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INTERVENTI CON PAROLE CHIAVE 'VILLA DEL MELONCELLO'
 
LA SCOPERTA - Un giovane studioso sulle tracce di Vucetich

Villa del Meloncello, Bologna
(foto di Andrea Speziali)

APPENA ventunenne, riccionese e grande appassionato d’arte, si chiama Andrea Speziali.
Parlare di ‘arte’ è forse troppo generico dato che il suo interesse si è concentrato prevalentemente sulla figura di Mario Mirko Vucetich, l’artista eclettico nato a Bologna alla fine dell’800 e conosciuto ai più  per le sue sinuose linee Liberty.
Affascinato sin dalla tenera età dalle raffinate forme di Villa Antolini a Riccione, Speziali ha raccolto negli anni una serie di informazioni sulla vita e le opere dell’architetto che sono diventate oggetto di un libro intitolato ''Una stagione del Liberty a Riccione'' (Maggioli).
Così il giovane ha scoperto che Vucetich non ha firmato solo l’edificio romagnolo, ma anche Villa del Meloncello, la dimora Masè Dari e la non più esistente Villa Vucetich a Bologna.

Perché dedicare così tanta attenzione proprio a quest’artista?
Innanzitutto perchè grazie a lui mi sono avvicinato a un campo che prima non consideravo. In secondo luogo perché ritengo sia un vero e proprio genio della storia dell’arte italiana a cui però non è stata rivolta la giusta e meritata attenzione da parte della critica.
Con il mio lavoro intendo riportarlo in luce».


Aproposito della Villa delMeloncello...
«La villa è stata costruita nel Settecento per volere della famiglia
Mattei; forse successivamente è stata venduta, ma con certezza so che tra il 1919 ed il ’20 è stata ristrutturata da Mirko Vucetich, il quale l’ha abbellita e risanata. Dopodiché l’anno scorso è stata ceduta ad una imprenditrice bolognese (anche grazie ai miei ritrovamenti) che presto la risistemerà non senza la mia collaborazione a fianco dell’architetto Monica Cardin Fontana».

Vucetich era anche scultore, oltre che architetto...
«Sì, tant’è vero che sono stato incaricato dagli eredi dell’artista di restaurare la sua scultura in pietra Il primo sonno del 1939 che oggi si trova nei giardini della Biennale di Venezia in condizioni di assoluto
degrado. Questa statua è ancora là perchè il suo peso ingente non ne ha consentito lo spostamento, ma l’intenzione è di trasferirla, grazie a mezzi più moderni,in un luogo simbolico che probabilmente sarà proprio Villa del Meloncello».

E le altre ville bolognesi diVucetich?
«L’artista ha realizzato anche villa Masè Dari e l’abitazione di suo
fratello Gino che fu eretta negli anni ‘30 nell’immenso giardino di Villa Goldoni in viale Risorgimento.
Poi la famiglia Goldoni ha acquistato il ‘villino lampo’ e l’ha raso al suolo. L’archivio storico comunale di Bologna ha ritenuto che non fosse mai esistito, invece io sono riuscito a trovare le planimetrie e alcune documentazioni fotografiche».

Progetti?
«Quest’estate curerò una mostra su Mirko Vucetich che partirà da
Riccione per giungere in altre città italiane, tra le quali Bologna e Roma. In questa occasione saranno esposti i bozzetti su velina realizzati dall’artista per la ‘Partita a scacchi’ di Marostica, da lui ideata
nel 1954. Assieme a queste opere inedite, ce ne saranno tante altre...».


Intervista di Manuela Valentini
(Resto del Carlino - BOLOGNA)



di Andrea Speziali
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Scoperte sulla villa del Meloncello a Bologna

Villa del Meloncello, Bologna
Foto di Andrea Speziali

''Sulla residenza dei Mattei e poi dei Meriggiani intervenne anche Vucetich''


Villa Meriggiani a Bologna: tutti la chiamano ‘’villa del Meloncello’’, perché confinante con l’Arco del Meloncello, e progettata da Cesare Mattei. In realtà l’edificio risale al ‘700, come ci attestano delle antiche illustrazioni e i progetti conservati presso l’Archivio Storico a Bologna. Da una mia ricerca in collaborazione con l’Architetto Monica Cardin Fontana di Bologna, architetto che sta curando l’attuale restauro della villa, ho scoperto che l’edificio apparteneva alla nobile famiglia Mattei.
La dimora venne fatta costruire dal padre del Conte Cesare Mattei, nato a Bologna l’11 gennaio 1809, figlio di proprietari terrieri bolognesi. Secondo le testimonianze di storici bolognesi, tra le residenze dei Mattei, c’era quella estiva nella zona del Meloncello a Bologna, che riportava nelle inferriate anche lo stemma familiare dei suoi proprietari, saccheggiato dopo l’abbandono della villa. Esattamente non si conoscono i motivi per cui la dimora venne abbandonata e il periodo in cui subentrò la famiglia Meriggiani.

