|
|
|
|
Ritratto del curatore da giovane |
.jpg) |
Continua il nostro viaggio nella giovane curatela. Questa volta Manuela Valentini intervista Cecilia Canziani. Toccando anche alcuni punti critici che possono generarsi dalla sovrapposizioni di ruoli e incarichi. E Cecilia risponde ... segue
|
| |
|
|
|
Parola d'artista |
 |
L'intenzione e il caso di Patrizia Cavalli
La poetessa ha da poco inaugurato una mostra presso lo studio Stefania Miscetti di Roma con, tra altre, un'installazione ricavata dai suoi appunti mattutini. Pubblichiamo il testo che ha scritto per la mostra romana ... segue
|
| |
|
|
|
Speciale Biennale/Parlano gli artisti del Padiglione Italia |
 |
Con questa intervista stiamo per chiudere il cerchio. Piero Golia è l'undicesimo artista che racconta ad Exibart idee e emozioni suscitate dall'invito di Bartolomeo Pietromarchi. La sua testimonianza è raccolta da Silvia Simoncelli ... segue
|
| |
|
|
|
Scacco alla crisi |
 |
Seconda tappa del nostro viaggio alla ricerca di realtà che provano a non farsi inghiottire dal buco nero della crisi. Questa volta la contromossa è di Eventi-Arte-Venezia. Ascoltiamo da Matteo Efrem Rossi, fondatore dell'associazione, come reagiscono all'impasse attuale di Elisa Decet ... segue
|
| |
|
|
|
La Lavagna |
 |
Autocommiserazione, cultura ed economia in Italia di Raffaele Gavarro Ma davvero il nostro è un problema di autocommiserazione? ... segue
|
| |
|
|
|
|
 |
Mentre la primavera si attarda, l’evento più atteso di maggio arriva puntuale e pare condividere con la stagione la volontà di rinnovarsi ancora e confermare il suo format vincente, con qualcosa in più. Stiamo parlando di MIA di Luca Piatto ... segue
|
| |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
 |
|
|
|
|
|
forum attivi ARTE E POLITICA Arte Ribelle.
|
|
       ...............Arte Ribelle.
|
I collezionisti potenti viventi all'interno dell'attuale sistema dell'arte non penso siano più di cento, a Napoli abbiamo il nostro Ernesto Esposito, in realtà quelli che fanno l'artista dell'Impero sono loro, comprano dalle gallerie e gestiscono quotazioni ed anche a livelli altissimi questo tipo di collezionista gestisce e compie affari speculativi sulle opere dell'artista. Il nuovo ordine globale dell'arte si avvale di una struttura di servizio che funziona proprio come la camorra, gallerista e conoscenze di famiglia, il protetto ed il pizzo sulle opere. Questa camorra è generata da un sistema di scambi tra artisti di galleria/famiglia, altrimenti come sarebbe arrivato un Cristian La Pera ad esporre in Germania? Perché lui e non io? Questa organizzazione produttiva e distributiva ha fatto fioccare a Napoli gallerie d'arte come confetti, d'altronde gli artisti locali indigeni si vendono per poco e s'adeguano allo sfruttamento con grande facilità, il meccanismo camorristico locale dell'arte si dirama poi in tutto il globo. Non esiste nessuna struttura normativa che tuteli l'artista in quanto libero ricercatore, questo sistema in sintesi in virtù delle sue dimensioni trascende i contesti giuridici inesistenti ed invalida anche una possibile regolazione. Questo è il motivo per cui io sono UNO SPACCIATORE ILLEGALE D'ARTE NEL MIO STUDIO, un artista abusivo in nero, ed i motivi della mia scelta li spiegherò a tutti anche a chi non me lo chiederà sperando che l'amante d'arte sincero cominci a chiedersi di chi è la colpa di tutto questo. L'artista da galleria è un insicuro, spiazzato davanti all'impalpabilità del mercato dell'arte e per questo cerca protezione. Lo stato non tutela l'arte? Niente paura, arrivano le gallerie private specializzate dove si specula sull'artista e si paga regolarmente il pizzo, l'artista che canta esce dal giro delle famiglie per sempre. Ecco allora stati nazionali e governi regionali locali muoversi come le gallerie private e creare transazioni simmetriche con imprese globali, vedi l'unione galleristi napoletani, la Biennale di Venezia e la Regione Campania. Questo ha gettato il mondo dell'arte in un meraviglioso e sublime caos nel quale regna sovrana l'atavica legge del più forte. Io non voglio protezione e mi ritiro dalla mischia pensando che sarebbe bellissimo se lo facessero tutti gli artisti, tutti a lavorare nel loro studio seriamente. La vita dell'attuale sistema dell'arte è in fase di massima decadenza ma se ne sono accorti solo gli spiriti artistici selvaggi. Quanta arte occidentale è ai margini perché non direttamente commerciale? Orgoglioso di dipingere in dialetto
Tommaso Aniello d'Amalfi
|
|
|
|
Rispondi a questo messaggio |
|
       ................Re: Arte Ribelle.
