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forum attiviARTE E POLITICAArte militante
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Arte militante
Quanta confusione, capisco che non mi avete letto attentamente, mi dite se parlerei allo stesso modo in una galleria? Io in una galleria privata non voglio assolutamente entrarci, vi sfido a trovare una mia opera in una qualsiasi galleria privata, per fare arte e vivere bene faccio altri lavori ma avvalorare un sistema che distrugge l'arte locale o globale che sia non ci penso proprio. Sostenete che non lavoro? vi invito a criticare direttamente i miei lavori nel mio studio o meglio a criticarli pubblicamente dopo averli visti nel mio studio se v'imbarazza farlo di persona. L'arte è sempre stata al servizio del mercato? Perdonami se rido davanti ad un tale luogo comune ma Courbet s'è costruito il suo mercato da solo e gli Impressionisti hanno avuto il coraggio di sfidare l'arte di quell'Impero Napoleonico che tu difendi implicitamente. Mi parli della memoria? Se sull'altare della memoria di chi non ha combattuto bene per difendere il suo lavoro dal nemico invasore non ci sto, la memoria si recupera quando si riscrive la storia, per riscrivere la storia e non farsi più sfruttare dall'Impero del capitale transnazionale gli artisti con il loro lavoro devono disertare l'arte dell'Impero, tu mi parli di Kiefer e mi chiedi se io conosco la sua storia, io ti parlo di Pasquale Di Caterino, mio padre e ti chiedo se tu conosci la sua di storia se ti preme tanto conservare la cultura locale, detto questo con l'impeto dello sfogo per cui ti chiedo scusa nei modi, rimango convinto che un artista al servizio di logiche privatizzate imprenditoriali e transnazionali oggi non è meritevole d'attenzione alcuna.



***** MODIFICATO DA PesceMario il 20/07/2004 15.09.30 *****
Idolo post neo liberista
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casalese, 20/07/2004 15.09.00
Re: Arte militante
Quindi Warhol non è meritevole d'attenzione alcuna?
Kostabi?
La Transavanguardia?
I young british artists di Saatchi?
Nessuno meritevole di un minimo d'attenzione?
Grazie a Dio l'arte non è una sola.
Ci sono molte arti possibili.
Ciao.

***** MODIFICATO DA romolo il 20/07/2004 15.17.16 *****
Rispondi a questo messaggio 
romolo, 20/07/2004 15.17.00
Arte militante
Ti rispondo con una storiellina familiare, negli anni settanta-ottanta mio padre aveva tutta la sua corte di critici, galleristi e mercanti, un polo importante del suo mercato era a Milano, i suoi quadri erano facilmente vendibili, io sono cresciuto così, il problema è che questi mercanti e galleristi internazionali (?) non riuscivano a pagare mio padre sempre e quando non rientravano con le spese lo pagavano con opere che non riuscivano assolutamente a piazzare con il loro prezzo di mercato, ed allora ecco riempiersi la mia casa di Schifano, Warhol, Beuys, Nespolo, Alighiero e Boetti, Ben Voutrier, Chia, Haring, Manzù, De Chirico, Dalì, Brindisi, Treccani e tant'altri, opere invendute allora e difficili da vendere a parametro zero oggi e tu mi parli d'attenzione? Voi mi parlate di memoria? Sono fermamente convinto che la democrazia nell'arte passi per gli studi degli artisti ed una editoria equa, queste strategie di resistenza che per voi sono legate al movimento (?) in realtà con il movimento si sono solo incontrate, mi sono formato in famiglia, da infante osservavo le regole del gioco, detto questo chiamatemi ignorante ma mi proclamo cafone con orgoglio, perché come si dice a Napoli il pane cafone è sempre il più buono. Pancia.
Rispondi a questo messaggio 
sanghecasalese, 20/07/2004 15.47.00
Re: Arte militante
Caro Mario

vedo che ci sono dei guasti nella comunicazione.
Io ho detto se parleresti ancora così non in una galleria ma dopo aver esposto in una galleria famosa (mi hai risposto dicendomi che in una galleria
di quel tipo tu non ci andresti, cioè se Lia Rumma per fare un esempio ti desse la possibilità di esporre tu non lo faresti...)
Ho detto che il rapporto tra artisti e denaro c'è sempre stato e non parlavo del mercato, e cmq sia i casi isolati, puoi citare anche Van Gogh se è per questo, sono fuori luogo in questo particolare discorso.
Tuo padre è un artista ? Non lo conosco, parlavo di memoria storica dell'arte moderna e contemporanea e non di memoria locale. Se tu rifiuti il sistema dell'arte che bisogno hai di scagliartici contro ? DIventano davvero parole vuote.

PS : Ma tutti quei quadri di artisti famosi li hai ancora in casa tua ?

