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INTERVENTI CON PAROLE CHIAVE 'XI JINPING'
 
Non c'e' vento nelle vele del soft power cinese

Hong Kong, mattina del 15 ottobre 2012

In questi giorni di forzato riposo sto rileggendo alcuni articoli, che avevo tenuto da parte, che riguardano la Cina e Hong Kong. Li userò come spunto per commenti e speculazioni su alcuni argomenti che sono sempre presenti sulla stampa cinese. Uno di questi argomenti, che ritorna spesso, è: come può la Cina crearsi nuovi amici? Questo è proprio il titolo di un articolo scritto sul China Daily del 18 febbraio del 2013.
Quello che più mi ha colpito di questo articolo, scritto da Mr. Li Qingsi, professore della scuola di studi internazionali dell'università Renmin, è il suo miscelare retorica di partito con evanescenza di analisi, la sua mancanza di approfondimento sulle cause che portano la Cina a non avere molti amici a livello internazionale. Non viene descritto un fatto, una circostanza che potrebbero aiutare il lettore a capire perché la Cina nonostante il suo sviluppo economico non sia vista di buon occhio anzi, la sua immagine internazionale sta peggiorando, come anche riportato da un articolo del South China Morning  Post del dicembre 2013 dove vengono riportati i dati di una indagine su come la Cina sia percepita all'estero.

L'indagine ha coinvolto oltre 14000 persone in 14 nazioni e le conclusioni parlano di come la Cina sia vista come nazione "dura", "arrogante", "belligerante" e "baldanzosa". Solo il 13% degli intervistati la giudica "pacifica". Torniamo all'articolo scritto dal Prof. Li, che afferma che nonostante la Cina non stia perseguendo una politica d' espansionismo, gli Stati Uniti sono ansiosi come anche alcune delle nazioni limitrofe alla Cina, anche loro ansiose e gelose della crescita economica cinese. Mi pare puerile: si puo’ essere ansiosi e preoccupati solo della crescita economica di una nazione? Chi e’ ansioso e preoccupato della crescita economica del Brasile, o del Sud Africa o dell’India?

L'articolo mi lascia sorpreso perché non dà nessun tipo di ragione, non c'è un'analisi sul perché è il percome arrivi a certe conclusioni, queste sono, e rimangono, frasi fatte e slogan . A un certo punto il professore si interroga su come la Cina potrebbe crearsi nuovi amici e indica i seguenti fattori: avere interessi economici comuni, interessi di sicurezza comuni e valori comuni perché queste sono sempre state le pietre miliari di una relazione di amicizia tra Stati diversi. Altre frasi fatte, retorica. Cita come esempio il fatto che la Cina abbia ridotto o cancellato il debito che alcune nazioni africane avevano con lei, ma non dice in cambio di cosa, e non cita che parecchie nazioni africane l'accusano di "neocolonialismo economico", con sfruttamento di risorse senza nessun ritorno sull'occupazione locale, visto che le aziende multinazionali cinesi spediscono lavoratori cinesi all’estero, invece di usare la manodopera locale.


Poi passa a rilevare che  " qualcuno dice che la Cina dovrebbe accettare i valori occidentali ( ma non indica quali dovrebbero essere questi valori occidentali, mia  nota) ma acquisendo pensieri dagli altri non si aiuta la Cina a conquistare nuovi amici. La Cina dovrebbe perseguire ideali in linea con i valori umani universali (quali, di grazia?) e avere nuovi amici basandosi su questi valori." Vorrei chiedere all’articolista: se i principi sono universali, cio’ significa che sono condivisi anche dall’Occidente e in Occidente, e magari molti di questi valori riconosciuti come universali sono stati originati in Occidente… o forse pensa che  i principi occidentali o comunque non cinesi non si basino su valori umani universali? Mistero.
L'indagine che citavo in precedenza indica come il 29% degli intervistati abbia descritto la Cina come belligerante, un altro 28% come complicata, e le descrizioni come dura, arrogante hanno raccolto quasi il 25% delle risposte. L'articolo scritto dal Global Times ha un momento di comicità involontaria quando continua  scrivendo che "forse la limitata influenza internazionale dei media cinesi è una delle possibili ragioni della percezione negativa della Cina all'estero" e mi fa sorridere: il governo cinese non può aspettarsi di poter manipolare e controllare tutto quello che riguarda l'informazione all'estero così come fa in Cina, dove blocca, censura e manipola  le fonti di informazioni non cinesi. Il giornale non rivela con che metodologia è stato fatto questo studio e dice solo che è la prima inchiesta politica di questo tipo perché il governo si sta preoccupando in maniera crescente di ciò che viene definito come "soft power".

