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INTERVENTI CON PAROLE CHIAVE 'RIFLESSIONE'
 
L'ossessione dei simboli e dei significati.


Di chi è ossessionato dai significati e i simboli in arte.


L’arte è il riposo dello spirito. Riposo da non intendersi come momento di alienazione e vuoto, ma come ritorno a casa, ritorno nell’elemento più proprio e rigeneratore. Immaginiamo il grande studioso, l’erudito che dopo le fatiche intellettuali si immerge nella contemplazione della natura. Il suo intelletto non si spegne, ma si rigenera. Funziona senza sforzo, in armonia col cosmo e le altre facoltà. Non deve sforzarsi di analizzare, ma si può lasciare andare al tepore del sole, al canto degli uccelli, ai colori vivi e armoniosi del firmamento. Ecco l’arte è il giardino dello spirito e della cultura, dove l'uomo contemporaneo, cerebrale, iperspecializzato, iperconnesso, può riposare e riposando tornare temporaneamente alla sua condizione non alienata, in armonia con le altre sue facoltà,  con le sue energie inespresse e represse, con gli altri esseri e col cosmo. L'arte è il giardino dello spirito perché riporta nello spirito ciò da cui lo spirito si è allontanato sviluppandosi, ma che è comunque l’elemento primigenio da cui si è originato. Proprio come con un giardino cerchiamo di riportare a noi un pezzo di natura, da cui ci ha allontanati la civilizzazione, ma che rimane comunque la nostra casa, la nostra origine, il nostro fondamentale esistenziale ed essenziale. Così l’arte riporta i nostri freddi intelletti a riconciliarsi con le emozioni, con le sensazioni, con le armonie, con il lasciarsi-andare, con la luce e con la materia, da cui la vita culturale e professionale moderna ci tengono dolorosamente lontani. Dunque chi è ossessionato dai simboli e dagli aspetti intellettuali, che sicuramente sempre sono presenti, trascurando gli aspetti sensibili ed emozionali, è come chi parla di lavoro a letto. Incapace di lasciarsi andare, di aprirsi alla festa dei sensi, incapace di andare al di là dell’intelletto alienato, parcellizzato e calcolatore della triste vita ordinaria. Incapace di riconciliarsi col proprio altro, unidimensionale e arido.


Ciro DD'Alessio



di ciro d' alessio
visita il blog Arte e filosofia

 
Trastevere 259


Venerdì 13 novembre, ore 19, Roma, ha avuto luogo la Lezione di Viva Economia,all'interno del “ciclo di incontri, a cadenza irregolare, nello studio di un artista”, denominato Trastevere 259.


La serata mi incuriosiva, perchè, in linea con la ricerca dell'artista padrone di casa, C. Pietroiusti, i giovani curatori, Daria Carmi, Valerio Del Baglivo e Michele Graglia, avevano messo su un evento che si sarebbe basato sul baratto: opere di (ma anche oggetti di avventori non artisti)... in cambio di: tutto tranne che denaro.


Le entità artistiche partecipanti, presenti in carne ed ossa o virtualmente tramite un'azione da loro ideata e delegata, erano undici (Andrea Caretto & Raffaella Spagna, Paola Falasco, Alberto Garutti, Michele Graglia, Liquid Cat, Edoardo Malagigi, Mircea Nicolae, Cesare Pietroiusti,
Iacopo Seri, Jose Roberto Shwafaty Siquiera, Valentina Vetturi), con progetti ultraconcettuali ma interessanti, alcuni molto interessanti; un paio decisamente belli; uno che avrebbe varcato le soglie di questi aggettivi se fosse stato portato a termine.


L'atmosfera, alimentata perlopiù da ragazzi in età universitaria, si è orientata ben presto verso il genere “festa colta”. All'interno di quest'atmosfera, si snodava intanto l'evento. Gli organizzatori spiegavano le complesse fasi del baratto: prima fase, fare tappa alle varie postazioni d'artista per cercare il prodotto di proprio interesse e capire cosa l'autore volesse in cambio; seconda fase, il baratto con l'artista; terza fase, il baratto degli oggetti portati dagli avventori con qualcosa che avrebbero deciso loro o un'opera di loro interesse. Il tempo di realizzare e lo spazio si è trasformato in un bazaar, e i più abili contrattatori si sono portati a casa “ricchi” bottini.


