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INTERVENTI CON PAROLE CHIAVE 'VILLA ANTOLINI'
 
Mario Mirko Vucetich; poliedrico artista del '900

Mario Mirko Vucetich

Mirko Vucetich, nato da Giovanni e Francesca Cappelli il 9 gennaio del 1898 a Bologna, dove il padre era un funzionario delle Ferrovie, compì i suoi studi in quella città e successivamente a Napoli, in seguito al trasferimento del capofamiglia per motivi di lavoro nella città partenopea; qui nel 1917, conseguì presso l’Accademia di Belle Arti il titolo di Professore di Disegno architettonico.

Nel giugno del 1919 fu assunto come architetto presso il Comune di Gorizia e in quella città si accostò al Futurismo: nell’ottobre del 1919 infatti insieme a Pocarini costituisce il “Movimento futurista giuliano”, il cui manifesto programmatico fu pubblicato ne “L’Eco dell’Isonzo (11-10 19) e in “Roma futurista” (19-10-19).

Nel 1920 infatti fu trasferito con la stessa qualifica di architetto al Ministero Terre Liberate, con sede a Vittorio Veneto, ma nel 1921, in seguito allo scioglimento del Ministero, inizia la libera professione a Bologna e Venezia e poi a Roma, dove si trasferisce nel 1922.

Nella capitale, nel 1923, risulta vincitore tra i concorrenti dell’Emilia del Pensionato Art. Naz. nel ramo Decorazione, nel 1925 nel ramo Architettura. Costruzioni da lui progettate in questi anni vengono realizzate a Bologna , Venezia e a Riccione, dove gli innovativi caratteri compositivi adottati per villa Antolini fanno di questo edificio un esemplare di pregevole qualità architettonica, che spicca nel confronto con le costruzioni coeve della località.

Nel 1928, dopo aver vinto il concorso Curlandesi dell’Accademia di Belle Arti di Bologna sul tema “Padiglione per Mostra Coloniale”.

Nel maggio del 1929 si trasferisce in America del Nord e risiede a New York, dove svolse attività di scultore, arredatore, architetto, scenografo: nel 1930 come aiuto regista e direttore all’allestimento collabora con Henry Dreyfuss al Forhtysecond Street Theatre, nel 1931 svolge le stesse mansioni al Roxy Theatre; sue sculture sono al Museum di Brooklin e in collezioni private. Sempre nella cittadina divenne caro amico del noto illustratore Alberto Vargas con in quale affrescò una casa di bordelli.

Nel 1932 ritorna in Italia e si stabilisce a Roma, dove continua la sua multiforme attività: partecipa talora come attore, altre come scenografo, costumista o regista a un centinaio di spettacoli allestiti dalle migliori compagnie dell’epoca. Dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale lascia il suo studio romano di Valle Giulia e si reca a Siena, dove lavora per l’Accademia Chigiana: al conte Chigi Serafini, suo amico, aveva promesso un San Francesco e un San Bernardino più grande del vero; realizzò le due statue per la chiesa di San Francesco e la basilica dell’Osservanza. Avendo perso nel frattempo, per cavilli giuridici, lo studio di Roma, si reca a Vicenza, dove appoggiandosi ad alcuni amici, può attendere che le acque della pace si distendano, per poi diventare vicentino d’elezione, visto che a Vicenza fissa la sua dimora.

L’interesse di Vucetich per la storia e l’impegno a tenerne vivo l’insegnamento, da spirito libero, non iscritto a nessun partito, ma da uomo mite e generoso sono testimoniati anche dalla sua attività di scrittore; è del 1968 infatti la poesia “De profundis di Buchenwald”, che nel sottotitolo contiene la dedica “agli ex internati e a sei milioni di ebrei”.

Il vulcanico artista ha spaziato nei suoi interessi artistici proprio a 365°: è stato infatti anche pubblicista, iscritto all’ordine dei giornalisti dal 1950 e collaboratore di vari giornali, poeta e traduttore dal francese (antico e moderno) per la Rizzoli, dallo spagnolo e dall’inglese, critico oltre che autore teatrale.