Il Conte Cesare Mattei fu tra i fondatori della Cassa di Risparmio di Bologna ed ebbe una vita intensa a contatto con importanti protagonisti del suo tempo. Nel 1850 iniziò, nella zona di Riola, sull’Appennino Bolognese, la costruzione della Rocchetta Mattei, un castello dalle sembianze fiabesche, in cui egli dimorò stabilmente a partire dal 1859. La sua figura è ricordata per la nuova scienza medica da lui inventata, chiamata Elettromeopatia e basata sull’abbinamento di granuli e fluidi omeopatici, preparati con erbe curative. I suoi rimedi, ottenuti con un metodo segreto, vennero diffusi in massa a partire dal 1880 e commercializzati in tutto il mondo.  Tra i più celebri utilizzatori, ricordiamo l’Imperatore d’Austria, Ludwig di Baviera, la corte russa degli Zar ed il Re e la Regina delle Isole Samoa, ma è risaputo che Mattei riservasse le cure anche a persone indigenti, che supportava  gratuitamente. Purtroppo non sono state ancora trovate tracce e documentazioni che possano testimoniare la vicenda del passaggio di propietà della villa. E’ presumibile che i Meriggiani potevano essere imparentati con i Mattei.

Le uniche tracce in grado di raccontare la storia di questo edificio sono i documenti conservati presso l’Archivio Storico a Bologna, dove nel 1922 l’Architetto di origini dalmate, Mario Mirko Vucetich venne incaricato dalla famiglia Meriggiani per il risanamento dell’edificio. Dell’edificio precedente sono rimaste solo le tracce documentate da un’ illustrazione del ‘700 che riporta una piccola parte della villa (il tetto e qualche finestra) e il rilievo tracciato da Mirko Vucetich nel ’22 per la ristrutturazione. Si presume che i prospetti non vennero realizzati per le cattive condizioni d’abbandono dell’immobile.
La ristrutturazione a cura di Mirko Vucetich, una tra le figure più poliedriche del ‘900, nato a Bologna nel 1898 e deceduto a Vicenza nel 1975, riporta decorazioni Liberty con richiami al ‘700. Per pura casualità ho scoperto che le decorazioni del villino del Meloncello sono molto simili a quelle utilizzate per il villino Alverà a Venezia, eretto attorno agli anni ’20. Si potrebbe presumere che Vucetich per motivi economici abbia riutilizzato gli stessi stampi cementizi per la realizzazione dei due immobili.

Dal rilievo dell’attuale villa del Meloncello o villa Meriggiani a Bologna, ho costatato la stessa decorazione negli infissi che si ripete a Villa Antolini a Riccione, costruita un anno dopo la ristrutturazione dell’edificio bolognese. Risulta ancora scolpita la data di ristrutturazione posta sulla cimasa della finestra centrale al primo piano: A D / MCMXXV / MARIO VUCETICH / FECIT.
Per quanto riguarda l’ultima lettera della data, in verità ne è difficile la lettura, ma si presume che sia la ‘’V’’ perciò la data è quella del 1925.

Dal racconto degli eredi Meriggiani, il padre di un amico di Vucetich, Giovanni, acquisì la villa del Meloncello. Negli anni ’30, quando Vucetich era al Governatorato a Roma con Giuseppe Meriggiani, assieme ad un gruppo di amici, fecero un viaggio in Somalia che durò diversi mesi.  Nella città di Misciane Genale Vucetich realizzò il villino per l’amico Meriggiani che diventerà la dimora dove trascorse tutta la vita. La villa di famiglia a Bologna venne successivamente lasciata ai familiari, e solo l’anno scorso la famosa villa del Meloncello venne venduta ad una nota imprenditrice di moda quale la ristrutturerà.

Per fortuna, un altro gioiello del passato ha trovato un estimatore e …. Un salvatore!


Per contatti: Info@andreaspeziali.it   www.andreaspeziali.it



di Andrea Speziali
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Mario Mirko Vucetich; poliedrico artista del '900

Mario Mirko Vucetich

Mirko Vucetich, nato da Giovanni e Francesca Cappelli il 9 gennaio del 1898 a Bologna, dove il padre era un funzionario delle Ferrovie, compì i suoi studi in quella città e successivamente a Napoli, in seguito al trasferimento del capofamiglia per motivi di lavoro nella città partenopea; qui nel 1917, conseguì presso l’Accademia di Belle Arti il titolo di Professore di Disegno architettonico.

