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forum attiviARTE E POLITICAdemocrazia
<<precedentesegnala questo interventosuccessivo>>
...........................democrazia
"per la nostra cultura la democrazia è il migliori dei sistemi politici, un valore cosi universale che l'Occidente si ritiene in dovere di esportare, anche con la forza, presso popolazioni che hanno storia, vissuti e istituzioni completamente diversi." ...
Rispondi a questo messaggio 
godmar, 27/03/2005 20.31.09
............................Re: democrazia
complementare.

qui sembra che la democrazia non è altro che un alibi primario, una bella copertura in caduta libera e armoniosa con niente..........
Rispondi a questo messaggio 
batteryro, 27/03/2005 20.35.28
.............................Spot mediatico per controllare cervelli.
Il fine ed i mezzi dell’impero maturo. La guerra e le pratiche di intrusione corporale.

Il progetto imperiale pone ormai la guerra non più come mezzo ma come fine.
La guerra come mezzo ovvero come strumento per il raggiungimento di una determinata condizione geopolitica, apre ad estenuanti discussioni tra i sostenitori delle armi ed i costruttori di pace; costoro dibattono animosamente in tutte le sedi possibili su ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, ciò che è necessario ed inevitabile, e ciò che è inutile, addirittura criminoso.
La guerra come mezzo tiene distanti le posizioni degli schieramenti impegnati nella discussione poiché è da questa incolmabile lontananza che essa trae energia per realizzarsi in maniera duratura e permanente.

La guerra come fine invece non accende nessun dibattito ponendosi al di sopra degli schieramenti di discussione e dei loro ragionamenti.
La guerra come fine uccide la parola e, con essa, il pensiero degli uomini abituati ad esprimersi negli studi televisivi, sui giornali, nelle piazze.
Nel campo desolato della morte, in questo funerale della dialettica e dell’analisi, al capolinea della storia dei molteplici linguaggi, le armi si fanno linguaggio unico.
L’unico linguaggio possibile dopo il silenzio.

A questo punto, in questa svolta linguistica, al capolinea di tutte le possibili espressioni tranne l’esplosione non convenzionale di armi da guerra, gli eserciti imperiali ormai stanchi di definirsi pacificatori, umanitari, sotto-l’egida-dell’ONU, queste masnade di soldati professionisti sposano il definitivo silenzio lasciando parlare/sparare le loro mitragliette leggere.
E’ anche vero che tali eserciti ammutoliti, non danno più credito a tutto ciò che di loro si dice ovvero sulla questione della guerra come azione illegittima e contraria allo sviluppo dell’umanità, sulle torture ai prigionieri, sugli stupri delle giovani vittime.

In definitiva questi soldati senza lingua tacciono il loro senso, preferiscono non rispondere a chi li interroga sulle ragioni della loro presenza sul campo di battaglia e prendono piena coscienza del fatto che non devono giustificare le loro pratiche di guerra perché, essi stessi, sono la guerra.

“noi siamo la guerra!”

I muti soldati sono allevati dai governi imperiali perché guerreggino incessantemente contro una molteplicità di nemici, veri e falsi, resistenti o terroristi.
Si direbbe così che un impero senza guerra non può definirsi impero ma al massimo, un interregno che si avvale degli strumenti convenzionali della guerra.
L’impero invece non ha pace se non nella sua perenne condizione di attacco preventivo.

Questa fase matura dell’impero non può allora coglierci di sorpresa e nell’atto di argomentare le nostre ragioni di pace: questo non è più il tempo delle parole esplicative.
Direi di più: bisognerebbe evitare di cadere in tutte quelle trappole mediatiche, soprattutto televisive, dove gli uomini di pace sono continuamente invitati sull’altare della par condicio, a dare conto delle loro scelte ai soliti self-made-quiz-man sostenuti in diretta da esperti di armi e strategie militari, da criminologi, psicologi e ballerine semiserie ovvero l’altro volto dell’esercito in armi, le sentinelle mediatiche, i creatori della pubblica opinione esperti nell’assalto dialettico e nella pratica del populismo televisivo.

