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INTERVENTI CON PAROLE CHIAVE 'PROTESTE IN HONG KONG'
 
Hong Kong Blues (1) - ripubblicato

hong kong bristol avenue foto mmg

Hong Kong e i suoi abitanti non sono gli stessi che ho conosciuto nel 2006.  Dal 2006 cambiamenti grandi e piccoli hanno avuto luogo in questa città. A partire dal 2012, questi cambiamenti, hanno prodotto quello che io riassumo come il " Blues" di Hong Kong ( vorrei mantenere i diritti d'autore sulla definizione, grazie) .
Una tristezza che alle volte si veste di rabbia, risentimento; talvolta è un borbottio e qualche volta e' grido, contro i connazionali della Cina continentale, contro i loro modi ritenuti scortesi e arroganti, da nuovi ricchi ( questo dice chi vive a Hong Kong ) che causa, in cambio , il risentimento e la rabbia di ritorno da parte dei cinesi " continentali", a qualsiasi livello : ufficiale, semi- ufficiale, mediatico e tra la gente comune .
Quindi, cosa e' successo, e cosa sta succedendo ? Mentre non posso dare una approfondita analisi psico - sociologica, come visitatore frequente e osservatore di questa città posso osare alcune riflessioni, citando le opinioni espresse sui giornali, episodi e storie raccontatemi da persone di Hong Kong che conosco. Vorrei scrivere di questo in una serie di blog con lo stesso titolo : Hong Kong Blues.

Hong Kong sta subendo la perdita della vecchia consapevolezza di essere un piccolo paradiso, ricercato come un approdo, guardato con invidia per la sua possibilità di crescita economica proposta a qualsiasi individuo, la vecchia consapevolezza di essere una felice isola di benessere, la perla del l'Oriente, o almeno una delle Perle d'Oriente.

L'intensificazione delle differenze tra una piccola casta di super- ricchi e la crescente massa di molto poveri, l'assottigliamento sostanziale e continuo di quello che potrebbe essere descritta come la classe media e medio-alta, la crescita del numero di persone che vivono con salari minimi di sussistenza, e ancor meno, di certo non sufficiente per sperare in un miglioramento della loro vita o quella dei loro figli fa parte di questo disagio. C'è un esercito di persone, molti dei quali vecchi e molto vecchi, sistemati in miserabili nicchie, loculi, direi, che è difficile chiamare abitazioni.

Il numero dei mendicanti per le strade, in una città considerata l'Emporio del Lusso in Asia, inizia ad essere sconcertante; detto questo, in un recente colloquio con un signore di Hong Kong ho avuto la notizia che tra i nuovi mendicanti ci sono parecchi professionisti provenienti dalla Cina: vero o metropolitana leggenda ? Non lo so .
Un altro fattore importante e concorrente alla formazione di questo “blues” è la perdita di potere d'acquisto della popolazione locale : l'inflazione nel 2006 è stata di circa il 2 % e ora e' ben al di sopra del 5% all'anno, in un luogo dove i salari praticamente non crescono. Questo fattore è reso ancor più amaro nel vedere quanto i vicini nel Guangdong e nel resto della Cina, arricchitosi con ciò che spesso viene considerata una concorrenza sleale, vuoi perche' guidata da una crescita basata sulla disuguaglianza nei confronti dei lavoratori, vuoi perchè solo grazie alla rete di conoscenze e favoritismi favoriti dal controllo assoluto di un partito unico e dei loro uomini; il “blues” si aggrava ulteriormente grazie alle continue notizie di appropriazione indebita, malversazione, travolgente corruzione e l'enorme numero di adulterazioni e contraffazioni alimentari e di altri prodotti fatti a spese dei consumatori; scandali che che i vari proclami e slogan sui giornali certamente non riescono a fermare, visto che il tutto avviene in una situazione di pura arbitrarietà del potere politico ed economico che rende quasi impossibile inchiodare o anche solamente trovare il "colpevole": il colpevole è il sistema e la sua incapacità di smettere il proprio abuso, a tutti i livelli.

La maggior parte dei cittadini di Hong Kong, forse purtroppo per loro, è cresciuta con una forte idea di "rispetto delle regole " e " fair -play" e, a differenza dei loro connazionali in Cina hanno qualche difficoltà ad accettare il fatto che le nuove regole siano: nepotismo, corruzione, favoritismi. Alcuni di loro, vedo, sta cominciando comunque a seguire il nuovo flusso .

Affermazioni come "Tu non sai chi sono io, io sono il Partito! " (Gustosa scena accaduta pochi mesi fa, quando un visitatore cinese sorpreso in flagrante violazione delle regole del traffico aveva, infatti, usato queste parole per minacciare il poliziotto che l'aveva fermato, la sua scenetta andò immediatamente virale, su Internet), causano imbarazzo, ridicolo, scandalizzano; forse si può ancora trovare in linea.

Economicamente, Hong Kong ha perso il suo fascino, ha perso il potere di attrarre giovani talenti, e alcuni dei suoi figli migliori o più ricchi, l'hanno tranquillamente lasciata: vanno a Taiwan, in Australia , in Canada. Hong Kong rimane, per ora , un importante centro finanziario, almeno fino a quando non sarà definitivamente incorporata a Shenzhen per formare un'unica Metropoli (per adempiere ad un progetto, che secondo me, e' ben presente agli occhi di Pechino sin dalla fondazione di Shenzhen), o fino a che Shanghai supererà Hong Kong come piazza finanziaria mondiale, ma dato il tipo di liberalizzazioni che il partito comunista dovrebbe concedere, questo probabilmente non accadrà molto presto o molto facilmente. Lentamente le leve del controllo economico passano totalmente a Pechino tramite delega ai fedeli al partito e con loro, inevitabilmente, il controllo politico totale che, molto probabilmente , frenerà l'attuale (cosa insolita in Cina) stato di libertà di parola, libero uso e senza censura di Internet (in Hong Kong è ancora possibile usare Facebook, Twitter , WordPress , Google+ solo per citarne alcuni servizi o di leggere i giornali stranieri in linea come The Guardian o The New York Times, qualcosa che è impossibile in Cina) e stampa libera .
(segue )




di Marco M Gobbo
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