forum attivi ARTE E POLITICA Re: RE: deja-vu
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       .....................Re: RE: deja-vu
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i fatti potrebbe essere anche una video intervista che vorrei farvi chi mi dice si ?
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       ......................Re: Re: RE: deja-vu
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il mario pesce ogni mese partorisce un video-polemica ce qualcuno che vuole partecipare ? basta un pò di coraggio.
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       .......................Re: Re: Re: RE: deja-vu
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Sarebbe divertente ma c’è qualche problemino con le distanze........Napoli, Prato, Ravenna , Miilano
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       ................... Fish art tax.
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I.F.: Ora non voglio polemizzare. Ma abbi pazienza, c’è una bella differenza tra l’uso politico dell’arte in quanto tale, dall’arte come strumento fine a se stesso che, sappiamo, ha prodotto solo cattiva arte. E non cominciare con “consentimi” che mi fa impressione.... Tommaso Aniello: consentimi, ma io faccio un discorso rivolto agli artisti e quindi politico solo di riflesso, dico che l'artista deve ritagliarsi una nuova committenza ed un nuovo mercato più ampio e democratico, insomma non parlo d'arte sciolta ma d'arte in simbiosi con il condominio. Penso all'artista come una ricchezza endogena di quartiere, abusiva sì, per motivi politici. Quello che consiglio è di lavorare in maniera sotterranea e poi di proclamare questa scelta, penso sia il modo giusto per fare un autoinvestimento privato locale sulla nostra arte basato sul passaparola, altrimenti, e quì sarebbe politica sul serio, l'arte nell'attuale sistema è solo una emulazione della politica del Fondo Monetario Internazionale che impone tagli d'artisti locali.
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       ....................Re: Fish art tax.
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sono totalmente d'accordo. Una delle artiste più importanti all'attualità e una certa ABRAKANOWICZ Magdalena, il cui lavoro io conoscevo fin dal 1984. Mi sono sempre domandata come abbia fatto a imporre e a vendere la sua ricerca, poi ho capito come: è la moglie del presidente del Fondo Monetario! (Non sto scherzando...è proprio vero!)
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       .....................Re: Re: Fish art tax.
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Tommaso, ti consiglio la lettura di un libro appena pubblicato, interessante e divertente: TEORIA E TECNICA DELL'ARTISTA DI MERDA (Non) Saranno Famosi... mai! L’ITALIA È UN PAESE DI SANTI, POETI, NAVIGATORI E ARTISTI DI MERDA. Se nel mondo dell’arte uno su mille ce la fa, che fine fanno i restanti 999? Diventano artisti di merda, ovvero quelli che non saranno mai intervistati da Alain Elkann, non vedrete mai su MTV Hits!, non esporranno mai in una galleria alla moda. L’artista di merda, ci illumina Claudio Morici nell’introduzione, è però indispensabile per l’evoluzione della specie, che è tutta una questione di errori genetici che nel tempo migliorano l’adattamento. Ecco, gli artisti di merda sono una mutazione nel DNA francamente un po’ monotono della nostra cultura. Un problema fondamentale per l’artista di merda è la sopravvivenza. Ovvero: come arrivare a fine mese quando si è un genio incompreso, senza neanche tante possibilità di gloria postmortem. Il volume raccoglie le testimonianze di 19 artisti di merda che ti insegneranno come non estinguere il tuo talento nel difficile ecosistema italiano. “Ma che lavoro fai?”, chiede insistente la nonna che ti voleva notaio. Tu ovviamente non puoi rivelarle che sei un artista di merda, quindi come un supereroe ti crei una doppia identità, cioè ti cerchi un secondo lavoro. I call center, ad esempio, sono uno dei luoghi a più altra concentrazione di artisti di merda. Da tenere d’occhio anche i ragazzi che consegnano le pizze a domicilio o i camerieri al ristorante. Indubbiamente, però, la condizione lavorativa che maggiormente stimola la creatività dell’artista di merda è quella del disoccupato cronico. Senza un euro in tasca, ci si ingegna rubando i libri da Feltrinelli o dividendo l’appartamento con altri ragazzi dalle personalità ancora più disturbate della tua. Talvolta capita poi che anche l’artista di merda abbia successo ed entri così (suo malgrado) nel Sistema. E’ il caso del copywriter in carriera che lavora 14 ore al giorno, dell’attore di soap opera che voleva fare Brecht o del ghost-writer che non riesce più a scrivere con un proprio stile. Tutto questo e molto altro nei 19 racconti di vita che compongono questa imperdibile raccolta. Teoria e tecnica dell’artista di merda è uno dei libri più freschi, divertenti e anticonformisti che puoi trovare in libreria in questo periodo. Se lo trovi. Prova a scavare dietro le pile di volumi della Mazzantini e di Eco. In bocca al lupo.