“via i pacifisti dalle televisioni!”

Restare sordi a questa circe televisiva, non cedere a queste canzoni ammaliatrici, rinunciare alla propria esibizione nel circo della teleguerra, ebbene questa sottrazione ha il senso della presa di coscienza del salto di livello del progetto imperiale, quello appunto che assume la guerra come fine e non più come mezzo.

In definitiva: se oggi l’impero ha smesso di dirsi, di giustificare i propri sussulti belligeranti, i propri sanguinosi impeti poiché si è fatto concretamente guerra, coloro che credono nel linguaggio della pace che è fatto di parole e non di silenzio, devono necessariamente smettere di argomentare l’interruzione dei conflitti, al fine di costituirsi come concrete esperienze di pace.

“noi siamo la pace!”

Questa posizione realizza appieno l’antagonismo tra due stati, tra due modalità di vita, ponendosi ad un livello superiore rispetto a tutti quei tentativi, peraltro mal riusciti, di flirtare con gli uomini in armi perché attratti dalla necessità di parlare in pubblico, di apparire sul palcoscenico televisivo ove aleggiano fama e notorietà a buon prezzo.
Bisogna scomparire dai loro programmi di guerra che cercano sempre di guadagnare alla causa i dissidenti, prezzolandoli con una manciata di minuti di diretta televisiva.
Nessuno dovrebbe avere più necessità di dire per quale motivo ha scelto di vivere in pace.
C’è allora necessità di non lasciarsi significare dai presentatori televisivi con la fondina sotto la giacca e l’auricolare che assicura loro la diretta comunicazione con gli strateghi dell’audience e della guerra.

Se il fine è la guerra, quali saranno i mezzi, quali gli strumenti di quest’impero così ingordo e ingrassato?
In altre parole, se il fine è la distruzione dei corpi, con quali mezzi sarà possibile controllare e disciplinare proprio quei corpi che verranno risparmiati alla morte per opera delle bombe?

L’invasione, l’intrusione, la violazione, la protesizzazione, la medicalizzazione dei corpi viventi sono i nuovi mezzi dell’impero maturo.
Tre episodi sincroni ed attentamente riportati in sequenza dai media, traducono questo clima lontano dalle trincee ma nello stesso tempo dentro i meccanismi silenziosi dell’impero.

Il primo: la vicenda del Papa polacco e la sua lunga malattia, la tracheotomia praticata quasi in diretta video, la cannula che permette il respiro, la rieducazione alla parola, la finestra chiusa dell’ospedale e poi i drammatici silenzi alla finestra davanti alle migliaia di fedeli, la lunga convalescenza, il corpo sofferente e irrigidito dal Parkinson, violato dal trachestoma.

Il secondo: la vicenda dell’americana Terri Schiavo adagiata sul letto o sulla sedia a rotelle ergonomica, il suo tubo parenterale per l’alimentazione sfilato per decreto del giudice, la sua incoscienza certa, la sua presunta coscienza, i suoi occhi aperti e compassionevoli, le sue foto con l’abito da sposa, un marito disperato che chiede la morte, due genitori disperati che chiedono la vita, la morte per fame e per sete, la vita attaccata ad un tubo per l’alimentazione con preparati farmacologici.

Il terzo: la vicenda del Principe Ranieri di Monaco attaccato per un tubo corrugato ad un respiratore automatico, la prognosi riservatissima, l’insufficienza cardiocircolatoria e lo stato di coma, la successione probabile al trono, il silenzio delle slot machine, il panno nero sui tavoli verdi della roulette, la tristezza degli ottomila abitanti del principato, i grandi occhiali neri delle due belle figlie quasi in lutto.