***** MODIFICATO DA IPNOS il 20/07/2004 17.41.48 *****
Rispondi a questo messaggio 
grevembrock, 20/07/2004 17.41.00
Arte militante
Ti ripeto che la prospettiva d'esporre in una galleria cool non m'interessa, tu puoi opinare che è per la qualità scadente del mio lavoro che faccio un discorso del genere? io t'invito al mio studio visto che siamo conterranei. Il rapporto tra arte e denaro non c'è sempre stato quando l'arte si è ribellata alle logiche del mercato, non citavo Van Gogh ma Courbet che della sua arte fino a quando ha potuto c'è riuscito a vivere bene fino ha quando glielo hanno concesso. Rifiuto il sistema dell'arte e per dare un senso al mio rifiuto lo devo rendere pubblico, Gandhi insegna che la disobbedienza passa per l'ostentazione della sofferenza, attraverso questo si può convincere il potente a cambiare le cose. Perdonami ma le tue critiche gratuite sembrano vuote e fuori luogo, confrontiamoci sul serio, Giovedi alle 18 siamo in Piazza Bellini a discutere perché queste tue idee non vieni a difenderle in video? Ti ripeto io penso che un sistema più equo dell'arte passi per l'artista che riesca ad avere il controllo diretto della sua produzione senza deleghe, Warhol faceva questo tu m'insegni o no? L'ignoranza sulla cultura locale non ti permette di leggere con chiarezza quello che accade oggi, documentati ma non solo su mio padre che oggi non ricorda nessuno, ma sui tanti dimenticati della Storia dell'arte vittime degli oriundi locali epigoni dell'arte dell'Impero. Le tue idee porterebbero gli artisti locali ad essere naturalmente schiacciati dal sistema ed a soffrire in silenzio, permettimi di dire che preferisco soffrire urlando o meglio informando visto che i tempi me lo permettono, vent'anni fa sarei morto sepolto nel mio studio oggi il nostro mondo civilizzato mi permette di comunicare senza filtro, dovrei rinunciare perché rischio la scomunica per eresia? Ti prego non farmi sorridere. Quelle croste per concludere le ho ancora in casa hanno una quotazione improponibile e la fatica di Telemarket a venderle lo dimostra. Deretano, terracotta.
Rispondi a questo messaggio 
sanghecasalese, 20/07/2004 21.01.00
Re: Arte militante
Oltre al fatto che non mi sono mai permesso di dare giudizi sulle tue opere che non conosco, ma citi proprio Wharol ? Secondo te perchè Wharol è riuscito così bene ad essere imprenditore di se stesso ? Perchè oltre al talento ha utilizzato nella maniera più geniale le regole dello star system. Wharol era dentro il sistema fino a diventare lui lo star system e fin qui ok. Quello che non ho capito è il fine del tuo percorso, se vuoi costruire qualcosa, che cosa ?

P.S Mi piacerebbe molto vantare origini Napoletane, ma non è così, deduzione sbagliata, non siamo conterranei


***** MODIFICATO DA IPNOS il 20/07/2004 21.44.20 *****
Rispondi a questo messaggio 
grevembrock, 20/07/2004 21.44.00
Arte militante
Un mercato diverso dell'arte dove gli artisti che decidono di scegliere di non operare all'interno del circuito dell'arte convenzionale abbiano pari dignità di ricerca professionale ed artistica di quelli che si prostituiscono al sistema dell'impero, in altre parole auspico un mondo dove fare arte sia veramente un lavoro libero senza pregiudizi. Ti sei mai chiesto perché la semiotica dell'arte sia così trascurata all'interno delle Accademie? Sogno che l'artista sia libero di vendere le sue opere all'interno del suo studio senza deleghe, in tempi di democrazia e di globalizzazione con un articolo di costituzione che sancisce la libertà d'espressione artistica (il 21) non mi sembra poi una lotta così folle ed utopica o no? Se non riesci a comprendermi non è comunque un problema, Maria De Filippi riesce a comunicare con tutti e quel tipo di comunicazione non m'interessa, Warhol riusciva a comunicare con tutti e m'interessa come la De Filippi, quello che m'interessa è entrare in relazione con gli artisti scartati e lottare per fare sì che siano recuperati, in nome di una democrazia stilistica e di scelte di campo che nell'arte non c'è mai stata. Voglio costruire una rete d'artisti che da questo forum e da altri siti informino sulla loro condizione, facciano capire quello che succede nelle loro terre, documentino in maniera corretta dal loro punto di vista quello che vedono, lamentarsi è giusto, sparare sulle idee è giusto io lo faccio con grande piacere, sulle idee s'intende. Mercato gangsta
Rispondi a questo messaggio 
sanghecasalese, 20/07/2004 22.36.00
Re: Arte militante
Ricordi Tonino Casula? negli anni settanta scriveva saggi di semiotica per l'Einaudi che oggi non sono neanche in stampa, al rogo, al macero risponde la casa editrice se chiedi che fine abbiano fatto, saggi come "Impara l'arte" e "Tra vedere o non vedere", cercava una democrazia nell'arte attraverso la semiotica ed in quei testi si schierava contro il mercato dell'arte anche leggendo la Storia dell'Arte, quei testi oggi non possiamo più comprarli in libreria, tu mi parli di Warhol? mi fai sorridere, bella capacità d'approfondimento, e Tonino Casula, forse non lo sai ma negli anni settanta a Cagliari c'era un scuola d'artisti psicologici transazionale che si contrapponeva a quella gestaltica, forse non sai neanche che Tonino Casula dagli anni novanta con l'ascesa al potere di Berlusconi ha smesso d'operare d'artista e da semiotico perché rassegnatosi all'idea che l'arte non può cambiare un c***o, combatto anche per lui e per farti capire la sua sofferenza ti pubblico due lettere che mi ha inviato di recente, so che non gli darà fastidio e potrebbe aiutarti/aiutarvi a comprendere meglio delle problematiche che oggi schiacciano gli artisti scomodi, oggi che dalla morte di Van Gogh è passato più di un secolo e dalla colonizzazione culturale più di un cinquantennio, buona lettura:

“2 luglio 2004

Caro Mimmo

Ho visto la tua cassetta (tutta), con qualche nostalgia. Infatti, vi ho
ritrovato molti dei discorsi che hanno animato anche la mia lunga carriera
di artista: cercare di "capire" (Richard Serra o altri); lo spirito
antidadaista di pisciare nelle sale del museo archeologico, magari
direttamente nella fontana di Duchamp, per ritrasformarla in cesso,
cancellandone l'aura artistica imposta dal contesto; il desiderio
espressionista di bruciare l'erba dell'arte per confondere le idee, non si
sa bene se del pescatore che se ne fotte di fare l'artista, forse preferendo
sentirsi Masaniello, oppure del piccolo borghese disposto a comprargli un
quadro di ambiente marino, polpo incluso, come, a suo tempo, il piccolo
borghese comprò la merda d'artista di Manzoni; e Politi che, in cambio di
soldi, ti mette in Flash art e così, autofinanziandoti, ti illudi di
renderti più autonomo, e però devi fare un altro lavoro, se no come fai a
dargli quei soldi; e la speranza di scavalcare il critico, oltre il
mercante, e magari di ricatturarli entrambi con la cronaca (alcuni bambini
appesi agli alberi di un viale, in forma di manichini?), l'arte come
cronaca, appunto, che però non fotte a nessuno perché c'è sempre qualcuno,
più forte dell'artista, che spiega in televisione come stanno le cose, in un
mondo materialista affollato di comunisti mangiabambini; il bisogno di
abbattere il sistema, meglio trasformarlo dall'interno, la violenza fa male
alla salute, lo seppe Trozky lasciandoci la pelle; e come fai a non sentire
il dovere di educare le masse, e però "cosa" comunicare, e "come" comunicare
la cosa.

Insomma, un bel casino.

Preferisco esserti amico, caro Mimmo, piuttosto che fare ancora il
professore con te. Ma una cosa che mi sembra d'avere capito voglio dirtela:
tutto ciò che gli artisti fanno per essere presenti al mondo - mostre,
cataloghi, recensioni, vendite e tutto il resto, opere comprese - è soltanto
un dialogo ininterrotto che essi svolgono tra loro, anche quando credono di
rivolgersi a chi frequenta le loro mostre, consulta i loro cataloghi, legge
le loro recensioni, compra le loro opere.

E non può non essere così, se ci pensi un momentino. Gli artisti, infatti,
non hanno un bel c***o di niente da comunicare, e se sembra che qualcuno lo
faccia, allora vuol dire che egli ha comunicato cose già comunicate e
capite, che somigliano (e a volte sono) alle cazzate dei politici, alle
cazzate dei giornalisti, alle cazzate dei pescivendoli, perché no, senza
contare le cazzate dei filosofi, dei sociologi, dei semioti come me.

Dove sono i pensieri sublimi degli artisti?

E quando tu, che ti occupi di queste cose, credi di averne individuato
qualcuno in qualche opera "importante", cosa ti fa credere che anche altri,
che però dedicano la loro attenzione alla pizza Margherita, possano
individuarlo a loro volta?

Il fatto è che, sin da quando facevamo le prime figure e le nostre zie ci
riempivano di coccole, tutti ci hanno fatto credere che gli artisti sono
capaci di cambiare il mondo, gli artisti bravi, si capisce, e noi ci
forzavamo di essere bravi ascoltando i maestri dell'accademia i quali ci
svelavano come si fa a diventare bravi, e ascoltando i pareri dei critici,
capaci di capire persino meglio di noi ciò che noi stessi non riusciamo a
capire, e sorridendo ai collezionisti che ammettevano la nostra bravura
comprandoci le opere.

