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Claudio Sinatti

   
 Personalità proteiforme e creativa, Claudio Sinatti è autore di uno stile visivo onnivoro e in costante definizione. L’artista milanese si racconta in questa intervista. Dal primo clip per i Casino Royale, al viaggio a New York, al progetto Sun Wu-Kung. E molto altro… Marco Altavilla 
 
pubblicato
Quando nasce la tua passione per la cultura video? E che tipo di formazione hai?
A metà dei ‘90 comprai una videocamera Hi8 che usavo in maniera ossessiva. Le tecniche di ripresa e montaggio che improvvisavo all’epoca m’influenzano tuttora. Avevo un approccio documentaristico e difficilmente giravo qualcosa di preparato. All’epoca non avevo accesso a sistemi di montaggio, quindi montavo tutto in macchina. La mia videocamera aveva uno spegnimento automatico quando stava in standby per più di un minuto e spegnendosi creava alcuni frame di disturbo tra le riprese. Per evitarli dopo lo stop ero obbligato a trovare entro un minuto l’inquadratura successiva. Un po’ come fare regia televisiva e cameraman contemporaneamente. Girando così di frequente escogitai presto molti trucchi simili per realizzare le mie idee e costruii innumerevoli “accrocchi” fatti in casa per le riprese: caschi, corpetti, carrelli… Il passaggio da amatore a professionista è stato molto improvviso. Ho completato la mia formazione direttamente sul set, dove imparai tutto e scoprii che molte delle mie tecniche casalinghe erano applicabili anche lì. Sono stato, in sostanza, un autodidatta.

E questo passaggio avvenne nel 1996 quando realizzasti il tuo primo videoclip per i Casino Royale. Cosa accadde esattamente?
Il videoclip di Cose Difficili fu la mia prima regia ufficiale. Lo realizzai assieme a Riccardo Struchil e fu il battesimo del set per entrambi. I Casino scelsero di fare un esperimento affidandosi a “quello che ha sempre la videocamera in mano” anziché a registi di professione. Dopo quell’esperienza abbandonai progressivamente i montaggi Hi8 in macchina, mentre scoprii la pellicola, il montaggio digitale, il concetto di troupe e l’adrenalina del set. Realizzare videoclip era stato il mio sogno ed è stata una fantastica scuola. Si ha la possibilità di muovere una discreta macchina produttiva pur mantenendo molta libertà espressiva.

Dopo questa esperienza andasti a vivere per 3 anni a NY. Che ricordo conservi?
Negli USA scoprii diverse scene musicali come il turntablism più noise, il drum & bass, la jungle e il trip hop appena importati da Londra, l’elettronica… Iniziai a realizzare girati in Super8 da proiettare alle feste di amici.

fennesz sinatti
E tornato in Italia nel 1999 fondasti con Painè Sun Wu-Kung, un progetto open source che ha prodotto molto fino al suo scioglimento nel 2002…

Quando tornai a Milano tutto quello che avevo vissuto a NY mi mancò moltissimo. Così con Painè iniziai a focalizzare la mia attenzione sul live media. Coinvolgemmo diversi amici e nel corso del tempo molte persone collaborarono alle attività di Sun Wu-Kung (Bo130 e Microbo, Lorenzo Barassi, Giovanni Vella, Unz, GGT, Tatiana, Meme, Francesca D’Antona, Riccardo Arena…).
Oltre al live, ci dedicammo ad esperimenti più cinematografici ed installativi e producemmo moltissime animazioni. Gli scenari iniziali erano i centri sociali, le feste, i club e successivamente il mondo dell’arte e le committenze commerciali.

Quali tecniche e tecnologie adoperavate?
Utilizzavamo sistemi analogici per le performance e questo influiva moltissimo sulla provenienza delle immagini e sul loro montaggio.
Progressivamente le valigie di cassette VHS diventarono sempre più pesanti da portare in giro, mentre i computer offrivano prestazioni sempre maggiori. Furono le prime committenze commerciali a darci la possibilità di sperimentare con i computer ed iniziare un approfondimento sui legami e le parentele tra suono e immagine.
Il suono non era più necessariamente musica e neppure la colonna guida delle performance, le immagini iniziarono a raccontare vere e proprie storie e c’era molta più possibilità di scambio e creazione di nuovi equilibri.

