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INTERVENTI CON PAROLE CHIAVE 'SHENZHEN'
 
Shenzhen e il DaFen Cun (大芬村). Il villaggio Da Vinci.

Bambino a DaFen Cun, Shenzhen


Vicino al centro urbano di Shenzhen c’e’ un villaggio il cui Santo Patrono e’ Leonardo da Vinci. Il nome del villaggio infatti e’ “Da Fen Cun” che significa Villaggio Da Vinci.

In questi 4 chilometri quadrati le strade convergono verso la piazza principale, dove il busto in bronzo di Leonardo da Vinci si erge al centro e guarda all’attivita’ di centinaia di studi artistici e migliaia di pittori.

Per andarci, c’e’ ora una comoda fermata del metro’, mentre nel 2006, l’anno della mia prima visita, gli unici mezzi erano il taxi oppure l’autobus numero 306, che parte dalla Stazione di LouHu. Nel corso degli anni i “dipinti del villaggio Da Fen” sono diventati una specie di marchio, sinonimi, in Cina e all’estero, di ottime copie di capolavori dell’arte occidentale e cinese, incluse calligrafie, e anche sculture, sopratutto in vetroresina.

Il tutto pare sia iniziato nel 1988, quando a Hong Kong un pittore e uomo di affari chiamato Huang Jiang (Wong Kong), che aveva un’attivita’ specializzata nella riproduzione artistica, decise che i costi erano ormai troppo alti e che non ci fosse piu’ futuro se non in Cina, e si stabili’, appunto, in Da Fen. Fu rapidamente raggiunto da una ventina di pittori di talento provenienti da tutta la Cina, e cominciarono a vendere copie in giro per il mondo, inventando “la produzione di massa delle copie d’arte”, gli affari andarono benissimo e cosi’ nacque il fenomeno “Da Fen Cun”. In origine era un villaggio Hakka, con strette vie squadrate e convergenti, dove adesso si contano piu’ di 600 gallerie e studi e si stima che operino e vivano oltre 5000 pittori e artigiani, alcuni veri e propri artisti. Le aziende dedite all’export di copie d’arte si contano a parecchie centinaia.(citato da Wikipedia versione inglese)

Girando per le strade si nota parecchia robaccia, ma qua’ e la’ emergono ottimi lavori, molti sono originali.

Per una manciata di yuan si possono commissionare copie del vostro capolavoro preferito, o dalle foto di famiglia, e la qualita’ della copia puo’ variare: insistere per una copia di grado “A” potrebbe davvero valerne la pena, e comprando una copia si raccomanda sempre di discutere del prezzo...

Ovviamente affiancati agli studi dei pittori e alle gallerie ci sono parecchi rivenditori di materiale artistico e di cornici, prezzi contenuti e velocita’ di servizio, tutto incluso.

La fortuna economica del Da Fen Cun e’ legata allo sviluppo dell’economia cinese e sopratutto al boom edilizio: piu’ case, hotel e ristoranti e piu’ alta la domanda per decorazioni. Idem per l’export.

Dopo la crisi del 2008, che ha segnato sopratutto il volume dell’export, il villaggio ha visto un cambiamento: da villaggio dedito alla catena di montaggio di copia di quadri, a luogo di certo piu’ elegante, con un misto di gallerie d’arte, studi, bar e case da te’, con mostra in allegato e centro di riproduzione. E’ ora una delle attrazioni turistiche di Shenzhen.

Ho visitato Da Fen Cun a piu’ riprese, almeno una volta all’anno dal 2006, accompagnando amici o da solo, magari per acquistare dei colori o delle tele. Ho sempre scattato delle fotografie, seguendone i graduali cambiamenti, il maggiore dei quali fu il ridecorare con colori sgargianti gran parte degli edifici, prima delle Universiadi di Shenzhen del 2011.