Questa sì che era una bella cazzata, caro Mimmo. Dovevamo capire che il
mondo lo cambiano quelli che inventano la lampadina e poi la radio e la
televisione, non gli artisti che, come dicevo, dialogano tra loro di
problemi che interessano solo loro, non la gente, la quale preferisce Maria
Defilippi, non perché è più brava di noi, ma perché, lei sì, comunica ciò
che la gente capisce, non le nostre cose, che noi stessi non riusciamo a
capire neppure con la sapienza divina dei critici, tant'è vero che
continuiamo a farle per tutta la vita, per fortuna senza mai venirne a capo,
perché, se no, ci sarebbe da spararsi un colpo tra le palle.

Ti abbraccio e salutami i tuoi amici

Tonino Casula. ”




15 luglio 2004
Ciao Mimmo

ho potuto vedere solo oggi la vostra antologia. Il lavoro più tenuto, sul
piano linguistico, resta sempre il primo che ho visto (do you play with me?), dove
non vi fotte un c***o che a raccogliere il vostro messaggio siano tutti,
compresa la mitica casalinga di Voghera. Forse - anche se i deliri sull'arte
che mi avete mandato in un altro video sembrano dimostrare il contrario -
avete capito che quando gli artisti fanno una mostra (o mettono in circolo
un video) stanno stabilendo un discorso a distanza, rivolto agli artisti
stessi, non a tutti. Hai presenti i politici, quando riversano i loro deliri
a Porta a porta o a Ballarò? Parlano fra loro, convinti di parlare a tutti,
compresa la mitica casalinga di Voghera. E invece, mentre essi se la suonano
e se la cantano, la mitica casalinga di Voghera e gli altri preferiscono
incantarsi con Maria Defilippi la quale, lei sì, spiega chiaramente a tutti
come vanno le cose della vita. Stessa cosa per noi artisti, che ce la
cantiamo e ce la suoniamo tra noi, convinti che i nostri canti e i nostri
suoni servano a cambiare il mondo. E invece, il mondo non lo hanno mai
cambiato gli artisti, bensì gli inventori della polvere da sparo, delle
lampadine elettriche, dei cuscinetti a sfera e, fra non molto, lo
cambieranno gli inventori degli involtini primavera.

Ciao

Tonino

Nevrosi semiotica.
Rispondi a questo messaggio 
sanghecasalese, 20/07/2004 22.58.00
Re: Re: Arte militante
Caro MarioPesce,
la Costituzione (notare la maiuscola) non è un vestitino che si presti a qualsiasi taglio dialettico.
L'art 21 tutela la libertà di manifestazione del pensiero, e quindi, sia pur indirettamente, la libertà di espressione artistica nei limiti in cui questa è espressione di pensiero (ed a mio avviso non sempre lo è.
Non tutela la libertà di vendere la propria arte al di fuori dei circuiti commerciali.
Tu sei costituzionalmente libero di creare la tua arte come e più ti piace fare, e difatti nessuno te lo impedisce nè può legittimamente farlo.
Ben diversa cosa è far uscire la tua arte dal tuo studio e renderla di pubblico interesse.
Qui valgono le leggi del libero mercato, queste sì tutelate dalla Costituzione (art 41).
E se a te non garba " prostituirti al sistema dell'Impero", come chiami il libero mercato, buon per te, ma certo non puoi pretendere di bay-passarlo per altre vie, nè tantomeno che la Costituzione venga in tuo aiuto.
Non esistono infatti alternative democratiche al libero mercato, che può essere sostituito solo dalla coercizione e dalla violenza.
Il giorno in cui mi imporranno di comprare MarioPesce colla baionetta alla schiena, o col ricatto, o colla minaccia, lo comprerò per premura di perder la salute.
Ma fino a quando nessuno mi imporrà Pesce colla baionetta, allora sarai tu artista a dover venire da me acquirente, a mostrarmi la tua opera ed a farmela liberamente apprezzare.

