Invento progetti per la comunicazione del design. Giorgio Tartaro, giornalista professionista, autore RAI e volto Sky. Ma quante professionalità custodisce ancora nel cassetto?
Inizia così la mia intervista virtuale alla prima mina vagante del settore culturale italiano. Un talento raro, eclettico, ambizioso, che si distingue su tutti gli altri per l'operato integro, pulito e sincero. Nell'autodefinizione che fa di se stesso Giorgio non indugia a nomenclare tutte le esperienze di studio e di lavoro fatte finora, con una sicurezza propria di chi è consapevole del proprio processo di crescita e ne fortifica giorno dopo giorno le fondamenta. Dalla RAI a Sky TV, passando per l'editoriale Domus e l'insegnamento al Politecnico di Milano, una carriera in continua crescita, graduale e faticosamente conquistata, che gli ha già portato numerose soddisfazioni. Viene quasi spontaneo chiedersi quali siano i suoi obiettivi ora che è arrivato al successo e alla notorietà. L’ho intervistato attraverso una modalità del tutto nuova, una corrispondenza epistolare interattiva, cui Giorgio ha accettato di partecipare fin da subito. Il motivo? La continue 'transumanze' cui si sottopone ogni giorno, come dice lui stesso, le quali lo costringono a viaggiare di continuo in treno, su e giù per l'Italia. La corrispondenza coi media attraverso il palmare, oltre che con gli amici, diviene così, in un'epoca dove tutto si rincorre e ci rincorre senza tregua, un modo per mantenere vive le proprie relazioni sociali o crearne di nuove, investendo concretamente il proprio tempo senza perderlo su un treno, tra una stazione e l'altra, guardando fuori dal finestrino...
Di strada finora ne hai fatta, e tanta, ma quand'è che si è verificato in te il cambiamento? Quand'è che hai capito d'iniziare a decollare? O senti di dover raggiungere ancora altri obiettivi? Quali?
Un vero e proprio cambiamento non l'ho mai avvertito. E' stato tutto molto graduale e conquistato. Ci sono stati dei salti, come il lavoro di autore in RAI, Lezioni di Design, Compasso d'Oro, poi l'assunzione a tempo determinato a Domus... Poi l'avventura in video, con tv locali prima e poi con il Gruppo Sitcom, Leonardo e Alice, Sky TV. Certo, vedersi riconoscere per strada in tutta Italia fa un certo effetto...
Obiettivi? Trovare piattaforme sempre più professionali (network più importanti, nonostante la mia riconoscenza al gruppo Sitcom) e parlare con format adeguati a raggiungere un pubblico motivato e vasto...
Immaginavo che il cambiamento fosse stato graduale così come per gradi sta avvenendo il continuo perfezionamento del tuo progetto itinerante et in fieri per la comunicazione del design. Ma nel privato reputi ugualmente di essere un razionale perfezionista o la passione per la musica – ricordiamo ai lettori che sei anche diplomato al Conservatorio - ti rende, in un certo senso, appassionato artistoide (in senso buono ovviamente)?
Nel privato... Sempre più difficile mantenere una dimensione privata quando entri in un negozio in montagna e ti fanno i complimenti per la trasmissione. Il privato esiste, eccome. La mia famiglia, i due bimbi, protettissimi da qualsiasi "spammata" mediatica. Artistoide?. Mah, sicuramente chi mi conosce bene pensa, immagino, che io sia un semipazzo razionale, un istrionico determinato... E' che la condizione ossimorica è davvero l'unica praticabile ai giorni nostri, soprattutto se si fa un lavoro, anzi, più lavori, che mischiano preparazione, brand di se stessi, nodi di una rete, lobby di competenze...
Dunque, privato per Giorgio uguale figli. E Giorgio? Oltre ad essere un giornalista professionista, com'è realmente Giorgio? Nella condizione ossimorica da te descritta io ci vedo un garbato equilibrio interiore piuttosto che un conflitto elettrico. E con questo termino le domande personali...
Sì, diciamo più garbato equilibrio che conflitto elettrico. O forse… agognato equilibrio.
Passiamo ora al tuo lavoro. Come mai, dopo intere puntate in cui gli ospiti venivano nella tua trasmissione (ricordiamo ai lettori l'intervista che hai realizzato al light designer Nanni, all’Arch. Martiniello, etc.), hai deciso di effettuare questo cambiamento per cui adesso sei tu che ti sposti continuamente e visiti gli ambienti lavorativi del settore architettura, arte e soprattutto design?
Quello cui ti riferisci ora è un nuovo format, A2, nel quale vado a visitare gli architetti nei loro studi, nelle loro case. E' una puntata di un'ora, post prodotta, che richiede molte ore di lavoro. Design.book continua con successo e sono interviste in studio registrate in presa diretta. Poi faccio anche piccoli interventi come inviato speciale di Tendenze Casa... Più promo, spot, ecc. Insomma, volto del canale Leonardo...
