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Ecco i commenti dei lettori alle notizie, ai video ed ai blog di Exibart. Tutti possono inserire commenti e riflessioni in calce alle notizie del giornale. Si possono creare dibattiti, si può dire la propria opinione in accordo o in disaccordo con il giornalista che ha firmato l'articolo o con gli altri commentatori. Naturalmente tutti i commenti verranno vagliati dalla redazione che deciderà autonomamente e inappellabilmente se pubblicare o meno.

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44593 commenti trovati  -  pagina 4 di 1784
03/04/2013
michele premoli silva, milano
Buongiorno, senza polemica alcuna porto il mio punto di vista: conosco personalmente Bios Vincent da diversi anni e ho potuto seguire alcuni suoi progetti precedenti, in particolare ho curato l’allestimento architettonico della sua mostra “il Muro ha un suono” realizzato al palazzo Reale (dei Normanni) a Palermo. E’ un artista fortemente legato ai temi del sociale e nella sua opera ha sempre cercato di trasmettere messaggi contro ogni forma di violenza, per farlo ha lavorato utilizzando elementi di diretta e chiara comprensione oltreché materiali contenenti anch’essi un significato intrinseco. Il suo lavoro è tutt’altro che grossolano o kitsch anzi è curato tecnicamente, nel senso che il risultato è quello ricercato all’origine del pensiero e anche l’estetica complessiva è spesso sorprendente e capace di avere quella dimensione vera del contemporaneo. E’ spesso un lavoro performativo in progress dove accade che l’opera muta nel tempo o lungo il percorso, le performance sono spesso riprese in video e documentate accuratamente, l’artista stesso è parte integrante dell’opera e indossa sempre una maschera. Il messaggio,deve arrivare al maggior numero di persone per muovere le coscienze e aprire un dibattito. Vi segnalo ad esempio il progetto “Speciebandiera” istallato per sei mesi,la scorsa primavera, nei chiostri dell’università statale di Milano. Relativamente a Camera ardente ritengo sia utile vedere il blog con i video e le immagini di tutto questo incredibile viaggio: www.camerardente.it da qui certamente ben si comprende la straordinarietà di questo lavoro e di questo Artista che provo qui sotto a riassumere brevemente per quanto da me percepito: Quello di Bios Vincent è un pellegrinaggio nell’anima e nella memoria dell’Italia. Egli, con “Camera Ardente” cammina lungo un percorso simbolico di sofferenza che è stato scritto nel secondo novecento e sino ad oggi. Camminando Vincent con il gruppo che lo segue ha compiuto una vera e propria Via Crucis contemporanea nello spirito ma fisica e dolorosa nel corpo e nell’Io. Vuole raccontare agli uomini di oggi che per andare avanti non si può dimenticare, altrimenti nulla vale e si rischia di ricompiere nuovamente e continuamente le stesse “esecuzioni”. La pena di morte ritengo sia anche metafora di ciò che potrebbe essere una vita che non viene lasciata germogliare, di una vita, di moltissime vite che sono diverse da quello che sarebbero potute essere perché discriminate per genere o pensiero o semplicemente e tristemente perché considerate prive di valore dall’arroganza e dalla superficialità di pochi. L’ho seguito in alcune tappe iniziali e ho visto il video girato sotto la diga del Vajont, dire che è commuovente è assai riduttivo. C’è tutta quella dimensione dell’amore un po’ surreale che sembra il racconto di un sogno, un sogno nel quale un angelo con il viso di un ingenuo personaggio di una favola grida a tutto il Mondo senza il bisogno di usare la voce che si può e si deve avere amore e rispetto per gli altri, soprattutto di chi soffre. Oggi Vincent ha mostrato grande forza interiore, finchè dura, quella fisica è stata provata dalla fatica e dalle cadute vere per i pesi che ha portato sulle spalle, metafora anche questa della realtà dell’esistenza e del lavoro degli uomini. L’Italia di oggi, purtroppo, è effettivamente il teatro ideale per raccontare questa storia poi chissà che in futuro Bios Vincent non voglia proseguire questo progetto in altri paesi…
