'CIELI SU TORINO' Il silenzio e l'insolito. Tecnica mista, acrilico, gesso su pannello di compensato, 150 x 110 (2008).
Questa è uno delle opere danneggiate durante il nubifragio e
conseguente allagamento del
13 Settembre 2008. La superficie si presentava con tracce
consistenti di fango, il disfacimentodella cromia…
Ha richiesto un intervento di restauro lungo e molto impegnativo: la pulitura,
il consolidamento del supporto, la stuccatura delle lacune, la reintegrazione
della parte gessosa, la ri-prefugurazione delle forme, sfumature acriliche e
fissaggio.
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Torino, città surreale, tra luci ed ombre del cielo
notturno... Affiora con preponderanza la sagoma del grattacielo, una presenza
inquietante che sconvolge
la
Torino descritta su "Il silenzio e l'insolito”.
La visione che emerge è chiara: un paesaggio antropizzato in cui è evidente la
negazione delle premesse territoriali per la tutela l’ambiente e lo spazio
pubblico, il passato e la sua storia… con la conseguente perdita della memoria
dei luoghi e, talvolta dei luoghi stessi.
Nei primi del 1700 Vittorio Amedeo II chiamò a Torino un giovane abate palermitano che aveva compiuto a Roma i suoi studi e la cui fama si diffuse in Europa: Filippo Juvarra.
Cresciuto alla scuola dell' arte barocca, l'abate architetto si era poi tuffato nelle forme classiche dei monumenti romani.
Il nuovo architetto messinese riusciva a dare un nuovo assetto alla città.
Città che di per se’ già stava mutando, incalzata dalla spinta dei tempi, dalle nuove strutture organizzative delle campagne e da quelle produttive, che determinavano un impellente bisogno di allargare i confini con grandi vie di comunicazione.
Molti nobili, legati alla corte e allo Stato con alte cariche lasciavano i castelli per prendere dimora in quella che veniva definita 'la piccola Parigi': Il fervore costruttivo si estese in eguale misura anche a filande, officine, cartiere, negozi, richiamando i primi immigrati : siciliani, sardi, e lombardi che abbandonavano la campagna per cercare a Torino lavoro e benessere.
Cominciava a nascere, con l'eco stravolgente della rivoluzione francese ,una dimensione torinese puramente barocca, meno sfarzosa, con lo scopo di stupire e suscitare meraviglia.
Possiamo vedere la città attraverso la descrizione dei grandi viaggiatori del Settecento e del secolo Romantico: Ghoethe, ad esempio, ebbe a dire "Torino è una delle più belle, oltre che delle più antiche città d'Europa".
Altrettanto appassionati i sentimenti del poeta Alphones de Lamartine: "Je ne me figurais pas une ville auissi belle que Turin....Plus j'avance, plus je vois d'autres villes, moins j'espére de retrouver jamais Turin".
Dopo Vittorio Amedeo e i suoi successori fino all'alba del 1 Gennaio 1861, Torino nella sua "charme", aumenta la sua prorompente teatralità, per le vie di Torino, nei ristoranti e nei caffè si vedevano deputati e senatori di quel primo parlamento italiano: Garibaldi, Verdi, Bixio, D'Azeglio, La Marmora, Crispi, Cadorna, e naturalmente Cavour.
Torino Capitale contava 186.000 abitanti. Si aprirono Ambasciate e Ministeri, ed ogni settore lavorativo ne risentì beneficamente: intanto continuava il cammino della rivoluzione industriale, e le nuove idee.
Ma presto avvenne quello che ai torinesi sembrò l'inizio della fine: la capitale trasportata a Firenze.
L'alto prezzo di questa rinuncia forse, permise all'identità dei torinesi di rimanere immutata.
Qui sta forse il destino di Torino. Una città che per rimanere nella storia non può fermarsi mai.