Durante una delle mie prime visite fui avvicinato per strada da un ragazzo sulla trentina, molto cortese e con un livello d’inglese paragonabile al mio cinese. Mi stava invitando a vedere le sue copie, a casa sua. Stetti un minuto titubante, poi accettai, cosi, d’istinto. Uscimmo fuori dal villaggio vero e proprio, ed entrammo in una stradina, per salire poi le scale di uno dei vecchi, malmessi palazzi, li’ di fianco. Al terzo piano c’era il piccolo appartamento dove colori e dipinti freschi e asciutti sembravano letteralmente dappertutto. Odore di trementina e olio. Una ragazza, coetanea del giovane e, a mio parere sua compagna, se non sposa, era letteralmente a meta’ tra timidezza e voglia di comunicare, di farmi vedere i lavori. C’era di tutto; il Canaletto, Picasso, Monet, Klimt, Van Gogh... La qualita’ non era male, e parecchi lavori erano davvero apprezzabili. Era il 2007, il cambio Euro e Yuan era di circa 1 euro per 10 yuan. Mi soffermai a guardare degli Iris di Van Gogh. Lui noto’ la mia esitazione e mi chiese che cosa ne pensassi. “Bello”, dissi “PiaoLiang”. Mi sorrisero entrambi sorpresi, e via con i complimenti: il tuo cinese e’ cosi perfetto! Si, domani...

La ragazza mi propose un Canaletto per 100 yuan. La loro era una vendita diretta, non stavano lavorando per una delle grandi aziende esportatrici. 10 euro per una buona riproduzione di almeno un metro e venti per ottanta. A olio.

Sorrisi, vagamente imbarazzato e mi guardai attorno. Da li a poco sarebbe stato il compleanno di un caro amico di Hong Kong, Perry. Mi venne l’idea di comprare un quadro per lui. Anzi, mentre gli occhi vagavano attorno, decisi che ne avrei comprati due. Volevo premiare la baldanza del ragazzo, dare un piccolissimo aiuto alla coppia.

La ragazza prese la mia esitazione per voglia di argomentare sul prezzo.

Mi disse “Ottanta yuan, va bene?”

Mi sentii in colpa, irragionevolmente in colpa. Chiesi al ragazzo se potessimo parlare del suo lavoro, e fu contento di spiegarmi. Si, lavorava a cottimo, anche lei, andammo nella zona dove lavoravano, che era poi la cucina. Cucinavano li e dipingevano li. Cucina e pittura, la cucina del pittore. Dopo qualche minuto sentii che fosse arrivato il momento di andare. Dissi al ragazzo che mi piacevano gli Iris, ne aveva forse due? Si, eccoli. Uno era meglio dell’altro. Li presi comunque entrambi. Avrei dato il piu’ bello a Perry.

Gli diedi trecento yuan. Mi guardo’ sorpreso. Mi disse no no, duecento van bene. Lei lo guardo’ come per dirgli “Sei matto?”. Lo fissai bene negli occhi e dissi molto fermamente “Penso che valgano trecento yuan”. Restammo li a guardarci per qualche secondo, poi lui disse semplicemente “Grazie”, sempre guardandomi, e con appena un lieve sorriso. Lei era quasi raggiante. Risposi “BuKeQi”, e andai, con le tele arrotolate e avvolte in carta di giornale.

In pochi altri posti al mondo si puo’ vedere una completa integrazione tra vita famigliare e attivita’ artigianale come in Da Fen Cun: in parecchi dei piccoli studi che danno sulla strada si possono vedere marito e moglie dipingere, con il pargolo alle volte alle prese con colori e pennelli. Mi piace immaginare che tra questi monelli che giocano e disegnano per le strade di Da Fen Cun ci sia gia’ uno dei prossimi veri, grandi artisti cinesi.



di Marco M Gobbo
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Musei, Mausolei e Monasteri in Cina.

Tempio del Cielo, Pechino, foto gmm

Nel corso di questi anni ho piuvolte criticato e lamentato, e ho anche riportato le critiche e lamentele dei miei amici cinesi, a proposito dei crescenti costi dei biglietti di entrata per visitare Templi, Musei, Mausolei o punti di interesse paesaggistico in Cina.

Sono felice di vedere che anche altri stiano protestando in Cina, come si puoleggere a pagina 4 dello Shenzhen Daily del8 maggio 2012, che cita la XINHUA, lagenzia delle Notizie di Stato.

Loccasione per le proteste estata la ventilata ipotesi di aumentare il costo dellentrata al Mausoleo dedicato a Confucio, nella provincia dello Shandong. Volevano portare il costo a di 150 RMB (circa 19.00 Euro) in una Nazione dove la paga minima piualta edi 1320 RMB, a Shenzhen, ovvero circa 166 Euro. Quindi il biglietto di entrata rappresenta quasi il 12% della paga minima piualta in Cina. Per capire meglio: la paga minima in Grecia eora di Euro 585.00 (circa) quindi ecome se in Grecia si pagasse Euro 70.00 per entrare a vedere un sito Unesco paragonabile. Da notare che il Mausoleo di Confucio costa gia’ 100RMB, che non epoco.