Tre vicende apparentemente diverse tra loro, un leader religioso, un sovrano di un paradiso fiscale, una donna comune americana.
Tre vicende che, seppure diverse, esercitano una medesima attrazione, una medesima passione, una medesima catarsi.

Il funzionamento delle tre pratiche di medicalizzazione “live”, funzionano attraverso tubi di gomma, quello per la tracheotomia al papa, quello per l’alimentazione parenterale alla Schiavo, quello corrugato del respiratore automatico per il sovrano monegasco.
I tubi narrano di una possibilità di vita, evidentemente l’unica, garantita dall’intrusione necessaria di una protesi all’interno del corpo.
L’impero medico, lontano dagli eserciti armati in guerra permanente da qualche parte nel mondo, quest’impero in camice bianco qui vicino a noi e proprio sullo schermo di casa, come un rinvigorito Prometeo, sfida il disegno di vita e di morte che ci riguarda e mette in scena il teatrale salvamento che, come sappiamo, non è una passeggiata ma un susseguirsi di pratiche invasive e sanguinarie ampiamente raccontate sino ai dettagli più intimi nei bollettini medici che scandiscono i tempi della tragedia ovvero del reality show un po’ meno finto di un reality show.

Il corpo malato è violato dai tubi e nello stesso tempo spettacolarizzato in ogni sua porzione, funzione, particolare, espressione.
Il corpo malato subisce un’attenzione pornografica poiché è sezionato oltre l’intimo, oltre il pudore.
Il corpo malato perde la sua umanità e diviene dapprima un eroe porno poiché resiste alla morte celebrando oltremisura i suoi organi mediatizzati ma poi anche il luogo profanato di una aspra battaglia tra il potere medico e la naturale evoluzione delle cose.
Su questo corpo si combatte la dura battaglia della vita e della morte nei suoi cento meccanismi fatti di protesi, media, bollettini medici, luminari della scienza, esperti rianimatori, psicologi, farmacologi ovvero un esercito armato non convenzionalmente ed assetato di potere, all’attacco dell’umano nel bel mezzo di una serie di spot pubblicitari.
Questo vero e proprio evento medico, questa cerimonia pubblica ha come solo scopo quello della profanazione del “territorio del self”.

Nella logica imperiale, nelle sue strategie ormai mature e quasi perfette negli ingranaggi, il fine è la guerra ed i mezzi sono le pratiche medicalizzate di intrusioni corporee.

Lorenzo Marvelli

Rispondi a questo messaggio 
sanghecasalese, 27/03/2005 22.30.32
..............................Gli scultori esclusi dalla collezione di Capodimonte.
Detto fatto, informiamo anche il giorno di Pasqua, con Milanese abbiamo controllato con un libro/catalogo di Bruno Molajoli, oggi introvabile ma custodito dal Comunista Italiano (tre quattro Aprile Napoli e provincia) con grande amore, i libri una volta che sono scritti, stampati, letti ed amati non è facile che siano anche cancellati, questo è il grande piccolo particolare che il sistema transnazionale ha dimenticato, la forza del sapere, allora sovrintendente Nicola Spinosa che per fare una Storia che ancora storia non è hai nascosto la Storia della Scultura dell'ottocento, va bene che si faccia posto alla scuderia di Benito Ulivo in pompa magna ma per curiosità
CITARELLI,
ANGELINI,
SOLARI,
THORWALDSEN,
R.J.WYATT,
E.ROSSI,
G.LIBERTI,
G.DE CRESCENZO,
G.DE NITTIS,
S.GATTO,
L. DE LUCA,
E. FRANCESCHI,
R.MILANESE,
G.CASCIARO,
F.CIFARIELLO,
COSTANTINO BARDELLA,
Q.MICHETTI,
G.B.AMENDOLA,
G.RENDA,
R.BELLIAZZI ECC.ECC.
dove sono finiti?