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02/04/2013
Michele, Italia
Commento di una superficialità assoluta espresso senza alcuna conoscienza del contenuto dell'opera e del valore di non violenza e rispetto per la vita in essa contenuto. Questo commento è lo specchio della scarsa attenzione con cui la società di oggi porta a dare giudizi. L'artista che ha concepito questa opera tutto è forchè blasfemo si guardi la via Crucis che ha percorso, tra le sofferenze di questo paese sul blog camerardente.it e forse capirà. Buona notte
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02/04/2013
Sarah Nilo, Italia
Vorrei dire al Sig. Vittorio Del Piano che, la Sig.ra "critichese", (cioè la sottoscritta come lei mi chiama) non intendeva per nulla al mondo criticare Duchamp o Manzoni..anzi era un modo per elogiare la loro Arte, considerato che nell'ultima frase scrive:(parlando di me in terza persona)"...lei ha forse superato i MAESTRI!"...Quindi, suggerirei(tornando a parlare di me in prima persona) al Sig.Del Piano di fare un corso accelerato di lettura e comprendonio della stessa.Per quanto riguarda, in seguito, la mia distrazione nel scrivere Urinatorio al posto di Orinatorio piuttosto che Escrementi al posto di "M...rd d'Artist, vorrei suggerirLe di imparare anche a leggere tra le righe.Detto questo, Cordialmente, La saluto!
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01/04/2013
Vittorio DEL PIANO, TARANTO (Italia)
Home Page: http:// Critica-Critici di: Atelier/MediterraneArtePura
CRITICA-critici: di Vittorio Del Piano. ______________ A proposito di Bios Vincent "Camera Ardente" a Roma. Mi riferisco al "commento" indicato quì(su Exibart) dalla sig.ra Sarah la signora "critichese" dell'ultima ora che pare non le "gusta" l'arte di Duchamp e scrive "urinatorio" quel che ii effetti, è catalogato Orinatorio ed è pur firmato dal maestro parigino Marcel Duchamp, e, inoltre si addentra... pure malamente anche nella nota scatola (la famosa "mer... d'artista"), di Piero Manzoni. Ed io, invece, segnalo a mio giusto parere un'altra notiizia circa un'esposizione d'importanti opere (sic?!), aperta ieri a Carosino (Taranto), il 31/03/2013, nel così detto Castello Dayala Valva (all'epoca un modesto casino di campagna ed ora fatto assurgere, ma solo di nome, a castello), e, l'0rganizzatore lo va a paragonare, tra gli altri, al pittore Guttuso. Questo è un fatto che accade in molti Comuni d'Italia (purtroppo) e la cosa la dovrebbe sconvolgere almeno un pò la gentile sig.ra Sarah. Ecco che le cose suddette non mi possono trovare in accordo con con il suo giudizio(?!), ma forse nemmeno con l'interevento kitsch del nostro Vincent Bios, ma forse con la sua problematica sul tema SI. Però devo, in fine, riconoscere la impreparazione della maggior parte degli assessori(regionali, provinciali e comunali) alla cultura in fatto di arte e anche di più di uno dei ministri che da oltre un lustro e più si susseguono al al nostro governo. ____________ delpiano.artepura@libero.it - di Taranto (VDP), 01/04/2013,
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31/03/2013
Giuseppe Ciccone, Lodi Italia
Dopo la scoperta del dipinto di Tiziano custodito finora negli scantinati della National Gallery, mi auguro che il suo nuovo capolavoro venga esposto, oltre che con il nome di TITIAN con quello, almeno sottoechitettato, di Tiziano Vecellio! Invito a cercare in internet "Ciccone National Gallery Titian"! Se ne occupò la stampa internazionale. Distinti saluti dr. Giuseppe Ciccone
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30/03/2013
Vincenzo Merola, Campobasso
Home Page: http://vincenzomerola.blogspot.it/
