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Ritratto del curatore da giovane |
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Continua il nostro viaggio nella giovane curatela. Questa volta Manuela Valentini intervista Cecilia Canziani. Toccando anche alcuni punti critici che possono generarsi dalla sovrapposizioni di ruoli e incarichi. E Cecilia risponde ... segue
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Parola d'artista |
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L'intenzione e il caso di Patrizia Cavalli
La poetessa ha da poco inaugurato una mostra presso lo studio Stefania Miscetti di Roma con, tra altre, un'installazione ricavata dai suoi appunti mattutini. Pubblichiamo il testo che ha scritto per la mostra romana ... segue
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Speciale Biennale/Parlano gli artisti del Padiglione Italia |
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Con questa intervista stiamo per chiudere il cerchio. Piero Golia è l'undicesimo artista che racconta ad Exibart idee e emozioni suscitate dall'invito di Bartolomeo Pietromarchi. La sua testimonianza è raccolta da Silvia Simoncelli ... segue
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Scacco alla crisi |
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Seconda tappa del nostro viaggio alla ricerca di realtà che provano a non farsi inghiottire dal buco nero della crisi. Questa volta la contromossa è di Eventi-Arte-Venezia. Ascoltiamo da Matteo Efrem Rossi, fondatore dell'associazione, come reagiscono all'impasse attuale di Elisa Decet ... segue
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La Lavagna |
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Autocommiserazione, cultura ed economia in Italia di Raffaele Gavarro Ma davvero il nostro è un problema di autocommiserazione? ... segue
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Mentre la primavera si attarda, l’evento più atteso di maggio arriva puntuale e pare condividere con la stagione la volontà di rinnovarsi ancora e confermare il suo format vincente, con qualcosa in più. Stiamo parlando di MIA di Luca Piatto ... segue
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forum attivi ARTE E POLITICA Fish Art-Tax.
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Fish Art-Tax.
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A fare i prezzi dell’arte contemporanea oggi sono quelli che in gergo si chiamano contratti “future”, ovvero contratti dove s’attribuisce di comune accordo (artista-gallerista) un prezzo ipotetico e “politi-co” per un artefatto artistico che, di fatto, sarà invenduto. Gallerie stipulano contratti “future” con improbabili artisti e li propongono a prescindere dalla vera domanda, si crea una ridondanza della domanda per una offerta che non esiste, questo genere di speculazione ucciderà il mondo dell’arte ed impedisce un possibile ampliamento dell’economia dell’arte attraverso circuiti paralleli. Servirebbe qualche cosa come una “Fish Tax”, che penalizzi i contratti che si concludono senza l’effettiva consegna di materia prima, la tassa sarebbe rivolta ad i galleristi, loro creano all’inizio in accordo con l’artista il prezzo di mercato, questa tassa potrebbe ridimensionare il giro speculativo dell’attuale mercato transnazionale dell’arte che parte dalle gallerie/galere private. Riuscisse a nascere un sindacato degli ARTISTI UNITI INDIPENDENTI queste sarebbero azioni intelligenti da fare, pressare insieme le Istituzioni per chiedere provvedimenti del genere. Bisogna dimostrare che malgrado il potere manipolatorio dei media specializzati e la retorica dei galleristi transnazionali (più disonesti degli affittacamere, che scelgono di lavarsene le mani), delle voci indipendenti possono fare breccia nell’omertà del sistema, nella cospirazione del silenzio e nella solitudine rabbiosa dell’impotenza (come quella del ribelle artista di Reggio Calabria che mi critica come Politi per partito preso senza argomentazioni concrete). Niente di più difficile, certo, lo so, oggi proclamarsi indipendenti è come entrare ad Abu Ghraib, si potrebbe essere dimenticati per sempre, ciò non toglie che sullo scacchiere di un sano confronto critico, artistico e democratico non sia possibile in futuro aspirare ad un sistema dell’arte più amplio anche dal punto di vista economico. “La vera arte è nascosta ed è invisibile”, afferma qualche artista ribelle (?) in maniera perentoria, quest’affermazione porta a nascondere riserve d’arte contemporanea negli studi degli artisti che hanno come unica finalità quella di fare salire la quotazione dell’arte visibile, insomma, proprio come il petrolio, ma non è un caso che l’era del petrolio è sul viale del tramonto, arriverà l’idrogeno, alle gallerie private succederanno gli studi privati degli artisti. La “transazione”emargina l’artista locale e su di lei vivacchiano l’artista ibrido ed il gallerista. Mi fanno sorridere quei ribelli dell’arte che mi leggono con attenzione pesando virgole ed accenti solo per criticarmi auto relegandosi in una posizione da senzatetto dell’arte senza battersi per avere una casa, anche occupandola. Impiegassero le loro energie per pressare le speculazioni sull'’arte, farebbero un servigio migliore per l’arte del futuro, intavolino discussioni pubbliche sullo stato sociale dell’arte contemporanea. Invece, si liquidano i miei discorsi come propaganda, ingenuo e perverso, così facendo cancellano tutto quello che il secolo scorso dovrebbe avere loro insegnato.