P.S. Per il Pan aspettate domani sera, abbiamo trovato chiuso...
Rispondi a questo messaggio 
sanghecasalese, 27/03/2005 22.45.08
...............................Segnali di rete.
ciao mimmo, ora comincio a capirci di più, grazie.
Grazie anche per aver smorzato il tono secco della prima lettera, io non volevo
provocare, solo chiedere informazioni.
Ritengo anche io che la situazione odierna dell'artista sia complessa e
meschina.
Fatico pure io a trovare del buono in quelli che vengono chiamati
quadri o sculture.
C'è carenza nell'eticità del mercato ma c'è fatiscenza nella produzione di opere
d'arte.
Abito a seregno, vicino monza.
non sono brianzola e purtroppo non mi piace e interessa molto questo ambiente:
sterile e mercenario.
Milano è diversa ma a quel punto subentra il gallerista mercenario.
uff..che casino...
mi piace leggere i forum perchè mi aiutano a farmi un'idea su quello che gli
altri vedono...io vedo che gli altri vedono male..ovviamente da dietro i miei di
occhiali!
oramai questi benedetti artisti (vabbè, chiamiamoli così pensano TUTTI di avere
la risoluzione ad un quiz, ai problemi dell'arte solo ed esclusivamente cercando
di dare un NOME all'arte, un'emozione.
"per me arte è..."
"no, non è così, per me arte è.."
"l'arte si fa, l'arte si produce quando..."
che palle.
dare un nome e non pensare di vedere oltre al nome dato da altri è terribile.
non mi interessa neanche rispondere.

Io la mia lotta la porto avanti da anni, cercando d comunicare con la gente ma
dovendo necessariamente fare una selezione: non tutti capiscono e non tutti i
pittori sono artisti,non possiamo pensare di far divulgare la libertà artistica
da chi è ancora vincolato da stereotipi arcaici e non solo formali.. sarebbe
pretendere di avere per fisioterapista una persona che sa fare massaggi
drenanti.

Credo dunque che prima bisogna proporre buona merce, buon prodotto e poi
incazzarsi se questo non viene recepito.
Non so da te come funzioni, ma qui il prodotto è scarso e il gallerista deve
necessariamente e ripeto, necessariamente, adeguarsi a suore di clausura che
dipingono psichedelico (figlie di imprenditori ricchissimi..che strano),
personaggi che producono cose blasfeme per far spettacolo e cazzate terribili
che ormai sono il sottoprodotto di cose fatte e strafatte 50 anni fa.
Con questo non voglio dire che la mia pittura sia buona o diversa, ma ci credo e
la considero di qualità.
Odio chiamarmi artista ed essere chiamata artista.
Questo è uno di quei nomi che ormai ha perso la sua funzione, la sua
verità.
Secondo me la rivoluzione parte dal basso: dal ridare aria e eticità (è qua che
io uso il termine) alle base della nostra arte e non al pittore locale che si
chiama da solo artista solo perchè dipinge. buon per lui se dipinge! ma artista
è altro.
Mercificazione dell'arte?
sacrosanta verità.
ma perchè non parlare del motivo per cui è stata mercificata?
Ho litigato con diversi galleristi ma non me la sento di additare il loro
sistema. addito il mio perchè è sporco il mio, fa schifo il mio.
la mia lotta è contro il brutto, contro il cattivo gusto, la volgarità e le
marchette che si fanno per "arrivare ad esporre là"
La mia lotta la voglio rivolgere nel mio mare, mi sembra ipocrita salire in
barca con la bandiera bianca quando c'è merda ovunque.
Non ti sto dando dell'ipocrita, sia chiaro.

