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Speciale Biennale/Parlano gli artisti del Padiglione Italia |
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L’incontro tra Elisabetta Benassi e Paola Ugolini chiude il nostro viaggio per conoscere meglio gli artisti che ci rappresentano a Venezia. Benassi è l'unica altra donna presente, oltre Francesca Grilli. Di poche parole, come spesso sono gli artisti ... segue
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Ritratto del curatore da giovane |
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Continua il nostro viaggio nella giovane curatela. Questa volta Manuela Valentini intervista Cecilia Canziani. Toccando anche alcuni punti critici che possono generarsi dalla sovrapposizioni di ruoli e incarichi. E Cecilia risponde ... segue
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Parola d'artista |
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L'intenzione e il caso di Patrizia Cavalli
La poetessa ha da poco inaugurato una mostra presso lo studio Stefania Miscetti di Roma con, tra altre, un'installazione ricavata dai suoi appunti mattutini. Pubblichiamo il testo che ha scritto per la mostra romana ... segue
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Scacco alla crisi |
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Seconda tappa del nostro viaggio alla ricerca di realtà che provano a non farsi inghiottire dal buco nero della crisi. Questa volta la contromossa è di Eventi-Arte-Venezia. Ascoltiamo da Matteo Efrem Rossi, fondatore dell'associazione, come reagiscono all'impasse attuale di Elisa Decet ... segue
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La Lavagna |
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Autocommiserazione, cultura ed economia in Italia di Raffaele Gavarro Ma davvero il nostro è un problema di autocommiserazione? ... segue
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Musica elettronica, parole d’artista, specchi e luci sono gli ingredienti del terzo appuntamento di “Con Parole Sue”, al Museo Del Novecento di Milano. Per coniugare note e arte contemporanea, sotto Lucio Fontana di Caterina Failla ... segue
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forum attivi ARTE E POLITICA Re: Re: Fish Art-Tax.
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       .Re: Re: Fish Art-Tax.
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Chi l'ha detto? C'è anche una bellissima tendenza "autistica" dell'arte esemplata sul teatro di Grotowskj. Nella mia brevissima carriera artistica (mostre collettive che si contano sulle dita di una mano) ho avuto anche l'avventura di esporre con Cattelan nel '92 in una mostra organizzata da me e dal mio partito politico all'epoca in cui il buon Maurizio non era nessuno, così come non erano nessuno Cuoghi e Corsello, la Pivi e tutti gli altri...che erano presenti a quella mostra in un paesino di 10.000 abitanti in provincia di Milano. Infatti il problema è questo: di tutti i compagni di strada che accettavano di esporre per quel partito che allora non era molto popolare fra i vip dei giovani emergenti (non era il Partito Socialista ne' Forza Italia che allora non esisteva)...alcuni hanno fatto carriera e altri invece sono finiti a lavorare, molto più seriamente, come terapeuti ....nelle "attività occupazionali" delle coperative per disabili e nella psichiatria. Non è che Maurizio, Cuoghi & Corsello e la Pivi erano più intelligenti di noi, semplicemente erano già oggetto di investimenti sul loro "futuro" che noi non avevamo da parte della Galleria Neon di Bologna, la quale aveva fornito anche l'apporto di due brave critiche. Di quella mostra infatti conservo ancora gelosamente il piccolo catalogo. Poi qualcuno (un noto editore italiano, circa una decina d'anni dopo) ha provato a rinfacciare sulle pagine della sua rivista a Cattelan che lui...in fondo è come Berlusconi perchè si è fatto da solo, semplicemente perchè Cattelan in una serata fra amici aveva dato indicazione di non votare Berlusconi. A parte che è noto che il nostro Cavaliere...si è fatto da solo...(diciamo) con l'aiuto di molti...politi-ci e in questo davvero Cattelan gli somiglia, ma che senso aveva questa intimidazione di un libero cittadino (anche se investito dell'"aura" sacra di artista e oggetto di tanti investimenti oscuri) sulle pagine di una rivista edita e diffusa nelle gallerie? Ho voluto raccontare un piccolo aneddoto gustoso per i lettori per raccontare fino a che punto si arriva, quando un artista non è più garantito nemmeno nella espressione di una opinione all'interno della sfera privata.
***** MODIFICATO DA donatellaleoni il 24/08/2004 00.15.14 *****
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       ..Fish Art-Tax.