Fiona Tan presenta a Roma in anteprima mondiale il suo lavoro più recente, l'installazione video Inventory. Insieme alla curatrice della mostra, Monia Trombetta, ha ideato per il suo progetto espositivo al MAXXI un allestimento in grado di dialogare con gli spazi fluidi e dinamici di Zaha Hadid. Il foyer del secondo livello del museo è stato scelto dall'artista per ospitare una selezione di riproduzioni digitali dalla serie di incisioni Carceri d'invenzione di Giovanni Battista Piranesi. Le stampe dell'architetto veneto rappresentano la principale fonte di ispirazione per molte delle opere in mostra. Da un lato, le carceri piranesiane riprendono il tema cardine di Correction (2004), il lavoro esposto nella sala Claudia Gian Ferrari, che circonda l'osservatore con oltre trecento ritratti filmati di guardie carcerarie e prigionieri americani. Dall'altro i capricci di scale, arcate e capriate di Piranesi entrano in relazione con gli intrecci di rampe del MAXXI, guidando lo sguardo intorno a scoprire i coinvolgenti spazi architettonici ideati da Zaha Hadid. Fiona Tan ha inoltre affiancato le versioni originali e quelle finali delle tavole di Piranesi: l'autore infatti, non soddisfatto del risultato, tornò a più riprese sulle lastre, in un processo di rielaborazione grafica durato in alcuni casi più di vent'anni. La perdurante insoddisfazione di Piranesi per il suo lavoro, che cercò costantemente di migliorare, è un chiaro esempio della complessità del procedimento di traduzione del reale per mezzo delle immagini, che avviene attraverso la mediazione creativa dell'artista. Fiona Tan analizza il rapporto tra realtà e opera d'arte nelle tre video installazioni esposte nella Galleria 5 (Inventory, 2012; Cloud Island, 2010; Disorient, 2009): ne deriva una complessa riflessione sul vano tentativo di rendere permanente ciò che è transitorio, giocata sul filo della memoria, per sottolineare l'impossibilità del raggiungimento di una perfetta traduzione della realtà con qualunque medium. Sempre nella Capitale, in questi giorni, l'Istituto nazionale per la grafica è sede di un'interessantissima personale di Marco Tirelli: Immaginario, a cura di Ludovico Pratesi. La mostra presenta al pubblico un aspetto inedito della ricerca dell'artista, puntando l'obiettivo sul processo creativo più che sull'opera conclusa. Disegni, schizzi, progetti, bozzetti, tavole fotografiche invadono le pareti delle sale di Palazzo Poli, in un sovraffollato allestimento che svela l'intero repertorio iconografico su cui si fonda la ricerca di Tirelli e offre allo sguardo curioso dell'osservatore un eccezionale archivio visivo. Il flusso continuo di immagini si riversa, come in un serbatoio, nei diari dell'artista, esposti per la prima volta e ricchissimi di scritti, pensieri, suggestioni, schizzi e impressioni. L'esposizione dimostra quanto Tirelli sia stato influenzato da maestri dell'incisione quali Morandi, Dürer e Rembrandt; ancora una volta, Piranesi si ripresenta come modello ideale. Nel testo del comunicato stampa della mostra è riportata una significativa dichiarazione di Tirelli: "La mia attenzione si focalizza indiscutibilmente su Piranesi, figura con cui credo di avere molte affinità. Lo considero uno dei più grandi artisti del passato, mi ritrovo molto nel suo pensiero, nella sua visione. Piranesi era figlio del suo tempo e dell'idea neoclassica circa l'immutabilità del tempo. Vedeva nella Roma antica l'incarnazione dell'ideale puro, eterno, immutabile. Avrebbe desiderato fissare quella perfezione per poterla perpetuare. Ha comunque vissuto un violento contrasto interiore, combattuto tra l'idea di far rivivere la classicità dell'impero romano come modello di immutabile perfezione, e d'altra parte consapevole che quest'ultima ci sia pervenuta solo in frantumi e rovine, ovvero che il mondo sia soggetto al tempo, alla trasformazione, e dunque alla dissoluzione. Da qui la sua ossessiva catalogazione dei reperti. Come se della perfezione non si potesse far altro che catalogarne brandelli. Piranesi artista tragico".