Grazie per aver pensato di inviarmi dei tuoi lavori, anche come protesta.
tuttavia non li posso accettare senza pagare.
Il tuo è un lavoro, il tuo è espessione di ciò che sei, che vuoi dire e che fai.
Regalare è stare al gioco di chi ci sta mettendo in croce, di chi ci vuole
fottere e per nulla al mondo regalerò un quadro se consapevole di mandare in
beneficenza i proventi.
Ho regalato in passato a chi ho amato, a chi per me ha significato qualcosa.
il mio lavoro non è sacro, ma lo devo difendere e secondo me, in base al
discorso che ho fatto, di venderlo e valorizzarlo.
Lo valorizzo sempre, dappertutto: scelgo dove esporlo e con chi, il prezzo e
soprattutto a chi va.
Spesso non ho venduto quadri perchè non volevo che andassero nelle case di gente
per me non competente..perchè vendere ad uno che pensa di essere un
collezionista quando è un mediocre?
Un mio quadro in quella casa è come un libro sulla libreria di uno che sfoggia
tomi senza averli mai letti.

Spero di averti fatto avere un quadro di me più dettagliato.
Se ho scritto qualcosa di offensivo fammelo presente.
mi piace polemizzare, criticare.
Sono fermamente convinta che il motore dei rapporti spesso sia provocazione, la
polemica, la contestazione ma questa deve essere intelligente.
Ci si dovrebbe proporre bene, senza essere aggressivi per non infastidire
l'interlocutore perchè, credo, se ti infastidisco poi ho meno possibilità di
allacciare con te uno scambio di opinioni ragionevole.
Il mio tentativo di far arrivare il messaggio lo posso buttare nel
cesso.
giusto?

bene, ci vediamo a napoli allora!!
faccio una mostra a tivoli (roma) a maggio...se ti va o puoi sarò lì.
ti invio l'invito, ok?
tu mi hai inviato la tua foto, ma io già ti avevo visto!!
Rispondi a questo messaggio 
sanghecasalese, 27/03/2005 23.16.14
................................Small Bob Art Café
A Cagliari, in Via Alghero n.34 ha aperto una galleria, gestita da un artista o presunto tale, un tale Bob Marongiu sul quale avevo scritto qualche tempo fa in rete, avevo scritto che secondo me la sua produzione era una offesa alla cultura sarda in nome del pop, della mancanza di contenuti culturali, del logo da borsettina, del futile, sterile e costoso da preparare in una ora un quadro copia dell'altro e venderlo, vendere, vendere, vendere, vendere, questa è la regola dell'artista Bob.
Bob, nonostante la sua pittura extracommerciale da fare rivoltare nella tomba i pittori commerciali di una volta che perlomeno però sapevano pittare.
Insomma Bob mi manda una mail dove mi presenta questo spazio come luogo d'avanguardia e di collaborazione tra artisti, aperto a tutto ed a tutti, insomma un vero posto libero per artisti liberi di proporsi.
Vista la sua pittura non mi fido, un pittore per presentarsi al mercato con tali mediocrità deve essere necessariamente poco etico, comincio così a spedirgli delle lettere con delle mie riflessioni e lui mi risponde dicendo che le incornicierà, allora gliene spedisco altre ed altre ancora e lui mi manda una mail dove mi dice che mi sta organizzando una personale, gliene spedisco altre, altre, altre, gli mando consegne anonime, gli faccio spedire opere dalla Posse sparsa per il globo ed alla fine gli faccio saltare la mia mostra sotto la minaccia che se avesse organizzato la mia mostra e tentato di darmi un prezzo io sarei stato lì a distribuire gratuitamente mie opere e poi, con quale arbitrio avrebbe scelto d'esporre un pezzo piuttosto che un altro, insomma caro Bob hai dimostrato tutta la tua anima culturale e nel nostro duetto Jazz hai dimostrato di non conoscere la musica che pretendi di suonare.
Small Bob Art Café, Via Alghero n.34 a Cagliari, passate di lì e chiedetegli che fine ha fatto la mostra in programma su Mimmo Di Caterino del Mario Pesce a Fore Project, non è così facile impacchettare e vendere l'arte Bob quando d'arte si tratta e te l'ho dimostrato, complimenti per il coraggio.

