blog@exibart.com
home inaugurazioni calendario speed-news forum annunci concorsi sondaggi commenti pubblicità contatti
Exibart.platform > onpaper mobile bookshop rss radio tv alert newsletter segnala blog
recensioni > roma milano napoli venezia torino toscana vedi le altre 
rubriche > libri architettura design fashion in fumo decibel vedi le altre 
e-mail    password password persa? registrati ora!


INTERVENTI CON PAROLE CHIAVE 'RELIGIONE'
 
Trovo importante diffondere il pensiero di chi combatte l’intolleranza a colpi di matita.


In guerra con una matita. Dice proprio così Jean Plantureux, alias Plantu, dal 1972 vignettista irriverente e sarcastico del quotidiano parigino "Le Monde".

“Ci troviamo in prima linea nella guerra contro l´intolleranza, il politicamente corretto e, vedi alla voce Danimarca, contro gli integralismi religiosi”.

Ieri Plantu ha mandato la sua solidarietà a Kurt Westergaard, anche a nome dell´associazione "Cartoonists for Peace", fondata tre anni fa insieme all´ex segretario dell´Onu Kofi Annan.

Com´è possibile che dopo così tanto tempo gli autori di quelle vignette siano ancora in pericolo di vita?

“Siamo pionieri, andiamo a toccare i punti nevralgici della società. E siamo indifesi. Diventiamo così un bersaglio facile di qualunque fatwa. Con la nostra associazione stiamo cercando di riunire tutti i vignettisti sotto minaccia per difenderli meglio”.

Quasi due anni fa c´era stato un altro fallito attentato contro Westergaard.

“Le autorità devono vigilare. Ma non bisogna pensare che si tratti solo di una questione di sicurezza personale. L´attacco contro Westergaard riguarda tutti. Mettiamocelo bene in testa: è una minaccia contro la libertà di espressione”.


Potrebbe accadere in altri Paesi occidentali?

“Qualche mese fa ho disegnato il Cristo dopo la "moltiplicazione dei preservativi", anziché dei pani, assieme al Papa e al cardinale Williamson che diceva: “Tanto l´Aids non è mai esistito". Ho ricevuto molte e-mail di protesta e poi minacce. Qualcuno ha addirittura scritto su Wikipedia che ero morto”.

Si può continuare a fare satira senza avere paura?

“C´è gente che passa il suo tempo a manipolare quello che noi diciamo, demonizzando il nostro lavoro oppure cercando di ammazzare il dibattito. Noi dobbiamo essere più furbi di loro e, come in una partita a scacchi, giocare con tre mosse d´anticipo”.


Lei ha fatto una vignetta per scherzare sulla fatwa danese.

“Era una sorta di ritratto composto dalla frase "Non devo disegnare Maometto" ripetuta all´infinito. L´importante è far vivere il dibattito, per non darla vinta ai barbuti integralisti”.

È difficile fare satira sulla religione?

“È complicato, certo. Ma dobbiamo continuare a disturbare potenti e integralisti religiosi senza umiliarli inutilmente. Oggi forse serve uno sforzo d´immaginazione maggiore. Sono convinto però che sia ancora possibile”.


(stralcio dell' intervista "La Repubblica" Domenica 3 gennaio 2010)


http://www.cartooningforpe ace.org/



di "Nel poeta e nell'artista c'è l'infinito."
visita il blog VOCAZIONE VAGABONDO per L'ARTE

scritto 03/01/2010 20.48.00 | permalink | commenta | lista commenti (0) | invia il post ad un amico | parole chiave: vignette satira integralismo religione società civiltà
 
C'è acqua dopo la morte?

Dopo il grande mistero della presenza di acqua sul nostro amatissimo satellite si aggiunge un nuovo mistero.

Cè acqua dopo la morte?

rispondi su!