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27/03/2013
Sarah Nilo, Italia
Sig. Fabio Carisio, potrei anche essere d'accordo quando asserisce che:"richiesta autorizzazione scritta, come peraltro avrebbe dovuto fare per qualsivoglia manifestazione per quanto pacifica in qualsiasi Comune d'Italia con una semplice domandina alla Questura del luogo di riferimento..etc etc"se non fosse che,in fondo,solo i piccoli artisti chiedono i "permessi"..Il bello dell'Arte è osare e andare oltre!!..Poi...mi scusi ma..non vorrei sembrarle polemica ma quando parla di "metodi grossolani" cosa intende!!!???Perchè sa,per citarne alcuni,Duchamp usò un urinatorio e..vogliamo parlare di Manzoni!!?? O mio Dio e per carità, osò inscatolare i propri escrementi e proporli come ARTE!!..Poi che dirle..forse lei è riuscito a superare i Maestri!!
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27/03/2013
nelda, italy
Ottima pasta ? spero sia ironica l'affermazione! mi risulta che barilla usi grano estero x i suoi prodotti, 'ché a quanto pare grano in Italia non se ne produce più e cmq non quanto servirebbe alla sola barillla per i suoi prodotti
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27/03/2013
Luca Rossi
Home Page: http://whlr.blogspot.it/
L’arte contemporanea in italia e non solo vive situazioni paradossali: finanziamento dal basso ma poi presentazione per pochi addetti ai lavori(????). Infatti il pubblico NON esiste e non darebbe un alira per cose che NON conosce. Poi abbiamo Angela Vettese e Co che da 15 anni danno colpa a Berlusconi e all’artista….lasciamo stare che è meglio. Non è la mostra del cinema o altro, serve veramente poco per fare una mostra, serve poco per fare una Biennale. La cosa buffa è fare questo in un contesto in cui nessuno si azzarda ad argomentare la qualità (questo è un vero tabù per mantenere nel salotto elitario degli addetti ai lavori buone relazioni con tutti). Quindi soldi per fare cosa???? In un contesto in cui il pubblico scappa dall’arte e appare assente e disinteressato???? Insieme ad altri sto organizzando Kremlino in occasione della prossima Biennale di Venezia, e lo facciamo a costo zero. Abbiamo lanciato un progetto di autofinanziamento che al momento conta 55 Euro. Kremlino lion or gazelle?
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27/03/2013
exibart
Caro Anonimo, abbia almeno il coraggio di rivelare la propria identità. Non giustificherebbe comunque il turpiloquio, ma almeno si saprebbe a chi rispondere!
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26/03/2013
Anonimo, Italiana
Caro signor Fabio Carisio visitando la sua web page su art wine ho visto le cagate che tratta e quindi ho capito perfettamente che lei di arte non ne capisce un emerito cazzo........
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26/03/2013
Vincenzo Merola, Campobasso
Home Page: http://vincenzomerola.blogspot.it/
La storia dimostra quanto la cultura e la pratica artistica abbiano influenzato le scelte esistenziali degli individui e il destino politico delle collettività. Le diverse concezioni del mondo si basano su elaborazioni che affondano le radici nella filosofia, nella letteratura e nelle arti in generale. Le trasformazioni del pensiero si riflettono sul destino del mondo, perché tutto ciò che gli uomini costruiscono è stato prima, in un modo o nell'altro, immaginato. Ciò vale per gli sviluppi positivi e per quelli negativi nell'evoluzione della società: le utopie e le distopie, frutto di un pensiero condiviso, hanno in molte occasioni agito parzialmente sul reale, modificandolo. La realtà può quindi inseguire la fantasia, ma immaginazione e azione si collocano su due piani quasi sempre distinti e paralleli, che spesso si sfiorano dando l'impressione della convergenza, senza mai tuttavia potersi incontrare e fondere pienamente. L'arte rincorre la perfezione e facilmente supera la realtà nel momento in cui rinuncia alle forme naturali per investigare le potenzialità del suo linguaggio. Allora entra nel regno del pensiero, del concetto puro, faticando per rimanere in equilibrio e non perdere di vista la corporeità. Questo esercizio sicuramente rende migliore l'uomo, ne espande le potenzialità, gli consente di acquisire competenze che tornano utili non solo sul versante spirituale, ma anche nella vita terrena e quotidiana. Tuttavia, se la pratica artistica fosse limitata al rapporto con il mondo, se non ci fosse differenza tra creare un'opera d'arte e agire nella realtà, tra fruizione artistica e esperienza del mondo, verrebbe meno il senso stesso del fare arte. Immaginare è esperienza differente dall'avvertire con i sensi.
