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saggi
Wabi - Sabi
Per artisti, Designer, Poeti e Filosofi
(ponte delle grazie 2002)

lunedì 6 gennaio 2003

A metà tra disciplina filosofica e pratica artistica approda anche in italia il Wabi Sabi. Un approccio minimalista costituito da materiali grezzi, naturali, terracotta e dallo slogan che “Meno è meglio” solo fenomeno di moda e rivisitazione o preziosi concetti millenari?


Italia chiama oriente: ultima puntata. Dopo il buddismo, la meditazione, il tantra, l’ago puntura, lo yoga, il feng shui arriva una filosofia estetico percettiva direttamente dal Giappone: Il Wabi-Sabi. L’Italia si popola di mostre, foto, sushi bar, fumetti, abiti , negozietti di oggetti giapponesi e arredamenti in perfetto stile. Noi ,distratti, in una sera di mezza estate in libreria, ci facciamo attirare da una copertina che ci chiama. Geniale libercolo Wabi-sabi per artisti, designer, poeti e filosofi di Leonard Koren, eccentrico architetto americano ideatore, negli anni Settanta, di "WET", rivista cult del Gourmet Bathing. L’autore descrive le caratteristiche di una bellezza effimera tipica ad esempio della tradizionale cerimonia del tè. Non appare casuale, quindi, che in vita sua Koren non abbia mai progettato nulla, se non, appunto, una casa da tè. Sinteticamente, il wabi-sabi consiste nel "riconoscimento estetico della transitorietà della vita", nel rovesciamento del dramma eterno della bellezza: che passa. Nel libro si scandaglia a fondo la disciplina di derivazione Zen, partendo dalla sua millenaria storia (XVI secolo) fino ad arrivare alle contaminazioni che questa ha saputo dare alle discipline artistiche moderne. A metà tra disciplina filosofica e pratica artistica dal concetto vago e sfumato, sicuramente fenomeno di “moda”, il testo descrittivo è corredato da numerose immagini suggestive. Wabi indica ciò che è unico e di breve durata, Sabi si riferisce all'oggetto che ha un vissuto. In sintesi si potrebbe dire che per i giapponesi questa filosofia riguarda ciò che è dotato di unicità e di una storia. Nel concreto è il fascino che scaturisce dalle cose imperfette perché legate al tempo; un elogio di quei piccoli difetti che accompagnano noi così come le manifestazioni della natura. Dall'arredo alla disposizione del cibo nel piatto, per arrivare all'abbigliamento (basterebbe pensare a qualcosa che altrove chiamano vintage), il wabi sabi sembra non avere limiti perché in ogni atto quotidiano, in ogni "composizione" o recupero, è possibile infondere armonia ed emozione estetica. E’ un’estetica giapponese che coglie la bellezza nelle cose semplici e imperfette, in netto contrasto quindi con i tempi moderni, dove impera il bello della perfezione. Questa disciplina insegna ad accettare ed amare le cose per quello che sono, vedere la bellezza nelle cose imperfette (difetto), sia una bicchiere rotto o un piatto realizzato con materiali grezzi (terracotta, carta bambù e materiali naturali). La nuova filosofia orientale, destinata a diventare popolarissima, dichiara che "meno è meglio". E che la naturalezza è l'arma più efficace. È la bellezza delle cose non convenzionali. Un libro “manifesto” di questa disciplina-filosofia che ingloba un po’ tutto. Lo sanno bene Joseph e Sandra Crowley, che hanno scritto un libro sul Wabi Style, ossia ciotole spartane e accessori minimalisti per la cerimonia del te - massima espressione di questa filosofia. Materie prime semplicissime - acqua, fuoco, tè - per un rito millenario fatto di lentezza e pazienza. La pazienza che si deve avere per entrare nell'ottica Wabi-Sabi: eliminare il superfluo dalle nostre vite e raggiungere un equilibrio mentale. Forse new o last age? Forse! Una disciplina che privilegia le tazze e le scodelle ai bicchieri di cristallo, gli aridi ciottoli dei giardini zen ai sontuosi prati erbosi inglesi. "Material poverty, spiritual richness" è uno dei mantra del wabi-sabi. Oggetti dalle sensazioni tattili,grezzi, ruvidi dai colori bruni e terrosi, caldi. Ma in cosa si differisce il Wabi-Sabi (giapponese) dal Feng Shui (cina) sostanzialmente? Poco o nulla forse. Potremmo dire, con una inevitabile semplificazione delle due filosofie, che il Feng Shui ordina la circolazione di energie attraverso un'appropriata collocazione di mobili e arredi, nonchè grazie all'uso del colore. Il Wabi-Sabi ricerca armonia nella ricchezza spirituale della bellezza, nella ricerca della semplice naturalità di ogni singolo oggetto e quindi nella semplicità. Una moda, un successo, un inesorabile inventarsi di un businnes? Negli Stati Uniti lo è già, ma forse qualcosa di buono possiamo catturalo anche qui al di la del business e della rivisitazione di antichi concetti etichettandoli e ri-inventandoli. Ha tutto per piacere a global chic e fashion victim al limite dello snobismo. Il risultato dopo la letture avvincente del libro è istruttivo ed è una dimostrazione del fatto che, se l'Occidente ha sicuramente molto da imparare dalla "filosofia del nulla" orientale, non è detto che l'Oriente non possa trarre qualche giovamento dal razionalismo occidentale. Buona lettura, Buona futura creazione a chi inventa ad artisti, architetti, poeti e filosofi con l’augurio di pizzicare anche da qui qualcosa di magico. Un difetto voluto che può diventare perfetto. L'essenzialità ci seduce - less is more - diceva un architetto, l’altro ieri!

giacomo airaldi

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Leon Koren, WABI- SABI Per artisti, Designer, Poeti e Filosofi,Ponte delle Grazie, Milano 2002 Costo 10 euro. web: http://www.liberonweb.it/ponte_alle_grazie/varia.htm

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