Già, il volto rasserenante di Leonardo direi. Oltre alla ricchezza dei contenuti di cui sei espressione più che riuscita del canale in questione. Hai citato Tendenze Casa. Ecco, parliamo di tendenza. In che misura secondo te il design - intendendo per esso proprio la base del processo di realizzazione degli oggetti - è anticipatore di nuove tendenze in ambito sociale? Fino a che punto esso può essere lungimirante?
Diciamo che tutto il filone della sostenibilità, dal design all'architettura, è ormai insito nel progetto, per legge e per forza di cose. Quindi il progetto, perlomeno sulla carta, è da tempo "sostenibile" e migliorativo. Se una tendenza si vuol trovare, occorre andare nella compartecipazione, nell'interazione. Sempre più progetti sono il risultato di bisogni di una comunità, condivisione di ricerche, indicazioni di mercato. La strada è ancora lunga ma la legge del "custom" può valere anche per il progetto, soprattutto per quanto riguarda applicazione di nuove tecnologie e materiali.
A proposito di nuove tecnologie e materiali... Ho da poco scovato un’intervista che hai rilasciato qualche anno fa, in cui affrontavi la questione affermando che auspicavi un superamento delle mode (e delle forme) in ambito architettonico. Mi sembra di percepire dalla tua risposta che la problematica sia ancora aperta nonostante le correnti 'liquide' degli ultimi anni (vedi Z. Bauman e M. Novak), le quali, per certi aspetti, hanno addirittura minato la tradizionale 'tettonica'. Non credi, invece, che in quest'epoca di crisi, soprattutto d'identità e valori, sia necessaria una riappropriazione consapevole di quelle forme?
Posso citare Fuksas, che ho intervistato qualche mese fa per A2. Non è un problema di forma dell'architettura, ma di emozione e appropriazione. Sono forse finiti gli stili come li intendiamo e l'architettura deve rispondere a un luogo, a una comunità, agli individui. Ma qui si apre un dibattito sulle archistar che è meglio tralasciare. Certo, il concorso può essere una buona soluzione di compromesso tra richiesta della committenza e segno/progetto dell'architetto. Mi risulta però che, soprattutto in Italia, non se ne facciano molti. Ogni impresa o sviluppatore ha il proprio architetto e le assegnazioni si fanno spesso al ribasso.
Preferisco anch'io tralasciare il dibattito, trito e ritrito, sulle archistar. Pensa che pure nel settore dell'arte si parla di artistar, Damien Hirst, in prima linea, seguito da Cattelan, Koons, Murakami… Dunque, quello su cui focalizzerei a questo punto l'attenzione è proprio il concetto di topos (intendendo sia lo spazio fruibile che l'uomo stesso che lo occupa), cui l'architettura e il design si trovano a rispondere. Come ti risulta mutato questo spazio oggi? E - per te che sei addetto ai lavori - come l'hanno celebrato i Saloni di Milano dopo 50 anni di manifestazioni fieristiche?
Lo spazio muta, gli spazi mutano. Ho visto fondamentalmente velocità differenti, anche nella tua citazione dei maestri e un "eclettismo del tempo". Si mischia, si cita, si interagisce e la categoria dell'effimero entra prepotentemente nei cataloghi delle aziende. Divani presentati al salone che si riproporzionano e cambiano le dimensioni, cose mai viste. A questo Salone abbiamo finalmente visto proposte che sono più scenario che prodotto chiuso. Idee e immagini del brand suscettibili di correzione, interazione... Tante nuove proposte, meno assiomatiche e aprioristiche, insomma.
Ecco il punto. Lo definisci eclettismo del tempo. E lo individui in molti settori dell'arte, dall'architettura al design. Insomma, quello che sta accadendo oggi nel campo del design somiglia molto a ciò che già si riscontra da tempo nell'architettura: vengono presentati progetti interattivi spinti, immagini con renderizzazioni effimere, ma tutto ciò risponde poi alle reali esigenze del consumatore? Credi che l'utenza finale gradisca davvero le variazioni creative del progettista o essa necessiterebbe di più concreti punti di riferimento?
Credo che si viva in un'epoca con davvero pochi punti di riferimento. L'unica vera realtà è la condivisione, per comunità, di informazioni. Non vedo l'effimero quale categoria necessariamente negativa. Forse il troppo finito, il prodotto imposto dall'alto e stereotipato ha terminato la propria funzione (parlo ovviamente di terreni di frontiera). E' comunque necessario cambiare la prospettiva di giudizio.
E dunque… Come si può giungere, secondo il tuo parere di profondo osservatore e studioso del settore, al cambiamento? Secondo quale prospettiva di giudizio (e non necessariamente di giudizio) bisognerebbe guardare avanti e auspicarsi una nuova fase d'implementazione del prodotto? Quali potrebbero essere i nuovi punti di riferimento che valgono sia per i professionisti che per i diretti usufruitori del prodotto finito?
