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INTERVENTI CON PAROLE CHIAVE 'PAOLO BARATTA'
 
Le castronerie del Corriere della Sera e Ai Wei Wei

Una borsa comoda e capace, e puoi anche protestare per i diritti umani

Clamoroso! Grazie alla protesta inscenata alla Biennale, il Corriere della Sera si accorge che Ai Wei Wei e' stato arrestato a Pechino.
http://www.corriere.it/cultura/11_giugno_02/liberate-ai-weiwei-la-biennale-si-mobilita-pierluigi-panza_e6587c6a-8d1a-11e0-8b49-ca4aa220e493.shtml

Peccato che l'articolo firmato da Pierluigi Panza esordisca con una castroneria, affermando che Ai Wei Wei sia in carcere da sei mesi, quando invece e' stato arrestato agli inizi di aprile, precisamente il 3 aprile, all'aeroporto di Pechino
(vedi mio primo blog: http://www.exibart.com/blog/blogmsg.asp?idblog=5902).
Ma le sorprese non finiscono: l'articolo riporta che anche il presidente della Biennale, Paolo Baratta, sia convinto che Ai Wei Wei sia in carcere da sei mesi!

Se questo e' il livello di credibilita' di notizie a cui siamo giunti, siamo all'inizio di un caos para-orwelliano in Rete, dove la storia viene scritta e riscritta a piacere (e passi in paesi Orwelliani o quasi, politicamente parlando, come Myanmar, Cina, Nord Corea, VietNam, ma il Corriere...
oh signur!)
 
Voglio far notare che la notizia del Corriere non sia l'incarceramenteo di Ai Wei Wei, come sia avvenuto e perche', ma la PROTESTA (con tanto di fighissima borsetta multiuso) che viene rappresentata sul palco della Biennale. La notizia e' la "nobile protesta!"

Allora le notizie ve le aggiorno io.

Ai Wei Wei pare che sia in buone condizioni fisiche, come ha affermato la moglie dopo aver avuto un permesso (il primo e unico, finora) per un colloquio di venti minuti. Non e' ancora dato a sapere dove Ai Wei Wei sia detenuto, e questa pare una misura per evitare eventuali manifestazioni qui in Cina.
Non solo per questo: l'avvocato Liu XiaoYuan, che si e' dichiarato pronto a difenderlo, dice che Ai non e' in carcere o in un centro di detenzione "formale", aggiungendo che ne Ai ne la moglie sappiano dire con precisione dove sia. Questo fatto che Ai non sia in un carcere "ufficiale" permette alle autorita' di non considerarlo "detenuto" ma "sotto sorveglianza": da qui il fatto che il suo arresto non sia ancora stato ufficialmente notificato alla famiglia. La "sorveglianza", per legge, puo' durare fino a sei mesi, e mentre in teoria dovrebbe essere meno punitiva. in realta' permette alla polizia di avere ancora meno limiti alla loro facolta' di interrogare a piacimento.

Ai Wei Wei e' accusato di "crimini economici" (vedi mio precedente approfondimento:
http://www.exibart.com/blog/blogmsg.asp?idblog=5924).

L'agenzia di stato XinHua (la Voce del Padrone) ha scritto che Ai Wei Wei ha distrutto documenti contabili e ha evaso "una cifra enorme di tasse". Il 99.90 % della popolazione cinese non sa chi sia Ai Wei Wei o di lui sa qualcosa solo grazie allle notizie delle agenzie di Stato, e finora non e' stato possible sapere o leggere che cosa dica o pensi Ai Wei Wei delle accuse contro di lui.

La societa' di Ai Wei Wei, che si chiama Beijing Fake Cultural Development Ltd e' intestata alla moglie (per cui in detenzione si dovrebbe trovare lei) e da aprile sono anche "spariti" dalla circolazione il contabile della societa', che si chiama Hu Mingfen, l'autista della societa', che e' poi cugino di Ai Wei Wei, l'amico Wen Tao e il collega artista Liu ZhengGang.

Il ministro degli esteri cinese, tramite portavoce, ha piu' volte ribadito che l'arresto di Ai Wei Wei non ha niente a che vedere con "diritti umani" e che "nazioni straniere Europee vengono in Cina a dirci che certe persone sono al di sopra della legge"  (Mr Fu Ying, vice ministro degli Esteri).