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Credo che quello che bisogna tenere presente in questo momento storico è che in sostanza l'arte oggi esiste solo in quanto strumento di marketing e macchina da soldi. Cattellan e la Beecrooft sono a "ponta rò c***o" di questa tendenza ad attribuire un valore al nulla purché sia cool e vendibile. Quello che io sostengo è che nell'arte contemporanea non esiste un mercato diverso, parallelo e più etico, non esiste perchè è nell'interesse di chi gestisce questo sistema giocare su un concetto dell'arte elitario, alto o medio borghese. Insomma un ingranaggio perfetto che esclude i ceti medi e medio bassi dall'arte contemporanea, insomma quanti non diplomati capiscono Picasso? Quanti non diplomati varcano la soglia di un Museo? Quanti diplomati? Per arrivare a risultati accettabili dobbiamo indagare tra i turisti laureati o tra gli addetti ai lavori, scandaloso, questo è quello che ci rende impotenti. Certo democraticamente Tonelli consente agli esclusi una home page da artista-utente-consumatore, questa cosa può essere l'inzio di una utopia etica se lavoriamo politicamente nella vita concreta e nel quotidiano cercando di fare comprendere il nostro lavoro a tutti quelli che ci capitano davanti. Il nostro problema è che senza utenti da informare non esistiamo, bisogna porre l'utente/ricettore davanti ad i nostri problemi e fargli comprendere quanto sia giusto e lecito il suo rifiutare il Museo e le Istituzioni artistiche, fargli comprendere quanta non arte gli venga imposta dall'alto e quanto potere ha lui nel decretare cosa sia o meno arte. Insomma una follia utopica e lucida, questo è il mio sogno collettivo, tessere una ragnatela per catturare utenti e portarli direttamente a casa nostra, a spazi privati per pochi rispondiamo con i nostri spazi privati domestici ed avviciniamo all'arte chi ne è escluso, non solo avvicinando i diversamente abili all'arte ma anche i dis-abilitati dal sistema a comprendere il nostro lavoro aiutiamolo a comprendere che il nostro è un lavoro anche se qualcuno decreta che non è tale. L'arte e l'artista possono continuare a vivere solo se si amplia e diversifica il mercato. Insomma io all'arte dell'Impero Ibrida e Transnazionale sono il primo a non crederci, "nun se lassa 'a terra pe' na mala annàta", l'arte non deve morire mai, facciamo comprendere a questo sistema che ci usa da utenti e ci relega a produttori d'artefatti inutili socialmente, che l'arte oggi vive attraverso noi i non ingabbiati da un sistema che relega l'arte e gli artisti in galera-ria. Insomma gli unici in grado di sottrarsi al loro destino d'invidui trasparenti e produttori incompresi in vita e magari riscoperti tra due secoli in virtù di un gusto estetico mutato siamo noi, altrimenti...nuje prjamm' 'o patatèrno ca caresse stù' sistema.
Tommaso Aniello, pittore d'Amalfi.
***** MODIFICATO DA MarioPoliti-co il 24/08/2004 00.43.58 *****
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       ...Fish Art-Tax.
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Pittori astratti che criticano pittori figurativi, pittori figurativi classici che attaccano gli espressionisti transavanguardisti, i pittori espressionisti transavanguardisti attaccano la performance come forma d'arte, i performer rifiutano la Land Art come forma d'arte, i Land Artisti trovano la Scultura una forma d'arte superata, i Pittori dicono che la Scultura è inutile ed ingombrante, i Fotografi body artisti dichiarano il quadro un oggetto morto, i videoartisti trovano la fotografia distante dal reale ed incompleta, i minimalisti concettuali trovano tutto questo estremamente sfarzoso, scultori minimalisti attaccano scultori classici, scultori espressionisti attaccano i minimalisti, i writer's dicono che tutto deve essere un "pezzo" on the wall, chi mangia su tutto questo se non il produttore? Etichette artistiche e stilistiche contro, create dal sistema culturale globale, il malavitoso gallerista propone l'artista disadattato e così parte 'o ballo re' pezziente. Non capisco, come se in questo sistema dell'arte gli artisti non dormissero sonni già abbastanza agitati, un ballo di pezzenti disperati, dove i veri fetenti sono critici e galleristi, agli artisti è difficile che bastino i denari e si ritrovano prodotti clonati da supermercati, 'o palo 'nculo o tenimmo tutte quante, sembra ca però se schiatta re' risate a verè 'o ballo re' pezziente.
Tommaso Aniello d'Amalfi
***** MODIFICATO DA MarioPoliti-co il 24/08/2004 08.36.27 *****
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       ....Fish Art-Tax.
