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Il 4 dicembre è stata inaugurata la mostra collettiva ''Expo officine
Artistiche'' presso le officine Minganti (via Liberazione 15) a Bologna a
cui Andrea Speziali partecipa con la scultura ''Luna Marina'' (2010 -
Terracotta, legno, vetro, gesso alabastrino - h. 48 b. 20x20 cm). La
mostra sarà aperta fino al 31 dicembre, saranno presenti 130 artisti. In
mostra ci saranno quadri, disegni, sculture e fotografie.Si potrà
vedere la mostra in diretta tv collegandosi al sito della galleria
Wikiarte.Il progetto mira ad essere strumento di avvicinamento all’Arte
ed ai suoi protagonisti in relazione a temi sociali e non. Arte, luce,
riflessi e colori diventano un linguaggio universale accessibile e
accattivante per il pubblico. Gli obiettivi sono quelli di trasmettere
emozioni attraverso un forte impatto visivo dato dalle ricerca di
artisti in continua evoluzione, che sanno dar vita ad opere non sempre
di immediata comprensione, ma di sicuro interesse culturale. Una nuova
visione artistica dove l’Arte incuriosisce, diverte, sensibilizza e allo
stesso tempo coinvolge lo spettatore che ne diventa protagonista. In
questo modo centotrenta opere saranno in esposizione per tutto il mese
di Dicembre dal 4 al 31,inserite in un contesto contemporaneo e di
rivalutazione urbana. Un esposizione dal sapore didattico ma dai toni
divulgativi, in cui le visioni artistiche fungono da cornice ad
un’esperienza diretta. L’esposizione si snoda attorno ad un percorso di
crescita e di conoscenza in cui il pubblico stesso si trova coinvolto
attraverso la propria identificazione dei linguaggi Artistici. Il bacino
di utenza è composto da un pubblico di una vasta fascia di età, con un
medio livello culturale, curioso, appassionato di arte ed interessato a
nuovi confronti. La Location prescelta per l’ambientazione del l’ EXPO
OFFICINE ARTISTICHE 2010 è stata selezionata a seguito di una lunga
ricerca di uno spazio dinamico, luminoso e molto ampio, lo spazio
dedicato agli artisti sarà infatti di 400 mq, all’interno di un
complesso completamente ristrutturato a un passo dal polo Fieristico,
dal Centro di Bologna e dalla Stazione Ferroviaria. Si vuole definire un
percorso di conoscenza che sensibilizzi la comunità rispetto a
tematiche di impatto artistico. Innovazione e cultura saranno la novità
dell'Expo Officine Artistiche, 2 Monitor da 42", 1 totem touch screen ed
un canale Live Streaming, accompagneranno l'Expo promuovendo per tutta
la durata dell’evento non solo gli artisti partecipanti, ma, anche i
numerosi appuntamenti che si susseguiranno durate il mese.
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 Mario Mirko Vucetich | |
Mirko Vucetich, nato da Giovanni e Francesca Cappelli il 9
gennaio del 1898 a Bologna, dove il padre era un funzionario delle Ferrovie,
compì i suoi studi in quella città e successivamente a Napoli, in seguito al
trasferimento del capofamiglia per motivi di lavoro nella città partenopea; qui
nel 1917, conseguì presso l’Accademia di Belle Arti il titolo di Professore di
Disegno architettonico.
Nel giugno del 1919 fu assunto come architetto presso il
Comune di Gorizia e in quella città si accostò al Futurismo: nell’ottobre del
1919 infatti insieme a Pocarini costituisce il “Movimento futurista giuliano”,
il cui manifesto programmatico fu pubblicato ne “L’Eco dell’Isonzo (11-10 19) e
in “Roma futurista” (19-10-19).
Nel 1920 infatti fu trasferito con la stessa qualifica di
architetto al Ministero Terre Liberate, con sede a Vittorio Veneto, ma nel
1921, in seguito allo scioglimento del Ministero, inizia la libera professione
a Bologna e Venezia e poi a Roma, dove si trasferisce nel 1922.
