3104 utenti online in questo momento
exibart.com
 
community
Express
15/12/2018
A Milano, le case dei libri. Vendita, scambio e mostra, sul filo dell’arte
14/12/2018
L’universo in bottiglia. Ilaria Vinci si aggiudica l’ottava edizione del Menabrea Art Prize
14/12/2018
La casa sull'albero progettata dall'architetto Will Beilharz
+ archivio express
Exibart.segnala
Blog
recensioni
rubriche
messaggi nuovi - senza risposta - tutti i forum

annoncesPICCOLI ANNUNCIQUATTRO TELE DI FRATE FELICE DA SAMBUCA NEL MUSEO DIOCESANO DEL SEMINARIO DI CALTANISSETTA
<<precedentesegnala questo interventosuccessivo>>
QUATTRO TELE DI FRATE FELICE DA SAMBUCA NEL MUSEO DIOCESANO DEL SEMINARIO DI CALTANISSETTA


QUATTRO TELE DI FRATE FELICE DA SAMBUCA
NEL MUSEO DIOCESANO DEL SEMINARIO DI CALTANISSETTA


Si tratta di quattro soggetti sacri molto cari all’artista che nell’arco della sua lunga ed intensa attività pittorica, quasi esclusivamente dedicata all’ordine cappuccino, ripropone più volte, con alcune varianti. Dette opere furono realizzate dal frate di Sambuca, al secolo Gioacchino Viscosi (1733-1805), molto probabilmente durante un suo soggiorno presso il Convento dei Cappuccini di Caltanissetta.
La più grande (cm.308x187) raffigura La Madonna col Bambino e Santi Cappuccini, opera proveniente dalla chiesa del Convento di Caltanissetta, dedicata a Santa Maria Assunta. L’iconografia del quadro ci presenta la Vergine col Bambino attorniata da cinque santi cappuccini : S. Felice da Cantalice, S. Fedele da Sigmaringa, S. Giuseppe da Leonessa, S. Serafino da Montegranaro e il Beato Bernardo da Corleone; quest’ultimo, in primo piano a destra, si differenzia dagli altri quattro santi per una vistosa aureola sfumata. La figura di S. Fedele da Sigmaringa, in primo piano a sinistra, rivolge lo sguardo allo spettatore mentre indica, con la mano destra, la Vergine ed il Bambino Gesù. Sullo sfondo si nota una colonna scanalata poggiante su di uno stilobate.
Va precisato che Frate Felice, come del resto numerosi pittori del passato e del presente, conservava e utilizzava al bisogno, per la realizzazione di altre sue opere, i cartoni con varie figure. L’immagine di S. Fedele da Sigmaringa, ad esempio, tratta certamente in origine da uno dei suoi confratelli dell’ordine che si prestavano come modelli, è la stessa utilizzata dall’artista per altre sue opere e dallo stesso soggetto in particolare. Infatti la stessa identica immagine del Santo è presente, quasi sovrapponibile, in altri suoi dipinti come nel quadro raffigurante “La Madonna col Bambino e santi cappuccini” (m.294x182) che si conserva a Licata nel Palazzo di Città (vedi immagine in: AA.VV. Frate Felice da Sambuca, a cura di A. Mangiaracina, Palermo 1995, pag. 18). Lo stesso modello di confratello gli servì inoltre per il quadro raffigurante “Il Martirio di S. Felice da Sigmaringa” che si conserva nel convento di Torricchio, in Toscana. L’immagine del Beato Bernardo da Corleone è assai simile a quella utilizzata dall’artista per altri quadri; in maniera particolare per il dipinto raffigurante “La Madonna col Bambino ed il Beato Bernardo da Corleone” (cm.180x140) che Frate Felice eseguì per il convento di Caltanissetta e che oggi si conserva, anch’esso, nel Museo Diocesano del Seminario nisseno.
Il dipinto fu nel passato attribuito erroneamente a P. Fedele da S. Biagio dallo storico nisseno Francesco Pulci (cfr. F.Pulci, Caltanissetta e la Vergine 1904, pagg.161-162); da F. Falzone in: Caltanissetta nell’arte (1957), pag.55. e da P. Pietro Roccaforte nella sua pubblicazione P. Fedele da S. Biagio-pittore e letterato 1717-1811, Editore S. F. Flaccovio, Palermo 1968, pag. 49. Va precisato che successivamente lo stesso Pulci lo assegna a Frate Felice da Sambuca ( cfr. Lavori sulla storia ecclesiastica di Caltanissetta, rist. 1977, pag 397).
Tuttavia l’opera è stata assegnata concordemente e definitivamente al pittore sambucese dalla critica più recente e aggiornata. Già nel 1995 risulta opera di Frate Felice nella monografia sull’artista curata da A. Mangiaracina (pubblicazione realizzata dal Rotary Club di Sciacca). In detta pubblicazione, con saggio introduttivo di Teresa Pugliatti, è presente uno studio di Rosolino La Mattina, che già si era occupato del maestro di Sambuca con diversi scritti e soffermandosi in particolare sulle quattro tele del Museo Diocesano del Seminario di Caltanissetta, “L’aspetto tecnico delle sue opere”, in cui lo studioso palermitano ci informa sulle peculiarità artistiche dell’arte di Frate Felice, che definisce pittore dalla “tavolozza sporca”, ma a volte creatore di capolavori, in un articolo “Arte e misticismo nell’opera di Fra Felice da Sambuca”, pubblicato in: L’Amico del Popolo del 19 febbraio 1995, Alcamo .
F. Brugnò concorda nell’assegnazione dell’opera all’artista di Sambuca nella scheda n.51 pubblicata nel volume “La Pittura nel nisseno dal XVI a XVIII secolo, S. Sciascia Editore, Palermo 2001, pag.228.


