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INTERVENTI CON PAROLE CHIAVE 'ROMA'
 
Tutti a caccia del Liberty fantasta. Un villino ripreso da Jacobelli nel 1911 si rivela una scoperta unica


Gli scatti risalgono  al 1911 e sono tutti inediti (Venti iconografie). Tra questi vi è quello dell’esposizione nazionale etnografica del 1911, il Tevere, La casina galleggiante sul fiume, uno scorcio di Piazzale Esedra, canottieri baffuti e le immagini di villini Liberty: villa Cagiati (via Dei Gracchi), villa Astengo (Lungotevere de' Cenci), villa Titta Ruffo (via Carlo Dolci) e altri villini sconosciuti (uno ripreso in fase di costruzione). 

Il proprietario dei documenti iconografici è Andrea Dorliguzzo, collezionista e autore del progetto ''Roma Ieri Oggi'' finalizzato a far riscoprire la città eterna del passato. Il portale web, con tanto di pagina Facebook che vanta migliaia di fans, è punto di riferimento per appassionati della storia dove attingere informazioni e curiosità.

LA SCOPERTA - Di recente il collezionista romano ha trovato in una busta di famiglia nascosta tra scartoffie varie della mansarda, una ventina di negativi che hanno destato la sua curiosità e oggi stimolano la nostra. Sono cinque gli scatti, del tutto inaspettati,  che ritraggono una bellissima dimora stile Liberty a Roma. 
Non conoscendo l'origine e la collocazione di questa abitazione si è messo in contatto con l'istituzione 
Italia Liberty (che promuove e censisce l'architettura Art Nouveau del territorio italiano ) per segnalare il ritrovamento di questi vecchi negativi e chiedere informazioni. 
Dopo poche ore lo studioso e critico d'arte Andrea Speziali (esperto d'arte Liberty Direttore di I. L. Perito Consulente per il Tribunale di Rimini) risponde al collezionista con entusiasmo   - Siamo di fronte ad una scoperta sensazionale ! L'unico esempio di villa Liberty che si conosce a Roma. -

Come si ricava da alcune pubblicazioni di Speziali (vedi alcuni pdf qui: 
https://goo.gl/9iqCwr) l'arte Liberty a Roma non attecchì come in altre città italiane, di conseguenza un villino di questa importanza, ricco di decorazioni che risentono della influenza stilistica dell'architetto Michelazzi (Firenze) e di gusto parigino per alcuni aspetti, si rivela una grande scoperta. Ora resta da scoprire dove era ubicato. Secondo Andrea Speziali la dimora (demolita nel corso degli anni, forse attorno agli anni '40) si trovava nei pressi di viale Vaticano. In quella zona dove la strada è in salita si notano ancora oggi dei villini Eclettici con una recinzione caratterizzata da delle sfere come ci restituiscono le foto del villino in oggetto. Ora la parola passa ai cittadini e il dibattito è aperto. Chi si  ricorda questa costruzione Liberty ?  Attendiamo……

 




di Andrea Speziali
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scritto 24/09/2016 13.18.12 | permalink | commenta | lista commenti (0) | invia il post ad un amico | parole chiave: liberty andrea speziali villa liberty roma roma liberty italia liberty roma ieri oggi
 
La pedonalizzazione dei Fori Imperiali è diventata realtà.


Ignazio Marino, Chapeau!!
Ha mantenuto la promessa!!!!!

Grande festa nel cuore di Roma.
Una serata con artisti di strada, eventi musicali e l’apertura dei Fori imperiali con guide turistiche.

È scattata all’alba la pedonalizzazione dei Fori imperiali: alle 5:30 è iniziato il divieto di transito per auto e moto private nel tratto che va da Largo Corrado Ricci al Colosseo.


Il “cicciobello” Rutelli e il “bamba” Veltroni sapevano solo organizzare notti bianche a suon di milioni di euri, il giorno dopo Roma era invasa da tonnellate di rifiuti.
Il “nostalgico del ventennio” Alemanno pesava solo a sistemare nelle municipalizzate parenti, amici e amici degli amici..