Nel giugno del 1919 fu assunto come architetto presso il Comune di Gorizia e in quella città si accostò al Futurismo: nell’ottobre del 1919 infatti insieme a Pocarini costituisce il “Movimento futurista giuliano”, il cui manifesto programmatico fu pubblicato ne “L’Eco dell’Isonzo (11-10 19) e in “Roma futurista” (19-10-19).

Nel 1920 infatti fu trasferito con la stessa qualifica di architetto al Ministero Terre Liberate, con sede a Vittorio Veneto, ma nel 1921, in seguito allo scioglimento del Ministero, inizia la libera professione a Bologna e Venezia e poi a Roma, dove si trasferisce nel 1922.

Nella capitale, nel 1923, risulta vincitore tra i concorrenti dell’Emilia del Pensionato Art. Naz. nel ramo Decorazione, nel 1925 nel ramo Architettura. Costruzioni da lui progettate in questi anni vengono realizzate a Bologna , Venezia e a Riccione, dove gli innovativi caratteri compositivi adottati per villa Antolini fanno di questo edificio un esemplare di pregevole qualità architettonica, che spicca nel confronto con le costruzioni coeve della località.

Nel 1928, dopo aver vinto il concorso Curlandesi dell’Accademia di Belle Arti di Bologna sul tema “Padiglione per Mostra Coloniale”.

Nel maggio del 1929 si trasferisce in America del Nord e risiede a New York, dove svolse attività di scultore, arredatore, architetto, scenografo: nel 1930 come aiuto regista e direttore all’allestimento collabora con Henry Dreyfuss al Forhtysecond Street Theatre, nel 1931 svolge le stesse mansioni al Roxy Theatre; sue sculture sono al Museum di Brooklin e in collezioni private. Sempre nella cittadina divenne caro amico del noto illustratore Alberto Vargas con in quale affrescò una casa di bordelli.

Nel 1932 ritorna in Italia e si stabilisce a Roma, dove continua la sua multiforme attività: partecipa talora come attore, altre come scenografo, costumista o regista a un centinaio di spettacoli allestiti dalle migliori compagnie dell’epoca. Dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale lascia il suo studio romano di Valle Giulia e si reca a Siena, dove lavora per l’Accademia Chigiana: al conte Chigi Serafini, suo amico, aveva promesso un San Francesco e un San Bernardino più grande del vero; realizzò le due statue per la chiesa di San Francesco e la basilica dell’Osservanza. Avendo perso nel frattempo, per cavilli giuridici, lo studio di Roma, si reca a Vicenza, dove appoggiandosi ad alcuni amici, può attendere che le acque della pace si distendano, per poi diventare vicentino d’elezione, visto che a Vicenza fissa la sua dimora.

L’interesse di Vucetich per la storia e l’impegno a tenerne vivo l’insegnamento, da spirito libero, non iscritto a nessun partito, ma da uomo mite e generoso sono testimoniati anche dalla sua attività di scrittore; è del 1968 infatti la poesia “De profundis di Buchenwald”, che nel sottotitolo contiene la dedica “agli ex internati e a sei milioni di ebrei”.

Il vulcanico artista ha spaziato nei suoi interessi artistici proprio a 365°: è stato infatti anche pubblicista, iscritto all’ordine dei giornalisti dal 1950 e collaboratore di vari giornali, poeta e traduttore dal francese (antico e moderno) per la Rizzoli, dallo spagnolo e dall’inglese, critico oltre che autore teatrale.

Nel 1954 ha ideato, scrivendo anche il testo teatrale, La partita a scacchi per la piazza medievale di Marostica (Vicenza). Anche in quella occasione ha messo in campo tutta la sua creatività artistica e le sue poliedriche competenze: è stato figurinista, fabbro per le armi, musicante, oltre che regista e coreografo, riuscendo a dare una straordinaria fisionomia a uno spettacolo composito, che era insieme commedia e torneo. D’altra parte la geniale versatilità dell’artista è emersa anche in altre occasioni, come quando, per esempio, ha saputo coniugarsi con l’ ingegno multiforme, fantasioso e grottesco, della penna di C. E. Gadda, di cui, nel 1952, ha illustrato con 25 xilografie il volume Il primo libro delle favole.

Quando l’artista muore a Vicenza, il 6 marzo 1975, molti riconoscimenti nei diversi ambiti in cui si è messo alla prova hanno già scandito le tappe del suo percorso artistico.



Chi avesse notizie può inviare una mail a info@andreaspeziali.it



di Andrea Speziali
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