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Quanti artisti (?) oggi per produrre, per mettere alla luce i loro lavori, sono costretti ad avere un doppio lavoro, lavorare per produrre, un incubo del quale non si parla quando si varca la soglia delle gallerie private transnazionali, indecoroso, antiborghese, nelle gallerie/galere c'è bisogno di una identità professionale completa. Sapete cosa sono per me critici e galleristi? Cacciatori di taglie, costetti ad inseguire per consegnare la preda al pubblico, smaniosi d'intascare la taglia pronto cash, per questo guardo con sospetto gli artisti che si consegnano alle gallerie spontaneamente, sono dei collaborazionisti, ad ogni lancio di mercato ci dovrebbe essere un pubblico processo da parte degli artisti indipendenti, perché si attenta alla loro precaria esistenza. Il paradosso è che invece di contaminarci e catalizzarci a vicenda ci combattiamo a colpi di spot made in Politi. Le gallerie/galere sono territori vietati ad i più, dove cercano vitto ed alloggio quegli artisti figli di nessuno e privi di una casa culturale ed ideologica sgomitano a vicenda per entrare nella galera/ria sulla pelle dell'altro che fuori non ha neanche i viveri garantiti. Sogno che quegli artisti sfruttati ed usati da questo sistema trovino la forza di rompere il muro dell'omertà e denuncino pubblicamente le mortificazioni e le angherie subite. I nostri governatori regionali ed il nostro governatore nazionale (ma esiste ancora uno stato italiano?) dovrebbero concedere alla pubblica e libera gogna artistica degli spazi aperti e non privatizzati per gli artisti di quartiere e magari confrontarli proprio con quelli transnazionali imposti dall'Impero. Paradossale vivere da artisti clandestini ed illegali nel quartiere dove si è sempre vissuti, con unica colpa quella di cercare di conservare la propria memoria culturale, messi in posizione off da un sistema economico politico e culturale decentrato ibrido e privatizzato. Poi mi si dice che oggi l'arte non è oppressa? Non ci si rende conto che la libertà di ricerca artistica oggi è solo un agnello sacrificale? Chiedo amnistia per i compagni artisti in galera/ria loro malgrado, incatenati in maniera incosciente ed incosapevole da una banda di criminali sparsi che quotidianamente "menano 'e mazzate". Amnistia per quegli artisti che in questo pazzo supermarket globale giocano a fare i signori invece di ballare con noi la tarantella dei pezzenti, liberate le loro opere e mettetele affianco alle nostre, amnistia per i quadri di Cristian La Pera e le burle di Alvaro Gola Profonda. Cattellan datti fuoco o brucia le tue opere, evadi, protesta sul serio come i carcerati di Poggioreale quando bruciano le lenzuola per evadere. Siete costretti a stare nelle gallere/ie? sciopero della fame e sorsi d'urina sotto i riflettori di Trash Art, uscite ed armatevi dei vostri lavori, quelli veri, nel buio dei vostri studi, nessuno ve li saccheggierà anche se illegali, non ci sarebbero capi d'accusa. Insomma gli artisti ad i loro quartieri e ad i loro condomini, lasciamo i territori dell'arte ad i loro abitanti.
Tommaso Aniello d'Amalfi, artista pescivendolo e kamikaze pronto ad esplodere con la sua energia creativa nel ventre della bestia.
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       .....Intervista breve:
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Loretta Zaganelli: Ma che io, te e tanti altri ce la meniamo perché i galleristi scelgono gli artisti che voglion loro, e quelli che vendono, alla fine che senso ha? Credi che in questo modo le loro scelte cambieranno? Masaniello: Certo, sono straconvinto che una rete d'artisti solidale possa fare mutare il sistema dominante dell'arte, altrimenti perché pensi abbia scelto d'operare in questa maniera? Il mio amore per l'arte mi ha portato ad operare in questa maniera, puoi non condividere ma puoi sforzarti di comprendere. Loretta Zaganelli: Un po' mi fai girare le scatole quando mi chiedi se sono artista o critica, quando proprio tu, tempo fa hai messo on line accuse a non finire ai critici d'arte che non sono artisti, dicendo che solo gli artisti possono scrivere di arte. Dunque? Cadi sui tuoi stessi principi. Masaniello: Attenzione, ho anche più volte specificato che emulare il sistema dell'arte in maniera bieca e cieca è sterile ed inutile, l'artista per essere sul serio indipendente non deve uscire dal suo studio e lì che deve attirare l'utente/consumatore, agire nell'invisibiltà e nell' illegalità del proprio quartiere, da clandestino locale in un mercato transnazionale, in questa maniera può tentare di creare un altro mercato. Questo è il mio sogno, fare arte come l'idraulico aggiusta i rubinetti, l'idraulico o il panettiere hanno forse bisogno di Flash Art? Loretta Zaganelli: Ti ripeto, ma il discorso è antico, qui esistono ben pochi interessi, tranne quello per l'arte, di conseguenza i conflitti sono ridotti a zero. So scrivere, ma purtroppo non sono una brava manager, non so reperire fondi per le mostre e non chiedo soldi agli artisti. Di conseguenza non ci sono guadagni. Curo solo quel che mi interessa davvero. Masaniello:Ti ripeto, curo solo quel che mi interessa davvero. Forse sono un idealista, è vero, ma mi sta bene così. Loretta Zaganelli: Arrivederci Mario. Masaniello: Arrivederci.