Masaniello, pusher-pescivendolo, la cozza ha il colore ad olio in bocca.
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 Fish Art-Tax.
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Io credo che lo stato attuale dell'arte (quasi moribondo) dipenda molto dalla mancanza di etica totale, sia nella maggior dei galleristi, nei curatori e nei creativi ecc ecc . Sono quindi anche per il recupero dell'etica, Mario Pesce, perchè senza quella (come affermi tu e sempre non abbia capito male) sarebbe molto improbabile che gli artisti possano autogestirsi nel loro studio in perfetta armonia. Se manca l'etica e l'onestà intellettuale ci saranno sempre creativi- squali che sgomiteranno alla grande per far fuori creativi - pesciolini che al posto dei denti affilati hanno da sempre preferito le ali della libertà e della poetica. Quindi, dal mio punto di vista, solo con il recupero dell'etica e della sincerità, nel coraggio di denunciare quello che non ha nulla a che fare con l'arte si può costruire qualcosa.
Per un gallerista di una certa tipologia basta un attimo per comprendere se si è duttili al loro volere o no....E se non si è duttili non ti fanno neppure parlare nè visionano altro...sanno che saresti solo un piantagrane per il loro modo di gestire le cose.
Detto questo ce ne sono alcuni che ho conosciuto personalmente che certamente non appartengono alla categoria sopracitata e bisogna dirlo per dovere di sincerità, ma di solito è gente amante d'arte e il più delle volte creano loro stessi ,quindi hanno rispetto per i loro simili, ma di solito non vanno lontano nè ti fanno andare lontano perchè sono a loro volta stritolati da chi invece sa come operare il business.
Bisognerebbe che tutti i creativi avessero la forza di ribellarsi ad ogni sopruso. Ho visto un cinese rifiutare un premio (tutta la mia stima) perchè aveva capito perfettamente il meccanismo perverso . Ho visto una persona mandare a quel paese un organizzatore che le chiedeva dei dipinti in regalo ,a che titolo poi considerando che la manifestazione era di tipo culturale... Ho visto creativi ribellarsi a tutto questo, ma ne ho visti tanti altri crogiolarsi e convivere benissimo con tutto questo letame.
E' un gran casino Mario Pesce : non stupirti quindi che ci siano bravi creativi che preferiscono la solitudine...non credo sia vigliaccheria penso che sia consapevolezza di quello che li circonda.
I concorsi io li abolirei : ledono la dignità altrui anche perchè spesso chi giudica,parlo di concorsi spiccioli, non ad alto livello (anche se sono convinta che siano anche loro alla stessa portata di squallore) è gente che spesso si è inventata un mestiere. Sai quanti creativi disperati il giorno dopo si sono inventati un lavoro, un ruolo di critico, di organizzatore ecc ecc...solo per avere dalla loro un briciolo di nozionismo e conoscenza informata ? E' tutto ridicolo - l'arte a fasce d'età, di tendenza e chi più ne ha più ne metta.