|
io credo che l'appropinquantesi pantopatologia nella teratologica trascende ultima via, ecco: un ipersensibile eudominismo appar. È forse dell'io etico la transustanziazione? Oppure è un'ontologica sociale evoluzione?
|
|
|
|
Rispondi a questo messaggio |
|
       .................Re: Re: Arte Ribelle.
|
|
Un altro inventore di superkazzole tipo bonito oliva?WOW!!!
|
|
|
|
Rispondi a questo messaggio |
|
       ..................Arte Ribelle.
|
Quelle multinazionali che celebrano i grandi eventi pubblici d'arte, che dall'alto schiacciano le resistenze artistiche locali verso il fondo sono le stesse che affamano il terzo mondo, quanti artisti oggi da un lato si dichiarano per la pace nel mondo e dall'altro partecipano ad operazioni sponsor? Giocate a scrutare gli sponsor nelle grandi mostre, la sorpresa è garantita. Boicottare le gallerie e difendere le proprie opere col contrabbando nel proprio studio, proprio come un distributore di cannabis, l'opera poi può essere tagliata più o meno male, dipende dall'organismo. L'arte qualunquista alla Cattellan sponsorizzato Trussardi per intenderci lede solo la pubblica immagine dell'arte e mortifica la mia ricerca artistica. Dobbiamo tentare di creare una Zion dell'arte, anche se non sarà possibile incontrarci mai, un ideale città come quella di Matrix dove gli artisti etici perseverano nella propria richiesta di libertà di ricerca lottando contro la schiavitù imposta dai privati. Per entrare in questa logica però l'artista non può e non deve ignorare i movimenti, deve sporcarsi e relazionarsi e contribuire alla nascita di questo villaggio globale con sacche di resistenza locali sparse d'ovunque. Questa realtà è tutt'altro che utopica, è già realtà ma è ancora parzialmente ignorata dai media dominanti (Exib art compreso). Questa forma di condivisione di un ideale etico dell'arte è attiva e ribelle, non rivoluzionaria, rivoluzionari sono artisti come Piero Gola Profonda, Scotto Scottex e Zak Manzotin, non m'interessano, sono figli di una mentalità che vuole le gallerie d'arte sempre più elitarie e le loro scuderie sempre più chiuse nel segno di Benito Oliva. L'artista con grande umiltà deve uscire dallo studio e lottare per vedere riconosciuti i suoi diritti professionali e di cittadinanza, e quì non c'è Lega o Rifondazione che tenga, c'è un genocidio culturale che va avanti da anni. Il dramma dell'artista etico e locale oggi è che le megalopoli globali sono globalmente connesse con le gallerie ed i Musei transnazionali ma localmente sono sconnesse, manca una rete seria d'artisti che facciano e contribuiscano alla controinformazione. Quale senso possono avere speciali modello Politi come Focus Napoli o Focus New York? Lo zapatismo è locale o globale? Le gallerie e le Istituzioni privatizzate oggi contribuiscono in maniera antidemocratica alla definizione dei valori estetici dominanti ed alla formazione del percorso a cinque stelle dell'artista, in altre parole speculano o creano artificialmente una quotazione di mercato, i Musei si omologano e sbarrano la strada ad i meno noti. A Capodimonte, qualche anno fa erano esposte tre piccole sculture di Rocco Milanese (nato a Reggio Calabria nel 1852), nonno di quell'Antonio Milanese memoria storica dell'attuale Pesce a Fore, Scultore ai tempi di Gemito ed anche docente d'Accademia, dove sono finite oggi? Immagino in magazzino per lasciare spazio a qualcosa di più stuzzicante per il turista globale.