***** MODIFICATO DA MarioPoliti-co il 24/08/2004 18.21.13 *****
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       ...... Intervista breve:
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Loretta Zaganelli: Si da il caso che l'idraulico e l'elettricista vada direttamente di casa in casa. Tu fai questo realmente o ti accontenti di farlo telematicamente da quei due forum che frequenti? Masaniello: Gli amici che s'interessano delle mie cose vengono di tanto in tanto a visionare il mio lavoro, non lo faccio realmente perché la committenza artistica oggi è quello che è, però troverei meraciglioso e giusto un mondo dove i quadri riescano a conquistare lo status che oggi hanno altro oggetti, a Napoli nei bassi trovi oggi anche i computer, ma non quadri d'arte contemporanea, neanche uno. Eppure non è che manchino gli artisti. Loretta Zaganelli: Mario, io non sono di certo la persona che corre dietro a qualcuno per avere degli introiti di qualsiasi tipo, perché proprio non è nella mia indole, semplicemente a chi conosco mando i comunicati delle mostre che curo e in cui espongo. Sorry ma il tuo indirizzo non l'ho più causa un crack dell'hard disk. Masaniello: Non ti fa riflettere questo? Il tuo lavoro per tuo ammissione non ti cambia la vita, una dimensione ristretta, intima, però critichi il mio operare, dici che non cambia le cose, in effetti non c'è differenza tu organizzi mostre per pochi ed io propongo il mio lavoro unico da visionare esclusivamente nel mio studio, con la postula che non esporrò mai in una galleria privata. Proprio questo rende le tue critiche gratuite, io critico un sistema dissociandome, tu lo emuli, chi ti sembra più coerente? Scelgo di fare l'artista illegalmente e dichiaro fintamente d'avere delle gallerie/galere, ma chi m'istiga a fare il truffatore chi è? Politi stesso, se senza galleria nella sua rivista non esisti, lo stesso discorso vale anche per tutte le altre riviste d'arte contemporanea, questo vuiole dire che l'artista senza gallerista non esiste, per me questo è terribile e gravissimo, anche perché il pubblico e gli utenti passivamente incassano in nome di una presunta giustizia e qualità artistica. Loretta Zaganelli: Tu invece ora sei in casa di Politi, eppure dici che non vuoi averne bisogno. Chi è più incoerente, io o te? Masaniello: T'immagini i kamikaze del undici settembre farsi esplodere a casa loro? Sono andati ad dirottare quattro aerei in casa del nemico, non è detto che ci riesca in questa vita, ma m'interessa fare più o meno la stessa cosa, prendere tutto il pubblico di Politi e portarlo nel mio sudicio studio, saltando tutto e tutti, rivendicando solo la mia professionalità, opero in casa sua per dissociarmi da un sistema creato anche da lui che m'impedisce di vivere dignitosamente.
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       .......Fish Out Tax
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Un'altra Venezia è possibile! (Forse).
Di seguito ho copia-incollato un articolo apparso su Liberazione il 18 agosto. Parla di un altro modo di vivere il Festival del Cinema. Mi sembra una buona cosa, tantopiù che il dissenso è propositivo.
Io sarò un pò lì e un pò al Festival ufficiale.
Baci e abbracci (tanto per restare in tema cinematografico).
Saverio Tommasi "Compagnia Teatrale Saverio Tommasi" www.saveriotommasi.it
Dall'1 all'11 settembre le reti no-global lanciano l'azione-evento "Globalbeach" Precari alla Mostra di Venezia al grido di "flexsecurité" "Liberté, Egalité e Flexsecurité": è lo slogan di GlobalBeach, azione-evento annunciato dalle reti alternative via internet in concomitanza con il Festival del cinema di Venezia. Così come alla rassegna di Cannes hanno fatto quest'anno "les intermittents", i precari dello spettacolo francesi, anche i globalbeach, per tutta la durata dell'evento cinematografico (dall'1 all'11 settembre) occuperanno una spiaggia del Lido di Venezia, che diventerà appunto una spiaggia globale, «spazio di azione comunic/attiva, di rivendicazioni di spazi, di cultura e socialità». Tra le adesioni, quella della scrittrice Naomi Klein. La manifestazione avrà un suo marchio: un surfista su una grande onda sulla quale figura lo slogan della Rivoluzione Francese riadattato alle istanze emerse dall'Euro May Day del primo maggio scorso a Milano, quando il mondo del precariato ha contestato le attuali forme di lavoro flessibile. «Flexsecurité - spiegano i flyers, i piccoli volantini in circolazione negli ambienti no global - significa che, se ci vogliono flessibili, allora ci devono dare garanzie di vita, la sicurezza, cioè la flexsecuritè». L'iniziativa è promossa da reti quali il Global Project, l'insieme di collettivi dediti alla sperimentazione multimediale tv-computer-radio, e, da quanto si è appreso finora, dagli Invisibili. «Essendo la Mostra del Cinema di Venezia - dicono i promotori - una ve trina che rischia di rappresentare solo e sicuramente il pensiero unico, cioè un unico modo di porsi, che è quello deciso dall'estabilishment, per noi disobbedienti, precari, euromayday, operativi, artisti che non hanno posto dentro la grande vetrina della Biennale, è importante ci sia un attraversamento della situazione in maniera critica, ma anche propositiva». Tra le anticipazioni, il concerto di apertura della Global Beach, il 3 settembre, con gli Assalti Frontali,; ma il primo settembre è in programma la conferenza stampa in cui verrà presentato il programma definitivo. Nelle previsioni degli organizzatori, GlobalBeach «sarà anche un luogo dove molti artisti, che sono anche presenti alla Biennale, ma che vogliono interagire con situazioni, collettivi culturali e collettivi politici, avranno l'opportunità di farlo».
