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L'ARTE DI FRATE UMILE DA PETRALIA NELLA DIOCESI DI CALTANISSETTA
L’ARTE DI FRATE UMILE DA PETRALIA NELLA DIOCESI DI CALTANISSETTA

I Crocifissi di Frate Umile da Petralia Soprana (1600-1601/1639), a lui attribuiti per la presenza di tutte le peculiarità della sua inconfondibile arte e per le notizie tramandateci da alcuni studiosi del passato, esistenti nella Diocesi di Caltanissetta sono, come è stato più volte sottolineato, quelli che si conservano nella Chiesa di Santa Flavia di Caltanissetta e nella chiesa di S. Gioacchino ed Anna o chiesa dei Monti di Mussomeli.
Il Crocifisso nisseno, proveniente dalla chiesa di S. Antonino, costruita tra il 1637 ed il 1640 dai Frati minori Riformati dell’Osservanza (cfr.P.Tognoletto in : Paradiso Serafico del regno di Sicilia, Palermo 1687), possiede come sopra accennato tutte le caratteristiche tipiche dell’arte del Pintorno che lo resero protagonista ed artefice di una nuova tipologia del Cristo Crocifisso, che trae certamente ispirazione dagli scritti di alcuni mistici tra cui, in maniera particolare, le rivelazioni di Santa Brigida di Svezia (1303-1373) la quale riportò le parole della Vergine durante una sua apparizione <…..vidi il suo corpo flagellato e straziato fino alle ossa, tanto che gli si scorgevano le costole>; la Santa riportò anche le parole di Nostro Signore Gesù Cristo <…..figlia mia ho ricevuto nel corpo 5480 colpi> (libro 1,54). Fra queste vanno sottolineate la spina della corona che trafigge il sopracciglio ( scrive Tognoletto: <….soleva il Servo del Signore a tutte le statue di Cristo Crocifisso, che lui scolpiva, mettere nel ciglio una spina pungentissima, che gli trapassava quella parte fino all’occhio>, la inconfondibile sagoma del perizoma, costituito da un panno bianco trattenuto da una corda, annodato sul fianco destro, la voluminosità del sangue proveniente dalla ferita del costato, i segni evidenti delle percosse (lividure, tumefazioni, squarci, ferite , ecc.) realizzati quasi sempre negli stessi punti del corpo, solchi provocati dalle funi alle caviglie ed ai polsi ( <…...e anche solea fare alle mani e ai piedi alcune lividure in segno di quelle legature fattegli dalle funi con le quali tirarono spietatamente li crudeli giudei quelle membra santissime>, e soprattutto la possente drammaticità del volto con la bocca semiaperta, da dove si intravedono i denti e la lingua in tutta la loro perfezione anatomica, gli occhi socchiusi e spenti, i capelli scrimati al centro con tre ciocche ricadenti sul lato destro in cui reclina il capo. Purtroppo il prezioso Crocifisso risulta attualmente falsato nella sua originalità dopo l’ultimo recente restauro che lo ha privato inspiegabilmente di numerose peculiarità dell’arte di Frate Umile, prima presenti. E’ auspicabile un nuovo accurato intervento di restauro che possa riportare l’opera d’arte al primitivo splendore.
Il Crocifisso di Mussomeli, realizzato a grandezza naturale come tutti i Crocifissi del Pintorno, allo stato attuale si presenta totalmente falsato nella sua originalità in quanto subì nel 1874 un pesante rifacimento dalla “mano disgraziata”, come disse lo storico G. Sorge, di Francesco Biangardi (1832-1911), rinomato scultore napoletano, autore fra l’altro, insieme al figlio Vincenzo, delle vare del Giovedì Santo di Caltanissetta, il quale, in qualità di “restauratore”, alterò l’opera dal punto di vista strutturale e cromatico, con varie pesanti stuccature e ridipingendo l’incarnato con aggiunte arbitrarie di ferite sanguinanti, per nulla affini allo stile pintorniano, cancellando così definitivamente l’aspetto originale dell’opera d’arte.
Tutti gli abitanti di Mussomeli manifestano una grande devozione verso questo Crocifisso. Nel 1743 fu istituita sul posto la Compagnia del SS. Crocifisso per l’assistenza ed il conforto dei condannati a morte.
Era usanza a Mussomeli che le mamme insegnavano ai loro figli una particolare invocazione: “…. Santissimu Crucifissu di li Munti, proteggitimi ntra tutti li passi e li punti”.
