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INTERVENTI CON PAROLE CHIAVE 'MUSEO NAZIONALE CINESE'
 
Oh no, David è nudo! e altri dibattiti sul nudo, in Cina.

David-Apollo di Michelangelo

Come parte della celebrazione dei suoi 100 anni di storia, il Museo Nazionale Cinese sta attualmente mostrando una raccolta di opere del Rinascimento italiano. Infatti i ministeri della cultura, cinese e italiano, nel mese di ottobre del 2010 firmarono a Roma un Memorandum of Understanding on Promoting Cooperation on Cultural Heritage Protection, in cui concordarono l’organizzazione di importanti mostre nei musei nazionali di entrambi i paesi. “Il Rinascimento a Firenze: Capolavori e protagonisti” è il primo ad essere organizzato dall’ Italia nel Museo Nazionale Cinese, a Pechino.
Ma una delle opere esposte, il David – Apollo (detto anche Apollino) di Michelangelo è stato al centro di una polemica censura in Cina. L'opera raffigura un giovane con il corpo in torsione, e sì, è proprio nudo. Così, durante il notiziario televisivo di mezzogiorno del 9 luglio scorso, gli editori della CCTV hanno deciso di offuscare il pene di marmo della statua. Il fatto ha scioccato e inorridito appassionati d'arte e parecchi comuni cittadini cinesi, increduli della censura da parte della TV nazionale di un pezzo d'arte classica.
In seguito, a Guangzhou (quello che segue è stato tratto da un articolo apparso sul "Guangzhou Daily". Controllata pudicizia inclusa) qualcos’altro ha causato un intenso dibattito su "espressione artistica" e "oscenità". Ecco qui di seguito la citazione dal giornale:


"Al Jinhan Exhibition Center di Guangzhou sono stati esposti dei dipinti ad olio raffiguranti una donna nuda in varie pose. Mentre le organizzazioni responsabili della mostra sono favorevoli nel mostrare quell'arte in pubblico, le opere devono ancora convincere e conquistare il favore del pubblico.
La maggior parte delle persone non si aspetterebbe di vedere un dipinto di una donna sensuale e nuda inchinata a livello dell'anca mentre si gira, seducente, verso il pubblico davanti all'ingresso di una mostra d'arte pubblica. Ma a Guangzhou, questo è esattamente ciò che il pubblico ha visto presso il Centro Espositivo Jinhan. Dal 18 luglio fino ad agosto 3, questa mostra, che comprende dipinti ad olio di una donna nuda in
varie posizioni sensuali (mio corsivo), erano in mostra davanti all'ingresso dell'edificio visibile e godibile da tutti (forse alcuni più di altri)" (parole loro, mio il corsivo).


E' arte o pornografia?
Non sorprende che i cittadini di GuangZhou si siano opposti e abbiano alzato le sopracciglia verso questa
insolita (mio corsivo)mostra, che ritengono essere "al di là di tutto ciò che potrebbe essere chiamata arte" e semmai piu’ degna di essere considerata pornografia. Molti chiedono alle autorità locali di fare qualcosa contro l’oscena mostra.

Il locale Ufficio del Commercio e dell'Industria, tuttavia, è a favore della mostra, opiniona che la mostra è arte e merita di essere vista pubblicamente. Detto questo, il rappresentante per l'ufficio di presidenza ha anche dichiarato che, forse, l’esibizione non era passata attraverso gli appropriati canali per essere approvata come mostra pubblica, (corsivo mio) e che avrebbero iniziato un'indagine a breve. Nel frattempo, i cittadini locali possono riflettere tra di loro sull’irrisolvibile dibattito filosofico: "Che cosa è esattamente l'arte?"