Risponderei con un'unica indicazione, che in parte riprende quanto detto sino ad ora. L'unica via di sviluppo o crescita o innovazione, dato per scontati e acquisiti i criteri di sostenibilità, etica, grado di novità, ecc. del prodotto, è quella dell'interattività e della crescita condivisa. Cioè non tanto la customizzazione esasperata e il prodotto di serie che diviene unico (stile migliaia di combinazioni possibili del mondo dell'auto), quanto piuttosto la partecipazione di comunità alla realizzazione di una serie di prodotti. Nessuno nega nulla e alcuna funzione, ma proprio nell'epoca dell'informazione condivisa e rettificata just in time, perché non lavorare a progetti che nascano da un'oligarchia di menti, esperte in diversi campi, guidate da un capo progetto? La storia insegna che molte equipe di ricerca erano organizzate in questo modo. Oggi però sarebbe un gruppo di lavoro remoto, ingaggiato, sollecitato, spronato, verificato sul campo, sui campi. Mi stupisce che ancora nessun grande ci abbia pensato. Forse è un progetto utopico, snob, improponibile, fallimentare, ma la storia insegna che occorre anche questo.
di Angela Russo
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Sky, il mio LaoShi,
ovvero maestro, di cinese, s’intende,
l’aveva buttata li’, il 2 maggio. Mi sarebbe andata l’idea di
andare per un weekend a Yang Shuo?
Yang Shuo sta a 800
km a Nord Ovest da Shenzhen, vicino Gui Lin che e’
la citta’ principale (potrei definirla capitale? Qua le province
sono ministati da 60, 70 80 milioni d’abitanti) della Provincia
autonoma di GuangXi. E’ una localita’ famosa per il suo paesaggio
‘tipicamente cinese’, tra colline e acqua, l’acqua del fiume
Li. Una parte del paesaggio fluviale e’ cosi rinomata da essere
stampata su di un lato delle banconote da 20 Yuan.
Ci ho pensato e non
pensato per circa quattro giorni poi ho deciso per il si. Partenza
venerdi 11 maggio con arrivo a Yang Shuo la mattina del sabato,
ripartenza la domenica sera con arrivo, spossati, a Shenzhen alle 7
del mattino di lunedi 14.
Viaggio in pullman a
cuccette. Mai visti prima. 36 posti, su un bus appositamente adibito
per lunghi tragitti. Permanenza
in un ostello per la gioventu’: arredamento della camera composto
da due letti, due lampade letto, un mobiletto con sopra un
televisore, due asciugamani, null’altro. Spesa, per una notte, 80
Yuan, circa 10 euro, da dividere in due.
Prima del viaggio un
po’ preoccupato lo sono: almeno una volta al mese ci sono notizie
d’incidenti stradali che coinvolgono questi autobus, l’ultima
arrivata il 16 maggio, un autobus precipitato da un ponte… oppure,
specialmente nel sud della Cina, non sono infrequenti gli assalti
all’autobus, di notte, all’arma bianca: i rapinatori bloccano gli
autobus usando anche alberi che attraversano la strada, salgono,
rapinano e se ne vanno. Ma saranno leggende metropolitane? Mah. Andiamo:
l’avventura e’ l’avventura, no?
La stazione di
partenza dell’autobus e’ nel mio quartiere, vicino a dove abito,
quindi sono 10 minuti di taxi… Ci troviamo alle 20.30 puntuali lì
davanti, lui che arriva dalla sua zona, a circa un’ora e mezza di
distanza dalla mia. Il mio Lao Shi, e’ poi un serio 28enne di
provenienza da una delle province piu’ a nord e piu’ fredde, la
cosiddetta Inner Mongolia (Nei Mongu), o Mongolia Interna. E’
gentile, paziente, parla inglese meglio di me e non e’ mai stato
all’estero (io lo batto come conoscenza di vocaboli, specie quelli
aulici e libreschi o attinenti all’arte e allo slang, ma lui ha un
accento migliore del mio, che proprio non ci bado piu’ tanto). E’
un vero intellettuale: il suo sogno, se diventasse ricco, sarebbe
quello di tornare all’universita’, magari in Canada o in Gran
Bretagna per un’altra laurea o dottorato.
Soffre un po’
di depressione ed e’ in cura da qualche anno. In Cina sono stimate
ufficialmente almeno 30 milioni di persone con problemi o disturbi
psichici, il 90% dei quali non sono seguiti. Gli specialisti sono
pochi, dicono un ordine di grandezza in meno di quelli che
servirebbero, e una grande ritrosia culturale ad ammettere di aver
bisogno d’aiuto psicologico o psichiatrico. Chiusa parentesi.
Per me Sky e’ un
“melanconico” e, molto probabilmente, quando lavora o si trova
con stranieri (nel mio caso abbina le due situazioni) il suo umore
migliora. Prima di partire
facciamo rifornimento d’acqua e in un negozietto acquisto un paio
di dolci da forno che non conosco, una si chiama ossa del drago e
l’altro non ricordo… ma sarebbe stato meglio addentare una mela o
una banana: non ho ancora trovato un loro dolce che mi piaccia.