Sono per il recupero dell'etica nell'uomo, nell'artista, nel gallerista e via dicendo. Per lo più siamo creativi geneticamente modificati : non sappiamo più distinguere un'immagine porno da un'immagine d'arte, un dipinto da una foto digitale, non sappiamo più riconoscere la poetica , sappiamo solo ostentarla in maniera plateale e non sincera. Non sappiamo più vedere nelle opere l'interiorità di chi le ha eseguite ma di chi ce le racconta con lessico più o meno forbito
L'arte è arte ovunque sia ben posta : non ci sono confini culturali o ambientali, lessicali, di razza, di ricchi o di poveri se c'è onestà se si insegue la propria etica e il proprio sentire. C'è un baratro che ci aspetta e da cui nessuno ne uscirà se continueremo a non usare e a non sviluppare i nostri sensi, ma quelli deviati e devianti degli organi di informazione e non solo, anche della cultura ostentata spesso troppo accademica che porta a negare la nostra lettura più vera è immediata che è quella emozionale.
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  Re: Fish Art-Tax.
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puoi parlare pure a noi non preoccuparti(parlare a te stesso sembra quasi che ci sfotti perchè non ti rispondiamo), perchè su questo sito quelli che ti leggono non sono molti,ma credo siano buoni. E quelli che non ti leggono, lo fanno perchè scrivi proprio assai eh? potresti pure diminuire un pò la portata sai? oppure perchè non ci arrivano a capire ste cose..
anche a me è capitato che alla fine di una manifestazione "culturale",i "grandi protagonisti" politici,mi chiedessero di "regalare qualcosa" al sindaco, all'assessore o al personaggio chic del momento..
ma dico io: i soldi per comprarselo non ce li hanno questi qui? aspettano queste manifestazioni con il proposito di farsi regalare qualcosa? io regalo alle persone che amo e che stimo,non mi serve a niente regalare a questi personaggi "importanti"... solo per essere tenuta conto alle prossime manifestazioni.. preferisco che i miei lavori vengano apprezzati dalla gente normale,che se poi non se li può comprare non me ne frega niente,ma almeno mi avrà dato un complimento e un giudizio sincero..
Ps. scusami se non metto la mia foto nel quadratino in alto a destra.  sai non capisco il perchè metterla..
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   Re: Re: Fish Art-Tax.
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se noi disturbiamo due artisti che parlano non facciamo altro che disturbare una discussione che può anche essere ripresa. ma se disturbiamo un artista che parla da solo interrompiamo un " monologo " e questo è grave. l' arte oggi non parla più a se stessa perchè per comunicare al mondo l'uomo deve imparare a capire prima se stesso e poi dire. questo oggi non avviene più.
la prima frase era di C. Bene
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    Re: Re: Re: Fish Art-Tax.
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guarda che non ho disturbato proprio niente, anzi ho dato un contributo,per non parlare di richiamare l'attenzione su questo forum,mi pare... per quanto riguarda il tuo Deja-vu.. ti posso dire che le esperienze dell'arte possono sembrare ripetitive ad uno sguardo globale, cioè nell'insieme.. ma ad uno sguardo più attento le singole espressioni artistiche hanno sempre un che di diverso.. inutile ritornare a dire che più sei appassionato a quello che fai e più il tuo lavoro si differenzia quel tanto in più dal resto della "massa"... che poi l'arte sia influenzata parecchio dall'ambiente politico, culturale ecc questo è risaputo... se delle epoche ritornano sempre..pare scontato pensare che anche nell'Arte delle epoche ritornino sempre.. continuo a dire che è meglio puntare l'attenzione sullesingole esperienze e non inglobare tutto e farne un fascio da gettare tranquillamente in un angolo..
per me: ben vengano le voci "singole" o l'essere singolo come dici tu,ma ben vengaanche il piccolo raggruppamento nella massa,ma che almeno abbia un intento comune,che aiuti a confrontare le varie ricerche.. a me sembra che il vostro gruppo abbia una sola Voce singola e che il resto stia a guardare senza muovere un dito, anzi crogiolandosi nei risultati che ne possono derivare dal "monologo" di questa voce singola...