Tu sostieni che nell'arte non c'è mai stata "democrazia stilistica e di scelte di campo".
Ma la democrazia stilistica è in antinomia con le scelte di campo, ti prego di volerlo notare.
Non esiste un'arte stilisticamente democratica, e tutta l'opera artistica prodotta in chiave stilisticamente democratica è stata in esatta antitesi al concetto stesso di libera scelta di campo.
Penso agli obbrobbri dell' arte pubblica di tipo sovietico, stilisticamente democratica ma assolutamente non libera nelle sue possibilità di scelta.
Io credo invece che l'arte non abbia mai avuto tanta libertà d'espressione come oggi, perlomeno nei paesi democratici.
Certo, e qui sono d'accordo con te, si potrebbe fare qualcosa, ma non so cosa, per equilibrare quella mezza mafietta di fatto composta da tanta parte di critici e galleristi.
Ma critici e galleristi sono nel sistema del libero mercato, come i collezionisti, i committenti, le fondazioni e pure i musei.
Tu sei libero di produrre l'arte che più ti aggrade, ma con il mercato ed i suoi uomini, i suoi meccanismi, dovrai sempre fare i conti, altrimenti farai arte per te.
In fondo hanno fatto arte per il mercato pure Michelangelo, Raffaello, Giotto e Leonardo, che spero non ti disgustino come i vari "Schifano, Warhol, Beuys, Nespolo, Alighiero e Boetti, Ben Voutrier, Chia, Haring, Manzù, De Chirico, Dalì, Brindisi, Treccani" a tuo dire autori di "croste dal prezzo improponibile".
Ciao.
Rispondi a questo messaggio 
romolo, 21/07/2004 0.26.00
Puntigliosità punto 0
Ti ripeto, ci sono dei guasti.
Wharol l'hai citato tu con un cattivo esempio per il tuo discorso e te lo facevo notare.
Le accademie non mi interessano, mai frequentate.
"Vedere e nn vedere" e "Il libro dei segni" di Casula non li conosco, mi sono sfuggiti
poi io sono provinciale e ho letto solo Arnheim, ma per quanto riguarda
l'editoria devi vedere il punto 2. Grazie cmq per avermelo citato.
Maria de Filippi è solo una persona furba e nn una grande comunicatrice, una persona che
ha capito come funzionano le regole del sistema televisivo e le utilizza.

***** MODIFICATO DA IPNOS il 21/07/2004 09.17.35 *****
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grevembrock, 21/07/2004 9.17.00
Punto 1
Alla fine quindi tutto il tuo discorso
infarcito di terminologia politica e propositi
semiotici arriva ad un solo punto, creare un mercato
dell'arte parallelo, un "mercato equo e solidale" dell'arte praticamente.
"Sogno che l'artista sia libero di vendere le sue opere all'interno del suo studio senza deleghe"
ma scusa che cosa c'è di rivoluzionario e nuovo in questo ?
Mario puoi destarti dalla fase rem perchè già accade in qualunque posto del mondo e ti dico una cosa :

Arte società cultura e sistema (dell'arte, economico
e della cultura) si intrecciano ma non vanno confuse e vanno
trattate singolarmente.

L'arte è una questione di talento, il discrimine è questo, il resto sono puttanate.
Il talento non è una cosa che si impara, il talento ce l'hai o non ce l'hai, sono i geni, è stato
Dio, il karma, quello che tua madre mangiava durante la gestazione, una di queste non so.
La questione è che bisognerebbe capire o imparare a riconoscere il proprio talento che nn deve
essere per forza espresso in campo
artistico. In una società culturalmente avanzata il sistema educativo dovrebbe essere
realizzato in maniera tale da permettere a ciascuno di individuare e far crescere
il proprio talento, qualunque sia il campo di attività, questo in una società che abbia come
fine la crescita degli individui che la compongono e non la creazione di perfetti produttori
e consumatori di merce come sembra accadere oggi.
Questo discorso è complesso e l'arte c'entra solo ad un secondo terzo
momento ma alla base c'è ben altro.
Per essere artisti il talento da solo non basta perchè poi
il talento va nutrito e fatto crescere e dopo serve il duro lavoro, il lavoro
sporco, serve farsi il culo, e quello non lo impari all'accademia ma sul campo e sbattendoci
il muso come ogni professionista di qualsiasi mestiere sa. L'accademia o l'università
sono luoghi dove tu devi andare a cercartele le cose e così potrebbero
avere un senso. La formazione culturale di una persona è una ricerca personale non un
titolicchio, soprattutto poi con l'università di oggi che è una barzelletta.
Se una persona le cose se le va a cercare, fa cioè ricerca, allora scopre di sicuro qualcosa
ma che accada o meno dipende da tanti fattori. Fatto ciò uno può scegliere di
non fare mostre ma farsi un bel sito internet e publicizzarsi in mille modi e
stare solo a studio e avere una dignitosa carriera artistica oppure tentare altre strade, quelle
del "sistema" come le chiami tu.
Fortuna e capacità autorealizzative sono fondamentali
per un artista perchè mercato alternativo o meno devi vendere e se nessuno sa chi sei
il resto viene da se, quindi a quel punto la differenza qual'è, che si chiama Mario Pesce
art fair invece che Flash art fair ? Va bene. La differenza è che Mario Pesce
crede in certi valori e Politi in altri ? Va bene. Ma non mi si venga
a parlare di pulizia morale, etica, spirituale di uno e non dell'altro perchè allora davvero
ci si continua a prendere per il culo. Vuoi farti conoscere e far conoscere la tua ricerca
sulle realtà locali, intrattenere rapporti con altri outsider? Va benissimo, ma, lo dico
a titolo personale, non fare il paladino perchè alla fine sempre di soldi stai parlando.