Nella capitale, nel 1923, risulta vincitore tra i
concorrenti dell’Emilia del Pensionato Art. Naz. nel ramo Decorazione, nel 1925
nel ramo Architettura. Costruzioni da lui progettate in questi anni vengono
realizzate a Bologna , Venezia e a Riccione, dove gli innovativi caratteri
compositivi adottati per villa Antolini fanno di questo edificio un esemplare
di pregevole qualità architettonica, che spicca nel confronto con le
costruzioni coeve della località.
Nel 1928, dopo aver vinto il concorso Curlandesi
dell’Accademia di Belle Arti di Bologna sul tema “Padiglione per Mostra
Coloniale”.
Nel maggio del 1929 si trasferisce in America del Nord e
risiede a New York, dove svolse attività di scultore, arredatore, architetto,
scenografo: nel 1930 come aiuto regista e direttore all’allestimento collabora
con Henry Dreyfuss al Forhtysecond Street Theatre, nel 1931 svolge le stesse
mansioni al Roxy Theatre; sue sculture sono al Museum di Brooklin e in
collezioni private. Sempre nella cittadina divenne caro amico del noto
illustratore Alberto Vargas con in quale affrescò una casa di bordelli.
Nel 1932 ritorna in Italia e si stabilisce a Roma, dove
continua la sua multiforme attività: partecipa talora come attore, altre come
scenografo, costumista o regista a un centinaio di spettacoli allestiti dalle
migliori compagnie dell’epoca. Dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale
lascia il suo studio romano di Valle Giulia e si reca a Siena, dove lavora per
l’Accademia Chigiana: al conte Chigi Serafini, suo amico, aveva promesso un San
Francesco e un San Bernardino più grande del vero; realizzò le due statue per
la chiesa di San Francesco e la basilica dell’Osservanza. Avendo perso nel
frattempo, per cavilli giuridici, lo studio di Roma, si reca a Vicenza, dove
appoggiandosi ad alcuni amici, può attendere che le acque della pace si
distendano, per poi diventare vicentino d’elezione, visto che a Vicenza fissa
la sua dimora.
L’interesse di Vucetich per la storia e l’impegno a tenerne
vivo l’insegnamento, da spirito libero, non iscritto a nessun partito, ma da
uomo mite e generoso sono testimoniati anche dalla sua attività di scrittore; è
del 1968 infatti la poesia “De profundis di Buchenwald”, che nel sottotitolo
contiene la dedica “agli ex internati e a sei milioni di ebrei”.
Il vulcanico artista ha spaziato nei suoi interessi
artistici proprio a 365°: è stato infatti anche pubblicista, iscritto
all’ordine dei giornalisti dal 1950 e collaboratore di vari giornali, poeta e
traduttore dal francese (antico e moderno) per la Rizzoli, dallo spagnolo e
dall’inglese, critico oltre che autore teatrale.
Nel 1954 ha ideato, scrivendo anche il testo teatrale, La
partita a scacchi per la piazza medievale di Marostica (Vicenza). Anche in
quella occasione ha messo in campo tutta la sua creatività artistica e le sue
poliedriche competenze: è stato figurinista, fabbro per le armi, musicante,
oltre che regista e coreografo, riuscendo a dare una straordinaria fisionomia a
uno spettacolo composito, che era insieme commedia e torneo. D’altra parte la
geniale versatilità dell’artista è emersa anche in altre occasioni, come
quando, per esempio, ha saputo coniugarsi con l’ ingegno multiforme, fantasioso
e grottesco, della penna di C. E. Gadda, di cui, nel 1952, ha illustrato con 25
xilografie il volume Il primo libro delle favole.
Quando l’artista muore a Vicenza, il 6 marzo 1975, molti
riconoscimenti nei diversi ambiti in cui si è messo alla prova hanno già scandito
le tappe del suo percorso artistico.
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