3097 utenti online in questo momento
exibart.com
 
community
Express
20/06/2019
È morto Philippe Zdar dei Cassius
19/06/2019
Tracce di assenza. All'Hotel Hilton Molino Stucky di Venezia le opere di Mimmo Catania
19/06/2019
Ad Alberto Angela la laurea honoris causa dell’Università Suor Orsola di Napoli
+ archivio express
Exibart.segnala
Blog
recensioni
rubriche
messaggi nuovi - senza risposta - tutti i forum

forum attiviDISCUSSIONI ATTORNO ALL'ARTE PUBBLICAVARALLO VALSESIA :ARTE A 360 GRADI
<<precedentesegnala questo interventosuccessivo>>
VARALLO VALSESIA :ARTE A 360 GRADI
VARALLO VALSESIA- Arte, monumenti storici, artigianato e cucina tipica: questi i cavalli di battaglia su cui si sta muovendo per il loro rilancio e valorizzazione il sindaco di Varallo Gianluca Buonanno e l'amministrazione comunale tutta.Una ricetta vincente per richiamare quel turismo di nicchia che potrebbe tonificare la cassaforte della città.
A questo scopo il primo cittadino della capitale culturale della Valsesia(un titolo per il ruolo nell' industria e nel commercio che spetta a Borgosesia) ha ingaggiato valenti consulenti (fra i quali Vittorio Sgarbi) che con la loro esperienza nei settori di competenza daranno un&#8217; ulteriore ventata di rinnovamento e smalto puntando la carta dell&#8217;asso nella manica costituita dal turismo di massa e di nicchia e trasformando la città in un'opera d'arte globale e reale,in un momento storico dove trova sempre più spazio il virtuale questa prospettiva e alternativa palpabile e concreta sta già suscitanto ampi consensi e vasta eco in Italia e all&#8217;Estero.D&#8217;altra parte si opera su solide base preesistenti e così &#8220;le jeux sont fait&#8221;.
Quando Leonardo da Vinci giunse in Valsesia rimase profondamente estasiato dallo splendore selvaggio,quasi rude, dell&#8217;ambiente che ha ispirato valenti artisti,di cui parleremo più avanti,e scrittori quali Samuel Butler(celeberrimo il libro &#8220;Ex voto&#8221; dedicato alla Nuova Gerusalemme),il poeta Silvio Pellico che compose un carme dagli accorati riflessi religiosi.Nel libro &#8220;Io in Russia e in Cina&#8221; Curzio Malaparte ricorda episodi salienti della propria adolescenza(il padre era tecnico alla Manifattura Lane di Borgosesia) e la Taverna del Levante (che ha cessato la propria quasi secolare attività solo da pochi anni).
&#8220;La posizione di questa città, con il suo Santuario sul famoso Sacro Monte,presenta particolari e interessanti vedute (dello spirito e panoramiche paesaggistiche, sottolineamo, ndr.) che nessuna persona provvista di mezzi dovrebbe trascurare di visitare e,con le sue vecchie case e i pendii ricchi di vegetazione, forma un quadro che pochi disegnatori trascurerebbero di possedere&#8221;.Con queste illuminanti parole la Guida Murray, considerata la bibbia del turismo inglese e anglosassone in generale a metà Ottocento,descriveva questi luoghi, una perla incastonata nella catena montana delle Alpi.
Da allora il suo fascino è rimasto immutato nel tempo:le strette contrade del centro storico, i cortili interni, il tessuto elegante degli edifici religiosi e borghesi. Un territorio abitato sin dall&#8217; Età del Ferro, tra la confluenza del pacato e maestoso scorrere del fiume Sesia e l&#8217;irruenza del torrente Mastallone. Anticamente chiamata &#8220;Varale&#8221; o anche &#8220;Varades&#8221;, sotto il dominio di Guido conte di Biandrate,casato imparentato con i reggenti del Sacro Romano Impero e la Casa germanica degli Hohenstaufen, e poi sede della Corte superiore dell&#8217;Università dei Comuni della Valsesia.Quindi l&#8217;avvento dei milanesi Visconti nel secolo XIV che la inseriscono nel proprio Ducato sino al 1707,quando passa ai Savoia che approfittano delle invasioni nel territorio piemontese delle truppe francesi e spagnole per ascendere, creandosi delle proprie roccaforti, possedimenti e castelli principalmente nel nord ovest della penisola ancora disunita.