[culturame.it]

[Yahoo! Answers]



di Culturame.it
visita il blog Culturame.it

scritto 29/11/2009 12.10.00 | permalink | commenta | lista commenti (0) | invia il post ad un amico | parole chiave: acqua acqua sulla luna fede misteri morte religione
 
Arte, religione, filosofia


"Quando la liberazione delle capacità non sembrerà più una minaccia all'organizzazione e alle istituzioni stabilite, né qualcosa che non può essere evitato in pratica eppure rappresenta una minaccia per la conservazione dei valori più preziosi del passato, quando la liberazione delle capacità umane opererà come forza socialmente creativa, l'arte non sarà un lusso estraneo alle occupazioni quotidiane della vita. Guadagnarsi da vivere non sarà diverso dall'avere una vita degna di essere vissuta. E quando la forza emotiva, mistica potremmo dire, della comunicazione, del miracolo della vita e dell'esperienza condivisa, verrà sentita spontaneamente, la durezza e la crudeltà della vita contemporanea saranno inondate da una luce che mai bagnò terra o mare.
"La poesia, l'arte, la religione sono preziose e non si possono salvaguardare rimuginando il passato e augurandosi futilmente di restaurare quanto è stato distrutto dal corso degli eventi nella scienza, nella produzione e nella politica. Sono un fiorire di pensieri e di desideri, il risultato di migliaia e migliaia di episodi e contatti quotidiani, che convergono inconsciamente verso una disposizione dell'immaginazione. Non si può deciderne l'esistenza né forzarla: il vento dello spirito soffia dove gli aggrada e in questo campo il regno di Dio non arriva con l'osservazione. Ma mentre è impossibile trattenere o ritrovare con un atto deliberato della volontà le vecchie fonti della religione e dell'arte che sono state screditate, è possibile favorire lo sviluppo delle fonti vitali di una religione e di un'arte che devono ancora nascere. Non di certo con un'azione che mira a produrle, ma sostituendo alla paura e al fastidio verso le tendenze attive di oggi la fede in esse, e il coraggio dell'intelligenza per andare dove i cambiamenti sociali e scientifici ci portano. Oggi siamo deboli nelle questioni ideali perché l'intelligenza è separata dalle aspirazioni. la pura forza delle circostanze ci spinge avanti nei particolari quotidiani delle nostre credenze e delle nostre azioni, ma i nostri pensieri e desideri più profondi guardano all'indietro. Quando la filosofia avrà collaborato con il corso degli eventi e reso chiaro e coerente il significato dei particolari quotidiani, la scienza e le emozioni si compenetreranno, la pratica e l'immaginazione si abbracceranno. La poesia e il sentimento religioso saranno i fiori spontanei della vita. Arrivare a questa articolazione e a questo svelamento del significato dell'attuale corso degli eventi è il compito e il problema della filosofia in un'epoca di transizione"

(John Dewey, Rifare la filosofia)


di Valeria Silvestri
visita il blog Meditazioni Cartesiane

 
L'or(gi)a di religione

Leggo sul comunicato Adnkronos di oggi: "L'insegnamento della religione cattolica non puo' essere limitato a un'esposizione delle diverse religioni, cio' sarebbe una forma di relativismo e di indifferentismo. Inoltre l'insegnamento della religione non puo' essere marginalizzato senza creare un grave danno agli alunni." Ora, questa "forma di relativismo e di indifferentismo" a casa mia - cioè l'Italia - una volta si chiamava "cultura" (vera, non quella che vorrebbero appiopparci loro), ed era indicata come encomiabile sintomo di civiltà e progresso. Ora invece si deve insegnare la religione, non la cultura, e la religione da insegnare è quella cattolica, farneticando appunto che fa parte della cultura italiana - e chiamare "cultura" la vessazione che questa Chiesa ha sempre inflitto al nostro Paese è una vera indecenza...  Quello che voglio capire però è questo: qual'è il grave danno che la sua relegazione in un angoletto formativo può recare? Che si finisce per conoscere meno le parabole di Gesù rispetto a quelle tracciate sui piani cartesiani? E allora, dov'è il problema, soprattutto in una scuola laica? Io mi chiedo davvero 'sta gente dove voglia arrivare, soprattutto quando pretendono che un pensiero confessionale - e sottolineo confessionale - venga insegnato come "disciplina scolastica, con la stessa esigenza di sistematicita' e rigore che hanno le altre discipline". Sia mai che troppa fisica e matematica ci faccia diventare tutti atei... In una puntata di La Storia siamo noi, gli ex-giovani virgulti del nazismo parlavano degli insegnamenti che avevano loro impartito le scuole devote al Fürher; ebbene, c'era un vecchio nonno che fra le lagrime raccontava dei progressi scolastici del nipotino, di tutte le cose belle che stava imparando, e non poteva non ricordare con disprezzo tutti i falsi insegnamenti ideologici, ora perfettamente inutili, che gli venivano impartiti sotto quel regime. Ecco, la Chiesa cattolica, per come la vedo io, insisti insisti vorrebbe di nuovo questo. E GoebBerlusconi sarà ben pronto a concederglielo, ci scommetto.