Chiacchieriamo e alle 9.20 ci fanno salire sul pullman. Prima di
salire bisogna togliersi le scarpe, che vanno riposte in un sacchetto
di plastica rossa: cosi si sporca di meno il pullman, che e’ come
una camera da letto viaggiante, condivisa per la stragrande
maggioranza dei casi da sconosciuti che per una notte dormono
insieme. Chissa’ che storie d’amicizia e d’innamoramento sono
nate su questi pullman, che in certi casi viaggiano anche per 36 ore
consecutive.
Il pullman ha l’aria
condizionata, perfino troppo: io mi trovo sotto un maledetto
bocchettone e ne risentiro’ per quasi due giorni, meno male che non
mi e’ arrivato l’attacco di cervicale. Si parte, e anche
noi partiamo con delle chiacchiere del piu’
e del meno. Abbiamo prenotato le cuccette in modo da essere
affiancati, in alto, siamo divisi da uno dei corridoi del pullman.
Sky sta guardando in questi giorni uno sceneggiato televisivo
intitolato ROMA, 12 episodi di un’ora ciascuna, produzione
americana. Cosi i temi del discorso vertono su storia, lingua,
radici, Roma, differenze culturali…via via che il mezzo viaggia, si
affievoliscono le voci, dopo qualche ora la strada si fa accidentata:
Sky sta dormendo della grossa, io chiudo gli occhi e non oso guardare
fuori: all’improvviso immagino che siamo su un sentiero di montagna
pietroso e di ciglio su di un baratro… Apro gli occhi e vedo
sfilare alberi e alberi, appena sbiancati dalla luce dei fari.
Richiudo
gli occhi. Riusciro’ a dormire per tre ore circa. Alle sei inizia a
piovere a dirotto, io sono intirizzito dalla cazzuta aria
condizionata: devo imparare a viaggiare con un golfino da mettere
quando sono su treni, autobus e metro, per poi toglierlo appena
fuori, che fuori ci sono almeno 30 gradi e 100% di umidita’… Arriviamo alle 7.30,
sta spiovendo, meno male, e non ci sono 30 gradi ma, concordiamo,
circa 22/23. Si sta bene. C’incamminiamo verso la via principale,
quella turistica e piu’ famosa, che si chiama, guarda un po’, XI
JIE (si pronuncia SC GIE’), che vuol dire Strada dell’Ovest.
Ci fermiamo in una
bettola, e la definizione non vuol essere denigratoria, per una
colazione composta da: spaghetti di riso in brodo con verdure varie.
Mi fa un po’ senso vedere prendere i lunghi spaghetti con le mani,
da questa donna che poco prima aveva manipolato banconote e spostato
arnesi vari, da un contenitore per poi venire messi a rinvenire in un
calderone d’acqua bollente, l’acqua bollente sterilizza, penso…:
poi messi in una ciotola, vengono aggiunti varie spezie e vegetali e,
una volta consegnate, noi stessi provvediamo ad aggiungerci il brodo
che peschiamo da un altro calderone. Il tutto e’ anche saporito.
Alle colazioni salate e brodose mi ci sono abituato. Costo per due: 5
yuan, circa 70 centesimi d’euro.
Camminiamo per la XI
JIE e ricomincia a piovere, il cielo e’
proprio grigio di nubi, speriamo bene… compriamo per strada delle
plasticacce che facciamo finta che siamo impermeabili, meno male che
avevo portato un mini-ombrello. Sky, uomo del Nord, cammina in
sandali sguazzando nell’acqua con noncuranza, io penso ai
reumatismi.
Arriviamo
all’Ostello. Secondo me lui e’ troppo sicuro di trovare una
camera libera e pulita alle 8 del mattino. Infatti, non c’e’. E
fuori adesso piove a dirotto. Il ragazzo del ricevimento ci dice di
tornare per le dieci. Ok, Andiamo a fare un’altra colazione e diamo
un’occhiata in giro. Questa volta beviamo un caffe’ in uno dei
numerosi “caffe’’ all’occidentale… un caffe’, il piu’
scarso, 20yuan… 40 yuan per due caffe’…dopo aver pagato 5 yuan
per le zuppe giuro che non berro’ piu’ caffe’ nei locali in
Cina, a meno che non me lo offrano, chiaro!
Stiamo nel locale il
piu’ a lungo possibile chiacchierando di musica occidentale:
nell’aria c’e’ una musica blues lenta, con questa voce bassa, e
il riff di chitarra… a Sky piace. Io ascolto attentamente, penso a
Springsteeen, poi no, non ha i timbri alti di Springsteen… ma
questa chitarra la conosco, di sicuro… dico a Sky che secondo me e’
Mark Knopfler, a momenti manco riesco a pronunciarlo. Lui mi chiede
di ripetere due volte: Mark che? E gli racconto dei Dire Straits, del
loro album che ascoltai quando andai a naja, mica gli dico cosi, neh…
gli dico “militar service”.