Fornisco altri termini di paragone: Musei Vaticani, il biglietto intero costa 15 Euro, al Louvre il biglietto giornaliero di accesso a tutto, costa 14 Euro, il British Museum egratis.

Adesso mi chiedo: ma che cosa gli ha preso alle autoritacinesi? Forse pensano che i visitatori siano solo (facoltosi) turisti provenienti dallestero? O forse stanno adottando una politica che prevenga lacculturazione del popolo? O proprio non gli garba che la gente visiti siti connessi a Confucio e alle religioni? O molto semplicemente tutto va bene quando si tratta di far soldi?

Il Tempio di Confucio vi sembra caro? Continuate a leggere, per favore.

Visitare la famosa Montagna Gialla nella provincia dello Anhui vi costeraunentrata di 230 RMB (Euro 29.00) cioeil 17% della paga minima mensile di Shenzhen (ripeto: la piualta in Cina, percheci sono province dove la paga minima nazionale emeno di 700RMB al mese, cioe100 Euro circa) ovvero, in termini Greci, circa 99.00 Euro.

Larticolo che cito riporta come Zhangjiajie (in Hunan) costi come tre volte il Louvre, e andare a vedere Jiuzhaigou nello Sichuan vi costeracome il costo combinato dello YellowStone Park (US), del Taj Mahal (India) e del Monte Fuji (Giappone). Andare a vedere lo Shaolin Temple costa 120RMB, solo di entrata.

Io stesso ho visitato minuscoli templi
Qing Bu Liang, Shenzhen


Incontro Sam, dopo un periodo piuttosto lungo, e siamo a zonzo, in giro per la nostra zona, a
Shenzhen. Notando il cattivo stato della mia pelle, insiste nel consigliarmi di andare insieme in una locale, come chiamarla? Erbo-bar-risteria? Questo e' un locale pubblico dove servono te' e infusioni di erbe, e hanno anche il QingBuLiang, che mi consiglia di bere. Che cos'è questo?
Mi spiega che tutti i Cantonesi crescono a zuppe e infusioni di erbe della mamma, che rimangono poi una parte essenziale della loro dieta per il resto della loro vita.
Un Cantonese beve le tisane alle erbe come forma di medicina preventiva, una o due volte a
settimana, e ogni giorno, se necessario, come trattamento, per quasi tutto: raffreddori, mal di
testa, cattiva digestione, artrite ... sono anche considerati degli ottimi diuretici naturali e lassativi.

Ogni buon dottore di Medicina Tradizionale Cinese (MTC), può aiutare a formulare una mistura di erbe per la preparazione di un infuso "su misura", solo per te; queste erbe si potranno poi acquistare in farmacia e usare in casa. Ma per quelli che non hanno molto tempo per bollire le proprie tisane (considerato il metodo più efficace) c'è sempre la possibilita' di comprare gli infusi di erbe venduti nei  supermercati.

A Shenzhen abbiamo davvero l'imbarazzo della scelta: la città ha i negozi specializzati in erbe e te', e anche bancarelle, praticamente ovunque. Questi negozi sono facilmente identificabili dalle grandi pentole di metallo, di solito dorato, che fanno bella mostra di se' vicino all'ingresso.

Eccoci arrivati al negozio, ci sediamo e Sam continua la sua lezione su infusi e erbe.

Considerato un "classico", il Qing bu liang (mandarino: Qing Bu Liang / cantonese: Bo Ching Leung) è un miscuglio di erbe cotte nel brodo. Anche se il contenuto può variare a seconda del metodo di preparazione, la miscela è abbastanza standard, generalmente costituita da sette erbe: dioscorea, bulbo di giglio, Polygonatum sibricum secchi, Euryale Ferox, orzo perlato, semi di loto esiccati, e longan essiccati. Ci sono variazioni di questa ricetta, a base di carne di maiale, o carne di pollo.
Ecco un'altra ricetta per voi: patate selvatiche cinesi, Bacche di Goji, semi di Euriale, miglio, Polygonatum, longan e carne di maiale. Il tutto messo in pentola con acqua o brodo, e
delicatamente bollito a fuoco lento per due o tre ore.