Nel 1992 la città di Mussomeli onorò il pio scultore di Petralia con un convegno di studi, come del resto aveva fatto anche Caltanissetta nel 1990. I due Crocifissi non risultano presenti nell’elenco incompleto e con qualche inesattezza tramandatoci da P. Pietro Tognoletto, primo biografo del venerabile Frate Umile. Un esempio eclatante di inesattezza ci è dato, ad esempio, dal Crocifisso ubicato nella chiesa di Santa Maria di Gesù di La Valletta, nell’isola di Malta, da egli attribuito al nostro scultore (attribuzione riportata pedissequamente da tutti gli studiosi nel tempo), mentre documenti d’archivio d’epoca, recentemente scoperti da P. Giorgio Aquilina, lo assegnano con certezza a Frate Innocenzo da Petralia, altro grande scultore francescano conterraneo e contemporaneo di Frate Umile, il quale realizzò durante la sua attività artistica numerosi Crocifissi talmente simili a quelli di Umile che spesso quelli dell’uno venivano scambiati per quelli dell’altro.
Ancora una volta non possiamo non riconoscere quanto affermava l’illustre storico palermitano dell’Ottocento, Gioacchino Di Marzo, a proposito della necessità dei documenti d’archivio d’epoca negli studi per smentire le facili attribuzioni derivate spesso dalla “intuizione personale” di taluni studiosi: <…..verrà il giorno quando l’autorità dei documenti contemporanei potrà mutare l’opinione in certezza>.
Pertanto gli studi su questo straordinario scultore siciliano del XVII secolo rimangono sempre da attenzionare scrupolosamente per una più corretta informazione culturale.
Un terzo Crocifisso esistente nella Diocesi nissena, inedito e poco conosciuto che, nonostante le numerose grossolane manomissioni e le incurie subite nel corso dei secoli, riesce ancora a mantenere numerose peculiarità dell’arte del mistico frate di Petralia Soprana, al quale quindi si può attribuire, è quello che si conserva nella chiesa di S. Antonio Abate di Sommatino, da sempre oggetto di grande venerazione da parte dei fedeli, soprattutto in occasione di calamità naturali quali la grande pioggia o la siccità.
Il Pregevole simulacro, che secondo la tradizione proviene da una chiesa officiata anticamente dai Francescani Riformati dell’Osservanza i quali in seguito lasciarono il paese, presenta inalterato l’impianto strutturale di tutti i Crocifissi del Beato Umile, mentre invece sono andate perdute purtroppo, a causa delle numerose manomissioni subite nel tempo, molte peculiarità tipiche della sua arte come le cromie dell’incarnato, il ruscello di sangue a rilievo proveniente dalla ferita del costato, la disposizione del sangue su tutto il corpo, la spina che trafigge il sopracciglio destro, ed altre, di cui tuttavia rimangono alcune tracce. L’odierna attribuzione dell’opera a Frate Umile va fatta, non solo per le evidenti affinità con le opere certe del maestro ma anche per il fatto che l’inconfondibile arte di Frate Umile, almeno in Sicilia, ebbe soltanto continuità stilistica e tecnica solo attraverso l’opera di un suo confratello conterraneo e contemporaneo, Frate Innocenzo, e da uno scultore laico che lavorò nella stessa bottega francescana, che aveva sede nel Convento di S. Antonino di Palermo, Francesco Gallusca, al quale vengono attribuiti un Crocifisso ed un Ecce Homo che si conservano a Polizzi Generosa nella chiesa del Carmine (cfr. R. La Mattina-F. Dell’Utri: Frate Umile da Petralia-l’arte e il misticismo, seconda edizione aggiornata, Ed.Lussografica-Caltanissetta, 1987, pag.92).
L’opera d’arte dunque merita uno studio più approfondito, suffragato da documenti d’archivio d’epoca, per poterlo inserire definitivamente con certezza nella produzione artistica del grande scultore madonita del XVII secolo.

Rosolino La Mattina
già Restauratore Capo
della Soprintendenza Beni Culturali
sez. Storico-Artistica di Palermo


***** MODIFICATO DA arteatupertu il 03/01/2009 12.41.22 *****
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arteatupertu, 03/01/2009 12:41:22
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