Nel 1954 ha ideato, scrivendo anche il testo teatrale, La partita a scacchi per la piazza medievale di Marostica (Vicenza). Anche in quella occasione ha messo in campo tutta la sua creatività artistica e le sue poliedriche competenze: è stato figurinista, fabbro per le armi, musicante, oltre che regista e coreografo, riuscendo a dare una straordinaria fisionomia a uno spettacolo composito, che era insieme commedia e torneo. D’altra parte la geniale versatilità dell’artista è emersa anche in altre occasioni, come quando, per esempio, ha saputo coniugarsi con l’ ingegno multiforme, fantasioso e grottesco, della penna di C. E. Gadda, di cui, nel 1952, ha illustrato con 25 xilografie il volume Il primo libro delle favole.

Quando l’artista muore a Vicenza, il 6 marzo 1975, molti riconoscimenti nei diversi ambiti in cui si è messo alla prova hanno già scandito le tappe del suo percorso artistico.



Chi avesse notizie può inviare una mail a info@andreaspeziali.it



di Andrea Speziali
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Una Stagione del Liberty a Riccione

A. Speziali ''Una Stagione del Liberty a Riccione'', Maggioli Ed. Santarcangelo 2010

Una Stagione del Liberty a Riccione è titolo del libro che Andrea Speziali ha dedicato a un momento particolare nella vicenda storica di questa cittadina: i primi anni Venti del Novecento. La ricerca, che si avvale anche di un ampio materiale fotografico, è rivolta prevalentemente all'architettura delle residenze estive dei facoltosi dell'epoca. Tra quelle ancora esistenti ci sono Villa Emilia, Villa Pullè, Villa Graziosi, Pensione Florence; ma una brilla più di tutte: si tratta di Villa Antolini, detta anche "degli Americani". Speziali, poco più che ventenne, sin da piccolo ha sviluppato per questa residenza una grande ammirazione, che negli anni si è trasformata in vera e propria dedizione. Il libro, preciso e puntuale sia sulla storia della città, sia sugli argomenti di ambito architettonico e artistico, rivela in pieno questa passione. Vi confluiscono tutte le indagini svolte dall'autore, che spaziano dai fogli catastali del Comune alle fotografie e cartoline dell'epoca, alle testimonianze delle persone informate sui fatti.

Quello che differenzia Villa Antolini dalle altre sopra citate, oltre all'eleganza espressa dalle linee semplici e sinuose tipiche dello stile Liberty, deriva soprattutto dall'essere l'opera di una personalità geniale: l'architetto Mario Mirko Vucetich. Speziali, inizialmente attratto dalla struttura della villa, è rimasto poi affascinato dalla poliedricità del suo autore, a cui dedica il libro e un ampio capitolo, dove mette in evidenza l'impegno e la creatività di questo artista non solo nell'architettura ma anche nel teatro, nella pittura e nella scultura, rivalutando così il suo ruolo dagli anni Venti (periodo in cui iniziò la carriera di architetto) fino al 1975, quando morì.

Nel 2009 i nuovi proprietari della villa hanno deciso di restituirle l'autentico splendore, e Speziali ha seguito i lavori di restauro, occupandosi personalmente del camino, su cui ha riscoperto due immagini: una scultura raffigurante una donna tra le fiamme (con una citazione incisa: "Fa come natura face in foco") e un bassorilievo con una decorazione floreale arricchita da animali che assomigliano a salamandre o a gechi. Vista la giovane età dell'autore del libro, non resta che augurargli buon lavoro per i progetti futuri.



di Andrea Speziali
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Una Stagione Art Nouveau

Villino Antolini

L'interesse per le antiche ville di Riccione è nato in me durante la frequenza all'ultimo anno dell'Istituto d'Arte " F. Fellini " della mia città. E' stato in quel periodo che mi ha particolarmente affascinato il fenomeno dell'Art Nouveau e mi è nato il desiderio di studiarlo in tutti i suoi molteplici aspetti, compresi quelli legati alla sua espansione europea e mitteleuropea. Durante lo svolgimento delle mie ricerche ho avuto modo di valutare che la portata di questa corrente artistica ha interessato anche tutta l'area costiera romagnola e marchigiana. Ho iniziato in questo modo un approfondimento del Liberty a Riccione che mi ha portato a valutare come in questa città esistevano - e in parte esistono ancora - alcune splendide ville costruite nei primi del ' 900, quando questa città cominciò a diventare un centro balneare per tutta la ricca borghesia che qui si trasferiva nel periodo estivo, spinta anche dall'apertura della stazione ferroviaria, avvenuta nel 1861. Tra tutte le dimore costruite durante questo periodo, ho avuto un specie di folgorazione quando ho visto per la prima volta Villa Antolini. Quando sono entrato in questa villa, ho ritrovato la disposizione degli ambienti esattamente come più volte l’avevo sognata.