***** MODIFICATO DA IPNOS il 21/07/2004 09.26.22 *****
Rispondi a questo messaggio 
grevembrock, 21/07/2004 9.26.00
Editoria - punto 2
Quanto a testi importanti di difficile reperibilità evito io di farti l'elenco perchè
sarebbe lungo assai, una delle mie occupazioni personali per passione è cercare
testi scomparsi per me importanti quindi lasciamo perdere. Chiediti piuttosto perchè questi
testi sono scomparsi
anzi te lo dico io, negli anni '70 in pieno fermento "gauchiste" le case editrici nostrane
Einaudi e Feltrinelli tra quelle maggiori più altre adesso scomparse dovendo fare i loro interessi, perchè
ricordati che sempre di interessi si tratta, capendo l'aria che tirava hanno ostracizzato
tutta la cultura americana, la letteratura soprattutto (e noi non abbiamo potuto avere
se non pochi e con anni di ritardo John Barth, Barthelme, Pynchon, Coover solo per citare i
più grossi) in favore di una scelta politica editoriale che ha privilegiato quella che
si è dimostrata a posteriori, purtroppo, una moda culturale.
(Il distinguo tra le idee e la loro applicazione fallo da te ).
In quel fermento c'è stato un grosso risveglio di studi atistici, linguistici, letterari, psichiatrici
sopratutto in Francia e in Italia e così i cataloghi erano pieni di veri capolavori
(Le collane di studi critici saggi e letteratura einaudi tanto per fare un esempio)
Passata la temperie dei '70, passata la moda del libretto rosso sotto il braccio, i signori
dell'editoria hanno preso tutto quel materiale e lo hanno buttato nel cesso; scomparse collane
intere. Molti di quegli autori sono passati a miglior vita, reale e professionale, appendendo
eskimo e accessori vari in cantina e riprendendo il più sano e comodo patriarcale doppio petto.
(Pasolini docet)
Questo accade in un paese di mezze calzette come il nostro, mentre
in Francia dove la cultura è sempre stata
una cosa presa sul serio a livello editoriale tutto questo nn è accaduto, infatti nulla è
scomparso. Con 20 anni di ritardo Einaudi ha capito che mentre metteva barricate proprio
a l'unica cosa che in America non è mai venuta meno, ovvero una produzione artistica
eccezionale, gli erano sfuggiti una serie di capolavori e non ha perso la seconda occasione.
Se proprio vuoi deliziarti per portare acqua al tuo mulino dovresti trovare un capolavoro
scomparso di Dubuffet, il pittore proprio lui, "Asfissiante Cultura" (la collana Materiali
di Feltrinelli è scomparsa così come gli scritti di Dubuffet sempre in quella casa).
Immagino che tu conosca non solo la sua opera ma il lavoro che lui fece proprio a favore di
artisti davvero outsider con una fondazione per promuovere l'arte dei manicomi ecc ecc.
Rispondi a questo messaggio 
grevembrock, 21/07/2004 9.18.00
Arte Ribelle.
Capisco dalle vostre sofistiche argomentazioni che non avete assolutamente compreso il mio pensiero, io non sono contro il libero mercato, sono anche un liberista convinto, sono per un mercato libero che passi per lo studio dell'artista e non per le gallerie private, l'artista che espone in una galleria privata non fa che ledere i suoi interessi e quelli della sua categoria, dico solo questo semplicemente e sensibilizzo su questo, voi potete essere o non essere d'accordo, potete considerarmi più o meno etico ma se non prendete atto di un problema evidente siete dal punto di vista dialettico scorretti, a meno che non riusciate a dimostrarmi scientificamente cosa intendiate per talento e qualità. Sono libero di fare quello che mi pare e siamo d'accordo ma come la mettiamo per la quotazione? Per la prossemica? Per la storia del mercato che schiavizza le ricerche artistiche? Michelangelo era al servizio del mercato sono d'accordo, ma non sarai andato nella tua foga argomentativa un pò al di là delle mie argomentazioni su un mercato ibrido che parte dal dopoguerra? Dici che devo portarti io l'opera? Perché? Se t'interessa vieni da me, tutti gli artisti oggi dovrebbero ragionare in questa maniera se credono sul serio nella libertà di ricerca ed espressione artistica, altrimenti il cool, il vendibile, il trendy diviene un terribile attacco all'etica (ed in questo senso parlo d'etica) di un produttore d'arte, sarò libero di regalare e vendere le opere semmai ne venderò a chi mi pare? Sarò libero di lottare contro le quotazioni bidone? Sarò libero di guadagnare su di un opera anche il giusto quanto per produrne un altra? Sarò libero di mettere quante più persone è possibile al corrente della mia scelta?
In ultimo una considerazione, neanche io conoscevo Tonino Casula, non è una colpa posso essere stato arrogante mio malgrado, è un nome che vale un altro in un vasto elenco di nomi che hanno fatto cultura ed arte a livello non solo locale e da questo mercato transnazionale sono stati schiacciati.
Tra l'altro se in linea di massima siete d'accordo con me perché questa aggressività? Dov'è che non c'incontriamo?
Comunque, è chiaro che non parlo per voi, prendo atto di ciò, anche se in precedenza ho più volte dichiarato di parlare solo per la mia posse locale, sogniamo sul serio un mondo futuro dove il vero spazio d'arte diventi lo studio dell'artista e sogno una editoria dell'arte che non distingua per mero interesse tra studio d'artista e galleria privata, penso che nell'era d'Internet la cosa sia già più che una utopia, ritengo che della "truffa" dell'arte vada informata una utenza ancora non smaliziata, la cosa va fatta assolutamente in maniera argomentativa e pacifica, tornando a fare parlare le opere e non le monografie costruite a tavolino e comunque non ho fretta, spero di morire come un vecchio pazzo da solo su di uno scoglio a Napoli senza passare mai per una galleria semplicemente per dimostrare che una altra economia nel mondo dell'arte è possibile ed è possibile proprio in nome di quelle culture locali che diventano sempre più ibrido e piatte.
Grazie comunque per avere cercato di comprendermi, sperando in una vostra indulgenza.