|
|
|
|
Rispondi a questo messaggio |
|
       ................. Arte Ribelle.
|
“La centralità dell’arte e l’interesse fondante per il progetto inteso come possibilità accomunano, ” si licet parva componere cum magnis”, l’esperienza intellettuale di Heidegger e quella pluridimensionale, se non metadimensionale di “Pesce a Fore”. Quest’ultimo è un progetto oltrepassante la medesima categoria heideggeriana, da intendersi come mera deiezione. Ciò accade perché si attua il rovesciamento del decadimento ontico del “Da-sein a nihi”l, proprio per il tramite dell’esperienza artistica, che già in Heidegger era un centro per l’”aletheia” dell’essere. Il superamento del nichilismo progettuale da parte dell’Io, in conflitto con una realtà altra e apparentemente onnipotente, si attua nella sfera sociale dell’oltrepassamento della riduzione delle oggettivazioni umane a mera res. Come nel Lavoro di Dioniso di Negri e Hardt, la liberazione avviene andando oltre, o forse obliterando, la koinè tra potere economico-politico ed autoritarismo dell’industria culturale, che decreta, pre-giudicando, cos’è arte e cosa non lo è in base alla sfera quantitativa della produzione editoriale degli esperti di turno. La pregnanza semantica del messaggio di “Pesce a Fora”, affiora già nella scelta del logo artistico e si presenta nelle vesti di una duplicità interpretativa, lasciata alla sfera dell’aisthesis dello spettatore, talvolta-dentr’egli-stesso-l’opera-d’arte. Da un lato Fora può essere una località immaginifica, un costrutto intellettuale proiettato fisicamente verso una realtà altra, configuratesi sotto la categoria adorniana della promessa di felicità. Infatti, “Pesce a Fore” è la ricerca di un altrove sociale liberato, inattuabile nella sua interezza nel presente storico, ma contemporaneamente da considerare sia come un messaggio nella bottiglia, sia come una denuncia contro l’inadeguatezza del nostro quotidiano co-esistere. È un progetto serio un’utopia che si contrappone al significato comune del vocabolo, i.e. vano inutile irrealizzabile, per rilanciare quello proprio della secolare tradizione della letteratura utopica, che si estrinseca nella sua duplice accezione semantica di u-topos e eu-topos. La ricerca dello straniamento, attuata attraverso l’accostamento della lucidità del dialogo razionale al disorientamento visivo dell’indecifrabilità dell’immagine, lungi dall’essere una prosecuzione di quell’indotto dalla benettoniana fagocitazione del messaggio critico all’interno del messaggio commerciale, rivela una parentela con l’effetto surreale magrittiano e con la concezione dell’arte negativa adorniana. Con Magritte si condivide l’anelito verso una ragione altra che si contrappone alla ragione iniqua che genera guerre, con Adorno il ruolo dell’arte che rifiutandosi al piacere estetico, ha il ruolo di svelare le contraddizioni di una realtà falsamente conciliata all’insegna della ratio strumentale. Con Pesce a Fore il prodotto artistico coniuga teoria e prassi, pensiero e azione e le azioni artistiche colgono nel segno come una profezia che si auto-avvera. In tal senso, l’opinione pubblica ufficiale reagisce attraverso la stampa confermando antiteticamente la “weltanshaung” di Pesce a Fora, per cui la sua violenta negazione si ribalta in una limpida consacrazione autodenigrante per chi, per il tramite dell’esperienza dell’arte pensata, scorge una possibilità al di la delle fauci del mondo amministrato.