Un buon segnale da Marino!!


di "Nel poeta e nell'artista c'è l'infinito."
visita il blog VOCAZIONE VAGABONDO per L'ARTE

scritto 04/08/2013 16.24.51 | permalink | commenta | lista commenti (0) | invia il post ad un amico | parole chiave: ignazio marino fori imperiali roma rutelli veltroni alemanno
 
Roma città aperta e indignata

15 ottobre 2011 Indignati, una manifestazione glogale

Oggi tantissime e tantissimi invaderanno Roma, si scende in piazza contro due avversari: l’attuale governo e quello altrettanto feroce che si prepara, per opera delle banche e lobby finanziarie Europe e Mondiali.

Ma...   in Italia, dove si fermano i tagli di Tremonti?
Anzi, dove vengono immesse gigantesche risorse di denaro pubblico?
Nelle spese militari!!!!!!  (vedere rendiconto spese di lettere 43)

http://www.lettera43.it/attualita/28368/la-difesa-in-numeri.htm

È mai possibile che a nessun politico, di "sinistra" o di opposizione sia venuto in mente di tagliare queste assurde spese militari ?
Una scelta sbagliata e incompatibile con la situazione economico-sociale del paese.
Per le spese militari si trovano sempre le somme, i banchieri e le banche centrali non fanno problemi, e neppure la corte dei conti UE nell’aumento poderoso del debito pubblico Italiano !
Un costo, quello delle armi, che potrebbe essere trasformato in sostegno a politiche sociali, alla ricerca, alla cultura che potrebbe rappresentare l’inizio di una nuova stagione di ideali e di speranze..

Ricordo pure che i tagli alla cultura sono il segnale del grave declino a cui sta andando incontro il nostro Paese. Con la sua politica miope il governo uccidere giorno per giorno un comparto simbolo dell’Italia nel mondo, che rappresenta anche un settore chiave della nostra economia.


di "Nel poeta e nell'artista c'è l'infinito."
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Mario Mirko Vucetich; poliedrico artista del '900

Mario Mirko Vucetich

Mirko Vucetich, nato da Giovanni e Francesca Cappelli il 9 gennaio del 1898 a Bologna, dove il padre era un funzionario delle Ferrovie, compì i suoi studi in quella città e successivamente a Napoli, in seguito al trasferimento del capofamiglia per motivi di lavoro nella città partenopea; qui nel 1917, conseguì presso l’Accademia di Belle Arti il titolo di Professore di Disegno architettonico.

Nel giugno del 1919 fu assunto come architetto presso il Comune di Gorizia e in quella città si accostò al Futurismo: nell’ottobre del 1919 infatti insieme a Pocarini costituisce il “Movimento futurista giuliano”, il cui manifesto programmatico fu pubblicato ne “L’Eco dell’Isonzo (11-10 19) e in “Roma futurista” (19-10-19).

Nel 1920 infatti fu trasferito con la stessa qualifica di architetto al Ministero Terre Liberate, con sede a Vittorio Veneto, ma nel 1921, in seguito allo scioglimento del Ministero, inizia la libera professione a Bologna e Venezia e poi a Roma, dove si trasferisce nel 1922.

Nella capitale, nel 1923, risulta vincitore tra i concorrenti dell’Emilia del Pensionato Art. Naz. nel ramo Decorazione, nel 1925 nel ramo Architettura. Costruzioni da lui progettate in questi anni vengono realizzate a Bologna , Venezia e a Riccione, dove gli innovativi caratteri compositivi adottati per villa Antolini fanno di questo edificio un esemplare di pregevole qualità architettonica, che spicca nel confronto con le costruzioni coeve della località.

Nel 1928, dopo aver vinto il concorso Curlandesi dell’Accademia di Belle Arti di Bologna sul tema “Padiglione per Mostra Coloniale”.

Nel maggio del 1929 si trasferisce in America del Nord e risiede a New York, dove svolse attività di scultore, arredatore, architetto, scenografo: nel 1930 come aiuto regista e direttore all’allestimento collabora con Henry Dreyfuss al Forhtysecond Street Theatre, nel 1931 svolge le stesse mansioni al Roxy Theatre; sue sculture sono al Museum di Brooklin e in collezioni private. Sempre nella cittadina divenne caro amico del noto illustratore Alberto Vargas con in quale affrescò una casa di bordelli.