Si possono ricordare importanti traguardi che hanno accompagnato il cammino del suo progresso, fu ad esempio la prima città a realizzare l'illuminazione elettrica ed i grandi eventi mondiali: L'Esposizione Internazionale del 1884, con la creazione del Borgo del Valentino, nel 1911 con la grande Esposizione Universale, (a ridosso del borgo Medievale era sorta una vera e propria città, stupefacente ed eterogenea, ora liberty, ora arabeggiante, tutta stucchi, cupole, statue. (Un mondo incantato e affascinante, che rimase a lungo nella memoria.)
Da ricordare l'esposizione internazionale per il centenario dell'Unità d'Italia del Maggio 1961, fino alle recenti Olimpiadi invernali.
Torino si esprime rivoluzionando l'impostazione sabauda: in una discussione al "caffè Burello" di Corso Vittorio angolo via Rattazzi, il 1 Luglio 1899 si trovavano alcuni amici; Giovanni Agnelli, Luigi Scarfiotti, Emanuele Bricherasio, Roberto Biscaretti di Ruffia, Michele Ceriana Mayneri, Alfonso Ferrero di Ventimiglia, Luigi Damevino, Carlo Racca. Questi, accumunati da un forte spirito imprenditoriale, decidono di investire complessivamente ben ottocentomila lire per un progetto relativo ad una invenzione americana che, sfruttando l'energia termica di un motore alimentato a benzina, consentiva rapidi trasporti.
Esattamente dieci giorni dopo nasce la "Fabbrica Italiana di Automobili di Torino", il cui atto costitutivo viene registrato presso il notaio Torretta di via Arsenale 6 a Torino. Quello che succede successivamente è storia nota.......
E' un vero peccato....
Questa Torino del 2008 con il "Grattacielo della Banca Intesa-Sanpaolo" progettato da Renzo Piano, sconvolge la Torino taurinorum, la città del barocco e liberty, rovinando le suggestioni degli antichi palazzi, vie e chiese, il suo aspetto esoterico, i suoi straordinari scorci visivi, la sua architettura.......
A Torino la costruzione di edifici di grande altezza ha riguardato casi sporadici : a parte l'edificio di Alessandro Antonelli, pensato come "Tempio Israelitico" ma adibito poi a museo e chiamato Mole Antonelliana, diventato simbolo della torinesità, ( così come i 'toret', le piccole fontanine che un tempo dissetavano i passanti con un' ottima acqua proveniente da Balme).
Orgogliosamente oggi la Mole espone il Museo Nazionale del cinema. Pensare che alla fine degli anni '70 l'Assessore Costa Magna adibiva a suo uso personale una 'tavernetta' nei locali sottostanti la Mole, invitava i suoi amici e conoscenti ad allegre bevute di buon vino...) Fu poi Diego Novelli a dargli lo sfratto.
Il primo vero grattacielo ( La torre Littoria di Piazza Castello) viene costruito a celebrazione dell'ammodernamento di Via Roma ( anni '30 ) dopo la devastazione e demolizione delle architetture barocche preesistenti, per ordine del Duce.
Ogni importante città doveve avere una via centrale per le parate delle camice nere! A questo si aggiunse la corposa speculazione di Assicurazioni, Banche, etc, operata già in nome della sicurezza ("via prostitute e mendicanti dal centro cittadino!").
Il tema grattacieli riemerse nel dopoguerra (1948) : l'edificio di via Santa Teresa, il Reposi, di via XX Settembre, il grattacielo di Piazza Solferino. Questi edifici rimasero per lungo tempo privi di legittimità, costruiti cioè senza licenza edilizia, a testimonianza del fatto che all'epoca le decisioni in quanto a forme, luoghi e quantità si rivelassero di competenza esclusiva degli operatori privati.
La voglia di 'modernità' con la costruzione in centro di grattacieli proseguì nel corso degli anni '50/'60.
Torino in quel tempo, impegnata a fronteggiare le ondate migratorie che tutti conoscono, difficilmente si permetteva operazioni celebrative di virtù che non fossero direttamente legate alla produzione manifatturiera: così naque il grattacielo Lancia in Borgo San Paolo, quello della SIP in Corso Inghilterra, in restauro non per le esigenze dei cittadini bensi’ per diventare il Palazzo della Provincia, (ente che dovrebbe sparire!!!!) infine quello della RAI a Porta Susa, bello e ingombrante, nato per ragioni di visibilità aziendale, meno per quelle produttive, che rimase a lungo disabitato.