Piu’
l’ascolto e piu’ mi sembra lui. Mi verrebbe voglia di
scommetterci. Gli chiedo di chiamare la cameriera e di chiedere se si
puo’ sapere il nome del cd o del cantante o del gruppo. Lui mi dice
che gli piace proprio, io gli dico “Secondo me e’ Mark”. La
cameriera arriva, guardo: Mark Knopfler, ShangriLa. Ma che
bell’orecchio che mi ritrovo, o forse mi piacque cosi tanto
quell’album ascoltato nei pomeriggi inutili in caserma che, voila’,
la memoria lavora che e’ una meraviglia.
Proseguiamo
a chiacchierare e cosi’ imparo che Yang Shuo e’ un posto che e’
stato scelto da parecchi stranieri per abitarci: sono insegnanti di
lingue, dovrei dire di lingua: la lingua straniera assolutamente piu’
studiata in Cina e’ l’inglese, seguita, a distanza dal
giapponese, o sono persone che hanno scelto di venire qui da
pensionati. Fatto sta che la comunita’ di stranieri e’ abbastanza
grande, alcuni hanno dei negozi, ristoranti o altre attivita’.
La provincia del
GuangXi e’ una delle cinque regioni autonome della Cina. Qui si
comincia a vedere al Cina povera. Tradizionalmente la Cina piu’
ricca e’ sempre stata, e lo e’ ancora di piu’ oggi, quella che
si affaccia sul mare, quindi tutte le regioni con costa a partire dal
GuangDong e, salendo verso Est, Fujian, che e’ la provincia che
affaccia Taiwan, Zhejiang, famosa per posti come HangZhou, definita
la Venezia cinese e Shanghai, poi abbiamo Jiangsu, provincia famosa
per poeti, artisti e intellettuali nonche’ politici, poi Jiangsu e
Shandong.
Una delle grandi
colpe storiche, tra le altre, di Mao fu quella di non ascoltare chi
gli consigliava di attuare una politica di
contenimento demografico fin dagli anni 50, ma lui era assolutamente
contrario. Altri uomini politici, tra i quali Deng Xiaoping, fin
dagli anni 60 volevano una riforma economica d’apertura verso
l’occidente, ma invece arrivo' il terrore della Rivoluzione
Culturale e la chiusura totale. Da sole, queste due riforme,
avrebbero potuto creare una nazione meno popolata e con una ricchezza
piu’ equamente condivisa.
Spiove ancora.
Facciamo un giro. Sky e’ gia’ stato a
Yang Shuo, che finora non mi dice moltissimo come posto, e mentre
camminiamo mi dice “Andiamo verso il fiume”. Dopo dieci minuti
siamo li: bell’ansa di fiume lento, vegetazione propria tipica,
nuvole basse e pioggia… la temperatura si sta alzando, comunque. Un
amico mi aveva consigliato di non mancare il giro in barca sul fiume,
e Sky conferma. Decidiamo per la gita in barca oggi e domani, se il
tempo si aggiustera’, un giro in bicicletta per tutto il giorno.
Ok.
Adesso piove a
dirotto, mentre torniamo all’ostello m’immagino sulla barca che
non vedo un belin, vista la muraglia cinese di pioggia che pare
proprio non voglia smettere oggi.
Entriamo
nell’ostello, adesso c’e’ una ragazza, che sta chiacchierando
in inglese con una cliente giapponese. Sky chiede. La smorfia sul suo
viso non mi piace… la camera sara’ pronta verso le 12 e 30! Lo
guardo. Fuori spiove. Gli dico ”Senti, molliamo tutto qui e andiamo
a farci il giro in barca, che dura almeno tre ore, fra tre ore sara’
pronta 'sta cacchio di camera, no?”. Ma mica glielo dico
cosi…Soavemente espiro in inglese “Non pensi che sia una buona
idea andare ora a fare il giro in barca? Cosi fra tre ore la camera
sara’ pronta, no?” Parlare altre lingue aiuta ad essere molto
gentili e cortesi, le parolacce sono piu’ ostiche da pronunciare.
Sky annuisce e via
che si va. Autobus fino ad un altro paesino, solo una trentina di
minuti di viaggio. Campi di riso, bufali, contadini con i cappelli di
paglia a falda larga…la Cina non
metropolitana comincia a sdrappeggiarsi davanti ai miei occhi. Appena
arriviamo sul posto siamo seguiti da due donne che offrono,
consigliano, spingono all’uso della loro imbarcazione, camminiamo
per dieci minuti seguiti da loro come ombre. Il villaggio da segni di
poverta’ e di sforzi per dimenticarla. Una cosa mi colpisce: le
persone che lavorano o si danno da fare mi sembrano soprattutto le
donne… gli uomini chiacchierano, fumano, stanno seduti.