***** MODIFICATO DA Giuskalab il 21/08/2004 17.51.31 *****
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  Re: Fish Art-Tax.
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comunichiamo che l'arte oggi vive un totale e profondo stato di DEJA-VU. la pittura, l'informzione, la fotografia, la scrittura, il cinema è tutto un ignobile deja-vu. la massa, cioè noi, pensa e sopratutto dimentica con le immagini perciò questo " ritornare " è comodo a noi e chi si trova dietro di noi. a questo punto è meglio essere da soli oppure essere dell'essere-della-massa ? chi risponde ?
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   Re: Re: Fish Art-Tax.
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Ciao Donato, condivido pienamente quanto hai scritto. Riguardo al tuo interrogativo, è recentemente uscito un piccolo libro di Mario Perniola: “CONTRO LA COMUNICAZIONE”, che si pone la medesime problematiche che proponi tu. L’idea centrale del libro di Perniola è come un certo tipo di comunicazione sia l’opposto dell’arte, o quanto meno ostile all’arte.
***** MODIFICATO DA Ignazio.Fresu il 21/08/2004 18.15.38 *****
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    Fish Art-Tax.
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Mi scrivono che sono bravo, come tutti gli esclusi a lanciare sassolini dal mio studio, ma che cosa faccio in sostanza per mutare le cose? Come cosa faccio? Ma mi leggete quando mi criticate o intervenite per partito preso? Rispetto agli artisti che mi criticano qualcosa la faccio, non esporre in una galleria privata, questo è quello che farò urlandolo ad i quattro venti sperando un giorno di mutare un sistema chiuso, elitario ed autoreferenziale, creato per il mito dei self made artist’s, artisti transgenici ad uso e consumo dei poteri di quartiere, locali e transnazionali dell’arte. Ho l’esigenza di proclamare questa mia presa di posizione perché spero di contribuire a formare coscienze etiche, vivo di supplenze non per caso. Mi scrive Loretta Zaganelli, artista (?) e/o critica (?) emiliana d’affittare un garage per esporre le mie opere, trovo il consiglio ingenuo e retorico, vittima del mito Bacon, insomma “ricalca le sue orme e non stressarmi con prese di posizione etiche, fammi continuare a dormire sogni tranquilli”, questo è quello che leggo tra le righe. Potrei fare un lungo elenco di pittori coevi a Bacon a Napoli che a lui non avevano nulla da invidiare e forse affitta garage come lui oggi assolutamente sconosciuti al pubblico medio borghese dell’arte. Bello il consiglio, anche suadente nella postura, ma chi me lo manda non ha capito nulla del mio pensiero, o finge di non capirlo, ho già un garage in affitto ed è il mio studio, quello è l’unico luogo in cui espongo, certo per interesse critico potrei studiare la cultura islamica per cercare di ritagliarmi un mio spazio critico di potere come Giovanni Liconti ma non m’interessa riciclarmi critico come il ribelle calabrese; come ha capito bene chi mi legge con attenzione (qualcuno c’è non m’interessa redimere chi non ha fatto le mie stesse scelte, non sono così folle, sarebbe come convincere gli Israeliani a ridare “la loro terra” ad i Palestinesi. Proclamo le mie scelte per esigenza, per cercare stimoli che mi rappresentino artisticamente con sincerità etica ed estetica, in realtà parlo da solo annotando pensieri qui e là on line, un mio diario di bordo per chi ha intenzione di leggerlo e ne condivide gli intenti, proprio come i miei quadri, sperando che un giorno questi messaggi nella rete di S.O.S. rendano visibile e vivibile una vera coscienza collettiva ed artistica, che si crei sul serio un dialogo tra arte e territorio e quartiere ed istituzioni, che si capisca che il Museo non deve essere un luogo solo per turisti ma anche per chi abita il territorio, che s’intenda che la gente di media-bassa cultura non va ai musei per paura di sfigurare e di fare brutta figura e che gli artisti nulla fanno per fare comprendere l’arte contemporanea ad i più. L’arte prima di tutto voglio che sia democratica, il mio lavoro (?) è il pittore, spero che si capisca un giorno che Raffaello era tale perché aveva pennelli colori e committenze vaticane, altrimenti