Nel 1932 ritorna in Italia e si stabilisce a Roma, dove continua la sua multiforme attività: partecipa talora come attore, altre come scenografo, costumista o regista a un centinaio di spettacoli allestiti dalle migliori compagnie dell’epoca. Dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale lascia il suo studio romano di Valle Giulia e si reca a Siena, dove lavora per l’Accademia Chigiana: al conte Chigi Serafini, suo amico, aveva promesso un San Francesco e un San Bernardino più grande del vero; realizzò le due statue per la chiesa di San Francesco e la basilica dell’Osservanza. Avendo perso nel frattempo, per cavilli giuridici, lo studio di Roma, si reca a Vicenza, dove appoggiandosi ad alcuni amici, può attendere che le acque della pace si distendano, per poi diventare vicentino d’elezione, visto che a Vicenza fissa la sua dimora.

L’interesse di Vucetich per la storia e l’impegno a tenerne vivo l’insegnamento, da spirito libero, non iscritto a nessun partito, ma da uomo mite e generoso sono testimoniati anche dalla sua attività di scrittore; è del 1968 infatti la poesia “De profundis di Buchenwald”, che nel sottotitolo contiene la dedica “agli ex internati e a sei milioni di ebrei”.

Il vulcanico artista ha spaziato nei suoi interessi artistici proprio a 365°: è stato infatti anche pubblicista, iscritto all’ordine dei giornalisti dal 1950 e collaboratore di vari giornali, poeta e traduttore dal francese (antico e moderno) per la Rizzoli, dallo spagnolo e dall’inglese, critico oltre che autore teatrale.

Nel 1954 ha ideato, scrivendo anche il testo teatrale, La partita a scacchi per la piazza medievale di Marostica (Vicenza). Anche in quella occasione ha messo in campo tutta la sua creatività artistica e le sue poliedriche competenze: è stato figurinista, fabbro per le armi, musicante, oltre che regista e coreografo, riuscendo a dare una straordinaria fisionomia a uno spettacolo composito, che era insieme commedia e torneo. D’altra parte la geniale versatilità dell’artista è emersa anche in altre occasioni, come quando, per esempio, ha saputo coniugarsi con l’ ingegno multiforme, fantasioso e grottesco, della penna di C. E. Gadda, di cui, nel 1952, ha illustrato con 25 xilografie il volume Il primo libro delle favole.

Quando l’artista muore a Vicenza, il 6 marzo 1975, molti riconoscimenti nei diversi ambiti in cui si è messo alla prova hanno già scandito le tappe del suo percorso artistico.



Chi avesse notizie può inviare una mail a info@andreaspeziali.it



di Andrea Speziali
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La città che non esiste

Intro(pro)spettiva n°6 150x100cm_2009_Roberto Mercoldi

Attraverso le rappresentazioni pittoriche di Roberto Mercoldi si giunge al paradosso che la città, nel suo significato convenzionale, non esiste. Essa, infatti, non è altro che uninvenzione delle prime civiltà, di cui abbiamo notizia certa. Prima di queste, la parola città non era mai stata contemplata. In seguito, le sono stati attribuiti innumerevoli significati, risvolti, interpretazioni. Quando parliamo di città, pertanto, molto spesso non sappiamo di cosa stiamo parlando. Vogliamo abitare una città. Ma cosa intendiamo quando chiediamo di abitare una città? Un numero cospicuo di abitanti nell'area considerata, una rete di collegamenti, un particolare stile di vita? Nessuno di questi tre aspetti, da solo, può fare di un luogo una città. Ecco il perché dell’utopia, della ricerca illimitata di ciò che travalica il senso acclarato di luogo vissuto per giungere alla concezione più elevata di spazio vivibile. Nelle traduzioni urbane di Roberto questa riflessione sul futuro più immediato degli spazi vivibili è incentrata sulle possibilità offerte dallevoluzione tecnologica di sistemi costruttivi eco-sostenibili, ma prende anche coscienza dello scenario urbano contemporaneo, caratterizzato da una società anti-utopica, indesiderabile sotto molti punti di vista.

Testo a cura di Angela Russo

http://www.exibart.com/profilo/eventiV2.asp?idelemento=84817

 



di Angela Russo
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