Non riesce a conquistare il pubblico
Molti abitanti non sono così entusiasti di questi
nuovi (corsivo mio) sviluppi artistici. La Signora Su, arrivata alla mostra, è subito corsa a proteggere gli occhi innocenti del suo bambino dalla vista della nuda oscenità, esprimendo un estremo disgusto: "Questo è veramente inaccettabile, bisogna pensare a come saranno influenzati i bambini." Il signor Liu è stato un po' più comprensivo verso la mostra e le ragioni per l’esibizione di tali elementi controversi, anche se si è affrettato ad aggiungere: "il centro ha davvero bisogno di prendere in considerazione come questo influirà la maggioranza dei residenti nella zona."
Un dipendente presso il quartiere fieristico ha dichiarato che che la mostra è solo un altra proiezione del lavoro di un artista, e che "non c'è nulla di male in questo." Gli organizzatori del centro espositivo hanno espresso opinioni simili, affermando che i dipinti di nudo sono solo un'altra forma di arte, sperando che i residenti saranno in grado di superare il loro disappunto iniziale e vedere i pezzi da un punto di vista più artistico. Al di la del fatto che ognuno e’ libero di credere se i dipinti di nudo dovrebbero essere considerati "arte" o "pornografia", è difficile non ammettere che questa mostra sia un’eccellente punto di partenza per un dibattito.


Definizione di "oscenità", socialmente e legalmente.
Secondo l’Ufficiale Codice di Diritto Cinese sulla Pubblicità, "su annunci pubblici e nelle esibizioni non è possibile mostrare contenuti osceni o indecenti." In realtà, è molto più difficile definire concretamente ciò che sia, esattamente, "osceno" o "indecente". Le autorità hanno ammesso che ci sono molte lacune nel codice normativo per la pubblicità e che le leggi sull’oscenità possono essere facilmente ingannate da inserzionisti e da altre organizzazioni:. "Alcune pubblicità e mostre pubbliche sono fuorvianti e intrinsecamente pornografiche. Tuttavia, organizzazioni o aziende, sono in grado di usare la frase 'espressione artistica' come una difesa, mentre allo stesso tempo influenzano negativamente la società, portando confusione nei concetti giuridici e contrastando l'applicazione della legge."
Mentre il dibattito su "oscenità e l'arte" non e’ nuovo in molti Paesi, questa mostra segna una delle prime volte che la Cina ha così apertamente discusso, un tale
“problema rovente e complicato” (mio corsivo). Sarà interessante vedere se in futuro vedremo di piu’ di quest’arte controversa, (mio corsivo) o se la censura sul nudo continuerà a regnare sovrana. "


Il giornalista che scrive il pezzo usa parole come "posizioni sensuali” ed è quasi strizzando l'occhio ai lettori che scrive anche "era in mostra davanti all'ingresso dell'edificio visibile e godibile da tutti (forse alcuni più di altri)". Tra gli altri significati di “sensuale” ci sono: passionale, caldo, ardente, focoso, dal sangue caldo e ha oggi un sottofondo sessuale, come in "mutandine sensuali" o appunto "posizioni sensuali", ovvero "posizioni sessualmente provocanti".
Ma in tutto l’articolo, che e’ un capolavoro di cerchiobottismo, manca qualcosa.
Qual è il contesto dei dipinti in questione? E perché l'artista mette una donna nuda in quel contesto particolare? Non sappiamo nulla dell’opera o delle opere esposte. Sappiamo solo che includono dei nudi femminili. Mi sento come se fossimo tornati a Parigi nel 1863, con la piccola borghesia francese che osserva "Le déjeuner sur l'herbe" di Manet e si concentra solo sulla donna nuda, la sua posizione cosi’ provocatoria e sensuale.


Allora, perché l'artista ha dipinto un nudo, e in quale contesto? Mistero. La nuova piccola borghesia comunista cinese, giornalista incluso, e’ , apparentemente, totalmente coinvolta in questo "dibattito" concernente "oscenità e arte", questo "problema rovente e complicato", e nessuno davvero parla dell’ opera in sé, tutti discutono solo del nudo; come mai prima divento consapevole della pubblica pruderie moralistica che è l'eredità dei "valori morali e famigliari" che il partito Comunista ha pubblicamente insegnato, se non inflitto, sull'opinione pubblica. La vita privata è, ovviamente, un altra cosa, ma per favore, salviamo le apparenze.