non sarebbe esistito, non parlatemi di genio, è una creazione delle circostanze. Denuncio, le scorrettezze del sistema, criticamente e democraticamente, cosa vi turba? Potete tranquillamente scegliere di non leggermi, mica ve lo ordina il medico? Affittare un garage espositivo perché? Per scalare montagne come Cattellan? Non m’interessa, preferisco la lotta critica e democratica per mutare ed ampliare almeno di un millimetro il sistema, questo m’interessa, il resto stop, basta, fine, the end. Le mie sono semplicemente istigazioni concettuali quotidiane a delinquere, nient’altro, voi artisti (?) comunque e per caso, fate quello che vi pare, io scrivo i miei pensieri per non cadere in depressione, per amore e perché sogno un altro sistema dell’arte possibile, parallelo a questo, sincronico o diacronico che sia, la mia ricerca artistica intima è un altro discorso v’invito artisti critici se passate a Napoli ed io sono in città a chiacchierare nel mio garage studio affittato, lo faccio con tutti e mi serve per stimolo, la pittura senza feed-back non esiste ed il silenzio zen per un pittore mi sa di complicità, impotenza e sterilità, Napoli è il cesso che è proprio per l’omertà ed il silenzio, me lo ha insegnato una vecchia partigiana in un ostello della gioventù a Reggio Emilia nell’inverno del duemila (ero lì per una supplenza). Non cerco scontri con nessuno, solo confronti, ho un unico proclama ribelle che vale più di cento mostre d’artisti per la pace e di studi di culture islamiche varie: Non esporrò mai in una galleria privata e transnazionale. Sciopero e manifesto il mio dissenso così, non chiedo d’essere imitato e per vivere farò altro, sarò libero in questa società di vivere nella maniera che ritengo più opportuna per il mio equilibrio biopsichico? Loretta Zaganelli e Giovanni Liconti, voi per amore dell’arte vi siete inventati critici, come Francesco Bonami mi sembra, vi comprendo ma non condivido, trovo perlomeno paradossale aiutare a sostenere un sistema che ti rifiuta.
Masaniello, un folle pusher-pescivendolo, ricoverato all’ospedale di Aversa, dove la cozza ha il colore ad olio in bocca.
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     Fish Art-Tax.
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L’artista ibrido brand ed i suoi epigoni, scagnozzi dello stile senza storia, è una figura che in apparenza (e solo in apparenza), sembra creare le condizioni per un incontro fittizio con le classi medie, che in realtà lo comprendono e si sforzano di comprendere per adattamento borghese verso l’alto (?), favorendo così un improbabile processo d’identificazione. Ad esempio l’arte astratta nel suo periodo cool piaceva alla borghesia che l’apprezzava per i suoi colori decorativi, lo stesso motivo per la quale non piaceva ad i non attrezzati per riceverla, in sintesi non la capivano né i detrattori né gli estimatori. L’ibrido, creazione di marketing, in realtà esclude i meno abbienti, esclude i sottoproletari culturali che per colpa sua e della sua galleria mai e poi mai varcheranno le porte di un Museo. L’arte ibrida cita e recita, riproduce i moduli del potere, ricampiona stilemi già visti e recitando copioni già visti riproduce disuguaglianze sociali, in altre parole rinnova politicamente (in questo caso) l’esclusione. Insomma, l’artista ibrido, lo sa bene il gallerista, è ideale per articolare i contenuti ideologici delle classi dominanti. Veramente strano altrimenti spiegare che in un momento in cui tutto si consuma, l’oggetto di consumo, un quadro contemporaneo, instaura e comunica differenze culturali quando al supermarket trovi “La coscienza di Zeno” in economica da dieci e più anni. Gli artisti ibridi sono la retroguardia di punta del sistema dell’arte, lavorano per una borghesia che comprende la citazione del segno artistico e simula ed inscena il suo privilegio, ricrea il segno compreso dagli egemoni. Il mercato dell’arte oggi è esclusivo, rituale, esclude potenziali consumatori, sorretto da quegli artisti ibridi ed impolitici che escludono il sottoproletariato culturale globale e però parlano di arte sociale, con quale faccia di deretano se è il loro artefatto ibrido a rendere la cultura artistica inaccessibile?
