carico per un impegno diretto a costruire una società più sana;

 potrebbe essere l’inizio di una nuova stagione di ideali e speranze.

 Malgrado tutto buon anno!




 

Capodanno

Frantumata la maschera del volto

Cogliesti in mezzo ai vetri

In uno sguardo

Tutta la solitudine.

L’attesa nella fiumana d’auto

Trascinava il mio destino.

Nella insensata festa di fine anno

Si dovrebbe piangere quel che finisce

E invece si festeggia l’avvenire ignoto.

Cosa riconoscere in questo tempo sospeso?

Cosa ci appartiene realmente?

 

Domani sarà come oggi

Immobile e immutabile.

 

 

 

 

Poesia tratta dal libro: “ Nello specchio di Alice” della scrittrice poetessa Rossella Seller.

http://www.lietocolle.info/it/seller_rossella_nello_specchio_di_alice.html




di "Nel poeta e nell'artista c'è l'infinito."
visita il blog VOCAZIONE VAGABONDO per L'ARTE

scritto 29/12/2008 19:03:00 | permalink | commenta | lista commenti (0) | invia il post ad un amico | parole chiave: buon anno speranze profitto politica filosofia sogno mondo
 
Discorrendo di pittura e e filosofia


 

Discorrendo di pittura e filosofia: alcuni punti.

 

*La tela.

La tela è il piano della rappresentazione.

E’ fondamentale perché segna la distinzione tra realtà e rappresentazione.

Quando la rappresentazione vuole superare questo limite della tela, essa vuole, allora, assorbire in sé la realtà e farsi assoluta. Allo stesso modo nell’ idealismo assoluto l’ idea pretende di assorbire in sé la realtà.

Ma come l’idealismo assoluto, lungi dal riuscire a riassorbire in sé il reale ne diviene un’accettazione dogmatica ( vedi le critiche di Marx all’ idealismo hegeliano del 1843), così l’ arte che non pone limiti tra sé ed il reale non è assoluta; è semplicemente una parte oggettuale e cosale ( non più rappresentazione!) del reale. ( vedi il marxismo di Galvano Della Volpe e di Lucio Colletti).

La Tela va conservata, perché solo conservando la sua retta distinzione dal reale, la rappresentazione riesce a non esserne vittima, ma ad avere un ruolo critico.

Distinguere la rappresentazione dal reale non significa sminuire uno dei due termini,  ma riconoscerli entrambi, nella loro distinzione e reciproca azione.

Del resto rompere il piano della rappresentazione è inutile ed impossibile.

Dalla rappresentazione non si esce, altrimenti si esce dall’arte stessa e si fa tekne e non poiesis.

Anche la rottura della rappresentazione è, infatti, una rappresentazione. Una rappresentazione che però non ha più un proprio piano e che quindi vuole e tende a confondersi col reale.

……

 

*Il colore.

Il colore è la materia della pittura. Vale a dire quasi tutto. La materia è, infatti, l’ aspetto oggettivo del reale. Ed in quanto tale non è qualcosa di statico che si contrappone ai soggetti, ma è quell’ elemento che permette ai soggetti di comunicare tra di loro, di rompere così il loro angosciante, sordo, isolamento.

L’ io comunica con l’ altro oggettivandosi. E l’ altro entra nell’ì io, a sua volta, ancora, oggettivandosi. L’ io e l’ altro non sono in contatto immediato ma tra di loro c’ è la materia, il mondo, l’ oggetto, a garantirne la distinzione e al tempo stesso a metterli in comunicazione.

Questo entrare in relazione oggettivandosi è, credo, il solo modo di rompere la solitudine angosciante, senza distruggere però l’ individualità.

Non a caso il cristianesimo, volendo affermare al tempo stesso la vita ultraterrena e la persistenza dell’individualità, introduce il concetto di resurrezione dei corpi. Quasi ad ammettere che senza corpo, senza quel elemento materiale ed oggettivo, è preclusa ogni distinzione ( e quindi ogni comunicazione) tra le anime.

Io comunico con te oggettivandomi in gesti e fatti materiali; una carezza, una parola dolce, un disegno, una canzone, una e-mail, una chattata, sono tutti fatti materiali ed oggettivi.

Senza questo supporto della materia, io rimarrei completamente chiuso in me, assolutamente incapace di ogni scambio, nel più angosciante degli incubi.

E’ proprio la materia quelle “porte” e quelle “ finestre” che rompono l’ isolamento delle monadi e le fanno entrare in contatto.

La materia, la comunicazione, scioglie il gelo dentro te.

 

Ovviamente il colore, o la creta, è materia informe, cioè materia astratta, kore pronta a ricevere qualsiasi forma.

Ma noi viviamo in un mondo dove la materia è già formata ed è questa materia-formata che è l’ oggettività che ci mette in comunicazione.

 

 

 

*La Forma. Forma e materia sono sicuramente estraibili, con un’ operazione concettuale, l’ una dall’ altra. Ma nella realtà esse si presentano indissolubilmente legate. Non v’ è niente di reale ( che abbia cioè un esistenza fuori della mente) che non sia insieme materia e forma ( il synolon di Aristotele).