E infatti non dovremmo essere ingannati dalle apparenze: la stragrande maggioranza dei cittadini cinesi sono molto lontani da questa pudicizia di Stato e di facciata, e molto piu’ smaliziati nei loro giudizi sul nudo in arte, come anche le proteste su internet seguite alla censura del David-Apollo hanno ampiamente dimostrato. In tutta la societa’ civile cinese c’e’ un vasto e profondo scollamento tra le vecchie e comuniste retoriche rappresentazioni sui media, tutti statali, su cio’ che sia e dovrebbe essere il comportamento del buon cittadino nei confronti di sesso e morale e la realta’, vissuta e commentata da parte del cittadino medio, in special modo da parte di tutte le nuove generazioni, a partire dagli internettizati under quaranta fino ai piu’ giovani. Una piccola noterella: le famose leggi sull’oscenita’ sono state usate e possono essere usate in qualsiasi momento per bloccare mostre d’arte, a seconda di chi sia l’artista o le organizzazioni coinvolte e il loro essere piu’ o meno allineati con il regime ufficiale. E anche questo fa parte delle contraddizioni di una nazione, dove non esiste un diritto certo, ma delle leggi che, apparentemente a piacere e a seconda delle parti coinvolte, possono o non possono essere applicate, o applicate parzialmente.



di Marco M Gobbo
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Cina, Pechino, Il Museo Nazionale Cinese.

Punto di controllo interno del Museo Nazionale Cinese a Pechino

Sono di nuovo a Pechino, con mia nipote stiamo visitando la citta’ e i suoi luoghi piu’ famosi. Da tempo volevo visitare il Museo Nazionale Cinese, riaperto da poco tempo dopo piu’ di dieci anni di lavori.
La mattinata e’ calda, ma non afosa e ci  avviamo al Museo, imponente per dimensioni e simbolismo, uno degli edifici che riportano allo stile totalitario Russo che tanto ando’ in voga in Cina. Prima di entrare al museo pensavo che fosse dedicato alla Storia Cinese nella sua totalita’, ma bastano pochi minuti per capire che questo e’ un monumento dedicato alla Cina Comunista, post 1949.

Questo e’ il Museo dove, nel suo spazio antistante, nel gennaio 2011 avevano  eretto un’enorme statua di Confucio, poi frettolosamente rimossa nel maggio del 2011 (vedi mio blog precedente)
Mi colpisce l’entrata gratuita, in una nazione che fa pagare l’entrata in qualsiasi tempio e monastero o anche solo per passeggiare su famose montagne, e spesso a prezzi salatissimi (anche su questo di piu’ su un blog a parte) se paragonati allo stipendio minimo statale... ma a pensarci bene, perche’ stupirsi? La propaganda politica e’ sempre gratis, in tutte le nazioni del mondo. In altre parti del mondo in occasioni di elezioni politiche mandano a casa gratis riviste che riscrivono la storia dei leaders, se non proprio pasta e caffe’... Ma non divaghiamo.

In effetti questo non e’ un museo che presenta la Cina, e’ un museo che presenta l’immagine del Partito Comunista e della Cina che esso rappresenta, vista dal suo punto di vista. L’uso della Storia e’ usato per dare forma e giustificare il presente.
La storia di questo museo e’ anche uno specchio delle politica del partito: infatti e’ stato chiuso e riaperto piu’ volte: fu inaugurato nel 1961, poi chiuso nel 1966, all’inizio della Rivoluzione Culturale, riaperto nel 1979, e poi chiuso e riaperto, probabilmente questo dovuto al fatto che i leaders cercavano un modo adeguato e accettabile, da parte loro, di interpretare la loro storia. La sezione sulla Storia Contemporanea chiuse nel 2001, probabilmente il Partito cominciava a vedere il Museo come anacronistico, in qualche modo non rappresentante la Nuova Cina e l’immagine moderna che si voleva dare al mondo. 
Il Museo Nazionale della Cina e’ la combinazione di due Musei pre-esistenti in Piazza TianAnMen: il Museo di Storia Cinese e il Museo della Rivoluzione Cinese. Nel 2003 questi due musei vennero fusi e rinominati Museo Nazionale della Cina, e adesso mi spiego il perche’ dell’abbondantissimo materiale dedicato alla Rivoluzione Comunista e della pochezza dedicata agli altri periodi storici della Cina.