E' nata in questo modo una specie di "empatia" con essa, che mi ha portato a studiarla attentamente, al punto di proporla come argomento della tesina all’esame di maturità. Da allora questo edificio è diventato l'ambito privilegiato  dei miei studi, consapevole del fatto che esso sia sicuramente la costruzione liberty più importante - e per fortuna ancora intatta, nonostante le molte distruzioni perpetrate attorno gli anni ' 50, quando il fenomeno dell'Art Nouveau conobbe una sorta di dimenticanza - che Riccione conservi. Villa Antolini, progettata da Mirko Vucetich, secondo la mia opinione, è prima al Villino Ruggeri di Pesaro, rivalutato in questi ultimi anni tramite pubblicazioni prestigiose. Le ville più importanti di Riccione che, fortunatamente, sono state oggetto di restauro in questi ultimi anni sono le seguenti: Villa Antolini, Villa Emilia, Villa Morara, Villa dei marmi, Villa Pullè, Pensione Florence, Villino Levi, Hotel Stazione, Villino Graziosi, Villa Martinelli, Villa Lodi Fè e Villa Mussolini. Quasi tutte erano proprietà di ricche famiglie di villeggianti, esponenti dell'alta borghesia o della nobiltà; fra queste ultime va segnalata anche una famiglia che poi finì con l’insediarsi stabilmente a Riccione, la famiglia Pullè, che ancora oggi  ha il merito di mantenere in ottimo stato l’avita dimora (di cui ne parlerò nei prossimi articoli). Le ricerche sul liberty a Riccione mi hanno portato a scoprire molte notizie inedite su questa splendida stagione che ha vissuto la nostra città. In particolare, studiando Villa Antolini ho avuto modo di approfondire la personalità del suo architetto, Mirko Vucetich, un personaggio di grande levatura culturale ed artistica che ha frequentato intellettuali di grandissimo spessore, come Massimo Bontempelli, Corrado Alvaro, Carlo Emilio Gadda, per il quale nel 1952 illustrò il Primo libro delle favole. Egli stesso, d'altra parte, aveva una spiccata personalità e interessi poliedrici che lo portavano ad interessarsi, in maniera approfondita, di tutte le arti figurative: fu architetto di altre ville a Bologna e Venezia ; giovanissimo entrò a Roma in contatto con Anton Giulio Bragaglia e con il teatro degli Indipendenti, dove svolse il ruolo di scenografo. In America, dove si trasferì nel 1929 per un periodo di tre anni, svolse attività di scultore, arredatore, architetto, scenografo. Nel frattempo, non lasciò la scultura, che continuò a praticare con gusto e un amore per la verità propri di quegli anni ed espose in tutte le rassegne d' arte Sindacali Nazionali e Internazionali, alle Biennali di Venezia e alle Quadriennali di Roma. Vucetich fu anche scrittore, collaboratore di vari giornali, poeta e traduttore dal francese,dallo spagnolo e dall'inglese per la Rizzoli ; fu anche critico e autore teatrale, nonché interprete di un film di Ettore Scola nel 1969. Egli fu sicuramente uno degli spiriti più interessanti del ' 900 e la sua personalità è ancora in attesa di un ampio interesse critico. In questi anni alcuni storici dell'arte si sono già accorti del suo valore, come Vittorio Sgarbi che ha recentemente acquistato una scultura di Vucetich per la ricca collezione privata. Nell’estate 2011 presso il Palazzo del Turismo ho in progetto di realizzare una importante mostra su egli con sculture, dipinti e foto significative. Nell’estate spero di poter presentare oltre il catalogo della mostra anche la tesi di laurea sul Liberty in Emilia.



di Andrea Speziali
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La Romagna ha un tesoro di nome Liberty

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Villa Emilia, Viale Francesco Baracca

Il lavoro di ricerca svolto su villa Antolini e altre dimore storiche di Riccione mi ha indotto a raccogliere ulteriori informazioni su altri edifici esistenti nel nostro territorio, che rischiano di essere demoliti o snaturati nelle loro linee architettoniche più caratteristiche o, addirittura, di diventare dei miseri ruderi, squallido monito dell’azione distruttrice del tempo. Chiedo perciò ai proprietari di questi edifici o a chi solo ne ha notizie, di aiutarmi a realizzare una sorta di censimento di tutto questo prezioso materiale che non deve assolutamente scomparire a causa della nostra incuria o indifferenza, che nulla fa per arginare la rovinosa opera degli agenti atmosferici, di tante speculazioni edilizie o della più fatale azione del tempo.