Achille Bonito Oliva
|
|
|
|
Rispondi a questo messaggio |
|
       ..................Arte Ribelle.
|
Stoicamente e pateticamente controinformo, perché? Penso alla potenziale forza del pubblico e di quanto sia indispensabile in questo tipo di sistema, il pubblico legittima socioculturalmente la nefanda produzione artistica che puntualmente ci viene propinata, il pubblico è la base della piramide del consenso (artisti esclusi dallo spettacolo inclusi), il pubblico esterno al sistema ha anche una sua funzionalità economica, il pubblico è il vero referente delle opere (non del mercato), il pubblico è collegato direttamente con le mostre pubbliche e contribuisce ai costi di queste iniziative e permette così le produzioni editoriali d'arte. Il grande pubblico incide anche sulle quotazioni, può aumentare o consolidare la notorietà e rendere "appetibile" l'opera da parte del collezionista, vedi l'attenzione con la quale Ernesto Esposito segue il mercato e le mode dell'arte. Mi raccontano della Biennale di Venezia del sessantotto, artisti caricati, padiglioni chiusi, venti Italiani su ventitre rifiutano d'esporre, Gastone Novelli espone i suoi quadri rivoltati e scrive dietro "La Biennale è Fascista", non servì a nulla, il loro errore è forse stato uscire dagli studi e/o fare tutto ciò presentati da una galleria o da un critico/curatore. Il critico d'arte? quando non si chiama Benito Oliva la sua attività è sempre legata ad una rivista specializzata, non ha molto potere è succube del direttore, il redattore ed il collaboratore lo stesso è un critico sottopagato o a costo zero. Personaggi curiosi questi critici che lottano con l'anima per fare leggere il proprio nome, lottano per farsi mandare i cataloghi d'arte gratuiti a casa e diventare i Benito Oliva. L'altra categoria di critico è quella di Benito Oliva, gli operativi perennemente vittime del conflitto d'interessi, scrivono per curare gli interessi di collezioni private e/o fondazioni, fanno i consulenti in gallerie private anche per selezionare la gustabilità di un artista. Sincronici a galleristi e collezionisti.
|
|
|
|
Rispondi a questo messaggio |
|
       ...................Arte Ribelle.
|
Nonostante i molti artisti domenticati dall'ingranaggio senza etica e morale di questo sistema ed i molti indipendenti per scelta siano stanchi di questa eltaria editoria artistica conservatrice e tradizionalista, ancora non sfruttiamo al meglio i bloggers, ossia quei siti interattivi come ExibArt o Indymedia dove è possibile scambiare liberamente informazioni. Siamo vittime di uno sfruttamento editoriale, per capirlo basta notare la rigida uniformità dei testi critici. L'arte contemporanea, capiamolo una volta e per tutte, non è un linguaggio isolato dal mondo che ci circonda è uno specchio segnaletico dei nostri tempi e che Koons non sia che un effimero niente non ci vuole Benito Oliva a sentenziarlo. Diciamoci la verità nel sistema dell'arte così strutturato l'opera ha perso ogni margine di centralità. Noi dobbiamo lottare per recuperarla, gli indipendenti e gli esclusi dal circuito galleristico che per non scendere a patti con l'eticità della loro arte e vista la penuria con la quale le Istituzioni pubbliche cercano gli indipendenti con coraggio scelgono il compromesso meno doloroso quello di una seconda professione. Dimostriamo controinformando che l'arte è anche cervello, non solo pubi in movimento.
|
|
|
|
Rispondi a questo messaggio |
|
       ....................Re: Arte Ribelle.
|
Caro Mario Pesce a fore,
ti scrivo per farti conoscere le mie opinioni su cosa, secondo me, non và qui in Italia e non solo a Napoli. Non citerò nomi di artisti storicizati o meno, gallerie o associazioni. Io che sono un italo-spagnolo posso dirti che manca la via di mezo. I premi italiani per incentivare l'arte giovanile sono scadenti e spesso bisogna pagare una bella quota, in Spagna questo non succede, forse meglio dire in Europa. Il problema centrale è la presenza di tantissime figure sia essi politici che aiutanti papponi, inutili, tanti NUOVI RE con poca cultura PER l' arte, dove la scarsa volontà o interesse per ignoranza la fanno da padrona. Milliardi in fumo, questo vedo oggi, spesi male o inutilmente. Provo rabbia, malcontento. Soprevivo nella polvere, caparbio fino a lasciar moriere il mio corpo ma non la mia arte. Dietro le quinte ci sono persone di tutto rispetto, sono stanco, per crescere bisogna vivere fra il letame, qui ci sono troppi soldi (Italia) spesi male o per inutili progetti.