di Valeria Silvestri
visita il blog Meditazioni Cartesiane

 
Sam Harris - La fine della fede - abstract


Testo tratto da l'Epilogo de "La fine della fede" - Sam Harris - edizioni Nuovi Mondi Media - 2006

 

La fede religiosa, pur appartenendo a quel genere di ignoranza umana che non ammette neanche la possibilità di correzione, è ancora al riparo dalle critiche in ogni angolo della nostra cultura.

 

Rinunciando a tutte le fonti di informazioni valide di questo mondo (tanto spirituali quanto terrene in senso

stretto) i nostri religiosi hanno colto al volo antichi tabù e miti pre-scientifici come se avessero una validità metafisica incontestabile. Libri che abbracciano una gamma ristrettissima di interpretazioni politiche, morali, scientifiche e spirituali - libri che, già solo in virtù della loro antichità, ci offrono il tipo di saggezza più annacquata possibile in relazione al presente - sono ancora considerati dogmaticamente un punto di riferimento cui spetta l'ultima parola su argomenti della massima rilevanza.

Nella migliore delle ipotesi, la fede fa sì che persone altrimenti benintenzionate non riescano a riflettere in modo razionale su molte delle cose che stanno loro più profondamente a cuore; nell'ipotesi peggiore, è una fonte continua di violenza tra gli uomini.

 

Ancora oggi, molti di noi sono motivati non da ciò che sanno, ma da ciò che si accontentano di immaginare. Molti sono ancora ansiosi di sacrificare la felicità, la compassione e la giustizia in questo mondo alle fantasie di un mondo avvenire. Questi e altri svilimenti ci aspettano sulla strada trita e ritrita della devozione.

A prescindere dalle implicazioni che le nostre differenze religiose potrebbero avere nella vita ultraterrena, in quella attuale hanno solo un capolinea: un futuro fatto di ignoranza e massacri.

 

Viviamo in società che sono ancora vincolate da leggi religiose e minacciate dalla violenza religiosa.

E quanto a noi (e soprattutto al nostro dialogo con gli altri), cos'è che ci porta a spargere nel mondo questi sconcertanti esempi di malignità? Abbiamo visto che istruzione e ricchezza non bastano a garantire la razionalità. In realtà, anche in Occidente uomini e donne istruiti si aggrappano ancora ai cimeli intrisi di sangue di un'epoca lontana. Questo problema non può essere risolto soltanto tenendo a freno una minoranza di estremisti religiosi, ma piuttosto trovando approcci all'etica e all'esperienza spirituale che non facciano alcun appello alla fede, e trasmettendo a tutti questo tipo di conoscenza.

 

Naturalmente, ci si rende conto che il problema è semplicemente irrisolvibile. Che cosa potrebbe, verosimilmente, far mettere in discussione le proprie credenze religiose a miliardi di esseri umani? Eppure, è ovvio che una rivoluzione totale del nostro pensiero potrebbe completarsi nel giro di una sola generazione - sarebbe sufficiente che genitori e insegnanti dessero risposte oneste alle domande dei bambini.