Questa zuppa è molto popolare e si beve tutto l'anno e si crede serva per disintossicare il corpo, per "nutrire" i reni e polmoni, e ricostituire il sangue. Presi individualmente, gli ingredienti hanno una vasta gamma di indicazioni. Ad esempio, il bulbo di giglio (semi di loto) è usato per le lievi insufficienze cardiache, le aritmie, infezioni del tratto urinario e calcoli renali, l'orzo perlato è utilizzato per la bronchite.


I bulbi di giglio e i semi di loto hanno bisogno di una menzione speciale: sono molto comuni e 
popolari nel sud della Cina e sono classificati in MTC come astringenti, dolci e neutri, e fanno bene al rene e alla milza. È possibile acquistare semi di loto e bulbi di giglio freschi, specie nei mercati di campagna. Questi semi possono essere consumati crudi, anche se la buccia verde del seme è piuttosto amara, e di solito è rimossa prima di mangiarli. Una volta essiccati, questi semi sono apprezzati dalla Medicina Tradizionale Cinese per dissipare l'eccessivo "calore dal cuore".  Vengono utilizzati per farne dolci o bolliti con acqua e latte, a mo' di porridge.
Feci una memorabile scorpacciata di semi di loto in Cambogia, nell'ottobre 2010. Stavamo andando a Angkor Wat e questo immenso campo di fior di loto appari' proprio accanto la nostra strada, e li vendevano, appunto, i semi freschi di loto.  Il mio amico ed io ci fermammo ad ammirare il paesaggio, e lui compro' un sacchetto di semi, che poi mangiammo in auto. Fu una merenda semplice e deliziosa.

Ma in questo momento non mi sento di mangiare una zuppa, e glielo dico, e ribatte che prenderemo una versione dolce, fresca, del QingBuLiang, praticamente un dessert. Ed eccolo qui, in questa scodellina di vetro, ed e' proprio dolce e rinfrescante.

Un ottimo dolce, penso, e se poi ha tutte queste proprieta' curative, ancora meglio.
Più tardi farò qualche ricerca sul QingBuLiang, e scopriro' che c'è una versione con latte di
cocco, nell'isola di Hainan: si tratta di una ciotola piena di latte di cocco refrigerato con ghiaccio, anguria e ananas a dadi, giuggiole (proprio quelli del famoso detto "andare in brodo di giuggiole", sono chiamati anche "datteri cinesi"), uva passa, fagioli rossi cotti, fagioli verdi, semi di Coix, perle di sago, e qualche volta longan. Ci sono un sacco di bar o bancarelle nel centro della città di Sanya che vendono QingBuLiang, ed è una bevanda semplice, rinfrescante e molto popolare in estate.

Ma ho anche scoperto il termine cantonese "Sui Tong", un termine generico utilizzato per riferirsi ai dolci consumati dai cinesi che sono normalmente serviti alla fine del pasto. "Sui Tong" significa letteralmente "acqua e zucchero" e, ovviamente, indicano che questa è una sorta di dolce. E' conosciuto anche come "Tian tang" o "zuppa dolce".

Ci sono molti tipi di Tong Sui e il QingBuLiang è parte di loro. Dal sud della Cina (le provincie del Guangdong, Guangxi, e Hainan) il "QingBuLiang" è stato esportato nel Sud Est asiatico, specie nelle nazioni con una consistente presenza di emigranti cinesi, e in alcune città degli Stati Uniti e in Europa (San Francisco, Londra).
Per esempio a Penang, in Malesia, è comunemente noto come "Lung Kang chee". La ricetta piu' semplice e comune non richiede di cucinare molto visto che la maggior parte degli ingredienti sono precotti o versati direttamente dalle... lattine nelle ciotole. L'unico ingrediente che deve essere cucinato al momento è lo sciroppo (la "zuppa"), che in genere è zucchero in acqua.
Gli ingredienti di solito sono:patate dolci, gelatina, litchi, longan, cocco di mare, atap chee (palma di Nipa), fagioli rossi, funghi bianchi e altro ancora, a seconda dei gusti, poi mescolati
in una ciotola con lo sciroppo. "Lung Kang chee" è normalmente servito caldo, ma si possono aggiugere cubetti di ghiaccio se si preferisce un dessert freddo.