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       .......Per il kamikaze dell'arte.
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Chi te l'ha detto che il mio operare non mi cambia la vita? La dimensione non è intima come credi tu, ne tanto ristretta. Mi vieni a dire che emulo il sistema. Ma ci pensi quando parli? Per fare una critica simile occorre sapere le cose. Fatti, elencami dei fatti. In che cosa io emulerei questo sistema? Credi forse che dica alle persone che espongono di produrre opere di un certo tipo perché si venderanno meglio? Dici che le mostre che curo sono per pochi. Il punto è che c'è poca gente interessata all'arte contemporanea. Piuttosto vanno al cinema o alla partita. Ma dico, io alla partita non ci vado, (al cinema si), quindi perché devo constringere le persone a seguire cose che non sono di loro interesse? Detto questo, alle ultime mostre che ho curato una cinquantina di persone ci sono sempre state. E non mi sembra poco, considerato che il posto era in periferia, e piuttosto imboscato. Mario Pesce, Domenico di Caterino, io non ti accuso proprio di nulla. Per me puoi continuare per anni a credere di fare il kamikaze nei forum che frequenti, però, ti chiedo, da due anni a questa parte, che cosa è cambiato? Quale sistema è esploso con i tuoi metodi?
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_lz_,
25/08/2004 09:28:00
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       ........Re: Per il kamikaze dell'arte.
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WOW, qui ci sono i kamikaze! Scusate signori kamikaze, nelle vostre cinture da far esplodere sui forum usate anche i cuscinetti a sfera oppure no? Usate il C4 o altro plastico? Eheheh ;D
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       .........Re: Re: Per il kamikaze dell'arte.
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collasso multimediale e deja-vu. osservazione reale dell'arte d'oggi
maria e donato
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       ..........Per il kamikaze dell'arte.
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Maria/o a Donato/a, buona la sintesi ermetica, anche se davvero poco esaustiva in merito alla situazione reale dell'arte oggi. Ve la prendete con chi fa, con chi ce la mette tutta per andare avanti nel marasma d'oggi, producendo e portando avanti delle idee..assurdo. Se avessi un grande studio, anch'io allestirei le mostre in casa mia, ma si da il caso che il mio appartamento non me lo permetta. Quindi secondo Pesce dovrei evitare di esporre in qualsiasi luogo per protesta, anche in quelli totalmente free, soltanto per contraddire il sistema, ma andiamo..vi rendete conto che questo modo di protestare non ha senso?
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_lz_,
25/08/2004 13:37:00
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       ...........Re: Per il kamikaze dell'arte.
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Loretta Zaganelli ha ragione. Nel periodo che ci ha preceduto, l’arte ha sempre avuto una funzione storico-sociale: è stata la concretizzazione dei valori, delle visioni del mondo, degli ideali in cui una determinata società si è riconosciuta. Si pensi quale valore estetico, religioso, politico hanno significato per l’antica civiltà greca, il tempio, la scultura o la tragedia; così come, per fare un altro esempio, è stato il romanticismo che ha permeato la nostra cultura fino al secolo scorso, ed è stato inequivocabilmente rappresentativa di quel periodo, dove pittura, poesia, letteratura, musica, hanno raggiunto la completa interazione tra uomo, società, ideali e politica. Oggi la nostra esperienza estetica è differente, l’arte ha in parte smarrito questa sua peculiarità. La nostra società è caratterizzata da una frammentazione dei valori estetici, una sorta di esteticità diffusa, circolano molti più prodotti artistici, molti più valori estetici, ma, in modo inversamente proporzionale la loro incisività si è sensibilmente ridotta. Forse oggi non si producono più, grandissime opere d’arte, si produce però un movimento esteticamente significativo, una sorta di disseminazione estetica. E’ proprio questa la caratteristica della nostra epoca, ed è anche la ragione per cui è fondamentale, la realizzazione di spazi dove i cittadini possano convergere, confrontarsi, conoscere e dunque vivere l’arte nel suo divenire. Superando quel pregiudizio diffuso che collega l’esperienza artistica con uno stato d’inferiorità pratica che si manifesta sotto forma di tolleranza, per la quale