Cominciando dalla GASTRONOMIA, questa è l'emanazione di antichi gusti e pregnanti sapori confluiti dalle vallate alpine limitrofe, dalla Valgrande alla Valsermenza dove troneggiamo gli alpeggi verdeggianti.Un piatto tipico è costituito dalle miacce,composte da una cialda semplice e croccante che vengono cotte su una piastra metallica rovente,con l&#8217;aiuto di un particolare utensile prensile, sulla quale viene versato un impasto molto vellutato composto da latte fresco,uova,farina bianca e gialla unitamente a panna e ad un pizzico di sale.La miaccia può essere farcita con formaggi nostrani,con salumi del posto o con dolci,dalla marmellata di genuini frutti boschivi al miele d&#8217;acacia o castagna
al burro o,per i giovani,con crema di cioccolato Nutella.Davvero una ghiottoneria per palati raffinati di ogni età,nessuno escluso.
Certamente una miaccia alla toma valsesiana,il tipico formaggio della zona di origini romane,è una prelibatezza per gli intenditori che raggiungono la Valsesia per assaporarne i sapori,sia la toma a pasta morbida e sia semidura,cioè più stagionata.
Pensate che nel lontano Medio Evo gli storici citavano già nei loro testi redatti in latino questo genuino e inimitabile prodotto.Si consumano fresche o stagionate ed hanno sapori intensi e l'aroma inconfondibile dei pascoli d'altura. La toma in alcuni casi viene aromatizzata col peperoncino,con pepe nero o verde e con altre varie spezie a piacere.Una vera specialità molto ricercata è la toma condita e invecchiata per alcuni mesi nel legno, prendendo il nome di "salagnun".
Tra gli altri sapori da richiedere nelle varie trattorie e ristoranti della valle troviamo la polenta concia (fusa col formaggio e resa fluida o corposa secondo il gusto),il capunet, gli straccetti, le patate masarai e canestrini del vicino paese di Civiasco,dove al ristorante La Genzianella si può apprezzare la vera cucina casalinga delle nostre genti, il piatto chiamato Uberlekke, funghi di tutte le varietà commestibili freschi, secchi e sott'olio, tomini elettrici pepati e sott&#8217;olio e le prelibate ricotte.
Oltre alla buona cucina, brilla di luce propria l'ARTIGIANATO varallese con la confezione del punto saraceno, una trina creata con una serie di nodi su un filo di puro cotone chiamato puncetto, che nasce dalle abili mani delle nostre donne con il solo ausilio di un ago, in modo da formare spazi pieni che si alternano a spazi vuoti costituendo un disegno geometrico.Il puncetto serve per impreziosire gli storici costumi valligiani e ad arricchire il corredo delle spose ,come nei corredi di un tempo nella Real casa dei Savoia.
Numerossissime case a baite hanno alle finestre pregevoli tende di lino abbellite da motivi floreali, geometrici o piccole stelle operate con questo metodo che trasformano ambienti semplici in veri micro musei di arte domestica.
Molto ricercata dagli intenditori è anche la tipica pantofola, detta scapin o scufun. Una volta venivano ricavate con i ritagli dei capi di vestiario logori. Oggi alcune aziende tessili (Agnona, Loro Piana, Colombo) le producono in una versione raffinata con filato di puro cashmere. E' quindi a tutti gli effetti una calzatura calda, comoda e robusta, dalla suola di canapa molto solida e reperibile anche in velluto o panno.
Gli oggetti intagliati nel legno dagli artigiani e la lavorazione della pietra ollare(esistono in commercio utilissime pentole e utensili da cucina di vario tipo) completano la nostra rapida carrellata, che può essere approfondita nella "Bottega dell' Artigianato" che si trova in Corso Umberto sempre e naturalmente nel cuore di Varallo Sesia.