P.S. Vero che parlo di una distribuzione più equa del denaro, ma non certo per arricchirmi, comunque se vi gratifica, liberi d'insinuare il dubbio, ma vi disturba così tanto che un pinco pallino qualsiasi decida deliberatamente di proclamarsi produttore d'arte senza una galleria alle spalle? Perché non considerarmi semplicemente un instabile mentalmente, un disagiato o un pazzo? Non è più comodo? So di dovere fare i conti con il mercato transnazionale imperiale ed ho in mente di farlo resistendo localmente e proclamando quotidianamente il mio dissenso, chiamatemi pure coglione ma il silenzio non mi aggrada, sarà perché a Napoli siamo abituati a mettere in piazza tutto...





***** MODIFICATO DA MarioPESCE il 21/07/2004 13.23.33 *****
Artista d'allevamento.
Rispondi a questo messaggio 
sanghecasalese, 21/07/2004 13.23.00
.Arte Ribelle.
Sto per scrivere qualcosa dall'alto contenuto eretico, ragion per cui prego il tribunale della santa inquisizione della controriforma dell'arte ribelle clemenza in anticipo.
Chiedo per quanto è possibile e tollerabile d'ignorare queste mie turpi idee ed ideologie, malsane nello spirito e guastate nella buona norma della conversazione epistolare ma non riesco a trattenermi dallo scrivere, il demonio deve essersi impossessato di me, forse posso trovare salvezza solo tramite esorcista o gallerista, ma non condannatemi al rogo o alla gogna pubblica.
L'oggetto del mio anatema e della mia bestemmia quotidiana oggi non è Kiefer, del quale la maestosità delle tele sono già una offesa al comune senso della democrazia artistica ed una offesa alla libera espressione artistica visto che io non ho lo spazio per operare su tali immense superfici, l'oggetto dei miei crucci quotidiani è un altro tedesco deceduto purtroppo, ma consacrato all'immortalità e venerato da queste parti per le sue indiscutibili ed elevate capacità etiche, morali, poetiche e politiche, mi riferisco allo sciamano tedesco Joseph Beuys.
Mi sono recato sotto un sole cocente ad osservare una esposizione/celebrazione di suoi disegni, fotografie ed oggetti feticcio o meglio reliquie varie al Maschio Angioino a Napoli e non riesco a cessare d'imprecare ed a maledire Lucio Amelio per come ha colonizzato e venduto la megalopoli capitale del Regno delle due Sicilie, nonché periferia dell'Impero al capitale mobile, fluido e transnazionale.
Voi mi direte, non colonizzato, ma internazionalizzato, perdonatemi ma in cuor mio non riesco proprio ad essere d'accordo.
Le opere di Beuys, visionate una ad una, ignorando quella formidabile arma di ricatto che si chiama cultura editoriale di massa o anche vita d'artista, quella cosa che ad un altro tedesco Gobbels faceva venire voglia di prendere mano alla pistola, orbene, ignorando tutto ciò le opere sono tutte molto discutibili semanticamente.
Graficamente certi schizzi sembrano anche incerti, certo lui era un bel tipo, molto etico ed anche eretico (o forse no?) nei confronti di quella cultura tedesca che doveva per forza costruirsi una nuova immagine culturale dopo il nazismo, dato che la retorica dell'Impero nazista non sarebbe stato certamente un bel business turistico.
Un bel tipo indubbiamente, con le sue sculture sociali, le sue prese di posizione forti per la democrazia dell'istruzione artistica, ma cosa ha fatto per la gestione degli spazi artistici? Cosa ha fatto per l'arte che in quel preciso momento storico stava per essere annientata dal capitale transnazionale? Dov'è la differenza tra lui e Warhol? contenuti di prodotto a parte.
Così assurdo è insinuare il dubbio che in fondo il suo operare mirasse a fargli ritagliare un posto al sole nell'allora nascente ed ibrido supermercato mobile globale? Perché Lucio Amelio scelse lui e non Hans Haacke? Azzardo che Haacke forse avrebbe denunciato la doppia opera di sciacallaggio di Lucio Amelio e company, una ai danni delle vittime del terremoto, l'altra ai danni del genocidio degli artisti locali confinati da quel momento in una riserva galera di provincia e locale.
Rivendico oggi la mia cultura artistica locale, mi sento figlio di Caravaggio, della scuola di Posillipo, di Ribeira, di Colantonio ma non di Beuys, Warhol e Koons non m'appartengono, come non m'appartengono gli oriundi locali venduti che hanno venduto la città come si vende una cartolina, mi riferisco ai vari Paladino, Clemente e transavanguardisti vari in odore di santità e beatificazione.
Su una tela di Mimmo Germanà non mi vergogno di dirlo ho dipinto sopra, per migliorarla era strutturata e concepita male.
Detto ciò, Beuys era un grande filosofo, un grande politico, un grande poeta ed un grande sciamano, un meraviglioso docente, ma valore di mercato a parte le sue opere, le opere di questo meraviglioso artista senza la sua figura non dicono un c***o.
Un gigante in grado di teorizzare e strutturare mille problematiche ma le sue opere senza lui non reggono alla sua impalcatura, certo ho ben presente tutta la sua storia, ma questi timbri, queste garze sono tutti firmati, numerati ed archiviati, intendiamoci voi mi parlate da specialisti dell'arte io da eretico penso che sia bastato un pizzico di pensiero laterale a fottervi.
Ieri a Piazza Bellini ho incontrato Francesco Caruso, lui dice oggi quello che diceva Beuys ieri, non fa l'artista ma è vicino al Mario Pesce a Fore, non si svende all'Impero e sventolava un altro ordine di custodia cautelare del Gip di Cosenza.
Si, lo so, di Caruso non ve ne importa un c***o, ma Beuys letto in questa chiave è disturbante, non sarà questa la prova che l'arte privatizzata e capitalizzata da un sistema incontrollabile è nel contempo inflazionata e svalutata culturalmente?
Aspettando d'essere sbranato da voi, come il coyote non ha sbranato Beuys (ammaestrato?), vado a pittare, a fare un quadro che non esporrò mai in una galleria privata, che non archivierò e non numererò, libero di regalarlo ad un amico e di venderlo ad un nemico, libero di non farmi sfruttare.
Beuys accusava il sistema di sopravalutare il silenzio di Duchamp, io accuso Beuys d'aver fatto sopravalutare le sue opere dalle sue parole in quelle stesse logiche di sistema.
Vi saluto con affetto sperando che mi consideriate semplicemente un infermo di mente e confidando in una vostra pietosa indulgenza.