ciò che conta veramente non è certo l’arte! Permettendo, in questo modo, all’estetizzazione di condizionare tutti gli aspetti dell’esperienza. Mi ripeto in modo ossessivo, ma oggi tutto è ridotto ad immagine, ad apparenza, a spettacolo, anche nella politica assistiamo al trionfo di un’ottica pubblicitaria. L’estetizzazione del mondo in cui viviamo, si riduce alle banalità della moda, della pubblicità variopinta, dei film hollywoodiani, dell’arte è diffuso solo l’aspetto più superficialmente edonistico dell’esperienza artistica. Sempre più spesso si assiste al recupero della nozione tradizionale di bello, inteso unicamente come armonia, conciliazione, superamento e annullamento di tutti i conflitti; ma le avanguardie artistiche, a cavallo tra Ottocento e Novecento hanno mostrato che l’arte nulla ha a che fare con questo tipo di bellezza. Di fronte a questa estetica mass-mediologica, super-egualitaria e super-conciliativa, l’arte contemporanea si muove in direzione opposta rispetto all’omologazione, così come avviene, di tutti i messaggi e di tutti i prodotti, opera contro l’estetismo rivendicando la capacità di scuoterci dal letargo che negli ultimi anni ha sprofondato la cultura. Tutti noi sentiamo il bisogno di esperienze che vadano al di là del quieto estetismo e di una cinica rassegnazione. L’arte contemporanea è qualcosa di più di una mera illusione, di un semplice godimento, ci solleva da questa esistenza, non genericamente per consolarci facendoci sopportare in qualche modo i mali della vita, ma per rendere l’esistenza che conduciamo più vera, più viva. L’esperienza dell’arte contemporanea è un’esperienza inquietante, che apre un mondo alternativo a quello presente, scuote le nostre abitudini, le nostre certezze, risveglia la nostra capacità critica.
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       ...........Fish art tax.
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Oggi ho un leggero mal di testa mi sfuggono dei passaggi, non capisco i miei interlocutori, o meglio lettori distratti mi criticano senza comprendermi. Non voglio fare cambiare niente, niente cambia comunque anche emulando il sistema strutturato così com'è, quadri esposti, critici che emulano Benito Oliva e propongono sconosciuti facendo il gioco dell'avversario che facilmente li bolla come artisti di serie B, visto che non hanno accesso agli spazi zona rossa e lo stesso pedigree di fido artista di razza. Ho sempre detto che è mia intenzione passare una vita in questa maniera, rinnegando il sistema che mi ha generato, sono figlio di Berlusconi e Politi visto che la mia infanzia è targata anni Ottanta, l'unico mio fine è creare una resistenza operaia artistica, che la Posse "Mario pesce a fore"di pittori operai resista a livello locale controdocumentando per più generazioni, denunciando le brutture e le nefandezze di questo sistema. Casa d'artisti piccola? La mia è quindici metri quadri, trovo giusto mostrare i miei problemi reali d'artista emarginato a chi è interessato alle mie cose, a Palazzo Reale non sarei compreso come nel mio studio. Quello che non capisco è perché criticare la mia inutilità visto che sono il primo a dichiararla con tanto di faccia da deridere a vita, non trovate che mi stia smerdando abbastanza da solo? Oggi a Mergellina ho incontrato un alienato che in altri tempi sarebbe stato ricoverato al manicomio d'Aversa, sembrava Ligabue, lo guardavo e lui mi ha detto: 'O saccio ca' capa toja nùn è bona! Vero, i miei pensieri sono così folli da sembrare concepiti da un buon cabarettista, ed allora buon divertimento a tutti, ora ne sparo un altro e lo dedico a tutti gli artisti che emulano il sistema dominante mimandone le figure e gli spazi, lo dedico ballando con loro il ballo degli artisti pezzenti: Queste vostre opere, "tarantolate", sommerse e sepolte dal transnazionale mercato globale dell'Impero hanno secondo voi un valore minimo? Perché non sprecate le vostre energie per pressare il Premier (?) o il ministero della cultura sepolta sotto la metropolitana di Napoli "by Benito Oliva always Politi" sul come ingegnarsi per valorizzarli? Perché il nostro governo non valorizza questo patrimonio sepolto aiutandoci a svenderlo, magari ad i paesi dell'Est Asiatico invece di gravare il nostro pesantissimo deficit pubblico sulle tasche degli italiani non benestanti? Forse è colpa di questo caldo ma il mio Sant'Antonio nemico del demonio a Mergellina mi consiglia di non esporre mai in una galleria privata per mio benificio mentale e spirituale ed io da buon mediterraneo cristiano lo ascolto e