Io, che per operazioni e investimenti sono negata, mi ero preparata come potevo da casa (Torino). Volevo un lattina d'artista dei Liquid Cat: gruppo di artisti toscani, giovanissimi, che fanno arte socio-politico-satirica. Per la latta volevano un vizio: bacco-tabacco-venere. A scelta.

Mentre ci pensavo, ho fatto un girò qua e là, arrivando ovunque inesorabilmente tardi. Tardi per sentire la descrizione di un progetto da conquistare battendo l'artista a tris, tardi per ottenere un'opera data in cambio di fiducia, tardi per ottenere una busta in cambio della paternità di una poesia, tardi per inserirmi in un'estrazione. Tardi.

Perciò sono tornata dai Liquid Cat, pensando di dargli le mie sigarette. Poi mi sono venuti in mente i discorsi sulla spettacolarizzazione dell'arte, sull'arte che diventa caciarona se non sa come essere sovversiva oggi, e il corpo delle donne, il documentario e la realtà. Perciò, forte della citazione da Virginie Despentes “il mio corpo è solo un parcheggio”, ho optato per scoprire una parte di me e vedere dove saremmo finiti. La scelta è caduta, da parte del gruppo che si è consultato (due maschietti e una femminuccia) sulle solite tette. Coerente con la mercificazione della donna identificata con le sue mammelle: quelle enormi del Drive-in, quelle enormi dei film porno. Un'organizzatrice mi comunica di averlo fatto anche lei, e io ho almeno dieci anni di più, coi miei tessuti si comincia ad essere coraggiose. Peccato, davvero peccato, che i Liquid Cat mi abbiano proposto di barattare il vizio chiusi nel bagno, col fotografo, ma nascosti agli sguardi di notaio, controllori, testimoni... insomma, quasi a non voler fare uno scontrino, a voler siglare un contratto in nero. Per tutelarmi. Rifiutata la tutela e assunta la responsabilità del baratto, sotto gli sguardi imbarazzati dei Liquid Cat, gli occhi del fotografo e qualche curioso, ho effettuato lo scambio.

Dove mi avrebbe portata?


Dove porta sempre. Anche lì. Anche tra gli artisti. Anche dove era evidente che fosse un baratto, effettuato senza nascondersi in maniera pruriginosa nella toilette.

Tempo mezz'ora, un ragazzino chiedeva le mie tette in cambio di vedergli girare vorticosamente il pene in virtù di un'erezione. Si squarcia il velo concettuale, crolla l'impalcatura economica e ci ritroviamo nell'Italietta, pronta a sporcare transazioni pulite, pronta a distruggere con l'accetta del pregiudizio una performance che vede un corpo di donna seminudo. Salto per scelta i numerosi esempi di situazioni analoghe in Paesi esteri, dove le reazioni non sono queste, con lo scopo di non uscire dal seminato e di evitare paragoni noti a tutti.

L'operazione era quindi completa, in quella seconda fase: kermesse-arte-tradizione/commercio-confusione-giudizio. In fondo, il Vaticano torreggiava su di noi.


Terza fase. Ho portato un campione del progetto di un gruppo di artisti piemontesi che avrei dovuto barattare. Mi ero anche fatta un'idea di cosa chiedere. Volevo residui organici, intimi, delle persone. La mia intenzione era di collezionare residui organici, ciò che il corpo produce, che va nascosto, perchè è sporco, puzza, è vergognoso, deviato.

Il tentativo è stato un flop, solo una ragazza coraggiosa mi ha donato traccia del suo sangue mestruale. E io le ho dato il campione. Sono una pessima contrattatrice. Avrei dovuto chiedere almeno un paio di residui differenti.

Eppure, inaspettatamente, sono anch'io tornata col mio bottino. La poesia con cui avevo barattato il nulla (perchè le buste d'artista di J. Seri erano finite) ha vinto la selezione: lui s'è tenuto la paternità dei versi e io in cambio ho avuto il suo raccolto della serata. Ero contenta. Si era conclusa bene.

Eppure...


Il barattolo d'artista in cambio di un vizio, la scatola contenente medicamenti naturali da ingerire via orale e rettale in cambio del sorteggio, fialette di sangue prelevate in cambio di un pensiero... va bene tutto, ma il corpo reale, non concettuale, suscita ancora, anche in questi ambienti, le solite vecchie reazioni.