Dal centro storico di Napoli, Tommaso Aniello d'Amalfi.
Rispondi a questo messaggio 
sanghecasalese, 27/03/2005 23.56.12
.................................Re: Small Bob Art Café
luogo di incontro e linguaggio, linguaggio e comunicazione, segno e formazione, mutazione ed espressione.
informazione e Tg, Tg è dirottamento, democrazia e paura di parlare, voce e compagnia non fidata.
belle donne e uomini gonfiati, figli pieni di saluti oppure viziati, artisti e artisti, indipendenti e inflazionati, uomini e loghi, marche di scarpe e consumo, amore per un oggetto, amore per corpi seminudi su alcune page etc...

***** MODIFICATO DA direttorTonelli il 28/03/2005 23.41.27 *****
Rispondi a questo messaggio 
batteryro, 28/03/2005 23.41.27
.............................Re: Re: democrazia
non stò parlando di democrazia, 'democrazia reale'. Intendevo dire che in nome della democrazia invadiamo altre culture a scopi puramente economici... voleva essere un apertura d dialogo




Rispondi a questo messaggio 
godmar, 28/03/2005 2.11.26
..............................Re: Re: Re: democrazia
dialogo aperto
Rispondi a questo messaggio 
batteryro, 28/03/2005 2.18.05
...............................Re: Re: Re: Re: democrazia
demo-graziati
Rispondi a questo messaggio 
batteryro, 28/03/2005 2.29.16
................................PAN- Pattume Artistico Napoletano.
Verrebbe da dire a Bassolino ed i galleristi partenopei non è che avete sbagliato? Forse i movimenti hanno convinto Bassolino a spostare l'inceneritore in via dei mille e si comincia a raccogliere immondizia?
Perpiacere non raccontatemi che Napoli per aprirsi al globo abbia bisogno di disegnini di Kiki Smith al confronto della quale Ligabue risulta acquisire la grazia e l'abilità di un Raffaello, non parlatemi di pittura davanti ai pannelli di Gilbert e George che celebrano il futile, lo sterile e l'inutile non certo l'identità omosex; smettiamola con gli scippi/inguacchi di Palladino che qualcuno vuole concincerci essere PITTURA D'AVANGUARDIA con tanto di quotazione con il bollino blu.
Bianco e Valente? Direttore Tonelli ma si rende conto di chi promuove ed a chi dedica copertine? Alla loro opera preferisco di gran lunga leggere Barrow (L'universo come opera d'arte), la filosofia rimanga un ragionamento sull'arte e si smetta di dichiarare ragionamenti artistici arte, smettiamola di confondere Mimmo Jodice che è un vero fotografo con portaborse da galleria con pretese pseudo culturali.
Ontani è veramente nefando, un artista Narciso dovrebbe essere bello, lui è assolutamente una spregevole macchina da soldi e tra le sue sculture e le maschere carnevalesche venete non c'è assolutamente differenza.
Crisi dell'arte e stato d'emergenza, culturalmente annientati, Museo pieno saturo, nessuno si pronuncia davanti ad artisti del sud del mondo che invece di scottenarci innaffiano in meditazione zeb dollari, no, no, no, basta, mò basta.
Urge una marcia zapatista verso il Pan di NAPOLI, PACIFICAMENTE FUORI IL PAN TUTTI GLI ARTISTI LOCALI ESCLUSI CON UNA OPERA, da questo momento lavoreremo per radunare le voci del dissenso artistico a Napoli.
Basta non è lo spazio artistico imprenditoriale a fare l'arte, l'arte nasce, cresce e si sviluppa da sola, il Pan è una fine operazione per fottere le giovani menti di giovani artisti in formazione frustrati ed ignoranti che si convinceranno che per essere artisti basterà avere una telecamera una idea e conoscere le persone giuste al momento giusto.
No, urge una resistenza culturale artistica ramificata in maniera transnazionale con radici locali, monitorare, raccontare e denunciare, transnazionale è anche l'emigrante precario che può raccontare la nefandezza del sistema culturale artistico di ogni luogo periferico dell'Impero.