Passando a tracciare la mappa dei MASSIMI EDIFICI è importante anzitutto citare la Collegiata di San Gaudenzio, eretta su uno sperone roccioso e raggiungibile salendo la magnifica scalinata. La chiesa è circondata da un loggiato composto da 28 archi a tutto sesto che sovrasta la luminosa piazza sottostante. Nel suo interno barocco preziose opere pittoriche e nell&#8217; abside si trova collocato il polittico del pittore Gaudenzio Ferrari dedicato allo Sposalizio di Santa Caterina(1516-20).
All&#8217;interno dei giardini pubblici si trova la Casa Valsesiana Muntisel caratterizzata dalla tradizionale struttura architettonica locale e il tetto rivestito con le tipiche beole.
Monumento nazionale, la chiesa di Santa Maria delle Grazie venne eretta dal 1487 per volere del frate francescano Bernardino Caimi, che promosse anche l&#8217;edificazione del Sacro Monte.Artisticamente importante di questa chiesa sono le ventuno scene della vita del Salvatore affrescate dal Ferrari. Notevoli i dipinti sulla volta della cappella dedicata alla Vergine, opera dell&#8217;artista Antonio Orgiazzi.
In Piazza Ferrari troneggia la statua creata nell&#8217; Ottocento dallo scultore Pietro della Vedova per celebrare il grande artista Gaudenzio che in Valsesia espresse al massimo le proprie capacità e possibilità creative.Sulla stessa piazza si trova la casa in cui il pittore abitò (lo scrittore del Corriere della Sera e di Einaudi Sebastiano Vassalli ha ricavato in questo edificio un proprio studio).Un busto ricorda ancora il pittore che era nativo di Valduggia.
A poche decine di metri,troviamo l&#8217;ottocentesco Palazzo dei Musei che racchiude nelle sue ampie sale la Pinacoteca e il Museo Calderini nonché la Scuola Barolo, sorta per invogliare i giovani alla pratica del disegno amatoriale e della scultura, del gesso e del marmo finto, una produzione fatta conoscere in tutto il mondo dagli artigiani locali che nei secoli scorsi erano richiesti ovunque per decorare edifici, palazzi, teatri e reggie.
La Pinacoteca ,costituita dalla Società di Incoraggiamento presiduta dall&#8217; ingegner Grober e dalla Società di Conservazione Opere d&#8217;Arte e Monumenti, conserva numerosi esempi di pittura piemontese sottolineando il legame con le esperienze al Sacro Monte.
Vi sono ospitate oltre 300 lavori, dalle sculture lignee alle terrecotte e dai bronzi agli acquerelli.
Percorrendo le linde strade si raggiunge via Don Majo, la contrada dei nobili, la graziosa piazza San Carlo, il vicolo del vino, oggi via Orgiazzi, passando davanti a Palazzo Baldissarri Pitti, Piazza Ravelli (Don Ravelli scrisse nei primi decenni del Novecento l&#8217;imponente e insuperata Guida della Valsesia e del Monte Rosa),si passa sul ponte del torrente Mastallone (eretto nel 1863) al cui centro spicca la statua del generale Giacomo Antonini,combattente nelle battaglie del periodo napoleonico.
Ed eccoci a Palazzo Scarognini d&#8217;Adda,oltre il ponte, una grandiosa architettura quattrocentesca con raffigurati gli stemmi delle famiglie notabili che fecero costruire lo stabile nell&#8217; epoca in cui gestivano le celebri miniere d&#8217;oro ad Alagna.
Da segnalare inoltre la chiesa di San Giacomo di origine medievale, Piazza Calderini, Palazzo Racchetti sede della Biblioteca civica, il palazzetto Centa Testa e proseguendo dal viale alberato di corso Roma arrivando all&#8217;ex convento delle Suore Orsoline e le numerose ville ottocentesce che testimoniano tangibilmente l&#8217;alto livello di culturale ed il buon compenso sociale raggiunto unitamente ad un buon tenore di vita.Oggi vi trovano sede il Municipio, la Pretura, e la Comunità Montana.