Se esiste un Museo al mondo che rappresenta in maniera unilaterale una linea Politica, e’ questo. Non c’e’ nulla che, dal punto di vista storico, non sia volutamente calibrato e mostrato seguendo i dettami del Partito.
Forse mai prima di oggi ho visto una mostra (permanente) storica, “The Road to Rejuvenation” che racconta la storia in maniera cosi monca: la storia della Cina e’ raccontata dalla Prima Guerra dell’Oppio del 1839 (First Opium War of 1839) fino ai giorni nostri, con delle, beh diciamo stridenti semplificazioni. Praticamente la Storia e’ presentata e detta cosi: la Cina era umiliata  dalle potenze colonialiste Occidentali che stavano cercando di farla a fettine (vero), qualche patriota di buone intenzioni, pero’ malguidato, comincio’ a combattere contro le potenze occidentali fino a quando il Partito Comunista prese la leadership e guido’ il popolo cinese alla vittoria e alla riunificazione definitiva. Da qui, 1949, la Cina costrui il suo Socialismo, per circa 30 anni, dopodiche’ cominciarono le riforme e la Cina comincio’ il suo risveglio economico e di superpotenza, sempre sulla via del Socialismo e guidato dalla saggezza del Partito.

Non ci sono rappresentazioni e discussioni su momenti storici quali la guerra fraticida con il Partito Nazionalista, le diverse idee politiche e la loro genesi, il ruolo del Partito Nazionalista durante la seconda guerra mondiale, per la vittoria finale a fianco degli Stati Uniti; il periodo della guerra e’ rappresentato come una lotta di liberazione contro l’invasione giapponese, c’e’ un pannello che testualmente dice che il popolo cinese colse la sua prima vittoria nella storia moderna resistendo e respingendo l’invasione di un nemico straniero: che la guerra fosse parte dello scenario della Seconda Guerra Mondiale e che gli Stati Uniti piegarono la Marina giapponese catturando le isole del Pacifico e che poi costrinsero alla resa il Giappone cancellando dalla faccia della terra con due bombe atomiche Nagasaki e Hiroshima apparentemente non sono dati storici di rilievo per il Partito Comunista Cinese, non c’e’ nulla che parli della repressione verso intellettuali, artisti e uomini di cultura non allineati, del perche’ di tutto cio’;  nulla dice della  piu’ devastante Carestia della storia mondiale moderna, che segui’ e fu coeva al periodo del Grande Balzo in Avanti grazie a Mao e alle sue idee malsane e balzane a proposito di economia,  non c’e’ praticamente nulla che parli della pazzia e del terrore della Rivoluzione Culturale, 10 anni in tutto, mica 10 giorni, nei quali si distrussero templi, monasteri, palazzi, opere d’arte, libri antichi, dipinti, manufatti d’ogni genere e de facto depauperando per sempre le testimonianze della tradizione artistica cinese; non si parla e non si spiega perche’ il Partito decida di cambiare strategie economiche e politiche verso la fine degli anni Settanta del secolo scorso, e chi lo decise. I fermenti e le speranze degli anni Ottanta e il loro culminare nei fatti di Piazza TianAnmen nel 1989? Volete scherzare?