Masaniello, un folle pusher-pescivendolo, ricoverato all’ospedale di Aversa, dove la cozza ha il colore ad olio in bocca.
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      Re: Fish Art-Tax.
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concordo perfettamente, è per questo che mi occupo di una forma d'arte molto più utile all'uomo, per l'uomo: la medicina e la terapia. Avete mai visto i lavori di Anna Albertarelli? Io propongo che il mondo della malattia e della sofferenza cominci ad entrare anche nelle gallerie per sconvolgere proprio quella classe media così apatica di cui, si dice, frequenti le gallerie. (Ma siete sicuri che sia classe media? O invece si tratta di Classe alta?!)
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   Re: Re: Fish Art-Tax.
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scusatemi... ma state dimenticando una cosa molto importante... in ogni singola forma d'arte (uno scatto... un dipinto e quant'altro...) si racchiudono una serie di sentimenti, una serie di esperienze personali, un aggrovigliarsi continuo di stati d'animo... per cui, per quanto possa essere simile alla vista... è sicuramente diverso nel suo messaggio... distinguete arte creata per il commercio dall'arte creata per comunicare... la sofferenza, la gioia, l'amore, lo strazio,la dolce follia, la diversità...
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    Re: Re: Re: Fish Art-Tax.
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Oggi tutto viene ridotto ad immagine, ad apparenza, a spettacolo. Nella politica assistiamo al trionfo di un’ottica pubblicitaria. Nell’arte viene rivalutato l’aspetto più superficialmente edonistico dell’esperienza artistica. Si assiste al recupero della nozione tradizionale di bello, inteso come armonia, conciliazione, superamento e annullamento di tutti i conflitti. Fatto sta che internet e la pagina che Exibart mette a disposizione , ha procurato a me e a tanti di noi, l’opportunità di farsi conoscere. Dietro questa iniziativa vedo la strizzata d’occhio del filisteismo mass-mediologico, super-egualitario e super-conciliativo, per il quale siamo tutti d’accordo su ciò che conta veramente, e questo non è certo l’arte! Qui è presente la contraddizione sostanziale che mi tormenta. Forse occorrerebbe muoversi in direzione opposta rispetto all’omologazione, così come avviene, di tutti i messaggi e di tutti i prodotti. Contro l’estetismo è venuto il momento di rivendicare la poesia, che ci scuota dal letargo in cui gli ultimi anni hanno sprofondato la cultura: oggi sentiamo il bisogno di esperienze che vadano al di là del quieto estetismo e di una cinica rassegnazione. Insomma vorrei che l’artista e il poeta fossero redenti da questo destino d’impotenza e di fallimento: l’arte e la poesia hanno il dovere di essere qualcosa di più di una mera illusione, di un semplice godimento, devono sollevarci da questa esistenza, non genericamente per consolarci facendoci sopportare in qualche modo i mali della vita, ma rendere l’esistenza che conduciamo meno perentoria.
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     Re: Re: Re: Re: Fish Art-Tax.
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allora rispondo alla domanda di Donato"a questo punto è meglio essere da soli oppure essere dell'essere-della-massa ? " è meglio essere da soli che inghiottiti dal sistema...
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      Fish Art-Tax.
