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INTERVENTI CON PAROLE CHIAVE 'PERFORMANCE'
 
S I G N IN_performance

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Sign in è un’installazione-performance in cui cerco di armonizzare la precisione della forma con la spontaneità dell’esperienza, un lavoro al limitare tra la ricerca estetica e la pratica contemplativa. 
Sign in è uno scambio, un passaggio di energia in un tempo e in un luogo specifico, una condivisione del presente nella sua identità mista di caso e scelta.

Il millenario Libro dei mutamenti, l’I Ching è l’essenza di questo concetto aperto di presente. Quel testo è un per me un punto di partenza poiché unisce l’attrazione verso la teoria e la necessità della pratica, l’astrazione e la materia, la testimonianza e l’oracolo, la logica e il sentimento senza alcuna polarizzazione. L’identità tra scrittura e immagine insita nella cultura orientale è un modo di celebrare il segno come gesto primitivo e cosa in sé carico di valenza estetica, un modo per armonizzare il mondo della cultura e quello della natura.

Nell’I Ching, 8 segni-matrici (Cielo, Terra, Tuono, Acqua, Monte, Vento, Fuoco, Lago) si accoppiano generando 64 esagrammi, indici dei diversi stati delle cose dell’universo e del loro divenire nel tempo e nello spazio. La loro minimale bellezza – linee piene e vuote che disegnano variazioni ritmiche – appare folgorante se raccolta in un unico quadro: un ritmo che s’indovina determinato da un ordine mosso da possibilità combinatorie.

Con Sign in provo ad approssimarmi alla sincronicità (la non causalità, lo stemperarsi del dualismo tra passato e futuro, scelta e caso), includendo l’osservatore nell’evento. Provo a unire l’attrazione della cultura – il segno che l’uomo lascia su questa terra – con la necessità di stare nella natura, di essere natura. La pratica artistica è in questa azione pienamente assunta come pratica sociale, come “andare verso”, stare consapevolmente nell’interrelazione di ogni elemento all’interno di un sistema. Sign in è un registrarsi a vicenda: fare tesoro di quelle dinamiche che si producono nell’incontro di uomini tra uomini e di uomo e natura. Per scoprire, forse, che l’identità non è nulla senza la relazione. 

Performance realizzata l'11 ottobre 2014, per l'evento Land Art Campi Flegrei, http://www.landartcampiflegrei.com



di emanuela genesio
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IC2_____CHANCE&CHOICE video

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di emanuela genesio
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Breaking News - Roulette Poetica


Martedì 6 agosto 2013 a Torino, andrà in onda il primo appuntamento di un nuovo format che unisce attualità, performance e poesia, nella cornice dello spazio indipendente per l'arte contemporanea Kanichen-Haus.

E' importante sottolineare che non si tratta di una gara. Infatti, gli autori che vogliano che parteciparvi, dopo l'iscrizione, verranno democraticamente sorteggiati nel numero di cinque.
A questo punto, dovranno arrivare la sera del 6 agosto con una o più poesie, che non eccedano in totale i cinque minuti di lettura, e che si basino su notizie non più vecchie di una settimana.
La capacità di reazione all'immediatezza della notizia, verrà ulteriormente provata sulla base dell'estrazione, a inizio serata, di una news sulla quale i partecipanti dovranno scrivere e leggere a chiusura dell'evento.
Un'idea dello spirito del format è data dallo spot, che poetete trovare a questo indirizzo http://www.youtube.com/watch?v=6PsVppZjflc

Tutto questo fa capo a Eliana D. Langiu e Milena Prisco, i cui lavori di scrittura e performance affondano nell'attualità e nell'immediatezza parola-immagine.

Per maggiori dettagli, iscrizioni e regolamento: http://roulettepoetica.blogspot.it/

Cosa: Breaking News - Roulette Poetica
Dove: K-Hole- Via Sant'Agostino 17 - Torino
Quando: Martedì 6 agosto 2013 - h. 20




di Eliana D. Langiu
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A R T E & T E C N O L O G I A _ insidie e potenzialità