Bene, mi auguro che questa breve introduzione servirà nel tentarvi a preparare o ad assaggiare qualche QingBuLiang freddo o caldo, e assaporarne il gusto e le proprietà curative.


di Marco M Gobbo
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Terremoto in Giappone e noi

terremoto in Giappone

E quel noi siamo i miei amici giapponesi ed io. Sono a Shenzhen e le immagini dello tsunami post terremoto che avanza e distrugge sono davanti a me, portate dai servici di BBC world. Penso ai miei amici di nazionalita' giapponese, Hiroshi, Sato, Tomo, Takaaki... qualcuno di loro semplice conoscenza, qualcuno piu' intimo amico. Ci siamo sentiti, rassicurati che nulla di grave sia successo a loro, e alle loro famiglie e amici.

Penso a cosa voglia dire, oggi, la distruzione e la sofferenza che tocca persone e popoli altri. Altri? Chi e cosa sono, questi “altri”? In che misura?

Mi e' altro il mio amore per l'arte di Hokusai, di Hiroshige, l'ammirazione per Tadao Ando e Toyo Ito, il rispetto per una delle culture che piu' riesce ad equilibrare rispetto per la tradizione e le innovazioni tecnologiche? No, non lo sento altro da me. L'ultimo terremoto che colpi' il Giappone e che io ricorda e' quello che assali' Kobe, il 1994 o forse il 1995. Ma allora non avevo questa conoscenza, e quindi consapevolezza e partecipazione, che oggi mi porta a sentirlo come un disastro che riguardi anche me, questo terremoto di pochi giorni fa. Come mi porta a sentire come mie le rinnovate domande di liberta' che arrivano dal Nord Africa e dal Medio Oriente.

E' tutto quello di cui abbiamo bisogno, allora? Conoscenza e consapevolezza, per capirsi e capire, per abbattere le barriere ideologiche e tribali, le vestigia (ultra)nazionaliste che dividono e ci trasformano, a turno, in 'altro'.

Sono qui, da diversi anni, in una grande nazione, per molti aspetti, una delle piu' grandi al mondo. Cammino e vivo tra moltissimi a cui e' negato proprio questo: il diritto ad una conoscenza disordinatamente propria, liberamente autocostruita e non diretta. Vivo qui, e conosco molti che hanno negli occhi domande e ansie alle quali la cultura ufficiale non riesce piu' a rispondere, riesce solo sempre piu' affannosamente a reprimere, controllare, manipolare. Ci sono piccoli movimenti sismici in questa societa', ci sono persone che oltre all'automobile, alla casa e alle abbuffate al ristorante cominciano a volere di piu'.

E non parliamo di consumi di lusso, e non parliamo di viaggi, e non parliamo solo della possibilita' di creare “arte contro” che qui non vede nessuno ma e' confezionata su misura per il mercato occidentale...

Il terremoto in Giappone mi eccita strane riflessioni. Si potra' mai costruirsi una propria identita' di appartenenza culturale senza essere “contro” altre o le altre? Si puo' apprezzare (amare?) il proprio Paese, le proprie radici culturali, senza dover odiarne un altro, senza dover disprezzare altrui usi e costumi? Vedo con angoscia l'angoscia sui volti della gente in Giappone, perche' conosco di piu' il Giappone e la sua gente, e non sono “altro”. E' la stessa angoscia e dolore che c'erano all'Aquila, ne' piu' ne' meno. E' la stessa angoscia e dolore che c'erano nello Sichuan, nel maggio 2008.

Sono le stesse che c'erano nel 2006 in Indonesia, il giorno di Santo Stefano. Cerco in google qualche informazione sullo tsunami del 2006, ma il link che ho scelto deve essere pericolossisimo, perche' viene bloccato dai sistemi di controllo di questo grande paese. Il link e' verso un blog. Brutta cosa, i blog, ci si puo' leggere di tutto.

Mando i miei pensieri ancora ai miei amici giapponesi, e i miei auguri. La macchina degli aiuti in Giappone e' gia' partita, probabilmente ricostruirranno piu' in fretta che all'Aquila. E qui mi sento un pochino “altro”.

Marco Maurizio Gobbo



di Marco M Gobbo
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Pechino: Una (tragica) Gita alla Grande Muraglia

Le aiutanti della Guida Infernale cercano d'impedire di fare fotografie

Sara' perche' ormai sono abituato al clima semitropicale di Shenzhen e Hong Kong, sara' perche' questo del 2010 e' un inverno particolarmente freddo, sara' perche' mi ostino a non usare questa specie di pigiamino da indossare sotto i calzoni, sara' quel che sara', ma girando per le strade di Pechino tra Natale e Capodanno, semplicemente barbello dal freddo.