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26/03/2013
marcello carriero, Italia
Caro Raffaele, bella la tua riflessione, uscirà on paper?
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24/03/2013
Paola
Bravissimo
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24/03/2013
Fabio Carisio, Alba - Italia
Scusate ma non è precisato se per la manifestazione in uno STATO ESTERO era stata precedentemente richiesta autorizzazione scritta.... Qual è stato esito di tale richiest... Qualora non fosse stata richiesta autorizzazione scritta, come peraltro avrebbe dovuto fare per qualsivoglia manifestazione per quanto pacifica in qualsiasi Comune d'Italia con una semplice domandina alla Questura del luogo di riferimento, credo che sia stato trattato fin troppo bene... Poteva anche essere arrestato! Sfido il temerario Bios di cui condivido la battaglia ma non la realizzazione artistica (quindi che ci fa su exibart???) a fare lo stesso a Mosca, in Lussemburgo o in Svizzera Italiana... O magari meglio ancora in Iraq o in Iran... così si fa martire per una CAUSA GIUSTA IN METODI E FORME GROSSOLANE che han davvero poco di artistico...
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23/03/2013
JlZAlN0
Home Page: http://JlZAlN0.END.AT/
Che dire del mancato exploit del padiglione vaticano alla scorsa edizione, rinviato invece a questa? Che il Cardinale Ravasi abbia aspettato proprio l'avvento di questo Papa? Ne scrissi, ma alla luce dell'elezione di un Papa gesuita ora il titolo di questa Biennale sembra ancora più coerente, e tutto quadra: http://jizaino.net16.net/ita/arg/no_biennalevaticano.html Di certo è un evento storico in un momento di voglia millenarista, e anche se non sarà l'apocalisse, sarà un brusco sommovimento. In ogni caso non resta che godersi lo spettacolo.
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22/03/2013
gianluca d'incà levis, italia
Home Page: http://www.dolomiticontemporanee.net
il pezzo pubblicato da Exibart è una riduzione di un testo più ampio, che riportiamo qui per completezza: 1. La Fine del Confine (della Mente) La Fine del Confine è un viaggio performativo, sconfinamento esplorativo e progetto mobile di public art di Stefano Cagol, che parte dall'Italia per arrivare alla Triennale di Norvegia. Le prime due tappe di questo percorso (Casso, 5 marzo, Tofana di Rozes, 6 marzo: qui il video), sono state concepite insieme a Dolomiti Contemporanee. Le Dolomiti, friulane e bellunesi, sono il punto d'origine da cui si è lanciata la serie dei travalicamenti, fisici e mentali. La Diga del Vajont è parso da subito il luogo ideale da cui partire. Un luogo quasi totalmente chiuso: un dramma delle proporzioni di quello accaduto qui nel 1963, quando perirono quasi 2.000 persone, non può essere superato facilmente. Qui la storia si è fermata, la Tragedia ha impedito a questi luoghi di possedere e sviluppare un'identità indipendente da quel fatto. Il 2013 è l'anno in cui si celebrano i 50 anni dal Disastro. E il Nuovo Spazio espositivo di Casso si trova poco sopra alla Diga: dalla passerella che dalla copertura si proetta verso il Monte Toc, essa è ben visibile. Credo che da questo Spazio, sia necessario non guardare solo alla Diga. In qualche modo, questo Spazio vuol opporsi alla Diga. Uno dei motivi per cui abbiamo accettato di riaprire lo Spazio, e di impegnarci a trovare le risorse per renderlo permanente, per farne un Centro per la Cultura Contemporanea della Montagna, è costituito da questa prossimità. Questo Spazio non ci è interessato per il fatto che, trovandosi vicino alla Diga, esso garantisce una visibilità automatica, che effettivamente non è garantita. Ci interessa invece perchè riteniamo che a partire da qui sia possibile, e necessario, compiere un lavoro di “bonifica culturale” per quest'area. Generare nuove immagini, serve a questo: a rifiutare una sentenza definitiva, secondo la quale l'identità di questi luoghi dovrebbe soggiacere, per