Solo il 25% di chi abita nelle immediate vicinanze della Cina dichiara  che a loro piace la Cina, mentre la percentuale di chi abita piu’ lontano arriva al  36%.
Il Global Times riporta quasi addolorato che solo il 12% di chi ha risposto riceve notizie sulla Cina grazie ai media cinesi, e conclude, quasi con una nota di mestizia indicando che il 44% degli intervistati ricevono notizie della Cina dai canali di notizie internazionali come CNN e BBC, mentre il 39% indicano le televisioni locali come sorgente di notizie.

Io mi stupisco che il Global Times si stupisca. Comunque...
Prendiamo l'esempio di Google, che abbastanza recentemente è stato definito ipocrita dal Global Times, chiamandolo letteralmente "due facce" perché il CEO di Google aveva dichiarato che non aveva fretta di tornare in Cina, almeno che la Cina non avesse attenuato la sua censura. Immediata la risposta dal governo tramite i suoi media, dove dichiarano che Google non è in una posizione morale di fare certe affermazioni, visto che Google ha collaborato con la NSA, per lo spionaggio condotto da quest'ultima. XinHua non riporta il fatto che Google abbia pubblicamente denunciato la NSA per aver impropriamente usato i suoi servizi di software. Non dice neanche che tutte le societa’ di software cinese collaborano con il governo cinese, perche’ non hanno altra scelta.

Spero che chiunque usi Wechat non sia cosi ingenuo da pensare che i suoi dati e quelli dei suoi contatti non possano essere raccolti da governo cinese, vero?

Google continua dicendo che la Cina degli ultimi anni sia peggiorata per quello che riguarda la censura e io che abito qui posso darne conferma: la censura è aumentata a tutti i livelli, su questo c'è poco da disquisire, è un dato di fatto . In Cina sono bloccati tutti i maggiori siti di social networks mondiali, e il governo cinese usa chiaramente le società di software cinesi per controllare le comunicazioni di chi vive in questo Paese, cinese o non cinese. Quindi che la Cina chiami ipocrita Google, e' abbastanza umoristico.

E’ ampiamente risaputo come in Cina la popolazione non possa  esprimersi liberamente, e’ risaputo come la narrativa storica e politica sia manipolata dagli interessi di un partito, ovvero un gruppo di famiglie,  che controlla il potere militare, economico e politico e  che si ritiene il guardiano e depositario della Verita’. Tutte queste censure sono ampiamente conosciute al di fuori dalla Cina e fino a che la Cina non diventerà davvero una società più aperta, meno censurata, meno bloccata nel suo sviluppo culturale e intellettuale e nei suoi rapporti verso culture diverse, nel suo rapporto verso i propri cittadini sarà sempre vista con diffidenza e timore dal mondo occidentale, e non solo occidentale.

In Occidente c’e’ stato uno sviluppo storico lungo e penoso con lotte che sono andate avanti per secoli per conquistare gli attuali spazi di libertà di espressione, di una maggiore liberta’ dell'individuo nel confronto del potere coercitivo statale e delle varie Chiese. L" Occidente guarda con orrore a un possibile ritorno a una situazione di quel tipo, la censura dei media e il loro controllo cosi come avviene in Cina non è possibile, non è approvato.