AG
|
|
|
|
Rispondi a questo messaggio |
|
       ..................... Arte Ribelle.
|
Io ti rispondo che il problema non è solo Europeo, magari fosse così, il problema è globale, questo è un sistema strutturato per "scamazzare" chi rifiuta di fare il portaborse, trovo i tuoi quadri straordinari perché non sono negli spazi cool partenopei? Mi ricordo te, scambiammo due chiacchere al Caffé dell'Epoca c'èra Gennaro Cilento, il tuo discorso fila liscio come l'olio tanti nuovi re, addirittura con tutte le gallerie partenopee che oramai sono diventate una corporation per dirla all'Inglese abbiamo l'Imperatore di quartiere con i suoi scagnozzi e che non paga neanche il pizzo alla camorra la quale non ha le basi per capire quali giganti introiti ci possano essere dietro tale sublime "Munnezza". Leggo che Gigiotto Del Vecchio, Mariangela GattaMorta e Marcello Tifone stiano giocando a fare i sovversivi, mandando e-mail ai loro utenti dove spiegano la loro repulsione verso il governo in carica con tanto di allegato foto-guerriglia, suvvia, con che faccia cercano di tarsi un taglio etico quando sono al centro degli interessi transnazionale del Pollo Bollito su Trash Art per il quale Gigi l'invecchiato precoce fa il cantastorie, dichiararsi antigovernativi e fare il filo al Pollo Bollito non penso sia stata una furbata e nemmeno una bucolica bravata, solo ignoranza, l'avidità e la voglia di piacere a tutti porta a fare spiccare l'ignoranza, SupporticoLopez vuole fare qualche cosa di sovversivo ed antigovernativo chiuda e faccia trattare i quadri della GattaMorta in nero, o senza il bollo Raucci-Santamaria sanno che non li vorrebbe nessuno neanche in regalo?
***** MODIFICATO DA MarioPESCE il 31/07/2004 22.56.08 *****
|
|
|
|
Rispondi a questo messaggio |
|
       ......................Re: Arte Ribelle.
|
Mi chiedi perché non trovi i miei quadri in spazi vip-art napoletani (non ho molte conoscenze). Bene, sono agnostico. A pelle, provo spesso una bella barriera di interessi che non mi riguardano. Io voglio vivere, non è facile. Oggi, trova difficoltà a vivere una persona con una previdenza sociale e busta paga regolare, figurati io, disoccupato, senza un c***o. Difficile oggi, come ieri come domani.
***** MODIFICATO DA con-figurazioni il 01/08/2004 00.09.44 *****
|
|
|
|
Rispondi a questo messaggio |
|
       ....................... Arte Ribelle.