Il viaggiatore che volesse accedere alle vette di Alagna Punta Indren dove i ghiacciai perenni del Monte Rosa vegliano tutto il Nord Italia, deve necessariamente sostare a Varallo per una visita tra contrappunti artistici e fede al Sacro Monte.
Parte integrante della Riserva Naturale speciale creata nell&#8217; 80 e raggiungibile per strada voltando a destra salendo a metà della circonvallazione cittadina verso Camasco e anche per mezzo di una funicolare. Il progetto di un ascensore proposto negli anni Novanta dall&#8217;allora sottosegretario ai Beni culturali Gianfranco Astori è stato accantonato ed è stata reimpiantata completamente nuova la funivia che era già attiva nei lontani anni Sessanta.
Il Sacro Monte valsesiano è stato per secoli un modello da imitare per altre analoghe realizzazioni con un ruolo principe nell&#8217;ambito della religiosità dell&#8217; Occidente controriformista e incrementando la pietà popolare delle folle dei credenti che trovavano in questa landa il senso del meraviglioso.Una copia, in pratica, dei luoghi di culto della Palestina quali Gerusalemme, Nazareth e Betlemme in una versione spiritualmente identica e stettamente conforme in una architettura dai toni e con le sfumature valsesianizzate.
Fu ideato e realizzato sotto l&#8217;impulso di fra Bernardino Caimi,un manager portatore di fede ante litteram, sul finire del secolo XV e ampliato costantemente sino al Settecento.La mano di un grande artista quale Gaudenzio Ferrari fece il resto nella veste di ideatore e creatore di numerose delle 48 cappelle. La Natività,l&#8217;Adorazione dei pastori,la Crocefissione, la Pietà per citarne alcune, forse le più significanti.
Vengono espresse con statue a grandezza naturale che si compenetrano con gli affreschi che adornano le pareti e le volte. Tutto promana un forte sentimento di religiosa rappresentazione. In un suo intervento il vescovo novarese Carlo Bescapé (tra il Cinquecento ed il Seicento si dipendeva da quella diocesi) volle imprimere con le stazioni della Passione, nella piazza dei Tribunali e nel palazzo di Pilato una svolta che rimarca la drammaticità della vita del Cristo.Vennero chiamati a collaborare valenti scultori e pittori dal Tabacchetti, Giovanni d&#8217;Enrico, Francesco Mazzucchetti detto il Morazzone ad Antonio d&#8217;Enrico chiamato Tanzio. L&#8217;ossatura gaudenziana assunse così toni volutamente più spettacolari e baroccheggianti.
Il Sacro Monte è composto da costruzioni di cui ognuna è dedicata ai numerosi episodi evangelici e risulta diviso in due fasi:la prima con percorso viario in discesa fra il verde boschivo che parte dall&#8217;interpretazione biblica da Adamo ed Eva; ed una seconda fase sulla sommità della montagna strutturata come una città,dove la narrazione procede secondo i Testi Sacri, dall&#8217;ultima Cena alla Resurrezione.
La grande chiesa della piazza centrale, opera del Cerutti, è dedicata all&#8217; Assunzione della Vergine Maria,il cui Sepolcro chiude anche l&#8217;apparato descrittivo con un totale di circa 800 statue lignee e in terracotta policroma, com&#8217;è detto a grandezza reale.
Una creazione unica , imitabile ma irripetibile che celebra la devozione cristiana coinvolgendo fortemente l&#8217;emotività dei fedeli che sempre più numerosi vi giungono in visita devota e con le loro preghiere.
Varallo Sesia è anche tutto questo, con i suoi molteplici aspetti che ne connotano l'unicità.
G.P.

Rispondi a questo messaggio 
kimghephard, 13/10/2002 15.14.00
<<precedentesegnala questo interventosuccessivo>>

utenti on line
Il navigatore dell'arte
trovamostre
@exibart on instagram