A Pechino ci sono arrivato con Will, amico cinese della provincia dello JiangXi e abitante anche lui a Shenzhen, e visto che lui nella sua storica capitale non ha mai messo piede e per me e' la terza volta, io italiano faro' da guida a lui, rivedendo posti storici come La Citta' Proibita, Il Tempio del Cielo, la zona dei laghi dietro la Citta' Proibita, la parte storica dei vicoli detti Hu Tong, Il Museo Nazionale, le vie commerciali, GuiJie strada famosa per i ristoranti, e ancora WangFuJing e la zona degli snack mangiati per strada (detti XiaoChi 小吃, letteralmente: “piccolo rinfreschi”e l'immancabile Grande Muraglia.

C'e' un proverbio da queste parti che dice che non si e' davvero cinesi se non si e' mai andati alla Grande Muraglia, e Will non vuole mancare la visita. Cosi' una mattina eccoci qui, tremebondi, vicino alla vecchia porta QianMen (La Porta di Fronte), di fianco a piazza TianAnMen, che cerco di capire dove sia la biglietteria per gli autobus. Dalla mia visita del 2008 a oggi deve essere cambiato qualcosa, perche' nella zona dove c'erano prima gli autobus c'e' giusto un parcheggio. Chiediamo per strada, e il signore che abbiamo interrogato indica una signora non molto giovane e a lei ci rivolgiamo, quella ci dice che non ci sono problemi, ci mostra una tessera, dice che lei e' una delle “regolari”, che fa parte dell'organizzazione turistica ufficiale e che per 160 yuan a testa si va alla Grande Muraglia sezione Badaling, che e' poi la piu' famosa, poi ci sara' un pranzo e poi a vedere le storiche Tombe Ming (che non ho mai visitato). Il freddo mi mangia le orecchie e nonostante non veda l'ora di salire su un automezzo spero bene riscaldato, c'e' qualcosa che non mi convince.

Chiedo da dove si parte, dov'e' l'autobus e in quanti saremo, e lei dice voi due, e si va in auto. Cosa? No, fermiamo il tutto, dico a Will che non mi pare proprio che sia cosi e che sarebbe meglio chiedere a altri o vedere di trovare un'agenzia, una biglietteria... salutiamo la delusa signora, attraversiamo la strada e Will vede un cartello che pare proprio proprio ufficiale, e che parla degli autobus che vanno alla Grande Muraglia. Bene. Arriva una giovane con un tesserone che pende dal collo, sorride e chiede “Per la Grande Muraglia?”. Ma lo abbiamo scritto in faccia?

Si, si : dove si va? Quanto costa? Di qua, di qua, le camminiamo dietro come paperette e arriviamo a quest'autobus, il biglietto e' di 160 yuan, e comprende la Grande Muraglia a Badaling, un pranzo, Le Tombe Ming e una visita ad una vecchia zona di Pechino (Hu Tong), sono le 10.30 e ci dicono che si tornera' per le 19.30-20.00. Non ricordavo una strada cosi lunga, comunque saliamo, l'autobus e' pieno.

Si parte, e la Guida Ufficiale Maggiore, una ragazza di stazza robusta affiancata al guidatore, si gira, acchiappa un microfono e parte anche lei, e non si ferma piu'! Per almeno quaranta minuti parla non stop, e mi chiedo se mai avra' bisongo di un sorso d'acqua prima o poi, e chissa' cosa sta dicendo... afferro qualcosa a proposito del pranzo, Will traduce “Dice di non aspettarsi un granche' dal pranzo”, Ah pero', onesta almeno. Poi Will aggiunge che lei sta dicendo che chi viaggia con loro deve avere dei soldi, perche' ci saranno delle cose da vedere e da fare, e questa non e' una gita per poveretti. Lo guardo aprendo bene gli occhi e lui seriamente asserisce che l'altra sta proprio dicendo cosi.

Dopo qualche minuto la grassotella avvisa che per visitare gli Hu Tong ci sara' da sborsare un extra di 45 yuan, che adesso passerà a raccogliere. Ricordo a Will che conosco gli Hu Tong e che un amico del posto ha gia' promesso di portarci in giro in auto, il giorno dopo, quindi possiamo tranquillamente declinare. Will richiama l'attenzione della prolissa parlatrice, che dopo aver saputo, lo fulmina con lo sguardo e rispondendo a lui e in generale a tutti avvisa che non e' possibile rinunciare alla visita a pagamento agli HuTong, altrimenti non si potra' accedere alla Grande Muraglia, e si dovra' stare in autobus.