Se questo aggiornamento vi piace, pubblicizzatelo, inviatelo, ripubblicatelo e citatelo a piacimento. Grazie


I miei altri articoli su Ai Wei Wei, in ordine cronologico sono:

http://www.exibart.com/blog/blogmsg.asp?idblog=5902
http://www.exibart.com/blog/blogmsg.asp?idblog=5910
http://www.exibart.com/blog/blogmsg.asp?idblog=5911
http://www.exibart.com/blog/blogmsg.asp?idblog=5924





di Marco M Gobbo
visita il blog ArtAsia

scritto 03/06/2011 2.43.00 | permalink | commenta | lista commenti (0) | invia il post ad un amico | parole chiave: ai wei wei biennale venezia paolo baratta corriere della sera
 
Biennale proiettata verso il futuro

Padiglione del Canada alla Biennale di Architettura di Venezia 2010

Venezia, Biennale 2010. Mostra Internazionale di Architettura, dodicesima edizione. Mentre lo scorso anno si è celebrata la cinquantatreesima edizione dell’Esposizione Internazionale d’Arte. Una differenza di oltre quarant’anni, giustificata dal fatto che solo nel 1980 viene aperto al pubblico, per la prima volta, lo spazio delle Corderie dell’Arsenale. Possedere le redini di un evento di tale portata, sia esso a carattere architettonico, artistico, musicale, cinematografico e quant’altro, si sa, è un’esperienza unica, cui ogni curatore ambisce durante tutto l’iter della sua crescente carriera. Ma gestire una mostra di architettura è forse oggi una delle attività più complesse della professione curatoriale e per questo merita ulteriore attenzione. La disciplina dell’architettura ha come scopo principale quello di organizzare lo spazio in cui gli esseri umani vivono e s‘incontrano, fornendo loro protezione, sicurezza, intimità, ma, allo stesso tempo, garantendogli la possibilità di comunicare con l’ambiente circostante e soprattutto con la natura. La cinquantaquattrenne Kazuyo Sejima, architetto giapponese e direttrice di questa edizione di Biennale, ha inteso perseguire proprio la finalità suddetta, intitolando, non a caso, la sua mostra People meet in architecture (“incontrarsi nell’architettura”). L’obiettivo - spiega la Sejima - è quello di riuscire ad immaginare le direzioni verso le quali si sta muovendo la nostra società e i sogni che il futuro renderà possibili. Ma anche far incontrare individui e architettura e aiutare le persone a relazionarsi tra loro. E, in effetti, scorrendo i differenti punti di vista che le partecipazioni internazionali hanno espresso, si viene in contatto con scenari inediti, ma per lo più prevedibili, di interazione tra ambiente e società. Uno fra tutti, quello offerto da un folto gruppo interdisciplinare di professionisti del settore, nel Padiglione Australia, ai Giardini, curato da J. Gollings, fotografo, e I. Rijavec, architetto. Il loro allestimento prende il titolo di Now + When Australian Urbanism dal momento che vi sono esposte 5 delle più interessanti zone urbane e non urbane australiane come appaiono ora (Now), prima della drammatica visione futuristica del 2050 (When). Il tutto presentato attraverso l’oramai sempre più diffusa tecnologia 3D, che cambierà di gran lunga il modo in cui l’urbanizzazione australiana viene vista. In tal senso, non possiamo trascurare il contributo del Padiglione Italiano, curato dal critico Luca Molinari, in cui è allestita una mostra-manifesto sul passato recente, presente e prossimo futuro dell’architettura italiana contemporanea. Il titolo della mostra, Ailati. Riflessi dal futuro, gioco di specchi con la parola italia, sta a indicare, non a caso, l’incalzante necessità di ricercare ulteriori e innovativi punti di vista sulla nostra realtà, che sta cambiando radicalmente. In uno dei tre spazi allestiti nel padiglione in esame è presentata, infatti, la sezione Italia 2050, dove 14 progettisti, stimolati da 14 scienziati-intellettuali, mettono in scena la loro idea del domani, offrendo una riflessione sui luoghi futuri della vita pubblica e politica, con uno sguardo particolarmente attento all’ecologia e alla sostenibilità ambientale. Ancora una volta, si tratta di proiezioni immaginifiche e avveniristiche dello status quo; ancora una volta, si ricorre a concezioni di tipo utopistico, talvolta distopistico della realtà. Come lo stesso economista Paolo Baratta, presidente della Biennale, tiene a sottolineare, in una delle 16 interviste presentate nelle Corderie dell’Arsenale e realizzate dal curatore Hans Ulrich Obrist: “L’utopia è un dato di fatto, che accompagna da sempre l’uomo nel suo cammino verso la conoscenza di sé. Il mio sogno per il futuro è il ricongiungimento dell’uomo con la sua utopia; cioè mi auguro che l’uomo, un giorno, riesca a personificare la sua utopia in modo da completare se stesso”. Auguriamoci, nella stessa misura, che queste biennali di architettura, così bistrattate dai più, possano almeno servire allo scopo.

Angela Russo


di Angela Russo
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scritto 06/11/2010 15.30.00 | permalink | commenta | lista commenti (0) | invia il post ad un amico | parole chiave: venezia biennale kazuyo sejima luca molinari paolo baratta hans ulrich obrist


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