|
Sei un creatore etico, un ribelle a tuo modo, ed allora forza, sei il creatore delle tue opere, questa è la tua forza. L'artista vetrina/copertina di Flash Art/Exib Art non è il creatore della sua opera, è solo un operatore che ha un obiettivo la realizzazione di un prodotto nel contempo culturale ed economico. A proposito Direttore Tonelli, come mai il Pesce di Giliberti è nella sua copertina ed il mio no? Rispondo io per lei, sa dove ficcarlo per convenienza! Il ruolo di questi artisti copertina fallo al vento è di subordinati, schiavi a pagamento di mercanti, direttori, critici e collezionisti, in misura direttamente proporzionale alla debolezza del loro potere contrattuale, secondo la cinica legge dell'economia transnazionale. L'ideologia dominante e populista d'altrocanto continua a mitizzare l'artista/copertina come emblema di libertà ed allora fioccano come vongole avariate artisti alienati e dissociati. Cozze attaccate al gallerista speculatore come loro scoglio protettore, si orientano verso il mercato dell'arte e s'attaccano allo scoglio gallerista per non sbatterci contro. Artisti alienati con le loro tassonomie estetiche, prodotti/merce, "Brand name" alienati da quello che dovrebbero essere, proiezioni virtuali di loro stessi. Il successo di un artista cozza è solo interno al sistema dell'arte, dipende espressamente dall'attitudine politica di mobilizzare in proprio favore una quota di addetti ai lavori. Lo scoglio-sistema sostiene la reputazione, offre opportunità, il rivale diviene l'artista che opera in maniera analoga, il vero problema diventa quello che un addetto ai lavori può sostenere un numero limitato d'artisti. Scatta così un tremendo conflitto, per gli addetti ai lavori dovrebbe essere in teoria prioritario la ricerca della innovazione autentica, quello che accade realmente è un adegiamento delle più aggiornate tendenze modaiole. Muore Bacon e Franco Riccardo crea dalle sue ceneri Cristian La Pera, si veste di novità il modello cool, così si opera sul sicuro e si specula su giovani e imberbi artisti. Fioccano affermazioni di moda, effimere, non si dura nel tempo, quanti di loro troveranno la forza di tornare a galla, come il più consistente degli stronzi sa fare? Saranno accantonati e sostituiti dalla generazione posteriore con una immagine di massa ancora immacolata. Artisti partenopei schiavi del nuovo ordine globale transnazionale dell'arte dell'Impero ascoltate lo sciamano che vi legge l'anima, nel vostro destino c'è la scomparsa, una vita ai margini, un lavoro da schiavi in una galleria più o meno cool, chi di voi resistera sarà un "professionista" che venderà in maniera sempre più modesta fino a divenire scarto da magazzino. Cristian La Pera, Riccardo Albanera, MariaDesdemona sono esempi palesi di come opera a Napoli e in tutte le megalopoli del mondo lo star system, s'inseguano e si creano a tavolino quotazioni alte, l'aura che avvolge la loro opera però si usura, il lavoro scade di qualità, diviene inguardabile crollano i tempi di una vera ricerca creativa. Si dopano di critica artisti che magari vivranno di rendita (glielo auguro con tutto il cuore), ma saranno incapaci di sedersi al tavolino a discutere co me, nei miei confronti saranno sempre frustrati. Insomma, nel 1870 la figura dell'artista indipendente era per forza di cose legato alle gallerie private oggi deve per forza di cose operare in privato, l'artista di quartiere contro la galleria di quartiere e creare un altro mercato ed informazione. Tommaso Aniello d'Amalfi con il Pesce fuori dal secchio per dimostrarne la qualità.
|
|
|
|
Rispondi a questo messaggio |
|
       ........................ Arte Ribelle.
|
Sbagliano quegli artisti che hanno paura di contro informare facendo nomi e cognomi, precludono agli utenti la verità sull'attuale sistema dell'arte ed impediscono ai media preposti di comprendere il loro dramma esistenziale. Sbagliano per l'immensa speculazione che compie su di loro il sistema dell'arte che gli cuce la bocca a suon di copertine patinate, sbagliano perché una parallela Storia dell'Arte possono contribuire a scriverla tutti, esclusi e rifiutati compresi. Applicate concetti indicativi e dimostrativi sulla vostra storia e sulla vostra coscienza artistica. La Storia dell'Arte cosa è se non una scienza interpretativa che attraverso relazioni rivela i problemi degli artisti e le proprietà sensibili dell'opera d'arte? Rappresentando le nostre singole esperienze contribuiamo a raffigurare ed a fare leggere all'utente un sistema culturale in un epoca dove l'arte è divenuta inesistente, un fantasma che si autorappresenta. Le vostre uniche armi devono essere le vostre opere, la conoscenza della semiotica come grimaldello contro informativo. L'arte è vero è sempre stata illusione ma oggi è diventata inesistente nella sua ricerca ibrida e modaiola, Bisogna analizzare e contestare l'opera del venduto alla galleria del quartiere, fare attenzione a non commettere i suoi errori/orrori. Rileggiamo tutta la Storia contemporanea dell'arte e facciamola correre in parallelo con la semiotica del sistema dell'arte privatizzato e transnazionale imperante. Sburgiadiamo gli indigeni locali che cercano di vendere noi con loro. Operiamo da scienziati ed indichiamo l'importanza di funzione e significato dell'artista illegale di quartiere che spaccia illegalmente arte nel suo studio.