COSA?

Noi e altri quattro ribattiamo subito chiedendo spiegazioni ma quella insiste, e pare anche piuttosto incazzata da quello che, forse, le pare un ammutinamento della ciurma. Non credo alle mie orecchie, e ribadisco a Will che non andro' per niente a 'sti HuTong, e che solo si provi, a impedirmi la passeggiata sullo storico muro. Una vociante e carina ragazza di bianco vestita dice perlomeno le stesse cose che ho appena detto io, ma in cinese; il suo ragazzo siede al suo fianco e guarda dall'altra parte del finestrino.

La Kapo' Turistica Ufficiale si avvicina a quei due e inizia un battibecco. Ma dove siamo capitati? Una ribadisce che “una richiesta del genere non esiste proprio!”, l'altra insiste che cosi sono le regole del tour. Tour?

Stiamo tutti boni, zitti e meditabondi. Arriviamo ad un piazzale antistante la parte della Muraglia detta “Shui Guan” che con BadaLing, mi spiace dirlo a Will, non c'entra una mazza. Scendiamo, io il vero BaDaLing l'ho visto e non dico altro, per non mortificare Will che mi pare abbastanza deluso. Arriviamo all'entrata della porta che dovrebbe portarci a passeggiare sulla muraglia.

L'infernale Guida Turistica Autorizzata se ne sta li a controllare i biglietti e sta battibeccando con la ragazza vestita di bianco: non vuole fare entrare chi non ha pagato la successiva visita agli Hutong. Beh, questo e' troppo, ci sono tre passaggi, e sono tutti aperti, c'e' un soldatino di fianco alla kapo' ma non me ne puo' fregar de meno, e dico a Will che io entro, poi che la kapo' chiamasse pure la Polizia, cosi' ci divertiamo. Will mi guarda un po' sorpreso, e poi mi segue. Entro con passo deciso, il soldatino mi guarda e si gira a chiedere alla Kapo' Turistica Autorizzata se “siamo del suo gruppo” quella avvampa e ci urla dietro che “se moriremo cadendo o ci spaccheremo le ossa nessuna assicurazione coprira' le spese”.

Ma sei proprio velenosa!

Intanto la ragazza vestita di bianco e il suo ragazzo ci seguono a ruota. Camminiamo sulla muraglia, ci sono anche dei deprimenti negozietti di souvenir, un vento gelido mi da la mazzata finale e mi e' proprio scappata la poesia. Tra l'altro guardando la costruzione si nota che gli interventi di ricostruzione sono stati massicci e mi chiedo che cosa ci sia qui dell'originale muraglia, poco o nulla.

Arriva da dietro la Guida Infernale che spiega come “ adesso la Grande Muraglia e' ancora li, in piedi, a ricordare le amerezze e le durezze passate dal popolo cinese in 2000 anni ed e' anche un inestimabile lascito per l'Umanita'” Meno male che non ha detto “percio'” dopo la frase “2000 anni”! Mi verrebbe voglia di dirgli che la Dinastia Tang, I Song, la Ming e la Qing non se la passavano affatto male e che negli scorsi 2000 anni amarezze e durezze le hanno sperimentati un po' tutti i popoli, mica solo i cinesi, che di amarezze in 2000 anni ne hanno distribuite ai Koreani, ai Vietnamiti, nonche' a loro stessi, guarda un po' alla tua storia recente, sorella, e non solo... ma poi penso che una cosi imbevuta di bolsa retorica nazional-comunista non sarebbe un degno contraltare, e farei un torto ai parecchi amici cinesi con piu' ampi orizzonti culturali, e lascio perdere.