Cosa accadeva esattamente nei circuiti indipendenti italiani prima del boom vjing attorno al 2001?
Non credo sia stata solo l’Italia a notare in ritardo certe cose. Ho piuttosto l’impressione che ci sia stata una seconda ondata di interesse molto forte che ha coinvolto tutta l’Europa e oltre.sinatti_ffwd-final-03

E secondo te per quale motivo?
Complice internet in brevissimo tempo c’è stata una gigantesca diffusione e, purtroppo, standardizzazione della pratica del vjing con un inevitabile abuso del motion graphics. Certi elementi erano già presenti qualche anno fa, ma in proporzione molto minore rispetto ad ora e trovo che l’uso live del materiale fosse migliore (basti pensare ai londinesi D-Fuse). In Italia c’era più interesse per il cinema, il documentario, le riprese proprie… Penso per esempio a Opificio Ciclope, Ogino Knauss, Agata che imboccavano il videomixer di segnali miniDV, VHS. Le attrezzature analogiche obbligavano ad un maggiore confronto con i contenuti, e toccava realizzare dei girati, scegliere dei film, affrontare dei temi…
Personalmente sono sempre interessato più alle performance mixmediali che al vjing puro e credo che nella sua forma più complessa il mixmediale stia subendo, parallelamente al sintetico minimale, un ritorno a certe atmosfere. A fianco degli Otolab inizia a sbucare il freschissimo Vj Virgilio e viene da domandarsi perché si sia smesso di fare quella roba là... cazzo, è bellissima…

Hai collaborato con molti musicisti. Questo ha generato una maggiore consapevolezza nel relazionarsi ad altre entità creative o, al contrario, lavorare su materiale altrui restringe in qualche modo le tue modalità espressive?
Il passaggio dai videoclip commerciali alle collaborazioni performative è stata una grande svolta in questo senso. Ho iniziato a scegliere personalmente le collaborazioni. Inoltre i meccanismi di relazione sono molto differenti, vuoi per l’elemento live, vuoi per lo scenario culturale... La produzione di un live set audio-video è uno scambio costruttivo per entrambe le parti in cui difficilmente si impongono restrizioni espressive.

Mi racconti qualcosa del recente progetto Pirandélo?
Pirandélo è la naturale conseguenza di Mou’Lips!/Sinatti. La nostra intesa “immaginistica” e umana è stata da subito molto forte e, con Marita Cosma, abbiamo deciso di azzerare tutto e ripartire assieme con un progetto pensato da noi e per noi. La musica ha assunto forme più narrative, cinematografiche e le immagini hanno iniziato a raccontare universi più concreti, tangibili. In produzione c’è per la prima volta (per me) uno stimolante scambio di ruoli: tutti scriviamo, fotografiamo, giriamo, cantiamo…
Dal vivo Marita ed io abbiamo sviluppato tecniche di sovrapposizione di proiezioni dia e video, il risultato è bellissimo; Andrea suona, mentre noi interveniamo microfonando i rumori del proiettore dia e utilizzando tracce audio nei video.

bioClaudio Sinatti è nato a Milano nel 1972.
Cura la regia del suo primo videoclip nel 1996 per la band Casino Royale, selezionato come miglior video italiano al PIM.
Da allora ha diretto numerosi videoclip per artisti come 99 Posse, Neffa, Carmen Consoli, Articolo 31, Alex Britti, Alexia, Eiffel 65, Sarah Jane Morris, Africa Unite...
Nel 1999 fonda il collettivo di sperimentazione audiovisiva Sun Wu-Kung partecipando a numerosi eventi nazionali e internazionali.
Nel corso dello stesso anno inizia la collaborazione con il musicista Sergio Messina con il quale crea la band audio-video Crop.
Nel 2002 inizia la collaborazione con il musicista Jonas Coshto sotto il nome Grain.
Nel 2003 diventa membro del consorzio di arte elettronica Avatar 41.
Nel 2004 inizia il progetto mixmediale Pirandélo con Andrea Gabriele (Mou, Lips!) e Marita Cosma.
Attualmente focalizza il suo lavoro su performance mixmediali, installazioni e film sperimentali.con un interesse costante all’interazione con la musica espresso da numerose collaborazioni (Ulrich Troyer,Tu M', Mou Lips!, Christian Fennesz, Retina.it, Kyò.…).
Tiene al presente corsi sperimentali di film e video presso Istituto Europeo di Design a Milano e sta lavorando a diversi progetti individuali.

link correlati
claudiosinatti.com
pirandelo.org
avatar41.org
trukalone.com
fotolog.net/notmyself/

marco altavilla

[exibart]



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indice dei nomi: Alex Britti, Andrea Gabriele, Bo130, Carmen Consoli, Christian Fennesz, Claudio Sinatti, Marco Altavilla, Microbo, Riccardo Arena, Sergio Messina
 

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