Per invogliare il lettore a contribuire a questa sorta di salvataggio del nostro migliore passato, ho intenzione di proporre alcuni esempi di ‘’gioielli’’ architettonici che ancora vivono. Prima di entrare nel vivo del discorso, mi sembra giusto sottolineare che a volte è necessario non lasciar passare sotto silenzio certe operazioni immobiliari che, secondo noi, rischiano di snaturare la fisionomia del nostro viale, del nostro quartiere o paese. Se le nostre proteste spesso, purtroppo, risultano una battaglia contro i mulini a vento e, nonostante esse, non riusciamo a ostacolare completamente la realizzazione di certe opere un po’ troppo sfrontate, almeno possiamo ridimensionarle o mettere in allerta i proprietari che le commissionano e le imprese che le realizzano, rendendoli consapevoli del fatto che le regole esistono e c’è qualcuno che pretende che siano rispettate. Se nessuno mai dice niente, vigerà il “silenzio assenso”che rende possibili tanti scempi, dei quali diventa poi inutile rammaricarsi, quando ce li troviamo quotidianamente sotto gli occhi. E’ quello che in famiglia abbiamo cercato di fare quando nella nostra via, nel cuore dell’Abissinia, a Riccione, ci siamo resi conto che un villino vincolato stava lievitando durante i lavori di restauro, o hanno fatto i proprietari di alberghi, altre attività turistiche e gli stessi villeggianti nel vedere triplicati i volumi dell’edificio in cui si trova un noto ristorante della zona, che ha finito col coprire d’ombra l’ampio giardino della prospiciente villa Emilia. Proprio da questa villa intendo partire in questa sorta di passeggiata tra le dimore riccionesi più degne della nostra ammirazione e “sorveglianza”.

La villa Emilia, eretta nei primi decenni del ‘900 su progetto di Silvio Avondo , resistita alla guerra e rimasta esternamente come allora, si affaccia su un ampio giardino dall’impianto che ricorda i giardini signorili ottocenteschi delle principali città emiliane.Di pregio la fontana in marmo, recante alle colonne dei quattro angoli che delimitano il confine gli stemmi di famiglia. Internamente la villa fu modificata e venne ricavato un accesso dal terrazzo lato Rimini. La scala interna è rimasta come allora, con i riccioli in ferro battuto secondo uno stile molto diffuso in Romagna. Tuttora la villa conserva in buono stato i fregi posti su soffitti, porte e finestre.La contessa Enrichetta Pasquini, all’epoca proprietaria della villa, fu Presidentessa Onoraria del Club Nautico a Riccione, fondato nel 1935, dama di compagnia di Donna Rachele e figura di spicco nella vita di società dell’epoca.

Negli anni passati vi abitarono nobili famiglie come i Pasquini e i Santarelli. Dal 1989 la dimora è di proprietà della famiglia bolognese Gualandi. Dalle testimonianze di alcuni riccionesi, sembra che la villa fosse abitata per un periodo anche dalle suore. Silvio Allegro Avondo figlio di Vittorio Avondo, oltre alla professione di pittore, accosta anche quella di incisore.
Durante la costruzione della dimora, l’ingegnere realizzò una lastra raffigurante il villino a lavori terminati, la quale venne utilizzata per la tiratura di una limitata serie di cartoline postali da spedire agli amici. Purtroppo di questo pregevole esemplare architettonico le planimetrie e progetti non sono stati reperibili in archivio, maVilla Emilia è una tra le dimore del primo ‘900 più conosciute e compare spesso come soggetto di cartoline e illustrazioni, tanto che quest’anno il Convegno filatelico numismatico di Rimini ha scelto come immagine coordinata per l’evento la rara cartolina che la ritrae, mai pubblicata in libri e riviste se non nel mio libro ‘'Una Stagione del Liberty a Riccione’’, edito dalla casa editrice Maggioli.
Tutto il reticolo di viali intorno a villa Emilia è ricco di villini di proprietà di famiglie di villegianti. Nonostante gli anni, le mode e l’evoluzione del turismo balneare, la maggior parte di queste dimore è rimasta come allora e merita almeno l’onore di una citazione. Ne parleremo la prossima volta.



di Andrea Speziali
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