prego perché le gallerie crollino con il prossimo terremoto con il Lucio Amelio di turno questa volta sepolto sotto le macerie. Colpa del caldo forse, qualcuno mi dia un lavoro sedativo perpiacere. Deliro, tra pazzi ci si intende e ci si riconosce, ma io esigo un risarcimento danni da questo sistema dell'arte, sogno che la mia presa di posizione possa servire un giorno a frenare questa potenza imperiale e transnazionale che non segue nessuna regola, le crea anzi in maniera sovrana purché siano in linea con interessi speculativi di Imprese private, galleristi, critici logo ed artisti brand immorali e venduti al migliore offerente, comprendo questi artisti che per sfuggire alle miserie e carestie figlie di questa quarta guerra transnazionale smaniosi di mettere su famiglia si sono costituiti senza tipo di ritegno alle galere/rie, sono generoso e da artista libero mi batto per ottenere la loro libertà ed "asilo poetico", come? Ripeto, perché il governo Italiano non tassa i galleristi che speculano sui mercati "futures", potrebbe essere un modo per valorizzare il nostro patrimonio culturale sommerso disincentivando le transazioni truffa degli artisti brand che mai terminano in breve con un effettivo scambio della merce, ma "chi sò cattà nù Cristian La Pera 'a Germania?". Le transazioni d'artisti in galleria servono in realtà solo a nascondere l'artista per impennarne la quotazione, tutto questo però sarebbe inutile senza che gli artisti indipendenti insurrezionalisti localmente proclamino la loro esistenza e produttività a livello globale attaccando l'ibrido transnazionale. Insomma rispondendo sinteticamente per chi trova noiosa la mia lettura: Non voglio concludere un benché minimo c***o! Tommaso Aniello d'Amalfi, Israele agli Israeliani, la Palestina ad i Palestinesi, agli artisti di quartiere il loro quartiere.
***** MODIFICATO DA MarioPoliti-co il 25/08/2004 14.45.35 *****
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       ............Re: Fish art tax.
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LZ: Chi te l'ha detto che il mio operare non mi cambia la vita? La dimensione non è intima come credi tu, ne tanto ristretta. Masaniello: Allora sei una rampante critica in carriera, complimenti. lZ: Mi vieni a dire che emulo il sistema. Ma ci pensi quando parli? Masaniello: Sono un istintivo... LZ: Per fare una critica simile occorre sapere le cose. Fatti, elencami dei fatti. In che cosa io emulerei questo sistema? Masaniello: Nel proporti come critica, nel trovare spazi che emulano il modello indotto, nel presentare gli artisti come evento, nel presentare ciclicamente degli artisti e non degli altri in base a propri criteri, perché non crei una agenzia, non sarebbe più democratico? Visto che ti proponi come benefattrice a costo zero fai sul serio gli interessi degli artisti promuovili e scompari nel nulla. LZ: Credi forse che dica alle persone che espongono di produrre opere di un certo tipo perché si venderanno meglio? Masaniello: Mai detto, però mi sembra che la loro produzione sia sempre molto affine al tuo gusto, non è una discriminate arbitraria questa? LZ: Dici che le mostre che curo sono per pochi. Il punto è che c'è poca gente interessata all'arte contemporanea. Piuttosto vanno al cinema o alla partita. Ma dico, io alla partita non ci vado, (al cinema si), quindi perché devo constringere le persone a seguire cose che non sono di loro interesse? Masaniello: Magari non interessano perché non si comprendono, perché non lavorare seriamente per farle comprendere? lZ: Detto questo, alle ultime mostre che ho curato una cinquantina di persone ci sono sempre state. E non mi sembra poco, considerato che il posto era in periferia, e piuttosto imboscato. Masaniello: Complimenti, io le avrei diluite e portate in un anno a conversare nel mio studio. LZ: Mario Pesce, Domenico di Caterino, io non ti accuso proprio di nulla. Per me puoi continuare per anni a credere di fare il kamikaze nei forum che frequenti, però, ti chiedo, da due anni a questa parte, che cosa è cambiato? Masaniello: Un c***o di niente a livello globale, localmente qualcosa è in movimento, quantomeno discutiamo. Lz: Quale sistema è esploso con i tuoi metodi? Masaniello: Vedi io ho messo in conto un paio di secoli per vedere una concreta mutazione delle cose, ma parlando d'esplosioni concrete tu ad esempio non sembri proprio distesa, forse ti farebbe bene non leggermi.
***** MODIFICATO DA MarioPoliti-co il 25/08/2004 15.00.44 *****
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       .............Fish art tax.
