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INTERVENTI CON PAROLE CHIAVE 'SUFFRAGIO UNIVERSALE'
 
Hong Kong Blues (3) ripubblicato

Hong Kong, dettaglio foto mmg

Come tutti sanno (ok, sono ottimista) ai cittadini di Hong Kong fu promesso, per il 2017, di votare per il loro governo con un sistema a suffragio universale. Ecco un altro dei fattori che stanno dando molto da pensare e rende nervosi i cittadini della ex città-stato: a quanto pare il governo centrale di Pechino ha le sue idee particolari su ciò che significa "suffragio universale". Voi direte: be', significa che tutti gli aventi diritto al voto possono votare, possono scegliere chi votare ed ogni voto conta per uno. Un attimo, non è così semplice, siamo in Cina, dopo tutto. Qui c'è un dibattito su ciò che la Legge di Hong Kong possa realmente includere sotto il significato delle parole suffragio universale. Ad esempio, alla gente di Hong Kong viene detto che non significa elezione diretta a suffragio universale, e non include la possibilita' di nominare coloro che amministreranno la società civile di Hong Kong e, in cauda venenum, al voto non e' autorizzato a partecipare, come candidato, chi ha "un atteggiamento ostile" verso il governo di Pechino, e chiaramente è Pechino a decidere cosa significhi "ostile" e, qui giunti, consentiteci di salutare il fatto che queste elezioni saranno quelle dove le persone potranno decidere liberamente chi votare.

Penso che si possa concludere che ciò accadrà non sarà un voto a suffragio universale, e sembra che anche a Hong Kong parecchie persone abbiano questa consapevolezza, che in questo momento, sta iniziando ad alimentare un dibattito politico; molte persone si sentono truffate, o in procinto di esserlo, e questo contribuisce anche al senso di alienazione e al “ blues di Hong Kong”. Allora, facciamo un riassunto: la perdita del senso del privilegio economico, quella sensazione di essere il luogo in Asia, dove si aveva la libertà di realizzare le proprie aspirazioni, di poter crescere economicamente e come un individuo; perdita del senso di identità, come detto nel blog precedente; paura di non ottenere la libertà politica promessa al momento del passaggio nelle forti ed amorose braccia della madrepatria, e anche la paura di perdere la presente libertà di esprimere dissenso e dare voce ai propri pareri e opinioni.

A questi tre fattori aggiungiamo la progressiva antipatia con la quale a Hong Kong sono considerati gli arrivi giornalieri di visitatori provenienti dalla madrepatria, molti dei quali sono in pratica pendolari da Shenzhen che arrivano a Hong Kong per fare acquisti di tutto cio' che viene ritenuto di piu' alta qualita', di marca o di maggior affidabilita' se paragonato a cio' che viene venduto nella madrepatria (ovvero: prodotti non falsi, non sofisticati o sotto standard qualitativo) ; per esempio il latte per neonati e bambini sotto i tre anni di età, o cosmetici e liquori e tutto ciò che ha un marchio internazionale: molto semplicemente costa meno, grazie ad un tasso di cambio favorevole con lo yuan cinese. La gente di Hong Kong non può sopportare la mancanza di buone maniere dei loro compatrioti, a quanto pare benaccolti solo da commercianti e agenzie immobiliari.

Hong Kong inizia ad avere evidenti manifestazioni di risentimento che, apparentemente, sembrano venire dal nulla, se non si tenga conto dei fattori di cui sopra e il fatto che per il cittadino medio di Hong Kong un “connazionale” dal continente è solitamente un maleducato, un succube, se non favorevole, di un sistema politico corrotto fino al midollo, dove, in media, la norma di comportamento e' quella di essere forte con i deboli e debole con i forti; i compatrioti sono visti come forgiati da un sistema scolastico percepito come martellante propaganda politica, e ai quali la nuova ricchezza aggiunge arroganza di modi. Negli ultimi 10 anni Hong Kong ha visto anche un crescente livello di inquinamento, apparentemente inarrestabile, e per questo incolpano le fabbriche scarsamente controllate, nel Guangdong, e zone limitrofe.

  Consideriamo, inoltre, che Hong Kong è una città cinese in cui i cittadini conoscono e non dimenticano quello che successe in piazza Tiananmen a Pechino, mentre la maggior parte dei giovani compatrioti cinesi di età inferiore a 40 anni non sa quasi niente di tutto questo, o se sanno qualcosa, è la versione ufficiale della Partito, dove le forze militari sono praticamente rappresentate come le vittime di una rivolta insana e probabilmente “guidata da oscure forze reazionarie e straniere”. A Hong Kong sanno chi è, e parlano di, Liu Xiaobo; in Cina il nome è 'tabù', compreso quello di sua moglie.
Ci sono episodi inquietanti che illustrano graficamente questo nuovo sentimento che agita Hong Kong: è sufficiente utilizzare alcune parole chiave su Internet per arrivare a vedere immagini e filmati (se non siete in Cina, naturalmente, sono bloccati e non raggiungibili, se non avete una VPN) che confermano questo blues che, temo, nei prossimi anni potrebbe portare a sensazionali proteste ed eventi anti-Pechino che Pechino, probabilmente, potra' utilizzare come pretesto per cominciare a bloccare o frenare parzialmente gli spazi di libertà che ancora esistono in Hong Kong, come la libertà di cercare e leggere ciò che si vuole su Internet, compresi i siti dei principali giornali di Stati Uniti e Regno Unito che,invece, sono bloccati in terraferma, o l'uso di Facebook e Twitter, anche questi opportunamente bloccato in Cina. Spero di essere un cattivo profeta.

(pubblicato il 9 06 2014, ripubblicato il 5 10 2014)



di Marco M Gobbo
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