Federico Zeri: considerazioni a margine della vicenda

Da Il Giornale dell’Arte, che segue la vicenda con attenzione, si apprende che la questione si complica quando l’erede e nipote E. Malgeri fa valere le volontà del grande critico circa il mantenimento nella sede romana della cospicua biblioteca (100.000 vol) e della sterminata fototeca (almeno 400.000 foto), oggetto anch’essi del lascito a favore dell’ateneo bolognese. Nei mesi seguenti l’attenzione si è spostata verso la mostra della collezione Zeri di sculture dal XV al XIX sec., esposta presso l’Accademia Carrara di Bergamo cui è stata donata (un secondo lascito è stato fatto ai Musei Vaticani). A questo punto ci pare che i tempi siano maturi per conoscere quali siano le intenzioni dell’Università di Bologna circa la gestione del patrimonio documentario del maestro; si invoca da più parti la messa a regime delle operazioni di catalogazione e schedatura dei volumi e soprattutto della fototeca e tuttavia, cosa che sarebbe ben più singolare, non si hanno notizie neppure di un censimento di tale materiale, che dovrebbe essere propedeutico agli interventi sopra citati. In verità ci sarebbe anche da notare che un certo velo di mistero sta scendendo anche sulla attuale localizzazione di quel materiale; circolano certe voci, senza dubbio azzardate e probabilmente prive di fondamento, che sostengono che una parte del materiale abbia già preso la via del nord, addirittura arrivano a sostenere che l’archivio si trovi a Ravenna, sede staccata dell’ateneo bolognese. Ma è proprio sulla parola “archivio” che vorrei fare una considerazione finale. La biblioteca, com’è ovvio, non è certo parte dell’archivio di Zeri, essa è invece, senza dubbio, la biblioteca di Zeri e le cose non vanno mai confuse. Per ciò che concerne la fototeca essa può, nella migliore delle ipotesi, configurarsi come archivio aggregato o come serie speciale dell’archivio, e qui sta il punto: che ne è dell’archivio di Federico Zeri? Condiviso l’interesse per l’archivio fotografico e per la biblioteca appare evidente, infatti, che tali fondi risultano decapitati se ad essi non si associa l’archivio documentario che si presume altrettanto vasto e importante. La produzione documentaria di un pensatore di tale levatura dovrebbe comprendere carteggi, autografi, bozze, note e atti vari di eccezionale importanza. Chi ha competenze su questo? Esiste un progetto che lo riguardi? Si obbietterà che per consentire l’accesso a tale materiale è necessario lasciar trascorrere i necessari tempi legali. E tuttavia ci pare che un censimento che quantifichi l’entità dell’archivio sia indispensabile. E ancora: esiste la certezza che l’ordinamento e la schedatura del materiale fotografico possa procedere indipendentemente dall’esame dei documenti cartacei? Alfredo Sigolo [exibart]

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