Will mi dice che si aspettava qualcosa di diverso, gli dico che la vera BaDaling non e' questa, e gli spiego un po'. Gli parte un tic al sopracciglio destro ma non dice nulla e comincia a fare foto. La Guida Maledetta e' ancora nei pressi e dice agli astanti “ guardate come la muraglia si snoda, come un dragone sinuoso sulla terra”, ma senti che originale metafora che ha trovato! Dopo 15 minuti scendiamo e torniamo all'autobus. Nessun commento. Ci portano a mangiare in un posto che sta giusto di fianco ad un enorme grande magazzino dove vendono giada, rocce, pietre e similgiade. La Kapo' e le sue aiutanti dicono abbastanza sbrigativamente di scendere, e conducono il gregge nel negozio, dove ansiosi commessi stanno aspettando. Will mi guarda triste e gli dico che no, non me l'aspettavo di cadere nella trappola di questo tour, che successivamente ci vedra' portati alle Tombe Ming, ma non potremo entrare, perche' “chi vuole puo' entrare ma si paga il biglietto a parte”, e comunque non c'e' tempo, perche' prima ci avevano portati in un altro enorme negozio, di dolciumi e pastrocchi vari, carissimi e neanche buoni; mentre torniamo all'autobus sento “Es una mierda!” mi giro e questa che vedo e' proprio una faccia spagnola, anzi sono tre, un ragazzo e due senoras, abbastanza “enfadados”.

Ci salutiamo e commentiamo in maneria colorita la disavventura, se Will e' vicino evito di infierire, mi pare davvero mortificato e parecchio incazzato da per suo.

Con l'autobus arriviamo davanti alla porta dell'Hu Tong, si aprono le porte dell'autobus, un'aiuto Kapo' urla “Kuai! Kuai!” che vuol dire “Veloci!veloci!” Mentre scendo gli dico in cinese “Ma che urli, non sono mica tuo fratello!' e la lascio li, basita, e ringrazia il cielo per la mia mancanza di forbidezza e di vocabolario, perche' se solo sapessi 50 parole in piu' le userei tutte, vipera infernale;  dico a Will che davvero non se ne puo' piu', annuisce e risponde amareggiato “Cerchiano un taxi” e guarda caso, di fianco alla porta di entrata c'e' una macchina con scritto “affittasi”. Chiediamo, contrattiamo, gli spagnoli si avvicinano e ci supplicano di prenderli a bordo, che devono tornare in albergo e prendere poi un aereo per XiAn, hanno paura di tornare tardi e che comunque la gita e' stata una “mierda”. Il guidatore ci chiede 200 yuan, 40 a testa, diciamo tutti “ok!” secondo me poteva anche chiedere 300 yuan probabilmente avremmo accettato senza fiatare.

Sam sale davanti e io e gli altri ci stringiamo dietro, ci presentiamo e scherziamo un po' sull'avida Kapo' e il Tour Alla Grande Muraglietta e non sto qui a riportare tutto. In effetti mi dispiace molto, questi tre sono arrivati dalla Spagna, in Cina per la prima volta, e di Pechino e della Grande Muraglia si porteranno dietro sto ricordo, e dopo tutto la Cina e Pechino non sono certo solo questi quattro imbroglioni, ma dubito che avranno il tempo di appurarlo, e ormai l'imprint negativo c'e'.

Arriviamo alla prima fermata del metro' cittadino, io scendo, una delle senoras scende, poi il ragazzo, poi Will, pi dopo qualche secondo l'altra senora. Chiedo a Will ”Hai pagato?”, mi dice “ Si, per tutti, adesso chiedo agli altri la loro parte”. Traduco. La senora scesa per ultima dice “Ma anche io ho pagato, la parte per noi tre!”

Cazzo! Ci voltiamo tutti ma l'auto e' troppo lontana, manco la targa si vede ormai.

Il viaggio in metro' avviene proprio durante l'ora di punta, il chico e' talmente inferocito che non dice piu' una parola, noi scambiamo quattro chiacchiere con le senoras che sono molto carine con Will, anzi una gli dice che e' il primo uomo cinese bello che ha visto a Pechino, Will quasi arrosisce ma gradisce il complimento, visto che a me non arriva manco una parola ne deduco che sono proprio sulla via del declino... ahime'! Arriviamo alla nostra fermata, ci riassicuriamo che sappiano bene dove scendere, dicono di si, e ci salutiamo. A Dios!

Con Will arriviamo alla nostra fermata e usciamo per strada, un vento che taglia a fettine nasi e orecchie, raggiungiamo l'albergo e stiamo proprio zitti per un po'. Lui e' proprio avvilito e scontento, mi dice che questa e' una vergogna per la Cina tutta, e cerco di sollevargli il morale, a me viene da ridere, queste cose di solito le leggiamo scritte dagli altri sui post in internet. Come voi adesso, quindi... attenti a certi tour alla Grande Muraglia, non tutti sono uguali, evitatene le amarezze e le durezze!

Marco Maurizio Gobbo



di Marco M Gobbo
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