Il dipinto raffigurante La Madonna col Bambino ed il Beato Bernardo da Corleone, anch’esso proveniente dal convento dei Cappuccini di Caltanissetta, raffigura la Vergine, con lo sguardo rivolto allo spettatore, mentre indica con la mano destra il Bambino Gesù nell’atto di benedire il Beato Bernardo il quale, come è noto, trascorse il periodo del noviziato nel convento nisseno.
L’artista fu particolarmente legato alla figura mistica del confratello di Corleone, che ritrasse più volte nelle sue creazioni; va ricordato che nel 1768 egli fu chiamato a Roma dal Papa Clemente XIII per dipingere i quadri in occasione della beatificazione di fra Bernardo. Uno di essi in particolare La Madonna col Bambino appare al Beato Bernardo ( cm. 400 X 250 ), di straordinaria raffinatezza d’esecuzione rispetto alla sua comune produzione artistica, oggi conservato nella chiesa della Concezione della capitale, fu erroneamente catalogato nel passato come opera di Sebastiano Conca. Tra il dipinto romano e quello nisseno, dal medesimo soggetto, si riscontrano numerose affinità stilistiche, tecniche e iconografiche, soprattutto nelle figure del Bambino Gesù e del Beato Bernardo, palesemente speculari. Analoghe affinità sono evidenti anche col precedente dipinto sopradescritto (La Madonna col Bambino e Santi Cappuccini) soprattutto nella figura di profilo del Beato Bernardo. Va notato che l’opera nissena mostra solo le tre figure principali, ravvicinati allo spettatore e dove sono presenti sullo sfondo una colonna ed una tenda verde frangiata in oro.
Nelle due opere nissene sopradescritte, ed in genere in tutte le sue creazioni a carattere sacro, il pittore mostra di essere legato ancora, come sottolinea Maria Concetta Gulisano <….. con schemi tradizionali a mezza strada tra i canoni della pala controriformata e i toni aulici e convenzionali di una pittura di impianto classicistico-accademico di stampo settecentesco> (cfr. AA.VV. Il museo Diocesano di Caltanissetta, S. Sciascia editore, 2001, pag.96).
Il terzo quadro di Frate Felice presente nel Museo Diocesano di Caltanissetta raffigura Il Martirio di Santa Flavia (cm.250X120) proveniente dall’Abbazia di Santo Spirito. La scena sacra raffigura il momento in cui il carnefice estrae il pugnale insanguinato dal petto della Santa che esanime si accascia al suolo tra un aguzzino che trattiene la fune con la quale erano state legate le braccia ed un altro, dal ricco abbigliamento, che ne costata la morte. Nel fondo della scena è raffigurato il numeroso gruppo di pirati a cavallo, dai caratteristici turbanti orientali, armati di lance, fra cui uno raffigura il tiranno Mammuca con gli occhiali inforcati sul naso. La presenza dell’oggetto visivo vuole significare la scarsa capacità di vedere la fede. (cfr. R. La Mattina, Gli occhiali nella pittura dal XIV al XX secolo, ed. Lussografica, Caltanissetta 2006, pagg. 96-97).
Si noti come elementi iconografici assai simili sono presenti nel dipinto di Frate Felice raffigurante il Martirio di S. Fedele da Sigmaringa che si conserva nel convento di Torricchio, in particolare nella figura del carnefice col turbante pressocchè identico a quello raffigurato nel quadro nisseno. Ancora una volta vale la pena sottolineare come il pittore utilizzava spesso i suoi cartoni per ripetere i personaggi già trattati in precedenza per altre opere.
Infine il quarto dipinto dell’artista sambucese presente nella raccolta del Museo raffigura “La Veglia Materna, (cm.50X80 circa) proveniente dalla Cappella della Casa del Clero “S.Giuseppe” di Santo Spirito (Caltanissetta). E’ questa una raffigurazione tipica dell’arte di Frà Felice, infatti si riscontra in molti conventi dei cappuccini, fra cui quello di Palermo. La scena sacra è imperniata sul dolore dell’Addolorata che piange sul piccolo Bambino Gesù dormiente attorniato dai simboli della passione.
Felice Dell’Utri



Rispondi a questo messaggio 
arteatupertu, 28/12/2008 10:08:12
<<precedentesegnala questo interventosuccessivo>>

utenti on line
Il navigatore dell'arte
trovamostre
@exibart on instagram