Questo indica che la realizzazione dei grattacieli ha rilevato nel tempo l'aspetto episodico, in ogni caso contrastante con l'impostazione architettonica della città, della sua "forma urbis". Infatti la realizzazione del grattacielo di 180 metri di Renzo Piano sulla Spina 2 area centrale nella zona Ovest di Torino, rovinerebbe lo "skyline" ottocentesco della Città, ben valorizzato dai giochi olimpici.
Il secondo gigante in vetro e acciaio ( il nuovo Palazzo della Regione Piemonte) spunterà nel 2010 nella zona occupata dalla fiat lungo via Nizza, alto 155 metri progettato da Massimiliano Fukas.
Secondo Guido Montanari, Storico urbanista, il problema non è la qualità del progetto di Piano, ma il contesto in cui si colloca.
Luca Mercalli, presidente della Società Meteorologa Italiana, dice che il nuovo grattacielo rappresenterà l'emblema dell'insostenibilità ambientale applicata "a scenari caratterizzati da bassa densità energetica".
Le considerazioni del famoso architetto Piano possono essere affascinanti, come l’idea sulla multifunzionalità, ma chiunque visitasse il centro storico di Torino si renderebbe conto che quest'opera e' assolutamente fuori da ogni schema architettonico della citta', nonchè l'impatto panoramico a colpo d'occhio risulterà devastante. Inoltre la cornice delle alpi e in primo piano la mole antonelliana, insieme al grattacielo saranno paragonabili ad una scarpa da cerimonia ed uno zoccolo.
In definitiva per motivi di interesse economico (matrimonio bancario e la giunta del Sindaco Chiamparino) "tutto si compie"! Nella carrellata che ho trascritto, tratteggiata dagli eventi significativi della Città del Museo Egizio, di Don Bosco, dei Savoia, degli Agnelli, della Sindone, di Cesare Pavese, Gipo Farassino, Norberto Bobbio, Rita Levi di Montalcini, della Fiera del libro, e delle Olimpiadi. Ebbene basterà dunque recarsi al ponte Sassi dove Salgari consumò i suoi anni e alzare gli occhi al cielo per vedere il nuovo e trionfante grattacielo, tripudio della new economy, e per un attimo come in un gioco mentale, quella prospettiva annullerà il silenzio e l'insolito.....
Voglio terminare questa riflessione di presentazione della mia opera con un pensiero colto dal Blog di Adriano Celentano ( "Cosa stà succedendo" www.celentano.it) : "Ben venga quindi l'avvento della tecnica, poichè essa è un valore immenso per il progresso che deve andare avanti... Ma guai alla tecnica se il suo avanzamento va a minare le bellezze delle cose. E la bellezza delle cose è quella dell'arte impiegata nelle costruzioni del passato, che pur coi suoi cambiamenti, ha retto fino ai primi del '900. Un ponte necessario che separi le due culture affinchè non si elidano, come purtroppo accade per oggi i brutali accostamenti fatti dai comuni irresponsabili."
di "Nel poeta e nell'artista c'è l'infinito."
visita il blog VOCAZIONE VAGABONDO
è morto a Roma, lunedì 30 luglio, Michelangelo Antonioni, uno dei grandi registi del cinema italiano.
'"Perdiamo con Antonioni un lucido e sensibilissimo intellettuale, un grande regista: fino alla fine, e' stato osservatore acuto del male del Novecento in tutte le sue espressioni. La sua scomparsa chiude un ciclo storico del cinema italiano."
Antonioni era anche pittore, un anno fà s'inaugurava al Tempio di Adriano a Roma, (allestito per l’occasione da Renzo Piano, Massimo Alvisi, Enrica Antonioni e Junko Kirimoto.) la mostra di Michelangelo Antonioni titolata : " Silenzio a colori".