La mostra e’ un poster autocelebrativo del glorioso progresso del popolo cinese grazie alla illuminata guida del Partito Comunista.
Ma perche’ la chiamano Storia, se mancano fatti storici che coprono decenni? Mi chiedo che cosa ne pensino i cinesi dai 50 anni in su, che quel periodo lo hanno vissuto, sulla propria pelle, a scuola, al lavoro: e’ davvero possibile che centinaia di milioni di persone (quante? mezzo miliardo?) non abbiano il coraggio di pensare alla propria storia e al proprio passato in maniera franca, coraggiosa? A tutt’oggi questo e’ da considerare il caso di rimozione collettiva piu’ grande nella storia mondiale. Visto che siamo nella Nazione che non manca un occasione per usare l’espressione  “imparare dai propri sbagli” e lo consiglia a destra e a manca nel mondo: le potenze occidentali devono imparare dai propri sbagli, i bambini devono imparare dai propri sbagli, i burocrati pizzicati con le mani nella marmellata devono imparare dai propri sbagli, i ladri devono imparare dai propri sbagli, i dissidenti devono imparare dai propri sbagli..  pare che gli unici che non debbano imparare dai propri sbagli siano i leaders e il partito comunista, forse perche’ per definizione non sbagliano mai e se sbagliano, non lo insegnano nei libri di storia o nei Musei dedicati alla Storia della propria Nazione.

Quello che successe tra il 1958 e il 1976, fu una serie impressionante di (eufemisticamente) errori politici ed economici e di crudelta’, verso gruppi e singoli. Ma nessuno e’ autorizzato a parlarne, e nessuno puo’ studiarlo. Ed e’ sopratutto questo il motivo per cui l’accesso a Internet e’ controllato e censurato in Cina, per evitare che singoli e gruppi di cinesi comincino ad accedere  a narrative diverse della propria Storia, comincino a leggere di fatti provenienti da altri punti di vista, e non si parla di punti di vista Occidentali, che qui per definizione sono considerati falsi e fuorvianti, ma nemmeno le narrative e le storie raccontate dai cinesi stessi, da chi quella storia la visse e vide in altra maniera. Questa censura e’ (anche) tra le cause del fiorire di un IperNazionalismo che, in certi gruppi, va anche oltre quello gia’ pur accentuato del Partito, per sfociare in atteggiamenti e opinioni che in altre Nazioni saremmo tentati di chiamare Fasciste e Razziste.

Una rappresentazione cosi distorta, monca, eroica, revanchist e trionfalistica della propria storia, questa mancanza di coraggio nei propri confronti non puo’ che favorire la crescita di generazioni di cinesi con una visione distorta,  monca , eroica, revanchist e trionfalistica della propria Storia, e’ inevitabile. Ci sono generazioni di giovani cinesi che in questo momento ignorano totalmente fatti ed eventi fondamentali della propria Storia, e molti di loro quando ne leggono per la prima volta rimangono smarriti, senza parole e spesso uno dei primi commenti e’ “”Questa deve essere un’invenzione, propaganda Occidentale!”.
Vorrei chiarire un punto, prima di essere magari accusato da qualcuno dei miei amici cinesi di unilateralita’ e parzialita’: sono perfettamente conscio che tutte le Storie delle Nazioni sono, inevitabilmente, una versione parziale, (sono i vincitori che scrivono la Storia, alle volte bruciano i libri degli sconfitti, per meglio riscriverla): ed ecco perche’, per raggiungere un’imparzialita’ Storica tutti i punti di vista e le storie dovrebbero essere dette, scritte e confrontate, ed e’ questo che mi colpisce qui in Cina,  l’assoluta e programmata mancanza di confronto con interi capitoli della propria storia. Quindi chiedo agli amici cinesi di leggere queste mie frasi con equilibrio, e giudicare dai fatti (come dice Mao), non guardando solamente al dito...