Da via dei Mille conquistata dall'invasore imperiale transnazionale Tomamso Aniello d'Amalfi in barricata.
Rispondi a questo messaggio 
sanghecasalese, 28/03/2005 20.08.05
.................................Re: PAN- Pattume Artistico Napoletano.
DA VIA DEI MILLE CON DOLORE.

un certo Milanese dece : Politi e B. Oliva sono piccoli monoliti, organizzatori mediatici sempre riluttanti a condividere con qualcuno le loro prospettive.

scusate ma quale prospettiva ?

cari signori al palazzo Rucellai dove è stata inaugurata la mostra di arte contemporanea a Napoli non si è potuto vedere ne la cima ne l'inizio di qualcosa.

Muffa artistica per non dire muffa sociale.

l'esposizione è una via di mezzo tra un museo classico e un padiglione da fiera.
la gente ( anche se l'arte contemporanea non è facile da seguire ) si accorgeva subito di un gusto " ritoccato ", un gusto non originale, una ricezione perplessa.

si deve ammettere che l'entrata era gratis almeno questo, cosa possiamo dire offesa alla cultura ?
non siamo così cattivi infondo non siamo nessuno.
però questi artisti quando producono queste schifezze la notte dormono ?

Lino Bellavalle

***** MODIFICATO DA batteryro il 28/03/2005 20.31.29 *****
Rispondi a questo messaggio 
batteryro, 28/03/2005 20.31.29
.................................. PAN- Pattume Artistico Napoletano.
Terribile, vedere pittori fare fatica a sopravivere ed altri svettare dai servizi telegiornalistici, iperfotografati ed iperdiffusi senza nessuna motivazione, veri e propri crimini sociali e socio culturali, la discriminante qual'è? Perché Gennaro Cilento senza la pensione della mamma è a reddito zero non potendo calcolare sulla pittura come rendita? Perché Giuseppe Labriola deve essere annientato da un Fabre a livello locale visto che Fabre il suo meraviglioso mercato lo ha?
La storia dell'arte contemporanea è un mistero fitto ed insondabile, l'unica strategia possibile di resistenza è respingere la tentazione della immortalità ed affidarsi a quello che sentenzierà la storia, la storia raccontata e tramandata quella è la nostra storia e non quella imposta e subita in maniera acritica.
Milanese mi racconta che Benito Ulivo era partito con quel gruppo 63 di Luca Castellano e da Luca veniva preso costantemente per i fondelli, alzati sulla sedia gli diceva.
Sempre Milanese mi racconta che sorrideva davanti alle incoerenze di Luca ed i suoi adepti, perché tentavano di colloquiare e strizzavano l'occhio a Lucio Amelio?
Carlo Alfano, perché pregava ed elemosinava quasi piangendo Lucio Amelio per fargli esporre nel suo spazio?
La dimensione PAN è frustrante e castrante, l'arte a Napoli non ha mai disubbidito alle regole del gioco ma ora comincia a farlo, anzi diciamo così chi prima disubbidiva alle regole del gioco veniva bannato, cancellato, annientato era una non esistenza artistica deprivata dei suoi diritti (quando mai un artista invisibile poteva reclamare d'essere tale), con i new media il magna magna dei pochi e soliti noti deve essere quanto meno ridotto e gli esclusi che sono diventati finalmente visibili devono fare politica, esigere i loro spazi e la loro visibilità ed anche il loro micromercato di quartiere egocompatibile.
Le multinazionali dell'arte facciano quello che vogliono ma non cancellino gli artisti locali, tutto questo per dire che Mario Pesce a Fore è un esercito d'artisti che cercano di liberare l'arte locale da una serie di pregiudizi e soprusi diffusi.
Insomma basta con artisti, critici e galleristi che hanno in mano vite di giovani artisti portandoli in purgatorio e facendoli vivere di stenti, per portare l'arte tra la gente che cosa dobbiamo aspettare che il Vesuvio impazzisca e ci trascini tutti per strada?