sempre, a quel tragico evento, che in tal modo avrebbe chiuso tutto. Secondo la quale nessuna nuova immagine potrà mai venire, qui, a sovrapporsi a quella del gigantesco monumento di cemento, che come una lapide grava su questa terra, che solo per esso è nota, e sui suoi abitanti. Se si crede che l'arte possa e debba aprire, e che generare immagini nuove non sia una pratica esornativa o d'intrattenimento, questo è un luogo in cui ha senso lavorare. Un luogo molto delicato e difficile, dal quale abbiamo intenzione di parlare di molto altro che non siano la Diga e la Tragedia. La Tragedia è diventata una sorta di terribile spettacolo mediatico e un'industria turistica. Ogni anno, più di 200.000 persone giungono sin qui, per vederla. Noi vorremmo che queste persone vedessero anche delle altre cose, e immagini, e ci prepariamo a generarle, con tutta l'aggressività (culturale) necessaria per che occorre per opporsi all'inerzia. La Memoria è importante, ma ad essa non deve essere consentito di cannibalizzare la vita. Per quanto in un luogo come questo ciò possa essere difficile, la vita non potrà mai esser lasciata coincidere con una pratica, paralizzante, di sola Memoria. Il questo quadro, il raggio di luce di La Fine del Confine (della Mente), il titolo stesso di questo lavoro, assumono un valore simbolico molto forte, la cui opportunità, e tempestività, ci son parse da subito evidenti. Stefano Cagol e DC si sono trovati nel luogo giusto, al momento giusto, a condividere una serie di pensieri estrememente compatibili. Questi pensieri, sono, in generale, volti al superamento, ovvero all'apertura di nuove prospettive, ed al rifiuto di chiusura, stagnazione, rassegnazione, stereotipo. 2. DC: un modello d'aperture attraverso l'arte Quando, la scorsa estate, abbiamo conosciuto Cagol, la sua partecipazione alla Triennale di Norvegia era già stabilita. L'artista è venuto a trovarci nel Blocco di Taibon e al Nuovo Spazio di Casso, i due fulcri della stagione 2012. in questi due siti, diversi per condizione e storia, in realtà si è fatta la stessa cosa. Attraverso l'attività espositiva, le diverse reti di soggetti partecipanti, l'integrazione di network differenti, le Residenze, si è creato un flusso, si sono aperti degli spazi chiusi, dando loro una nuovo fisionomia, e fisiologia, e rendendoli significativi rispetto al loro contesto, che non li possedeva più, non li vedeva più. Su questi spazi, DC opera in modo pragmatico: essi rappresentano in realtà un'idea estroversa, più che un fatto compiuto. Sono le incarnazioni fisiche di un'idea e di una forte volontà di apertura, focalizzazione, rifunzionalizzazione. L'attività che si produce in DC non è solo l'attività espositiva. Si tratta piuttosto di una piattaforma culturale che struttura un progetto logico ed organico attraverso un'architettura sistematica, proponendo un modello aggressivemente rivitalizzatore. Esso si esplica attraverso la programmazione degli eventi, e le arti visive. In ciò l'arte non è strumentale, ma funzionale all'attecchimento di una strategia rinnovativa. L'arte non viene strumentalizzata dal progetto culturale, al fine di produrre piacevolezza estetica. Essa è parte integrante di un modello che vuole scardinare e trasformare alcuni concetti retorici. The End of the Border è un esempio di questo approccio, che l'artista ha condiviso pienamente. Ad un livello basico, si può dir così: i concetti di utilità, opportunità, vengono in una certa misura ribaltati. Alcune pratiche convenzionali d'azione e gestione delle risorse sul territorio, risultano ottuse, sterili, nocive. I modelli creativi, ideativi, rinnovativi, se ben progettati e adeguatamente sostenuit, sono utili, e forniscono impulsi concreti. Se le fabbriche, i siti “critici”, vengono riaperti dalla cultura e dall'arte, queste dimostrano di poter essere strumenti produttivi, e non pratiche marginali, residuali, decorative. Farlo con l'arte è significativo. Non si