Claudio Morici (a cura di), Teoria e tecnica dell’artista di merda, Valter Casini Editore, pp. 154, Euro 16.00 Simone Spallanzani 02-08-2004
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       .....................Re: Re: Fish art tax.
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l'unica vera politica è quella di essere coscienti di un sistema sempre più oppressivo e che la massa è così dispersiva che il messaggio mandato arriva a frammenti
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       ......................Re: Re: Re: Fish art tax.
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...e questo è indiscutibile. Infatti, mentre noi dialoghiamo su Internet c’è chi su di noi sta compilando indagini di mercato ed effettuando controlli politici, sulle nostre attitudini sessuali o terroristico/eversive, ecc. ecc.. Il bello è che siamo noi a fornirgliele col nostro computer.
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       .......................Re: Re: Re: Re: Fish art tax.
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si ma farci prendere dalla psicosi sarebbe fornirgli lo scacco matto. E' vero che raccolgono tanti dati, ma quando i dati sono troppi, poi non fanno più in tempo ad elaborarli per cacciarcelo.....
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       ........................Re: Re: Re: Re: Re: Fish art tax.
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Proprio come dice Donato: è necessario “essere coscienti di un sistema sempre più oppressivo” ma “la massa è così dispersiva che il messaggio mandato arriva a frammenti”
***** MODIFICATO DA Ignazio.Fresu il 26/08/2004 21.33.26 *****
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       ......................... Fish art tax.
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Oggi pomeriggio ero a Piazza Bellini con i DDt artisti del "Pesce a Fore", quando la congrega si è sciolta ho incontrato Franz Iandolo della Quarta pittura-Esc, ragioniamo sulle possibilità delle moltitudini e del sapere collettivo e di come resistere alla logiche dell'Impero, cito Marcos come al solito, siamo un pò d'accordo, c'è qualche disaccordo, come tra noi in questo forum, d'altronde se i saperi collettivi sono fatti d'identità è inevitabile. Ad un certo punto si ferma è mi dice, girati questa immagine è l'anima di Napoli e senza di lei il tuo "Mario Pesce a Fore" non sarebbe mai esistito. Mi volto è c'è una Madonna con tanto di cassetta per le offerte votive ed un cartellino-targhetta che recita: rispettate ALMENO la Madonna. Gli dico che quel cartello infatti è stato messo nel periodo post terremoto, dopo che io ed un mio fido compare per racimolare la spesa quotidiana per le figurine panini puntualmente la saccheggiavamo dicendoci: se quelle offerte sono per i poveri allora sono anche per noi, poi la Madonna è oramai morta da tempo come verrebbe a saperlo? Ricordo ancora le randellate della custode della scuola Santa Maria di Costantinopoli, mazza di scopa dietro i reni e fuggi fuggi, urla da lontano, penso che ho proprio un passato poetico, niente è più importante della cultura locale per un artista.
***** MODIFICATO DA MarioPoliti-co il 26/08/2004 22.01.40 *****
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       ..........................Re: Fish art tax.
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       ........................... Fish art tax.