Ecco le barche. Non
piove. Gia’ da qui posso vedere parte del paesaggio. E si, questa
e’ la Cina davvero. Non possiamo salire, bisogna attendere che ci
sia un numero di persone adeguato…che culo, arriva un gruppetto
almeno di venti e infatti la signora che aveva tallonato Sky ci fa
cenno di imbarcarci. Pochi minuti dopo siamo in acqua, e una ragazza
dal fare grazioso comincia ad illustrare i punti salienti del
percorso. Non capisco una gotta. Guardo fuori del finestrino e mi
perdo ad osservare il paesaggio. Sky e’ silenzioso, la sua
melanconia sta vibrando all’unisono con quella del cielo grigio,
dell’acqua che va docile e lenta, del brum brum brum del motore
della barca… Ad un certo punto capisco che si puo’ uscire, e
scatto delle foto con il mio telefonino. Sky usa la sua camera
digitale. Sorride. Forse vedere un posto melanconico esterna la
melanconia in lui, la riduce, l’assorbe…mah. Mi pare che stia
meglio. Cos’e’ st’agitazione? Ah si. Il paesaggio delle
banconote, sembra che tutti vogliano farsi immortalare con alle
spalle i famosi picchi, qualcuno estrae la banconota dal portafoglio
e indica un po’ li e un po’ qui.
“Sky, ma non hai
una banconota da 20?” Si che ce l’ha. Bene, guardiamo, ci
assomiglia proprio. Rido’ la banconota a Sky. Mo’ pioviggina…ma
e’ sottile, e calda…s’intona alla giornata. Non diciamo piu’
niente e per due ore riflettiamo tra paesaggio e discorsi interiori.
Penso che sarebbe stato diverso se fossi stato li da innamorato, con
il mio amore vicino. Il posto e’ dannatamente romantico. Anche con
la pioggerellina. O forse proprio per quella.
Sulla via del
ritorno, in autobus, chiacchieriamo un po’ in cinese. Chiacchierare
e’ un’espressione azzardata: Sky dice qualcosa, io cerco di
capire e balbettare una risposta. Ma la conoscenza del mio cinese, a
quanto pare, e’ gia’ sufficiente per provocare stupite reazioni e
complimenti… ma da dove, da dove (Na Li, Na Li) si dice in cinese
per esprimere che proprio non se ne sa mezza. Ed e’ proprio vero.
Certo, so 50 frasi in piu’. E leggo qualcosa, ma siamo lontani da
cio’ che si chiama “conoscenza”. Fatto sta che i complimenti
piacciono sempre e arriviamo all’ostello piu’ contenti, per il
bel giro in barca e per le mezze frasi dette in cinese, dopotutto lui
e’ il mio Laoshi e ogni progresso lo vede, a ragione, anche come
ritorno dei suoi sforzi.
La camera e’
“quasi” pronta. Come quasi? Quasi quasi m’incazzo e perdo la
mia proverbiale non-flemma, un tremolio di ciglio fa capire che anche
il mio Laoshi dell’ Inner Mongolia non e’ proprio contento. La
ragazza si sprofonda in scuse… aspettiamo cinque minuti e ci fanno
salire, in camera c’e’ una signora che si scusa mentre finisce di
lavare il pavimento... ma di solito le camere non vanno lasciate alle
10? Sky chiede. Oh, qui ha dormito ieri sera il proprietario
dell’ostello, e sai, al proprietario nessuno ricorda gli orari
d’uscita. E’ gia’. Tutto il mondo e’ paese.
Ci sistemiamo, ci
laviamo, ci cambiamo. Sono le 3. Che si fa? Giro in paese. Di piovere
ha proprio smesso e qualche raggio di sole filtra. Adesso XI Jie e’
irriconoscibile: tutti i negozi sono aperti con le bancarelle che
occupano il marciapiede, ci sono un sacco di persone, turisti, in
giro. Turisti occidentali e turisti cinesi perche’ Yang Shuo e’
famosa in tutta la Cina. Su di una bancarella trovero’ poi un libro
dal titolo “Innamorarsi a Xi Jie”….mmmm non so perche’, ma mi
viene in mente Rimini.
Ci fermiamo a
mangiare in un ristorante il Pesce alla
Birra che e’ una specialita’ del posto,e lumache ‘misto aglio’.
Ed e’ davvero tutto buono. Si chiacchiera di specialita’ francesi
e italiane, ma voi mangiate le rane, ma certo , ci mancherebbe e
anche le lumache, mio caro… Beviamo birra. Siamo quasi allegrotti.
Lasciamo il ristorante e camminiamo un po’.
Dopo dieci minuti
che giriamo scatta la molla: mi accorgo che molte bancarelle sono
strapiene di oggetti finti o veri di antiquariato, di osso, di
avorio, di argenti vecchi…mi scatta la
frenesia dello scopritore di tesori occulti, quella frenesia che fa
prendere inculate pazzesche a persone inesperte che credono di aver
scoperto la statuina del 16esimo secolo e poi a casa, una volta
ripulita,da avorio diventa plastica…
Anche Sky è
contagiato. Visitiamo tutte le bancarelle, tutte. Riusciamo a capire
le cose che tutti vendono da quelle che sono uniche su ogni
bancarella. Sky si compra un cappello da cowboy nero e una camicia,
io non ho ancora deciso cosa sara’ la mia pazzia da shopping
turistico.