Tommaso Aniello, contrabbandiere di stock di quadri in nero.
|
|
|
|
Rispondi a questo messaggio |
|
       ......................... Arte Ribelle.
|
Quando parlo con dei compagni artisti m’imbatto sovente in una sfilza di luoghi comuni come “l’arte è fantasia” o “l’arte è poesia”, la poesia e la fantasia altro non sono che la strutturazione di un sapere, per questo non ho paura di sostenere che un possibile artista di quartiere altro non può fare che innalzare le conoscenze artistiche condominiali. L’arte deve essere portata e distribuita nei quartieri dagli artisti che in quartieri risiedono, così si democratizza l’arte. L’altro giorno ero a Piazza Bellini a prendere un caffè con Louis un artista che fa spola con Londra, sosteneva che il mio lavoro ha preso una piega troppo politica e poco di ricerca artistica, niente di più errato, io mi occupo solo ed esclusivamente d’arte e parlo solo d’arte. Gombrich aveva capito una cosa importante, ossia l’importanza che le ricerche artistiche non siano ultraspecialistiche, esoteriche o idiosincratiche, solo in questa maniera s’infrange l’isolamento e la dittatura di cui sono vittime gli artisti e la Storia dell’arte oggi, il dittatore è il mercato transnazionale dell’Impero, questa è la strada per ricreare un umanismo artistico con esigenze di quartiere. Artista di quartiere e critico di me stesso, attivista militante nella contro informazione di quartiere, questo è quello che sono diventato oggi, ragionando solo sull'’arte, mi dicono utopico, oggi ho trentuno anni tra trent’anni avrò sessantuno anni vedremo allora chi di noi ha la vista più lunga. La mia teoria di salvezza dell’arte potrà anche sembrare stramba, ma è figlia di questo tempo che la comprende e la ingloba, se nei miei scritti leggete politica la cosa potrebbe tristemente affermare che la politica ha messo radici nell’arte. Bisogna indagare la pragmatica dell’arte, ossia quel rapporto che s’instaura tra i segni ed il pubblico. L’arte dell’Impero Transnazionale nel suo essere in maniera ricercata un comodo ibrido è veramente conativa, impone, ordina ed induce un preciso comportamento nell’utente ma anche nel produttore d’arte. Non penso di sostenere una grossa castroneria sostenendo che nella Storia dell’Arte propinata oggi nelle Accademie non vi sia nulla di scientifico. Preciso che questa figura d’artista di quartiere, disobbediente che riceve solo nel suo studio non è per nulla contro il sistema dell’arte, non strumentalizziamo le idee, è un dato di fatto che l’originalità di un’opera d’arte è storicamente sempre limitata dal codice artistico dominante nell’epoca e nella società, questo fa nascere la “rivolta”, la voglia d’ampliare un codice all’interno di un sistema. Poniamo il fruitore dinanzi al segno artista/spacciatore/illegale/disobbediente e facciamone comprendere l’intenzionalità, lottiamo per la valutazione artistica dei “fuorilegge” dell’arte e per la svalutazione artistica dei brand name. Solo in questo senso il discorso è extra testuale ed investe la sfera sociologica e diventa pallidamente e di riflesso “politico”.
|
|
|
|
Rispondi a questo messaggio |
|
       ..........................Arte Ribelle.