raggiungono, in questo progetto, risultati artistici, ed extrartistici, separatemente. Non vi è segregazione d'ambiti. Forse la parola artistico, isolata da un contesto di progetto, non ha senso, per noi. Costruire delle buone mostre è importante. Riuscire a produrre, attraverso l'arte, stimoli e impulsi concreti per il territorio, ad esempio, consentendo il riavviamento di fabbriche abbandonate, è altrettanto importante. Che sia un ragionamento culturale ed artistico a produrre questi risultati, è una delle specificità di DC. Questo modello è originale. L'integrazione delle funzioni genera una rete pervasiva, che prende corpo e si radica e si espande sul territorio, con ricadute e feedback a livello socio-culturale, produttivo, economico. Quest'atteggiamento inclusivo, è un'altra evidenza di quel carattere generale di “rifiuto della chiusura” che abbiamo detto, e che informa ogni aspetto del progetto. I saperi, le azioni, gli ambiti, non sono separati, né separabili, allorchè si intenda avviare delle buone pratiche, che non siano delle isole intellettuali, cioè degli inutili confinamenti di risorse. Le iconografie stereotipe, sono nocive, non servono al territorio: è necessario generare immagini nuove, immagini visive, immagini di senso. Le opere artistiche, sono azioni pragmatiche. Un fascio di luce proiettato oltre un Confine, non è né performance illuminotecnica, né metafora astratta: è un modo per agire fisicamente sul territorio ed i suoi significati. Gianluca D'Incà Levis, curatore di Dolomiti Contemporanee, direttore del Nuovo Spazio di Casso
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21/03/2013
Simone Crespi, Roma,Italia
Home Page: http://www.simone-crespi.com
Se la cultura può intervenire per promuovere un diverso rapporto nella gestione delle città e del paese?Bisogna vedere come si intende la cultura.Se è intesa come divertimento sovrastrutturale per i cittadino allora no,perché sarà sempre serva del potere.Se invece la si intende come strutturale rispetto alla formazione delle coscienze,pensiero critico sulla realtà e sua manifestazione,strumento di verità,allora si.Sarebbe ben ora che gli intellettuali,gli artisti,prendessero posizione a favore del popolo e per le sua presa di coscienza.Non è con il"tutti a casa"che si risolvono le cose ma rendendo chiara la complessità della realtà,da parte di chi ha i mezzi per poterla meglio comprendere,a chi ne ha meno.Oggi anche gli intellettuali e gli artisti sono obbligati ad una scelta di campo:per la verità,contro l'anestesia televisiva,contro il potere politico e finanziario che ha potuto corrompere le coscienze proprio perché gli intellettuali stessi hanno preferito coltivare il proprio orticello invece che contrastare e ben comprendere la marea nera che stava montando;oppure si sono rinchiusi nella "cultura",negando la possibilità di creare il cambiamento.In molte parti del mondo i popoli si sono sollevati ed adesso è giunto anche il nostro turno,qui in Italia,ed è per questo che è così importante scegliere da che parte stare.Bisogna mettere tutte le energie personali in campo,perché l'onda cresca e si sviluppi.Chi non è con,è contro ed è precisamente questa la connotazione dei tempi storici di cambiamento;gli ignavi non sono ammessi.Penso sia meglio essere parte attiva nel cambiamento,con proposte,dibattiti,idee(e magari facendo prima un piccolo esame di coscienza)piuttosto che esserne trascinati spettatori passivi.Bisogna anche avere il coraggio di denunciare pubblicamente i comportamenti culturali negativi o nulli,senza guardare in faccia nessuno e smettendola una buona volta di cercare di piacere a tutti,di cercare il consenso a tutti i costi!E' anche a causa degli intellettuali compiacenti che si è creata la moda di essere artisti.Anche in tempi di democrazia bisogna avere il coraggio di separare il loglio dal grano ed è proprio questo,io penso,il compito della cultura nella la gestione della città e del paese.