Mi giro e vedo la
prima. Voglio farmi una firma cinese, incisa nella giada. Ma secondo
voi la giada si vende sulle bancarelle? Noi “crediamo”
di si. Rigiriamo tute le bancarelle. E poi in un negozietto, che mi
pare davvero abbia cose autentiche, e quindi molto pericoloso, lo
vedo: un contenitore di metallo che sembra argento, che richiude in
se un cilindro di “giada” pronto per essere inciso…
Passiamo una buona
mezzora a parlare dei pro e dei contro, del sara’
vero o sara’ falso…sara’ argento o sara’ una minchiata… io
decido per la minchiata, e percio’ decido di acquistarlo e di farci
incidere il mio nome cinese in caratteri tradizionali. Plauso e
ammirazione del negoziante e anche del comunque perplesso Sky che
rimane sconvolto dalla mia determinazione, visto che non siamo sicuri
per niente se sia tutto autentico oppure vero ciarpame. Mentre
consegno l’oggetto al proprietario che prende nota, il mio sguardo
cade su di una lente d’ingrandimento, che pare incastonata in un
supporto d’argento, e quelle cose azzurre sembra…”Turchese!”
conferma il proprietario. Venduto. Sky mi consiglia di uscire dal
negozio. Seguo il suo consiglio.
Secondo me e’
proprio plastica azzurra, ma chissa’, magari in futuro scopriro’
che e’ turchese davvero. Usciamo. E' buio. La strada brulica di
luci e di passanti. Andiamo a mangiare, cosa? Una pizza. La mia prima
pizza in Cina. Glisso.
Dopo la cena
ricominciamo a girare le bancarelle. Eh si, siamo in frenesia da
turisti.
Che altro oggettino
potrei comprare? Sky si ricorda di Mark Knopfler ed entriamo in un
negozio di CD musicali, mi chiede dei consigli su musica occidentale,
beh se ti piace Mark, comprati un best of dei Dire Straits... e di
italiano? non so…ma li di fianco, guarda, c’e l’ultimo della
Pausini! A 25 yuan (2 euro e mezzo), gliela consiglio e lui la
compra… poi si compra una delle raccolte "Buddha Bar"…io
compro un cd di vera musica buddista che poi ascoltero’ una volta
sola nella mia vita e un doppio cd di musica popolare cinese, che mi
piace di piu', ma che e’ cosi triste, che a volte mi fa venire in
mente tutti i miei amori passati in una volta sola.
Ricominciamo il giro delle
bancarelle
Non
sono ancora soddisfatto. Decido che voglio un autentico portafortuna,
visto che sono in una delle zone piu’ superstiziose del mondo… il
mio segno cinese e’ il bufalo…un bel bufalo in legno o in
metallo….perche’ no? Sky se la ride: non si aspettava tutto cio'
da me…setacciamo le bancarelle e lo tiro dentro davvero, cerchiamo
statue o statuine, in legno o metallo, di bufali o tori. Ma non
voglio un bovino sdraiato e no!, decido che porta male, voglio un
toro che carica o che corre. Un bel "raging bull". Lui mi
dice ”Ah, vuoi il toro della borsa!”…a quello non avevo pensato
ma visto che qui mezza Cina sta portando anche i gioielli di famiglia
in Borsa, in questi mesi d’impennate borsistiche, non mi stupisce
che lui ci abbia pensato.
Una statuina pare
carina, giro e rigiro il toro... ma e’
senza palle! Si decide che il toro o bufalo deve avere le palle,
almeno abbozzate, senna porta sfiga, senno che toro e’? E via che
si riparte. A fine serata, e ci accorgiamo che e’ fine serata
perche’ qualche negozio chiude e le persone si stanno diradando, ho
visto almeno altre due statuine che mi piacciono davvero... una Guan
Yin che pare proprio in osso, una dea che rappresenta la rinascita,
ed un cavallo bardato alla cinese che corre, sempre in osso. La Guan
Yin pare sorridere e quando mi sembra sorridere penso che sia di
plastica, mah!
Decidiamo di
ricoverarci in ostello e farci passare la febbre. Domani e’ un
altro giorno.
Ci svegliamo
benissimo, dopo una saporosa dormita, ci precipitiamo a far colazione
con gli immancabili spaghetti di riso, poi per strada mi fermo presso
un fornaio e voglio provare qualcosa che non conosco dei loro
prodotti dolciari, solitamente sono fatti
di pasta troppo morbida, quasi inconsistente, Sky mi dice che a loro
piu’ e’ morbida e piu’ piace, alla fine compro un flautino di
pasta sfoglia cosparso d’arachidi. Buono! Usciamo e, trovato uno
dei numerosi negozi che noleggiano bici, ne scegliamo due e le
paghiamo per tutto il giorno (15 yuan a testa, 1 euro e mezzo).