Come fa la Cina ad incrementare il suo 'soft power' quando mette in galera, artisti, avvocati, attivisti che semplicemente chiedono maggiore  libertà di parola e di espressione, che chiedono una maggiore trasparenza e responsabilita’ da parte di chi si autonomina tutore e governatore dei loro destini? Fino a quando la Cina non darà spazio a tutte le voci, a tutte le idee diverse che animano il suo grande paese non avrà mai il soft power al quale anela, se non, forse, tra altre Nazioni governate da  altrettante dittature.

Prendiamo il caso della censura online della stampa occidentale, specialmente di quella degli Stati Uniti d’America e inglese; da oltre un anno in Cina non si può leggere on-line il New York Times, da quando ci fu il famoso articolo che rivelava l'immensa fortuna patrimoniale accumulata dalla moglie di Wen  Jiabao, da quel momento la Cina ha bloccato il New York Times, come ha bloccato anche il Wall Street Journal, la Reuters, The Guardian, The Independent, ... come si fa ad aver fiducia in una nazione la cui risposta a inchieste giornalistiche è la censura, cioè la museruola; non la chiarificazione, non la ricerca della verità, ma semplicemente la museruola e il back out delle trasmissioni televisive, come avviene regolarmente quandola BBC e la CNN riportino notizie non gradite dal governo?
In queste condizioni politico-culturali la Cina non potrà mai avere un apprezzabile soft power e rivela  il suo background di dittatura: una dittatura sempre piu' ricca, potente, ma che sempre dittatura è.
Non solo non c'è trasparenza nei rapporti tra politica e cittadini, c'è proprio una nebbia fitta su quello che fanno i plenipotenziari politici cinesi e le loro ricchissime  famiglie, che sono ora una casta, un'oligarchia, una vera plutocrazia partitica (oh Marx, Marx...).  Una recente indagine stima come  siano stati portati nei soliti paradisi fiscali all’estero tra i mille e i quattromila miliardi di dollari  da parte di burocrati e imprenditori cinesi. Come lo hanno fatto? Grazie a quali protezioni, visto che solo per fare un bonifico estero per pagare una fornitura bisogna andare in banca di persona e compilare quattro diversi moduli,  firmati e controfirmati. Un professore universitario di Pechino nel 2012 ha avuto l’audacia di formare un gruppo che si chiama Nuovi Cittadini e hanno chiesto di sapere il reddito dei burocrati di governo e di dare la possibilita’ ai figli degli immigrati di poter accedere all’educazione nelle citta’ dove sono nati. Questo signore a genaio 2014 e’ stato condannato a 4 anni di carcere per “aver fomentato il disordine pubblico”. La notizia NON e’ apparsa da nessuna parte in Cina, e’ stata censurata su BBC e CNN, e anche il South  China Morning Post e’ stato bloccato online in quei giorni.  Ho chiesto ai miei amici se sapessero qualcosa a proposito. Sono tutti caduti dalle nuvole, non sapevano assolutamente nulla. Che tipo di softpower puo’ derivare da queste azioni governative cinesi?

Mr Xi ha dichiarato molto chiaramente che il partito comunista insiste nel mantenere la dittatura del partito unico e come in qualsiasi altro governo autoritario chiaramente la stampa non può essere libera e questo si legge in continuazione sui media di stato. È veramente molto difficile capire e far capire ai cinesi perché il loro governo non sia  ben visto ad Occidente? Questo fatto non ha nulla a che vedere con la gente, il popolo, gli individui cinesi come tali:  qui si parla del sistema di  governo cinese e della sua limitazione delle  libertà, della sua censura onnipresente,  una censura che diventa quotidiana autocensura; all'estero noi sappiamo che questo esiste e questo è un fatto chiave nel non considerare la Cina un paese modello, questi sono fatti chiave nel deprivare la Cina  del tanto chiacchierato “softpower”. Quello che  il partito comunista cinese al governo ha, a livello mondiale, e’ un crescente potere militare ed economico, insieme a un controllo a 360 gradi sul pensiero e sullo sviluppo moraleeducativo e politico dei suoi cittadini, ed e’ con questi aspetti “hard” del potere del partito unico cinese  che il resto del mondo si misura.