"griglie e sfumature", foto di E. Genesio

Mentre cerco e non trovo una bella e sintetica affermazione di Nicolas Bourriaud sul fatto che l'arte non sia una definizione a priori, ma uno sguardo in fieri su ciò che è prodotto dagli artisti, ne trascrivo un'altra, un po' più macchinosa, ma ancora leggibile. M'interessa perché termini come installazione, performance, interattività si usano a sproposito in ambito di creazioni che non costituiscono, né fanno uso, di nessuna delle tecniche sopracitate. Non basta appendere quadri in modo "diverso" in uno spazio (tipo: poggiandone uno a terra) per fare un'installazione, né presentare una mostra in maniera "creativa" (tipo: lettura di testi, sottofondo musicale...) per trasformare un'inaugurazione in una performance. Nel suo testo "Estetica relazionale" (pubblicato in Francia nel 1998 e in Italia 2010), Bourriaud riflette (tra i primi) sulla direzione verso un fare che implica convivialità, costruzione di spazi concreti di scambio estetico, suggerendo i rischi che la tecnologia gioca agli artisti che usano i mezzi e le tecniche di oggi senza capirne le insidie e le potenzialità: "l'arte rende consapevoli dei modi di produzione e dei rapporti umani prodotti dalle tecniche utilizzate e [...], spostandoli, li rende maggiormente visibili, permettendoci di esaminarli fin nelle loro conseguenze sulla vita quotidiana. La tecnologia non è interessante per l'artista, se non nella misura in cui questi ne mette in prospettiva gli effetti, invece di subirla in quanto strumento ideologico" (p. 67). Fino a concludere che "nessuna tecnica costituisce per l'arte un soggetto: collocando la tecnologia nel suo contesto produttivo, analizzando le sue relazioni con la sovrastruttura e l'insieme dei comportamenti obbligati che ne fonda l'utilizzo, diventa per contro possibile produrre modelli di relazione con il mondo che vanno nel senso della modernità. Altrimenti l'arte diventerà un elemento decorativo high tech in una società sempre più inquietante" (p.75). Finale che mi porta un po' lontano dal primo assunto (usare termini corretti per tecniche e tecnologie contemporanee), ma che mi consente di riflettere su operazioni in cui si celebra la necessità di un’esperienza condivisa e corale senza offrire al pubblico alcuna possibilità per accedere a tali processi e comprenderne le modalità. Ho vissuto un’esperienza simile un paio di giorni fa, durante l'evento Choral Forms di Audrey Cottin e Géraldine Gourbe organizzato da Diogene Bivaccourbano alla Fondazione Merz. In nome della coralità si è detto di tutto, dando lustro a un gran numero di giochi di parole e cerebrali citazioni, lasciando che il pubblico si percepisse come un’entità ben separata dagli avvenimenti, libero però di constatare quanto fosse scomoda la sedia e funzionasse male il microfono.

 



di emanuela genesio
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UNA F I N E S T R A ad E S T_accenni al rapporto tra arte, esperienza, contemplazione

E. Genesio, schizzo per installazione Nel vento, BlissBeatFestival2012

La natura interdisciplinare e non dogmatica del BlissBeatFestival diventa un campo d’azione privilegiato per alcuni artisti visivi che si muovono all’interno di una ricerca olistica, al crocevia di etica e estetica.

Ad uno sguardo ampio, il Novecento è costellato di artisti che incanalano le loro energie creative in un fare intuitivo e gestuale, senza scindere mente e corpo, proponendo un rapporto attivo tra soggetto e oggetto, esperienza e contemplazione. Contemporaneamente all’adesione all’interdisciplinarità, è allora che lo sguardo all’oriente si è fatto cosciente. Il caso, l’asimmetria, lo spazio nella dialettica di vuoto e pieno, l’indifferenziazione tra materia e concetto sono divenuti parte di un fare che ha permesso all’occidente di ritrovare la sua matrice pre-classica, il Panta Rei di Eraclito.

Gli artisti che colgono questa coincidenza, si muovono spesso nell’ascolto del divenire delle cose. Osservano il pulviscolo che collega la materia all’immateriale e, con gesti accorti, lo trasformano in oggetto o esperienza estetica. Conoscono il valore della concentrazione che sfocia in un gesto d’energia, spesso minimo, e la traduzione in un linguaggio il più approssimato possibile alla sensibilità. Se sono pittori, usano di preferenza la china, per la sua fluidità che non consente correzioni; se sono performer, prediligono l’azione in natura, in cui il corpo, umano vegetale astrale, manifesta il contatto del sé con il mondo di cui è parte; se usano la tecnologia, arrivano a dilatare il tempo reale in spazi di largo respiro, esperienze vicine alla contemplazione.

In questa prima edizione di arti visive al BlissBeatFestival, l’evento "Una finestra ad est" raccoglie opere in natura, portfolio da sfogliare e due perfomance. Gli artisti selezionati per quest’incontro tra pratiche yoga e arte d’oriente conoscono e praticano tecniche pittoriche in cui la fluidità dell’inchiostro di china incontra le textures granulose e leggerissime delle carte più disparate. Amano lasciare ampio respiro allo spazio bianco, campo di forze ed energie che la polarità del segno nero equilibra attraverso immagini in bilico tra forme astratte e mondi figurativi. In modo diverso, si confrontano con la performance o l’installazione: per captare il multiforme passaggio degli eventi del reale, per dar vita a improvvisazioni in dialogo con la musica, la danza e altre pratiche creative, o per proporre ambienti esperienziali in cui lo spazio naturale ha valore compositivo.

 

Dal catalogo, Una Finestra ad est, a cura di Emanuela Genesio, edizioni BlissBeatFestival, 2012.
Nella prossima puntata, l'I Ching_l'esperienza della performance al BlissBeatFestival

 



di emanuela genesio
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