Sky ha una mappa e
lascio fare tutto a lui, non so come ma mi pare che lasciare a lui
l’organizzazione delle cose lo faccia sentire meglio. Lui e’ piu’
sereno e io mi sento proprio in vacanza. E’ la mia prima volta
fuori dalla provincia del GuangDong, e’ la mia prima visita
“turistica”. E me la sto godendo. Il giro in bicicletta e’
stata un’ottima idea. Dopo pochi chilometri fuori citta’ siamo
nel silenzio e immersi in un paesaggio proprio unico, non tento di
descriverlo, una fotografia spazzerebbe tutte le mie velleita’
verbali. Percorriamo il lungo fiume, scattiamo delle foto, una di
queste sara’ la piu’ bella che io abbia mai scattato finora in
Cina. Il fiume lo attraversiamo due volte, una volta tramite un ponte
ed un’altra volta facendoci traghettare su delle mini imbarcazioni
di bamboo. Una volta si diceva: e’ tutto molto bucolico.
Sky si diverte molto
a scattare foto a me, che non gradisco un granche’,
ma contento lui… Ciclettiamo e chiacchieriamo e andiamo a visitare
il Monte della Luna, che e’ piu’ che altro una collina, detta
cosi perche’ ha un grande buco che, a seconda della posizione dalla
quale lo si osserva, pare di osservare le fasi lunari.
L’ascesa
alla collina, fatta su scalinata di pietra, farebbe felice il piu’
masochista dei miei amici, sapete quelli per i quali sudare e
soffrire camminando e’ tutta salute… una volta arrivati li il
panorama non e’ male davvero e il sudore pare che sia servito a
qualcosa, in fondo.
Ma sono ormai le 4 e
alle 8.30 riparte il pullman per Shenzhen. Dobbiamo andare a
prelevare la roba, cambiarci, mangiare qualcosa, prendere il mio
timbro personalizzato e magari dare un’altra occhiata a bufali e
dee in osso.
Pedaliamo
con leggerezza verso il ritorno e facciamo tutto per tempo. Per la
cena scegliamo un ristorante vegetariano. Buonissimo. E poi… in
effetti poi compro il bufalino in legno, la dea GuanYin e anche il
cavallo in osso…
Il viaggio di
ritorno e’ la copia di quello di andata,
ma riesco a dormire di piu’ e quindi le fermate intermedie per
pausa pipi mi risultano piu’ sgradevoli e disturbanti. Tra un sonno
e l’altro la Cina appare e scompare, le immagini di questi sette
mesi, quasi otto, con tutto quello che ho vissuto finora, visto,
imparato… mi pare proprio nulla.
Alle sette del
mattino entriamo in Shenzhen, con i suoi grattacieli e i suoi edifici
nuovi…no, decisamente non e’ proprio come abitare in Cina o forse
sbaglio, la Cina alla quale vogliamo pensare e’ sempre quella da
vecchia cartolina, da tempi di quando i cinesi avevano il codino
(cosa che odiavano, tra l’altro, visto che era stata imposta da un
imperatore proveniente dal NordEst della Cina, di etnia diversa dalla
maggioranza) o dei comunisti tutti vestiti di blu o di verde…qua e’
la nuova Cina. Shenzhen, che e’ meta di turismo da parte dei cinesi
che vogliono vedere la citta’ piu’ moderna, il frutto della
politica dell’apertura economica di Deng Xiaoping, colui che
proprio da Shenzhen, in un gia’ storico tour nel Sud della Cina nel
1992, lancio' la nuova parola d'ordine "Arricchirsi e'
glorioso!" e il Dna commerciante cinese non aspettava altro per
mostrarsi anche in patria. Deng e’ quasi venerato, la sua statua
viene visitata da gruppi che depositano fiori e si fanno fotografare
di fronte a lui. La Cina cambia, i cinesi cambiano e forse non sanno
piu’ chi sono: non sono comunisti, non sono o non possono o non
osano definirsi capitalisti, non sono tradizionalisti, Confucio e’
importante? Si, forse, ma forse piu’ che altro a loro piace pensare
che sia ancora importante, o forse lo e' davvero, chissa', e la
tradizione, che viene ora manipolata a uso statal-nazional-popolare?
Stanno maneggiando un capitalismo selvaggio, con piccoli e medi e
grandi imprenditori che guardano l'esempio delle grandi aziende delle
cosiddette nazioni democratiche che qui usano i mezzi che non osano
utilizzare nei loro paesi.
Questa sara’ materia per altre
riflessioni. Io, intanto, inizio a sentire adesso che sto cominciando
ad “abitare in Cina”. Yang Shuo, con la sua dolce melanconia, me
ne ha dato un assaggio diverso.
Marco Maurizio Gobbo
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