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Ignazio Fresu: Loretta Zaganelli ha ragione. Masaniello: Quegli spazi potrebbero essere le nostre case studio altrimenti siamo sconfitti in partenza per l'eternità. Ignazio Fresu: Nel periodo che ci ha preceduto, l’arte ha sempre avuto una funzione storico-sociale: è stata la concretizzazione dei valori, delle visioni del mondo, degli ideali in cui una determinata società si è riconosciuta. Masaniello: Parli di una determinata società, nell'arte dell'impero Transnazionale io non mi riconsco, il discorso è chi si occupa della società esclusa dall'attuale sistema dell'arte? Ignazio Fresu: Si pensi quale valore estetico, religioso, politico hanno significato per l’antica civiltà greca, il tempio, la scultura o la tragedia; così come, per fare un altro esempio, è stato il romanticismo che ha permeato la nostra cultura fino al secolo scorso, ed è stato inequivocabilmente rappresentativa di quel periodo, dove pittura, poesia, letteratura, musica, hanno raggiunto la completa interazione tra uomo, società, ideali e politica. Masaniello: Vedi Napoli è città che resiste per sua genesi, la cultura neomelodica partenopea affonda le sue radici popolari proprio nel cantante pop star del quartiere, il giro è molto lucrativo, al punto che la camorra gestisce molti di questi cantanti da matrimonio che in un anno guadagnano quanto Irene Grandi, neanche la camorra a Napoli vede la possibilità di un mercato per l'arte contemporanea di quartiere, per me è una cosa possibile, se tra artisti si coopera in maniera solidale ed ego-compatibile, ma come dire io non mi sognerei mai di gestire uno spazio come una galleria o d'emularne la struttura, ricordi Renoir? Io voglio dipingere come l'uccello canta. Ignazio Fresu: Oggi la nostra esperienza estetica è differente, l’arte ha in parte smarrito questa sua peculiarità. La nostra società è caratterizzata da una frammentazione dei valori estetici, una sorta di esteticità diffusa, circolano molti più prodotti artistici, molti più valori estetici, ma, in modo inversamente proporzionale la loro incisività si è sensibilmente ridotta. Masaniello: Ma dove circolano? Parli d'arte o di pubblicità, l'editoria d'arte è concepita esclusivamente ed in maniera speculativa per gli addetti ad i lavori, hai mai letto su Flash Art un articolo dove si stronchi una mostra di una potente galleria? Quelle recensioni critiche potrebbero essere comprese da un diciottene puro e semioticamente sprovvisto? Ignazio Fresu: Forse oggi non si producono più, grandissime opere d’arte, si produce però un movimento esteticamente significativo, una sorta di disseminazione estetica. Masaniello: Sepolta ed invisibile, e permettimi fino a controprova storica grandi opere d'arte comunque, io potrei essere il nuovo Caravaggio o Van Gogh e tu potresti non saperlo ed anche io potrei non saperlo, Van Gogh non avrebbe mai immaginato d'essere glorificato e beatificato in maniera così pagana e speculativa. Ignazio Fresu: E’ proprio questa la caratteristica della nostra epoca, ed è anche la ragione per cui è fondamentale, la realizzazione di spazi dove i cittadini possano convergere, confrontarsi, conoscere e dunque vivere l’arte nel suo divenire. Superando quel pregiudizio diffuso che collega l’esperienza artistica con uno stato d’inferiorità pratica che si manifesta sotto forma di tolleranza, per la quale ciò che conta veramente non è certo l’arte! Permettendo, in questo modo, all’estetizzazione di condizionare tutti gli aspetti dell’esperienza. Masaniello: Mi ripeto anche io, i nostri studi sono quegli spazi, altrimenti siamo solo servi di servi, altro che artisti. IGNAZIO fRESU: Mi ripeto in modo ossessivo, ma oggi tutto è ridotto ad immagine, ad apparenza, a spettacolo, anche nella politica assistiamo al trionfo di un’ottica pubblicitaria. L’estetizzazione del mondo in cui viviamo, si riduce alle banalità della moda, della pubblicità variopinta, dei film hollywoodiani, dell’arte è diffuso solo l’aspetto più superficialmente edonistico dell’esperienza artistica. Sempre più spesso si assiste al recupero della nozione tradizionale di bello, inteso unicamente come armonia, conciliazione, superamento e annullamento di tutti i conflitti; ma le avanguardie artistiche, a cavallo tra Ottocento e Novecento hanno mostrato che l’arte nulla ha a che fare con questo tipo di bellezza. Di fronte a questa estetica mass-mediologica, super-egualitaria e super-conciliativa, l’arte contemporanea si muove in direzione opposta rispetto all’omologazione, così come avviene, di tutti i messaggi e di tutti i prodotti, opera contro l’estetismo rivendicando la capacità di scuoterci dal letargo che negli ultimi anni ha sprofondato la cultura. Tutti noi sentiamo il bisogno di esperienze che vadano al di là del quieto estetismo e di una cinica rassegnazione. L’arte contemporanea è qualcosa di più di una mera illusione, di un semplice godimento, ci solleva da questa esistenza, non genericamente per consolarci facendoci sopportare in qualche modo i mali della vita, ma per rendere l’esistenza che conduciamo più vera, più viva. Masaniello: Ma allora siamo d'accordo, vieni a Napoli e passi a trovarmi nel mio studio? Ignazio Fresu: L’esperienza dell’arte contemporanea è un’esperienza inquietante, che apre un mondo alternativo a quello presente, scuote le nostre abitudini, le nostre certezze, risveglia la nostra capacità critica
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