Fatti storici, anni ed eventi trattati come polvere da nascondere sotto il tappeto. Il Museo e’ un monumento ad un partito che non ammette visioni alternative e che controlla in maniera ferrea la narrativa storica, che qui e’ un susseguirsi di Trionfi del Partito presentati come Trionfi della Nazione, evita di rappresentare i Conflitti e le sconfitte, e i loro motivi, e allo stesso tempo e’ un segno del fallimento della capacita’ di creare un’ istituzione culturale credibile. Un Museo con una mostra, “The Road to Rejuvenation”  assolutamente da non perdere per capire cosa il cittadino medio cinese impara e conosce a proposito della propria storia recente.




di Marco M Gobbo
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LA CINA E' CAPITALISTA?

Aumento del numero di membri del Partito Comunista fino al 2010, come mostrato da una tabella al Museo Nazionale di Pechino

La Cina e’ Capitalista?

Di recente ho incontrato un amico italiano in visita in Cina. Come molti visitatori, dopo qualche giorno di permanenza ha esclamato ”Ma qui di comunismo non c’e’ nulla, qui siamo al capitalismo piu’ puro e brutale”.

In effetti questa stringatissima analisi non e’ lontana dalla realta’, che e’ comunque piu’ stratificata e complessa. Mentre i livelli di consumo sono aumentati considerevolmente in Cina, per qualche decina di milioni di persone si potrebbe dire “indebitamente e a dismisura”, i rapporti interni della societa’ sono di tipo feudale, di vassallaggio. La nuova classe benestante e’ legata a doppio filo e dipende dal Partito a livello centrale e locale per il proprio successo economico, garantendo poi un ritorno economico ai referenti politici, guadagna senza rischiare e, sopratutto, non ha visioni di impegno sociale.
Il risultato della fine del comunismo, avvenuto con la proclamazione del socialismo a la chinoise, e’ un conclamato ritorno a valori storici nazionali che furono soppressi dal terrore maoista. Questo ritorno al Nazionalismo e’ pero’ filtrato dalla propaganda di partito, da una distorsione della rappresentazione storica di fatti del passato remoto, recente e del presente. Basti visitare il Museo Nazionale Cinese in Piazza TianAnMen per rendersene conto ( di questo scrivero’ di piu' nel prossimo blog).

Dal feudalesimo Imperiale, immobile per oltre 500 anni, dopo le lotte anti colonialiste e le convulsioni interne post conflitto mondiale, la Cina precipito’ in una dittatura che si e’ evoluta su linee feudatarie di stampo Imperiale, con un Potere Centrale forte che non ammette discussioni sul proprio ruolo di leader incontrastato, con una classe politica inamovibile e inattaccabile che e ‘ di fatto un’oligarchia nella quale diverse famiglie si passano le chiavi del potere. Questo tipo di oligarchia viene replicata a livello delle province cinesi. Questo favorisce una nuova forma di Capitalismo di Stato, in cui i politici e i burocrati di partito sono di fatto i padroni dei mezzi di produzione o i loro controllori. Con un tipo di analisi classica marxista posso affermare che in Cina abbiamo una minoranza (il partito comunista e le sue emanazioni) che e’ padrone e controllore dei mezzi di produzione e una vasta maggioranza della popolazione che produce beni e servizi (che non si puo’ piu’ chiamare proletariato, visto che di figli non ne fanno molti, si attende quindi una nuova definizione). Sotto questo punto di vista la Cina e’ capitalista.

Traduco qui sotto degli estratti da un articolo dal sito di FORBES che potete leggere integralmente qui:

http://www.forbes.com/2011/09/14/china-rich-lists-opinions-contributors-john-lee.html

Essere membro del Partito Comunista e’ ora sinonimo di Privilegio e Possibilita’ di salire la Scala Economica Sociale, come rilevato dalla rivista Forbes. La lista dei 1000 piu’ Ricchi Cinesi stilata dal Hurun Report riportava che oltre il 90% di essi sono ufficiali o membri del Partito Comunista Cinese e’ da un’idea di come la ricchezza venga creata e ditribuita in Cina, e forse cancella l’idea che un modello di sviluppo di tipo autoritario porti benefici alla maggioranza del popolo.