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Sogno un mercato popolare possibile per l’arte contemporanea da contrapporre al supermarket globale, un mercato riservato agli abitanti di quartiere con prezzi popolari, non so se questo sogno sia un giorno praticabile, penso che la sua praticabilità passi per rendere pubblici quei conflitti ancora troppo clandestini tra gli artisti ribelli ed i gestori locali del sistema transnazionale dell’arte. L’arte d’avanguardia ribelle per anteporsi validamente all’avanguardia impacchettata ed ibrida deve riconquistare la retroguardia e valorizzare in maniera post moderna le sue tendenze e credenze popolari e locali, arrivare dove un Koons imposto dall’alto non potrà mai emulare e dove un oriundo artista transnazionale non potrà scendere perché comunque destinato all’incomprensione da parte della posse di piazza. Sogno autogestione popolare dell’arte e collettivi popolari d’artisti come il “Mario Pesce a Fore”, nati direttamente dal basso e nei bassi popolari e nelle periferie degradate nell’hinterland, collettivi legati direttamente ad esperienze di lotte territoriali locali. Collettivi artistici locali in grado di confrontarsi con le loro popolazioni indigene in grado d’espellere i Jeff Koons dalle piazze ed i “bianchi e valenti” oriundi dalle metropolitane. La posse partenopea riconosca l’immensa ricchezza locale ed illegale dei suoi artisti di quartiere, quante donne ed uomini oggi non sono neanche sfiorati dall’idea che l’arte possa entrare nella loro vita. Artisti che hanno poco ed artisti che non hanno niente fanno a gara a chi è il più bianco e valente, invece di coalizzarsi. Artisti ribelli uniti d’Italia adottati a distanza, cinquanta-settanta euro per un opera d’arte l’anno e chiunque può avere la sua collezione d’arte ribelle, uno come altri possibili centomila modi per opporsi alla subordinazione d’artista nell’attuale supermarket globale. Galleristi e critici che oggi spaventano gli artisti vesuviani più del Vesuvio, per questo non riuscirò mai a considerare l’artista ibrido che cavalca l’economia locale come Cristian La Pera com’espressione artistica di modernità e simbolo del progresso sociale umano, anche se so che la sua immondizia prodotta e distribuita accelera il crollo di questo sistema come la mia, suo malgrado è un compagno. In questi giorni, in rete, vedo progressi di comunicazione importanti, leggo l’energia giusta per la nascita di una rete d’artisti che solo osservando il loro quartiere e senza muoversi da casa siano in grado d’adoperarsi per il bene comune dell’arte mettendo in discussione i paradigmi dominanti e smontare semioticamente l’opera in corso che vuole l’omologazione dell’ibrido d’arte, influenzando così dal basso l’attuale processo di globalizzazione artistica.
Pesce crocifisso in via di resurrezione.
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       ............................Fish art tax.
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L'arte potrebbe contribuire a pensare il bene comune a livello locale e di riflesso traslarlo a livello globale, contribuendo così a reintrodurre il concetto d'altro nelle comunità umane del sistema planetario. Siamo d'accordo su questa cosa? L'arte è un bene comune del genere umano? L'arte del sistema dominante è economia di guerra e non si può non convenire sul fatto che non vi sia nel mondo dell'arte un altro mercato che funga da seria alternativa alla violenza della globalizzazione e della guerra. La globalizzazione transnazionale neoliberista terminerà, quando questo avverrà dipende da come noi artisti imposteremo il nostro lavoro (certo mi fanno notare che può servire a poco visto che per un artista disobbediente c'è ne sempre uno bieco ed obbediente), cerchaimo di disimparare questo modello di democrazia che ha fuso il mercato politico e delle idee con il mercato economico ibrido ed asettico. Tommaso Aniello d'Amalfi, detto 'o casalese.
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       .............................Re: Fish art tax.
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ma va? il momento in cui la globalizzazione terminerà dipende da come gli artisti impostano il loro lavoro? ma ti fossi un po' montato la testa?
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