Ottanta dipinti e trenta sculture raccontano il talento creativo di un uomo/artista le cui riflessioni cromatiche abbinate al soave turbinio di linee si proiettano sul suo cammino trascorso. Si affaccia di nuovo la volontà di comunicare il silenzio, il vuoto, come ha sempre cercato di fare nei suoi film. I volteggi, sopra, intorno, a fianco alla statua del Mosè di San Pietro in Vincoli, nel suo ultimo documentario, ci riportano a questi volteggi colorati di linee definite e indefinite, che si perdono e si ritrovano in un insieme astratto che alla fine conduce ad un perfetto equilibrio armonico. Un viaggio in cui i colori diventano i nuovi attori del maestro e dove il nuovo linguaggio permette di raggiungere la profondità dell’anima senza l’utilizzo delle parole.
E’ da quattro anni che Antonioni dipinge con l’aiuto di due damigelle, le sue assistenti che fungono da pennello, Alessandra e Monica, ormai in piena sintonia con il dolce pittore dalle idee ben chiare. La città, grazie al Doc Fest, alla Regione Lazio, al Comune di Roma, alla Camera di Commercio e alla Festa del cinema, gli rende omaggio con questa esposizione orchestrata da sedici pannelli bianchi inseriti nel pavimento a mo’ di spirale.
Qui si condensano quadri su tela di diverse dimensioni e impatto visivo. Dirimpetto una parete tappezzata di tessuto nero su cui galleggiano altri quadri. "Un tuffo nel coloratissimo silenzio di Michelangelo – afferma la compagna Enrica, anche curatrice della mostra – è stato complicato mettere in scena il vuoto, come lo era per i suoi film. Ma ce l’abbiamo fatta, senza alcun compromesso. Anche in questa attività Michelangelo non si accontenta. Quando costruire un quadro non si limita a prendere il colore dal barattolo, deve trovare quello perfetto".
La sede che accoglie una parte dell’immenso corpus delle opere "michelangiolesche" rappresenta una sorta di ritorno al passato, sembra di rivivere sul set dell’Eclisse. "Meraviglioso. Quasi un sogno – continua Enrica-. Ora però vogliamo portare questi quadri in giro per il mondo. L’idea iniziale era di partire da New York, l’ultima città visitata da Michelangelo". E ancora questo inno al colore non può che ricordarci Deserto rosso.
Macchie dalle forme disparate, sinuose, piane, leggiadre, nervose; quadri che si raccontano in modo diverso a chiunque li guardi. Come i film di Antonioni che non sancivano la chiusura del cerchio, lasciavano sempre aperta la strada alla libera interpretazione. E’ proprio questa la sensazione che si prova quando si entra in contatto con queste opere d’arte: un gran senso di libertà.
di "Nel poeta e nell'artista c'è l'infinito."
visita il blog VOCAZIONE VAGABONDO
vienna: arte contemporanea nello spazio pubblico - istruzioni per l'uso nr.24 e nr.29
traducevo oggi per un'amica il seguente testo:
"soggettiva e fondata sul "si dice" che si riferisce non ad una conoscenza obiettiva del soggetto ma sulle paure, le incertezze e le apprensioni e sulla diffusione delle cattive esperienze, "la conversazione" tra vicini, amici e familiari, interferisce con le altre fonti di informazione per formare un'opinione. il "chiaccherare" deforma il reale, rende piú complicata la mancanza di sapere e la comprensione dell'informazione attinta da altre fonti."
il cortile nel cortile nel cortile nel cortile nel cortile
é libero il passaggio finché é permesso! leggevo stasera all'entrata di un normale portone attraversandolo nella luce dell'annunciarsi dell'imbrunire. cosí a vienna si passa tra le vie, si attraversano interi isolati e uno nell'altro si srotolano silenziosi cortili. vienna é una cittá senza rumori, dove gli abitanti per uno strano incantesimo non ben spiegato sono attenti a far tutto in silenzio. al primo impatto sembra una cittá disabitata. invece poi ci si abitua e ci si stupisce dei singoli rumori che disobbedendo risuonano anarchici. e senti i rumori dei tuoi passi e dei tuoi pensieri piú chiaramente che altrove.
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