I nostri dubbi sulla realizzabilità di questo progetto dovrebbero essere attenuati dal fatto di comprenderne la necessità, in quanto non c'è alcuna ragione per ritenere che possiamo sopravvivere a tempo indefinito alle nostre differenze di religione.

 

Immaginate come sarebbe per i nostri discendenti sperimentare la fine della  civiltà.

Immaginate una mancanza di razionalità talmente assoluta da permettere che le bombe più potenti fossero sganciate sulle città più grandi per difendere le nostre differenze religiose. In che modo gli sfortunati sopravvissuti a questo olocausto analizzerebbero il cammino scellerato della stupidità umana che li ha portati a precipitare nel baratro? Se ci trovassimo ad esaminare un simile scenario al momento della fine del mondo, certamente ci renderemmo conto del fatto che i sei miliardi di persone attualmente in vita stanno facendo di tutto per spianare la strada all'Apocalisse.

 

Il nostro mondo trabocca letteralmente di idee sbagliate. Ci sono ancora luoghi in cui le persone vengono condannate a morte per reati immaginari - come la blasfemia - e dove l'intera istruzione di un bambino consiste nell'insegnargli a recitare passi di un antico libro pieno di fantasie religiose. Ci sono nazioni in cui alle donne vengono negati quasi tutti i diritti umani, tranne la libertà di procreare. Se non riusciremo a indurre il mondo in via di sviluppo, e in particolare il mondo musulmano, a perseguire obiettivi compatibili con la civiltà del resto del pianeta allora tutti noi dovremo affrontare un futuro tetro.

 

 

La violenza religiosa non si è ancora estinta poiché le nostre religioni sono  intrinsecamente ostili l'una verso l'altra. A volte potrebbe sembrare che le cose stiano diversamente: ciò è semplicemente dovuto al fatto che le conoscenze e gli interessi secolari tengono a freno gli aspetti più sconcertanti e letali della fede.

 

Dovremmo deciderci ad ammettere che non si può trovare alcun fondamento  reale per la tolleranza e la diversità religiosa nei canoni del cristianesimo,  dell’ Islam, dell'ebraismo o delle altre fedi.

 

Se mai le guerre di religione ci appariranno impensabili - come sta accadendo per la schiavitù e il cannibalismo - significherà che ci siamo liberati dei dogmi di fede. Se mai il nostro tribalismo cederà il passo a una identità morale estesa le  nostre credenze religiose non potranno essere più sottratte a critiche e indagini condotte in modo rigoroso. Dovremmo finalmente renderci conto che presumere di conoscere laddove si nutrano solo speranze devozionali è una forma di malvagità.

Ogni volta che le convinzioni aumentano in modo inversamente proporzionale alle loro giustificazioni, perdiamo il fondamento profondo della collaborazione tra gli uomini. Quando possiamo fornire motivazioni per ciò in cui crediamo, non abbiamo bisogno della fede. Quando quelle motivazioni mancano perdiamo tanto il nostro legame col mondo quanto quello con gli altri. Le persone che nutrono convinzioni forti senza avere prove concrete sono degne di restare ai margini della nostra società e non nelle stanze dei bottoni. L'unico aspetto che dovremmo rispettare nella fede di una persona è il suo desiderio di una vita migliore in questo mondo. Non dobbiamo necessariamente rispettare il fatto che egli creda ciecamente nell'esistenza di un'altra vita nell'aldilà.

 

Nulla è più sacrosanto dei fatti. Quindi nessuno dovrebbe avere la meglio nei nostri dibattiti per il fatto che coltiva delle illusioni. La prova del nove per la razionalità dovrebbe essere ovvia: chiunque voglia sapere com'è il mondo, in termini materiali o spirituali, deve essere aperto alla scoperta di nuove prove. Dovremmo essere confortati dal fatto che le persone tendano ad attenersi a questo principio ogni volta che sono obbligate a farlo. Questo, per la religione, resterà un problema. Saranno proprio le mani che sorreggono la nostra fede a scuoterla.