Fu nel 2001 che l’allora Presidente Jiang Zemin annuncio’ che il CCP avrebbe dato il benvenuto nel partito agli imprenditori. (Alle molteplici letture che si puo’ dare a questo, si aggiunge l’ovvia volonta' di Pechino di controllare il piu’ possibile la creazione di poli di potere economico relativamente forte che possano trasformarsi in motori propulsori al cambiamento dell’assetto del potere politico. Mia Nota)

Mentre si dice e si legge dappertutto che il settore privato e’ emergente in Cina, la realta’ dei fatti dimostra come 150 State Owned Enterprises (SOE) – Imprese Statali- siano le padroni di due terzi di TUTTI I beni e fonti di reddito cinesi e sono la fonte del 50% di TUTTO il reddito prodotto in Cina. Oltre a queste 150 bisogna aggiungere le imprese statali cosidette locali, che sono circa 120,000. Nell’ultima decade circa due terzi dei prestiti bancari sono stati riservati a condizioni preferenziali alle SOE, lasciando circa 4 milioni di societa’ private e decine di milioni di piccole e piccolissime imprese a combattere come possibile per accedere al resto.

Sebbene molte SOE siano presenti in Borsa, il governo controlla almeno dal 50% fino a 2/3 delle loro azioni. Le SOE sono sotto il controllo del State Assets Supervision and Administration Commission (SASAC) e i dirigenti e managers di queste SOE sono direttamente designati dal SASAC dopo aver consultato il CCP’s Department of Organization.. Il risultato e’ che oltre due terzi dei direttori e oltre tre quarti dei managers sono Burocrati ufficiali del Partito Comunista o almeno suoi membri. Tra i membri, gli ufficiali e i burocrati del Partito Comunista Cinese ci sono oggi uomini tra i piu’ ricchi del mondo.

Quasi tutte le persone più ricche della Cina hanno fatto i soldi in settori dominati dalle imprese di stato, come i beni immobiliari e l’edilizia, lo sfruttamento di risorse naturali, industrie pesanti e telecomunicazioni. Questo e’ avvenuto anche attraverso un accesso preferenziale ai terreni migliori (spesso sequestrati illegalmente ai cittadini) per le grandi societa’ immobiliari, ad un accesso privilegiato a tassi inferiori a quelli di mercato del capitale, o l'accesso speciale per la raccolta di capitali o di capitale nelle aziende di Stato quotati. In quasi tutti i casi, i beneficiari ultimi sono i funzionari o membri del PCC . Non c'è da meravigliarsi che ci sono oggi 85 milioni di membri del Partito Comunista con un’ulteriore lista di attesa, si dice, di circa 80-100.000.000.

Questo fatto non sorprende, visto che si e’ creato un sistema dove imprenditori e uomini d'affari hanno bisogno del sostegno del partito, o meglio, dell'adesione al PCC per andare avanti. Ciò significa che il paese è diviso in un gruppo relativamente piccolo di ben collegati insider che beneficiano in misura sproporzionata, mentre circa un miliardo di persone hanno scarse prospettive di condividere i frutti della crescita economica del paese. Un fatto che raramente viene fatto notare è che l'80% della riduzione della povertà in Cina ha avuto luogo durante i primi dieci anni di riforme 1979-1989 - prima che lo Stato Cinese (Partito) riaffermasse la propria ferma presa sull'economia.

E’ ovvio che una delle chiavi per mantenere il potere del partito comunista sia quella di tenere il controllo delle opportunità materiali, delle carriere e delle professioni. Questo può essere una buona notizia per le schiere crescenti dei mega-ricchi membri del Partito, ma non per la maggioranza del popolo cinese che non puo' mettere piede sulla scala sociale.

La classe politica cinese insegna e inculca, con tutti i mass media a disposizione e sotto stretto controllo, il “bisogno” per il popolo Cinese di una leadership assoluta, con potere verticale e la sua insostituibilita’, il suo incarnare i valori Nazionali e allo stesso tempo, esserne i guardiani.