Stupisce soprattutto perché circolava sangue, c'era la memoria di performance dai risvolti fecali, c'erano le supposte... e a tutt'oggi, l'importante sembra tenere tutto nascosto. Trovare un senso a tutti i costi alle cose, alle azioni, ai progetti, concettualizzare, concettualizzare, e così il corpo si allontana. La realtà si allontana. L'arte è lontana. L'artista non completa il lavoro delicatissimo e preziosissimo, ricco di emotività, per perdersi in una boccata di fumo all'aperto.

Negli ultimi tempi, per fortuna, si sta aprendo un varco nella staticità della produzione artistica contemporanea. Si sta cercando di superare faticosamente l'impasse che i prodotti finiti, patinati e rifiniti ci hanno portato. I lavori in evoluzione stanno prendendo piede, in stretta analogia con la crescita dell'artista, che li può continuare, riprendere, trasformare, rivestendo il prodotto d'arte di quell'aura evolutiva che gli mancava per essere vivo. Perciò, di per sé, un lavoro non finito è un lavoro vivo. Ma un lavoro che non arriva al parto, è un aborto. Che l'artista abbia voluto abortire il lavoro? Per questo non l'ha portato a termine? Non lo sapremo mai, e io sto concettualizzando.


È stato bello, è stato divertente, qualcuno ha fatto buoni affari. Io, porto ancora una volta a casa questo corpo consapevole di essere merce, ma, al di fuori della prostituzione tout court, sempre solo per un immaginario di mercificazione: ancora una volta qualcosa di intangibile, volatile, come l'arte. Un concetto. Anche per i socialmente impegnati Liquid Cat.



di Eliana D. Langiu
visita il blog dove andiamo con l'arte

 
"Da qualche parte sulla stada tra la noia e l'ansia, la creatività stà facendo l'autostop. Qualcuno ha un posto libero per lei?


dal 27 Ottobre al 4 Novembre 2007

ASSOCIAZIONE ARTISTICA "ARMO'NIA"

CITTA' DI SETTIMO TORINESE

Espongono:

 

Stefano Rollero

Ivan Cambiolo

Tatiana Bortolozzi

Mario Mondino

Barbara Penna

Francesco La Porta

Alessandro Paliddo.

 Vedi CALENDARIO DELL'ARTE

http://calendario.exibart.comttp://calendario.exibart.com

 

Il titolo della mostra, gioca sul duplice significato delle parole; è necessario sostenere gli artisti che sviluppano in assoluta libertà i propri convincimenti creativi, contribuendo in modo più o meno protagonistico all'evoluzione stessa ad alla crescita del pensiero umano. L'arte va alla ricerca di nuovi valori formali e sperimentazioni che non si limitino ad informare, ma comunichino messaggi in grado di toccare la sensibilità dei fruitori attraverso la riflessione progettuale-creativa.



di "Nel poeta e nell'artista c'è l'infinito."
visita il blog VOCAZIONE VAGABONDO per L'ARTE

scritto 24/10/2007 13:44:27 | permalink | commenta | lista commenti (0) | invia il post ad un amico | parole chiave: concetto simbolo valore stimolo riflessione
 
elogio alla pausa e trattengo il fiato

al circo: in attesa che cominci

oggi pensavo alle pause. alle pause nella musica classica, quel secondo quando tutta l'orchestra trattiene il fiato e il pubblico incosciamente fa lo stesso. ai momenti di un artista tra un'opera e l'altra e a tutte quelle pause che cambierebbero la nostra vita se consapevoli ogni tanto ci prendessimo il tempo di riflettere. di chiedere un attimo per dare la nostra risposta in un momento successivo. quante cose si direbbero diversamente, quante decisioni sarebbero piú personali se avessimo premuto il tasto della "pausa". un pensiero in piú prima di pronunciare nel dire o non dire con piú fedeltá a noi stessi e a quello che veramente desideriamo. pausa.

di honeypie
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scritto 20/02/2007 00:08:00 | permalink | commenta | lista commenti (2) | invia il post ad un amico | parole chiave: pausa riflessione


messaggi trovati: 4
 






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