 Finora non è stato ancora stabilito cosa significhi essere uomini, in quanto ogni sfaccettatura della nostra cultura - e anche la nostra stessa biologia - resta aperta all'innovazione e all'indagine. Non sappiamo come saremo tra mille anni e neppure se ci saremo, considerata l'assurdità letale di molte delle nostre credenze; tuttavia, a prescindere dai cambiamenti che ci aspettano come specie, difficilmente una cosa muterà: finché resisterà l'esperienza, la distinzione tra felicità e sofferenza resterà la nostra preoccupazione principale.

 

Quindi avremo il desiderio di capire i processi - biochimici, comportamentali, etici, politici, economici e spirituali - che spiegano tale distinzione. Non abbiamo a disposizione nulla che si avvicini a una comprensione definitiva di tali processi, ma le conoscenze che possediamo ci consentono di escludere molte interpretazioni fallaci. Indubbiamente, al momento attuale siamo in grado di affermare che il Dio di Abramo non solo non è degno dell'immensità della Creazione, ma neppure dell'uomo.

 

Non sappiamo che cosa ci attende dopo la morte, ma sappiamo che moriremo. Chiaramente, dev'essere possibile vivere in modo etico - preoccupandosi in modo sincero della felicità di altre creature senzienti - senza avere la pretesa di conoscere cose in merito alle quali siamo manifestamente ignoranti.  (…)

Siamo legati gli uni agli altri. (…) Siamo proprio noi a decidere, in ultima istanza, cosa sia "buono", e anche a stabilire cosa sia logico. (…) Non abbiamo bisogno di modelli di ricompensa e punizione che trascendono questa vita per giustificare le nostre intuizioni morali o renderle effettivamente in grado di guidare il nostro comportamento nel mondo. Gli unici angeli che dobbiamo invocare sono quelli della nostra miglior natura: la ragione, l'onestà e l'amore. Gli unici demoni che dobbiamo temere sono quelli che si annidano dentro la mente di ogni uomo: l'ignoranza, l'odio, l'avidità e la fede, che è sicuramente il capolavoro del diavolo.

 

E' evidente che l'uomo non è misura di tutte le cose. Il nostro universo pullula  di misteri. Il fatto stesso che esso esista, e che noi esistiamo, è un mistero assoluto, nonché l'unico miracolo degno di questo nome. Anche la coscienza che anima ciascuno di noi è un elemento essenziale di questo mistero, oltre a costituire la base di ogni esperienza che intendiamo definire "spirituale". Non è necessario abbracciare alcun mito per essere in comunione con la profondità della nostra condizione. Non è necessario venerare alcun Dio particolare per poter vivere lasciandosi incantare dalla bellezza e dall'immensità del creato. Non abbiamo bisogno di raccontarci fantasie tribali per renderci conto, un bel giorno, che amiamo il nostro prossimo, che la nostra felicità è inscindibile dalla sua, e che tale interdipendenza richiede che le persone di tutto il mondo abbiano la possibilità di prosperare.

Le nostre identità religiose, chiaramente, hanno i giorni contati.

Anche i giorni dell'umanità stessa probabilmente saranno contati, se non ci renderemo subito conto di tutto questo.

 



di Attilio Geva
visita il blog Sangue del mio sangue, piume delle mie piume ...



messaggi trovati: 8 - pagina: 1 - pagina successiva
 






     Exibart.
   Pubblicazione iscritta nel registro della stampa del Tribunale di Firenze con il n. 5069/01.
   Direttore Responsabile: Matteo Bergamini
   Direttore Editoriale: Cesare Biasini Selvaggi
   Direttore Commerciale: Federico Pazzagli - fax: 06/89280543
   Amministrazione: amministrazione@exibart.com -fax: 06/89280277