Il sistema di corruzione e di nepotismo, di clientelismo feudale prende forma sopratutto nel periodo post-TianAnMen, e non e’ un caso che e’ nello stesso periodo che esplode il numero di tesserati del Partito Comunista Cinese. Il patto implicito proposto dal Partito al popolo cinese e’ stato: voi lasciate perdere ogni velleita’ di democrazia, ci lasciate governare, e noi vi lasceremo crescenti liberta’ economiche, anche quelle comunque sotto il nostro controllo.

Non si puo’ lottare, singolarmente, contro questo feudalismo statale che puo’ in qualsiasi momento stroncare qualsiasi azienda o imprenditore, ecco perche’ gl'imprenditori cinesi sono totalmente collaborazionisti con il potere centrale, e non potrebbero fare altrimenti.

Se l’imprenditore vuole fare crescere la propria azienda non solo non puo’ essere in nessun modo “contro” il potere del partito comunista, deve essere attivamente “pro” e partecipare nella rete di scambi di favori personali che favoriscono le relazioni (le tradizionali GuanXi) che aggiungeranno potere e vantaggi. Da questo ne consegue che qualsiasi imprenditore e impresa e’ ricattabile e al contempo non puo’ praticamente esistere al di fuori del sistema. Da notare che a questo sistema partecipano, direttamente o indirettamente, anche le societa’ multinazionali straniere. Se per qualsiasi motivo l’azienda non “collabora” allora le risposte del potere sono molto semplici: si va dall’accusare l’imprenditore di “corrompere” i funzionari di partito (quando in realta’ si tratta delle mazzette da pagare per poter lavorare e oliare “i meccanismi burocratici”) oppure di avere evaso le tasse, che improvvisamente diventa il reato che e’ se viene a mancare l’appoggio del referente politico a livello locale, provinciale o nazionale, o , ancora, quello che prima era facile e veloce da ottenere diventa all’improvviso difficile, ed esasperatamente lento, quello a cui si poteva accedere in precedenza viene ora procastinato sine die.

Come ho gia’ scritto in precedenza, in Cina NON esiste l'indipendenza della magistratura: il Partito controlla i tribunali, nomina i giudici e detta abitualmente i verdetti.
Sembra abbastanza evidente che in questo caso sia molto difficile che i "controllori" accusino, processino e condannino i "controllori". Il potere non processa se stesso, solo un altro potere puo' farlo.
Nell'improbabile ipotesi di un cittadino che vinca un caso, il giudice avrebbe poco potere per far rispettare il verdetto senza il sostegno degli stessi funzionari statali.

Un cittadino cinese è spesso nella situazione kafkiana di ricorrere nel chiedere giustizia a chi ha commesso l'abuso nei suoi confronti.

In tutto questo, dov’e’ uno Stato di Diritto Civile? Non c’e’, infatti i vari richiami che trapelano sui media sono sempre quelli rivolti al “rispetto della Legge”, un Legismo che ha origini antiche in Cina, risale al primo Imperatore Qin e alla sua scuola, così chiamato per l'insistenza sull'uso di leggi severe come base per mantenere l'ordine e il controllo della società, qualcosa che è replicato anche oggi dal concetto comunista cinese di "Rule of Law", che non significa "Governo del Diritto".

Ci sono alcuni coraggiosi Savonarola che cercano di dire la loro, di chiedere un cambiamento o almeno di correggere gli abusi piu' macroscopici ma, a tutt’oggi, sono prima o poi costretti a chiedere asilo nelle ambasciate di potenze straniere, facendo appelli video direttamente al premier affinche’ vengano risparmiate ritorsioni contro la propria famiglia, oppure sono costretti a dei veri e propri arresti domiciliari e penitenziari, nonostante i premi Nobel per la Pace, o ancora, rovinati finanziariamente e silenziati come e’ successo per Ai WeiWei, e cosi via dicendo.

Questo, a grandi linee, il capitalismo di stato nello stato socialista con caratteristiche cinesi, a oggi.



di Marco M Gobbo
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