Dagli scogli di Mergellina, temporaneamente Okkupati ed autogestiti per motivi di balneazione popolare
Tommaso Aniello d'Amalfi, pescivendolo che non andrà a corte a farsi tagliare la testa dai suoi copagni.
Pendolo.
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sanghecasalese, 21/07/2004 18.08.00
..Re: Arte Ribelle.
O Mario, sono sinceramente ammirato dalla capacità di sviscerare ed esprimere le tue idee in materia d'arte con sobrietà ed eloquenza. Non c'è dubbio, il sistema dell'arte ti sta particolarmente a cuore, xchè sei uno che ci si trova dentro e da lì tutto ti sembra sbagliato, corrotto, venduto, orribile...io ne sto fuori, giudico quello che scrivi senza una reale capacità critica (artisticamente) e ti ringrazio di fornirci(mi) una contro-informazione anche in un ambito in cui è facile e solito accettare tutto acriticamente.
Ma, mi consentirai una critica da profano a cotanta ortodossia, secondo me la rabbia (giusta? e chi può giudicarla...) ti porta a fare un pò di confusione: Amelio, Caruso, Paladino (omissis su Bonito Oliva, ma la pragmatica è malcelata), beuys, kiefer, l'art system passato e presente, i no-global, i disoccupati ed i tamarri che fanno il bagno a mergellina...sei un'artista, ma ai miei occhi svendi la tua intelligenza e la tua capacità cognitiva ad un delirio febbrile che ti fa sovrapporre immagini a concetti, preconcetti individualisti a visioni liriche...
...la realtà napoletana (sociale, non artistica) è molto, molto più complessa del semplice assioma no-global dell'imperialismo, semplicemente perchè conservativa di vizi antichi, tanto antichi...e stesso il concetto di mercato dell'arte perde la sua caratteristica di necessarietà, gli artisti dovrebbero essere sfamati da chi? il sistema non si cambia con gli slogan ed alla fine la differenza (nella memoria storica, non nelle tasche dei mercanti) la fa il valore dell'artista e nient'altro!
Spero che accetti le mie critiche, alla pari dei miei complimenti, e che lasci fuori certi miopi teoremi no-global (vedi Caruso) dalla nostra amata ed odiata città.
Palm X.
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palmito, 21/07/2004 18.24.00
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