LE INQUIETE MACCHINE FUTURISTE 3151 utenti online in questo momento
exibart.com
 
community
Express
19/07/2019
A settembre, a Roma apriranno le porte di una nuova Fondazione
19/07/2019
Addio a Mattia Torre, raffinato autore di teatro e tv, padre della serie Boris
19/07/2019
Il segreto di Stonehenge? Secondo un recente studio, era il lardo
+ archivio express
Exibart.segnala
Blog
recensioni
rubriche
         
 

LE INQUIETE MACCHINE FUTURISTE

   
 È terminato l’anno che ha celebrato il centenario del Futurismo. E con esso il ciclo di approfondimenti che gli ha dedicato Exibart. Dopo Ada Masoero, Maurizio Scudiero, Bruno Di Marino, Giovanni Lista e Giacinto Di Pietrantonio, chiude il cerchio una voce nuova... max macchia 
 
pubblicato
L’attivismo globale del Futurismo ha cercato continuamente il superamento dei valori puramente formalistici dell’opera d’arte, per lanciarsi violentemente nella vita.
Il nodo arte/vita futurista è stato essenziale per e nella ideazione del movimento. Il Futurismo ha cercato di farsi tutt’uno con la vita, riversando tutta la creatività proprio dentro la dimensione sociale, mai staccandosi da essa, anche e soprattutto nel momento della sua reinvenzione totale.
Nell’incessante rinnovamento futurista vi è una costante tematica espressa durante tutto il cammino del movimento e si trova nel “mito della macchina”. Dal Manifesto di fondazione all’ultimo periodo ideativo, il Futurismo - prima con l’automobile e in seguito con l’aereo - si è identificato nella macchina. Questa fu intesa, proprio come lo stesso movimento, quale forza innovatrice e rivoluzionaria, capace di rompere e trasformare completamente l’intera realtà.
L’immaginario “macchinista” dei primi decenni del Novecento viene affermato, dai futuristi, come celebrazione della macchina, nel suo essere rivoluzionante e avveniristico. In una parola, futuristico. Il “mito” creato dal Futurismo si configura entro la contemporaneità, influenzandola ideologicamente, nella velocità, nel dinamismo, nella simultaneità.
Tra i futuristi, sicuramente Pannaggi è l’autore più fedele all’idea meccanica di arte: in dialettica col Costruttivismo mitteleuropeo, esprime il dinamismo futurista in analogia astratta meccanica, legandosi saldamente alle forme plastiche della macchina. Ivo Pannaggi - Funzione architettonica HO3 - 1926 - olio e tempera su tela - cm 150x90 - Galleria Nazione d’Arte Moderna e Contemporanea, RomaMentre Prampolini declina il suo macchinismo, nel corso della sua ricerca, con un accento sempre più immaginativo, quasi misticheggiante; al pari di Fillia che, partito dalla “geometria costruttivista”, approderà anch’egli a una sorta di “macchinismo spirituale”, passando prima per un forte psicologismo meccanico.
Paladini fu fondamentale, insieme a Pannaggi, nell’elaborazione dell’arte meccanica futurista, inaugurata brillantemente con il Manifesto dell’arte meccanica futurista del 1922. Poco più tardi, lo scritto sarà riveduto da Prampolini e uscirà nella versione definitiva con le firme di Pannaggi, Paladini e, appunto, Prampolini.
Paladini e Pannaggi manifesteranno chiaramente l’intento programmatico di una nuova (est)etica legata alla macchina: “Impellente il bisogno [...] di attingere nuovi spunti di rivolta, da ciò che è la nostra vita. Dalle macchine. [...] Oggi è la macchina che distingue la nostra epoca. [...] Senso meccanico netto deciso che è l’atmosfera della nostra sensibilità. [...] Sentiamo meccanicamente e ci sentiamo costruiti in acciaio, anche noi macchine, noi meccanizzati dall’atmosfera. [...] Ed è questa la nuova necessità, ed è il principio della nuova estetica” [1].
Tutto il discorso di Pannaggi e Paladini sulla macchina si identifica nel connubio macchina/proletariato come elemento di rottura rivoluzionaria. Ciò è riscontrabile immediatamente nelle illustrazioni che campeggiano nel manifesto: Proletario e Composizione Meccanica.
I due giovani futuristi realizzano la nuova estetica meccanica cercando di coglierne la profonda dialettica sociale che questa sottende: da una parte lo sfruttamento capitalistico, ma dall’altra, in antitesi, la possibilità rivoluzionaria della macchina/proletaria liberata. La loro azione militante, artistica e politica, è tutta tesa a promuovere questa liberazione.
Con questo proposito, pochi mesi prima Paladini aveva scritto il documento politico artistico La rivolta intellettuale, che chiarisce la posizione dei “kom-fut” [2] italiani: Enrico Prampolini - I funerali del Romanticismo: trasfigurazione estetica - 1934 - olio su masonite - cm 116,5x89 - Mart (VAF Stiftung), RoveretoAmiamo i volani tranquilli e le locomotive con tutta la nostra sconfinata passione, come le amerà il proletariato quando non saranno più proprietà dei capitalisti e strumenti di sfruttamento, ma macchine meravigliose che lavoreranno per il benessere materiale dell’umanità nuova. E distruggiamo tutto, distruggiamo tutto ciò che è borghese con tutto il nostro meraviglioso odio” [3].
Analoga è l’ispirazione politico-estetica nel progetto macchinistico di Léger: l’utopia del lavoro liberato, la perfetta integrazione uomo-macchina. Così sarà anche l’operaio “ruota dentata” dell’opera Proletario della Terza Internazionale di Paladini.
A cent’anni dalla nascita del movimento, se la “rivolta” e l’”arte meccanica” sono parti del motore arte/macchina/sovversione, si può azzardare a pensare che siano il Futurismo della macchina e, prima ancora, la macchina del Futurismo? O forse le inquietudini rivoluzionarie di un futur(ism)o incompiuto? O ancora, più opportunamente, considerando i tempi, è bene vederle come il passato remoto di questa modernità?

[1] Cit. in E. Crispolti, Il mito della macchina e altri temi del futurismo, Celebes, Trapani 1969.
[2] Cit. in G. Lista, Arte e politica. Il futurismo di sinistra in Italia, Multhipla, Milano 1980.
[3] Kom-fut sta per “comunisti-futuristi” ed è la definizione che si diede una parte dei futuristi russi.

articoli correlati
Ada Masoero - Milano l’elettrizzante
Maurizio Scudiero - Il Futurismo che ci aspetta
Bruno Di Marino - I futuristi: contro la fotografia?
Giovanni Lista - Un centenario precoce
Giacinto Di Pietrantonio - Cose viste e mai viste

max macchia


*articolo pubblicato su Exibart.onpaper n. 62. Te l’eri perso? Abbonati!

[exibart]

 


strumenti
inserisci un commento alla notizia
versione in pdf
versione solo testo
le altre recensioni di max macchia
registrati ad Exibart
invia la notizia ad un amico
indice dei nomi: Ada Masoero, Bruno Di Marino, Enrico Prampolini, fillia, Giacinto Di Pietrantonio, Giovanni Lista, Ivo Pannaggi, Maurizio Scudiero, max macchia, Vinicio Paladini
 

2 commenti trovati  

05/02/2010 (Exibart.iPhone)
claire, dublino
bella!

05/02/2010 (Exibart.iPhone)
ciao, irlande
ciao

Il navigatore dell'arte
trovamostre
@exibart on instagram