di Marco M Gobbo
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scritto 08/03/2014 8.07.45 | permalink | commenta | lista commenti (0) | invia il post ad un amico | parole chiave: soft power cinese censura cinese xi jinping valori umani universai
 
Il Sogno Cinese (1)

All China is a beautiful Country New Mass Line Campaign, 2013

La Cina intera è un paese bellissimo
Disegnare una montagna, disegnare un fiume
Disegnare una nave spaziale che mi porti in giro
Disegnare il fiume Chang Jiang
Disegnare la Grande Muraglia
Disegnare il mare del sud
Disegnare i piccoli canali
Non è possibile disegnare tutte le bellezze del Paese
Tu ed io siamo entrambi nel disegno
firmato : Yi Qing

Come già scritto in precedenza, l'avvento al potere di Xi Jinping segna anche la piena transizione verso una nuova fase della comunicazione da parte del partito comunista verso le masse cinesi. La comunicazione si basa ora sul ricorso ai valori tradizionali, quelli dell'era pre -comunista . Il nuovo stile coincide con un importante punto di svolta, oserei dire storico, per diverse ragioni .
La retorica comunista è unita a una retorica che è apertamente, risolutamente, abbracciante idee nazionaliste e concetti fondamentali della cultura tradizionale cinese, anche derivanti dal confucianesimo, che era stato ufficialmente condannato e aborrito. Lo stile di comunicazione è associato a immagini storiche che arrivano direttamente dall'Impero Qing e ancora più indietro e fa abbondante uso di citazioni tratte dal confuciano "Lunyu" .
La nuova campagna si sviluppa con un uso impressionante di cartelloni pubblicitari che sono ovunque in Cina. Offro qui e nei seguenti blog alcuni esempi, con qualche traduzione dei messaggi scritti, che è poi il "pay off" della propaganda .
I manifesti presentano immagini della vecchia Cina, come se fossero dipinti tradizionali, in cui i messaggi sono offerti in forme poetiche o psuedo tali . Con questa operazione diventa sempre più evidente l'intenzione dell'oligarchia Comunista di offrire una immagine che non è più da "taglio con il passato" ( la Rivoluzione, la Nuova Cina ), ma di continuità; è come se il partito ora dicesse "Noi siamo gli eredi della Tradizione" .
Non si parla più di rivoluzione, ma di Ringiovanimento, nuova parola d'órdine, forse perché la parola rivoluzione potrebbe essere facilmente associata con le rivoluzioni che negli ultimi anni hanno portato alla caduta dei regimi dittatoriali in Nord Africa e in Medio Oriente, cosa che al governo non piace. In realtà poche immagini di quello che è successo in Tunisia, Libia, Egitto e altri paesi sono state diffuse in Cina. Probabilmente non è bello far sapere che ci sono persone che mandano a casa uomini e partiti al potere da decenni, che stanno cercando una rappresentanza democratica, partecipazione alla vita pubblica e diritti di voto .

Contemporanee di quella che io definisco "nuova campagna di identificazione " - " lo Stato è il Partito comunista, che è il Popolo della Cina e ( ora ) la sua Storia ", sono altre due campagne : una nuova, e a quanto pare più incisiva, campagna contro gli abusi di potere e la corruzione dei rappresentanti del partito a tutti i livelli, e una forte censura e repressione di chiunque abbia un seguito di micro-blog e il coraggio di osare di mettere alla gogna difetti e contraddizioni del partito o , Dio non voglia ! parlare apertamente di cambiamenti sulla gestione del potere politico .
Queste tre azioni già avviati, ad un livello molto più basso di intensità , negli ultimi anni di Hu Jintao - Wen Jiabao , con Xi Jinping si stanno svolgendo su scala massiccia ed a tutti i livelli . Il decennio precedente aveva come slogan "società armoniosa" . Questa nuova fase della gestione politica e di governo del partito unico è chiamato "Il sogno cinese".


di Marco M Gobbo
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