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Sono figlio di un pittore, uno dei tanti che negli anni Settanta emergeva come tanti, presente nei vari speciali Bolaffi e con recensioni di quotidiani vari, oggi dovevo asportarmi un molare, una vera impresa trovare un dentista a Napoli, i dentisti fanno vacanze vere, mica come gli artisti. Il mal di denti era insopportabile ed allora si è pensato bene di chiamare ad un suo amico di gioventù, odontoiatra con studi a Caserta ed a Casal di Principe in provincia di Caserta, terra di mezzo dimenticata da ogni Dio. Mio padre è oggi in tutta sincerità, un signor pittore, dimenticato da tutti per questo sistema esclusivo che esclude i più appena passa il trendy, mio padre non è stato inghiottito dal sistema ed è completamente solo. Questo sistema è sporco perchè non inghiotte tutti, ed allora io lotto per escludere tutti, ampliarlo e ridisegnarlo. Mio padre ha lasciato tra mille sacrifici per il paese per arrivare alla megalopoli, sa che morirà in solitudine come tanti bistrattati da questo sistema transnazionale che di locale non ha più un c***o. Il dentista lo riconosce, lo presenta alla sua assistente come un grande pittore figlio di questa terra, io so che così lo diranno solo a Casale, le megalopoli sono crudeli, il dentista sembra un ragazzino nonostante i sessanta, mio padre sembra molto più vecchio, eppure sono coetanei. Non capisco, neanche lui, mio padre ha un sogno morire a Casale per farsi ricordare da qualcuno, rabbia, perché un dentista è un dentista ovunque ed un pittore no? Tutti i lavori hanno una dimensione di quartiere ed il pittore no, perché? Perché sperare in un gallerista o in un critico che ti scopra e ti faccia da purgatorio a te come ad un esercito di giovani pezzenti transnazionali? Diciamolo basta e creiamo una vera rete d'artisti solidali che si facciano pubblicità a vicenda in rete spartendosi i consumatori utenti locali, anche gli edicolanti ed i tabbaccai fanno in questa maniera, ma sembra che ci faccia piacere mangiare merda sulle spalle dell'altro che invece non riesce neanche a cacare. Prego affinché riusciremo un giorno ad autorganizzarci e creare un altro mercato possibile, intanto auspico il fallimento di tutte le gallerie globali del mondo. Mio padre, pittore di una vita, ricordato dal dentista come mirabile talento dalle elementari in grado di ritrarre i compagni di classe con una bic nera, mi consiglia di smettere di dipingere perché oggi dipingere è da stupidi e folli, specialmente se si è senza mercato. Ingegniamoci a ritmo di tarantella e partiamo con il nostro ballo d'artisti pezzenti. Se l'arte avesse un vero oggettivo valore ed un plusvalore sociale dovremmo riuscire tutti noi a svolgere tranquillamente il nostro lavoro nel nostro quartiere senza passare per matti ed invadere megalopoli vari in cerca di una New York che per gli artisti dei bassi è scomparsa da tempo, amo le culture locali e le tradizioni, diventare un ibrido da galleria non m'interessa, insomma l'artista oggi è al mondo per pagare pizzi alla galera-ria camorra e rinchiudersi lì dalla mattina alla sera, a lottare contro gli artisti per pochi denari per sentire meno dolore. Il mondo dell'arte oggi è una bestemmia per gli artisti, della domenica o di professione, abbiamo i mezzi per cambiare le cose? Gramsci consigliava di leggere quelle che dovrebbero essere conquiste culturali acquisite per indurre la società alla riconquista. Mario Pisci a Forasa.
***** MODIFICATO DA MarioPoliti-co il 23/08/2004 17.00.46 *****
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       Re: Fish Art-Tax.
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Desidero domandarti cosa pensi della dialettica o più semplicemente del dialogo. Donato ha definito il tuo un monologo, ma io lo definirei piuttosto un soliloquio. Il monologo prevede l’interazione con il pubblico, con chi ascolta, mentre tu non accetti nessun tipo di intervento. Vai dritto per la tangente a ruota libera, senza curarti di alcuno, degli interventi che fanno, dei dubbi che pongono e dei suggerimenti che propongono. Il mio intervento era rivolto a te, ma tu lo hai glissato seguendo il filo dei tuoi discorsi. Ritengo il tuo un comportamento sbagliato. La storia ci insegna che questi comportamenti non portano mai a niente di buono e credo sia inutile fare esempi.
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