Ora nella misura in cui l’ arte tende a separare le due cose e a prediligere l’ una o l’ altra, compie un’ operazione di astrazione, un operazione, cioè, di allontanamento dalla concretezza del reale, e quindi riesce a comunicare con più difficoltà e con meno immediatezza. Diviene un po’ intellettualistica. Quest’ astrazione è infatti un’ operazione intellettuale.

Ora un’ arte più intellettualistica non significa un’ arte più evoluta o più matura, ma al contrario un’ arte più primitiva, più elementare. I bambini disegnano forme e colori separati e stilizzati.

I loro disegni, belli ed espressivi quanto si vuole, sono indice del loro ancora povero rapporto con il reale.

Crescere significa rompere gli schemi dell’ intelletto e rendersi disponibili a lasciarsi penetrare dalla ricchezza incontenibile di ciò che è fuori di te, dal tuo altro, dal reale.

Aprirsi all’ altro, riconoscere l’ altro, rompere gli schemi dell’ intelletto.

 

Essere aperti al molteplice, l’ arte come mimesi, non è un’ arte primitiva, ma l’ arte più evoluta. Solo l’ uomo più maturo e sicuro di sé, può accettare di mettere da parte i filtri e gli schemi protettivi e rassicuranti dell’ intelletto, per esporsi nudo e lasciarsi penetrare dal suo altro, per poi tentare di rappresentarlo.

Il pittore maturo è quello, a mio avviso, che dunque cerca di superare le distinzioni astratte dell’ intelletto e cerca di sintetizzare materia e forma in omaggio non al sé ma all’ altro.

E’ l’ artista che ,come Leonardo, Tiziano, Renoir, non distinguono tra materia e forma, colore e disegno, ma fanno nascere l’ uno dall’ altro.

 

Argan insiste molto sulla forma perché la forma farebbe dell’ arte un esperienza conoscitiva.

Ma l’ esperienza conoscitiva è un esperienza già astratta ( vedi Heidegger):

L’ arte, la pittura, in particolare, ha la grande capacità di rappresentare quel rapporto col reale che precede la conoscenza teoretica, quell’impatto del reale sul soggetto, l’ apertura originaria del dasein . Un esperienza dunque più profonda di quella della conoscenza, un’ esperienza al di là della forma.

E non a caso Argan preferisce Cezanne, che reintroduce le forme ed anticipa il Cubismo, a Renoir e Monet , che rompono con le forme.

Io , invece, ritengo che Cezanne sia un ripiego, anche se un ripiego storicamente molto significativo, perché un ripiego non solo dell’ artista o dell’ arte, ma dell’ intera società di cui era espressione. ( vedi il concetto di astratto-reale in Marx, Colletti, e Roberto Finelli).

Il fatto è che Argan non riconosce un rapporto col reale al di là del rapporto di conoscenza soggetto-mondo.

Resta chiuso, in qualche modo, nell’ idealismo. Non supera i limiti della conoscenza e simpatizza dunque per le forme che astraggono dalla materia, perché queste dimostrano la sua tesi che l’ arte è una  forma di conoscenza, cioè idealisticamente, una creazione di forme da parte del soggetto.

 

*La pennellata.

La pennellata è l’ azione del soggetto sul colore. La sua maniera dunque di oggettivarsi, di imprimersi nella materia.

Ora l’ oggettivazione del soggetto riesce a pieno quando è al contempo una soggettivazione dell’ oggetto, quando la forma del soggetto non si impone all’ oggetto in maniera violenta, ma quando tiene conto dell’ oggetto, quando è una sintesi tra sé e l’ oggetto.

Hegel, per esemplificare, a tal proposito fa l’ esempio delle piramidi egiziane da un lato, dove la forma astratta del soggetto si impone alla materia ed all’ ambiente come un che di esterno, e dei templi greci dall’ altro, dove la forma cerca di essere rispettosa dell’ oggetto rispettando le forme ed i movimenti della natura.

Così la pennellata può essere astratta, quando copre la materia, sia essa la tela bianca o l’ abbozzo sottostante, in questo caso il soggetto si impone all’ oggetto, lo soffoca  con le sue pennellate. oppure la pennellata può essere trasparente e sgranata, in tal maniera essa entra in relazione con la tela e l’ abbozzo senza violentarli, ma rispettandoli in qualche modo.

La pennellata sgranata e trasparente rende poi quella vibrazione e quel palpitare della materia che dà vita al quadro. I grandissimi artisti del novecento, pur avendo rinunciato all’ arte figurativa, non hanno però rinunciato alla morbidezza ed alla  naturalezza di tale pennellata.

Si pensi, per fare solo un esempio a Ricasso, alla morbidezza ed alla leggerezza del suo intervento sulla tela, a quelle vibrazioni e sgranature che riescono a dare vita concreta all’ astratto.

E’ forse l’ aspetto più importante della pittura, quello in cui più immediatamente si esprime il rapporto Soggetto-Mondo.

Anche qui vale , secondo me, quanto detto per il disegno e la stilizzazione. Così come là bisognava liberarsi degli schemi dell’ intelletto, qui bisogna rinunciare alla violenza distruttiva dell’ oggetto.

In entrambi i casi si tratta di aprirsi e relazionarsi all’ altro.



di ciro d' alessio
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