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20/03/2013
Franco , Recanati
Rabottini é bravo . Però giocare a fare l' internazionale , quando il primo incarico nel museo l' ha trovato con ' metodo all' italiana ' ?
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16/03/2013
francesca
A proposito ... "Marino Auriti, sconosciuto, irregolarissimo artista autodidatta e pensatore, che dallo sperduto paese molisano di Guardiagrele". GUARDIAGRELE è IN PROVINCIA DI CHIETI: ABRUZZO!!!!
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15/03/2013
doattime, cuneo
Home Page: http://doattime.blogspot.it/
Il progetto è una corretta azione in tempi di incertezza, la strategia sull’ autodidatta può essere vista come un’azione di riattivare percorsi più ricercati allontanando la moda di certi pressapochismi…
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15/03/2013
PAOLA BARBARA SEGA, BOLOGNA
BRAVA MANU, SON CONTENTA CHE I MIEI EX - ALLIEVI SIANO COSI' ATTIVI!!! ABBRACCI. P.B.S.
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14/03/2013
Vincenzo Merola, Campobasso
Home Page: http://vincenzomerola.blogspot.it/
Leggendo un po' il testo dell'intervento di presentazione di Gioni per "Il Palazzo Enciclopedico", sembra di capire che questa mostra voglia rappresentare l'impossibilità di concentrare oggi, in un'esposizione biennale, la complessità dell'arte contemporanea. Scrive Gioni: "Il Palazzo Enciclopedico emerge come una costruzione complessa ma fragile, un'architettura del pensiero tanto fantastica quanto delirante. Dopo tutto, il modello stesso delle esposizioni biennali nasce dal desiderio impossibile di concentrare in un unico luogo gli infiniti mondi dell'arte contemporanea: un compito che oggi appare assurdo e inebriante quanto il sogno di Auriti". Poter realizzare una selezione realmente rappresentativa della produzione artistica nell'era digitale è impresa troppo pretenziosa: almeno quanto quella di riuscire a condensare in un palazzo l'intera conoscenza umana. Credo si debba partire da questo assunto per poter valutare le scelte di Gioni, che con le premesse teoriche giustifica l'arbitrarietà di una selezione operata per mezzo di criteri di gusto che rinunciano all'oggettività. Detto questo, almeno la metà degli artisti italiani non mi entusiasmano, o meglio, non mi sembrano i più adatti a simboleggiare lo sforzo umano di "costruire un'immagine del mondo quando il mondo stesso si è fatto immagine". Preferisco alcuni degli italiani di Pietromarchi, ma nel complesso la lista di artisti di Gioni è di tutto rispetto. In ogni caso, bisogna vedere, prima di giudicare.
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14/03/2013
attilio maltinti, prato
Eppure la proposta di Raffaele Gavarro (ripresa da Cristiana Curti, e pur con l'interrogativo si Simone Crespi)non va fatta cadere.
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14/03/2013
Nicola longhi, Roma
I quadri di Hypnos sono anche alla Casa Bianca ,questo non toglie che l'autore dell'articolo non possa esporre una sua opinione.Hypnos e' una continua rivelazione ,credo che ne sentiremo parlare molto nel futuro.In ogni caso questo e l'unico articolo che ho trovato in rete che risulta critico nei confronti di questo grande pittore informale.
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