Voglio tornare nell'Isola perlomeno sono sicuro che un Bob Marongiu non entrerà mai nei libri di Storia dell'Arte, essere isolati delle volte è un vantaggio culturale.
Rispondi a questo messaggio 
sanghecasalese, 28/03/2005 23.07.00
...................................Re: PAN- Pattume Artistico Napoletano.
Assurdo Sanghe, ti dicono...nuovi spazi nuove idee, volti nomi nuovi, giovani, impegno, biennali alternative, e poi vedi i soliti nomi, cattelan, ontani ,ecc.... nuovo panorama napoletano? aaaaacchi! direbbe Totò! ma mi faccia il piacere!salutatemi quel trrrombone di gallerista fetecchia!
Rispondi a questo messaggio 
siculopesce, 29/03/2005 10.36.40
.................................... PAN- Pattume Artistico Napoletano.
La relazione tra il Pesce a Fore Project ed il sistema dell'arte è la stessa che s'instaura tra mente e cervello, ovvero una relazione intrecciata tra processo e struttura.
I sistemi immunitari del nostro organismo cosa sono se non una rete interconnessa, ecco noi come elemento costituente di un immunitario e democratico sistema dell'arte siamo degli anticorpi che cercano legami con altri tipi di cellule.
Un sistema per essere veramente immunitario necessita di legami di rete, un sistema per essere veramente immunitario deve somigliare ad un gruppo di persone che parlano e comunicano e non a soldati che cercano nemici, il PESCE A FORE PROJECT NON HA NEMICI, insomma il Pesce a fore project è una rete di dialogo immunitaria.
L'arte ufficiale e l'arte sommersa come aveva mirabilmente illustrato Argan negli anni settanta sono due sistemi cognitivi interagenti, due cervelli che comunicano e si alimentano continuamente.
Il Pesce a Fore Project è una posse d'artisti consapevoli d'essere consapevoli di conoscere un sistema dell'arte che necessita essere complesso.
La conoscenza è il presupposto delle coscienze artistiche, la consapevolezza di sé è strettamente legata al linguaggio artistico e l'interpretazione del linguaggio artistico si basa su di una analisi attenta della comunicazione.
La comunicazione non è una trasmissione d'informazioni passiva, passiva è quando è gestita dall'impero transnazionale, la comunicazione è coordinazione gestuale e comportamentale tra organismi viventi per mezzo d'accoppiamento strutturale.
Il mondo dell'arte è un mondo che generiamo e sostenimo tutti insieme.
L'arte evolve solo se gli artisti trovano la forza di cooperare, gli artisti che soffrono sono arenati a forme e categorie fisse create dalla mente, l'arte è temporanea e transitoria come tutte le cose e l'immortalità dell'artista è una cazzata.
Regalo le mie cose perché? Perché non credo in un pensiero umano e sociale frantumato, non credo a nazioni a razze e gruppi politici e religiosi, credo che riconquistare la natura dell'arte dobbiamo connetterla con l'intera trama della vita.
La complessità del sistema dell'arte deve essere riconosciuta come una conseguenza naturale delal sua biodiversità.
Diversità deve potere dire approcciare diversamente un problema per trovarne una soluzione, altrimenti senza link tra realtà all'apparenza distanti come Benito Ulivo o il Pollo Bollito di Trash Art ed il Pesce a Fore Project, la diversità si condanna alla frizione e al pregiudizio.
Rispondi a questo messaggio 
sanghecasalese, 31/03/2005 14.18.52
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<<precedentesegnala questo interventosuccessivo>>

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