|
Capitalista e liberista:
I ricchi del sistema dell’arte oggi divengono sempre più ricchi ed i poveri sempre più poveri, gli artisti ai margini, i periferici, gli sfruttati ed usurati fin quanto si può aumentano sempre di più. Quanti artisti ci sono a Napoli? Troppi a seguire le indicazioni, elenco-telefonico, dell’attuale sistema editoriale dell’arte contemporanea. Le gallerie private che nascevano a fine ottocento come strumento di democrazia stanno sempre di più imbarbarendo l’arte e gli artisti e sono incapaci di creare “humanitas” latina. Sono un liberista ed un capitalista, il mercato transnazionale non è una brutta cosa, sogno artisti di quartiere che si scambiano opere liberamente, potenzialmente, oggi, tutti gli artisti potrebbero essere imprenditori di se stessi, questo non è ancora consentito, molti sono costretti all’illegalità per colpa delle potenti lobby dell’arte che agiscono in combutta con governi locali e nazionali e con l’ingenuo sostegno degli stessi artisti deboli e di periferia, questo è quello che blocca la situazione arte oggi creando un inalterato potere dell’arte dell’Impero transnazionale. I veri sabotatori del sistema dell’arte come capitale reale ed investimento reale sono quei critici, galleristi, artisti, mercanti ed editori senza nessuno scrupolo, loro sono i sabotatori del sistema dell’arte transnazionale dell’Impero ed i demolitori dell’Impero dell’arte come capitale. L’arte dell’Impero spinge verso guadagni immediati e senza pensiero alcuno verso il futuro. Il compito degli artisti abusivi ed illegali oggi è semplicemente esistere con la propria opera, fare apparire la loro invisibilità, trasparendo sovvertire, l’arte come mutazione ontologica dove manifestare una maniera trascendentale; se ciò che non vale nulla esiste allora si distrugge un dato consolidato dall’apparire e si salva l’arte dal massacro. Questo è il motivo per cui dichiaro la mia rottura con critici, galleristi e mercanti.
|
|
|
|
Rispondi a questo messaggio |
|
       ...........................Re: Arte Ribelle.
|
Arte contro il codice:
L’arte deve cercare “lo scarto dal codice e dalla norma”, per evadere da un sistema così castrante deve operare sia sul codice del sistema imposto sia sui contenuti che questo sistema impone. Cercare operazioni estetiche originali, vuole anche dire, mirare ad alzare il grado d’informazione e d’imprevedibilità dei messaggi artistici che mirano a non farsi acciuffare dal sistema dell’arte ma a farsi comprendere da lui. L’artista illegale, deve usare la semantica dell’arte in maniera tassonomica ed aiutare l’utente non smaliziato a comprendere come il sistema dell’arte menta. Fare l’artista spacciatore illegale non vuole solo dire stare attivi nel proprio studio in meditazione interiore a contemplare il proprio lavoro, vuole dire anche instaurare liberamente delle apparizioni esterne e dei valori coi quali deve giocare e divertirsi in tutta serenità, senza il bisogno patologico di sondare le risposte e le naturali contraddizioni, la sua deve semplicemente essere una visione espressa, con criteri coscienti o meno, la sua composizione diviene manifestazione. In altre parole, l’artista le regole del gioco deve contribuire ad ampliarle, non subirle passivamente. Quello che deve rendere la nostra ribellione significante è il linguaggio scritto con il quale coordiniamo l’operazione, così legittimiamo il senso della nostra opera e rendiamo la nostra pittura illegale un sistema significante. Dimostriamo che l’andamento della borsa non è più importante del nostro cervello creativo, poniamo l’arte etica fuori legge dal mercato totale proclamiamo l’operazione e lottiamo per una diffusione dell’arte equa e solidale. La nostra esistenza illegale, ,ai margini, è l’elemento nuovo all’interno di un codice pertinente che è quello dell’arte transnazionale dell’Impero, esporre i propri argomenti attraverso anche l’editoria specialistica per intervenire sul codice e procedere per gradi verso una parziale mutazione del codice.
|
|
|
|
Rispondi a questo messaggio |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
trovamostre |
|
|
|
 |
|
|
|
| cerca sulla mappa |
|
trova opening |
|
|
|
|
|
flickr - dal gruppo Exibart |
|
|
|
|
|
|
community |
communitynew gli ultimi arrivati |
|
|
|
|
|
|
|
 |
|
|
|
|
|
|