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Parola di curatore |
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Alice Ginaldi ha fatto uno studio visit della "prima residenza italiana per la pratica pittorica" che si svolge nella bella cornice della villa veneta del Guado dell'Arciduca a Nogaredo al Torre. Qui dal 10 aprile, dieci artisti sono a lavoro invitati da altri quattro artisti e da Andrea Bruciati. Ecco le sue impressioni a caldo su "Painting Detour" scritte per Exibart ... segue
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Che cosa voglio da exibart |
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fiere_resoconti Il Flash Art Show delle malelingue Secondo capitolo dell’avventura di Flash Art del campo delle fiere d’arte. Ancora una volta i risultati sono stati apprezzabili, ma il vero show il Flash Art Show l’hanno offerto le solite malelingue. Potevamo lasciarle cadere nel vuoto? Non è che siamo stronzi, è che ce le raccontano... |
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pubblicato lunedì 21 febbraio 2005La ricetta non cambia, gallerie e curatori emergenti, opere a basso costo, location in albergo, gallerie, progetti e tutto il resto. Quello che cambia è la città, Bologna, e l’occasione. A Milano si era trattato di un grigio weekend libero da impegni, stavolta si è scelto il più intenso e intasato di tutto l’anno nel capoluogo emiliano, quello di Artefiera. Non è stata un’antifiera e si è affrettato a dichiararlo Politi nella presentazione. Il rischio c’era, specie in considerazione delle polemiche seguite all’annuncio delle esclusioni illustri dalla fiera tradizionale. A conti fatti le carte sono state mischiate a dovere, perché a fronte di qualche compartecipazione ad entrambe le fiere, leggasi, ad esempio, Cannaviello (Mi), Umberto Di Marino (Na), Pack (Mi), qualcuno, del novero del gran rifiuto c’era eccome, La Giarina (Vr) e Bonelli (Mi) ad esempio. Sia come sia, più che i commenti tecnici, a tenere banco tra i corridoi sono state ciance e pettegolezzi. Una ridda di pissipissi baobao, di aneddoti sui quali si è ricamato a puntocroce e non parliamo degli ormai tradizionali conti in tasca di Politi che sono diventati un’abitudine consolidata. E visto che l’ironia è il sale della vita proviamo a ricordarci qualcosa; d’altro canto, non è anche questo un aspetto caratteristico dello spirito frizzante che anima l’evento? Una prima diatriba sul tema ingresso a pagamento sì, ingresso a pagamento no alla fine si è risolta, dopo qualche discussione, a favore della seconda istanza, anche per coloro privi del fantomatico invito. E meno male, perché la paradossale circonlocuzione ingresso gratuito con acquisto obbligatorio del catalogo a 10 euri, più che una intelligente strategia promozionale, a molti era parsa subito una presa per i fondelli.  Vendo o non vendo? Un primo imprevisto ha visto coinvolti alcuni degli espositori che avrebbero scoperto in ritardo che, per vendere opere d’arte (ma anche mele e pere), non basta la buona volontà ma bisogna avere anche le autorizzazioni necessarie. Sarebbe bastata la minaccia, fatta circolare ad arte, di una visitina imminente dei tutori dell’ordine per insinuare il panico, anche tra i collezionisti, che qualcuno giura di aver visto aggirarsi impacciati e furtivi tra i corridoi tipo diabolik, sudorazione abbondante e cappotto innaturalmente gonfio. Al contrario, tra coloro che solo per vendere erano venuti, un nervoso sfogo ad alta voce avrebbe zittito per qualche secondo i numerosi presenti: ma porca... pensavo di tirar su qualche euro oggi e invece solo una massa di curiosi e basta. Capito? Il mondo si divide tra chi compra e chi curiosa. Con queste ampie visioni l’arte in Italia ha un futuro sicuro, anche per i galleristi. Capitolo clima: freddo polare fuori... caldo infernale dentro. C’era chi giurava che la fiera si sarebbe potuta visitare ad occhi chiusi, facendosi guidare dall’olfatto. A seconda delle fragranze le stanze erano state ribattezzate con nomi del tipo: la fumosa, l’ascellosa, l’alitosa ecc. Che ci volete fare, la claustrofobica situazione ha qualche effetto collaterale. E il discorso vale anche per il rumore. Alla kermesse erano destinati gli ultimi 3 piani dell’hotel e si diceva che le lamentele degli ospiti dei piani inferiori per la confusione si facevano sentire non poco, tanto da costringere, a tratti, visitatori ed espositori a mimiche performance in punta di piedi, modello Lupo Alberto (zitt... zitt...). La pseudocronaca ha registrato anche il fallito tentativo di colpo di mano da parte di un artista in mostra, il quale deve aver pensato che caratterizzare la fiera all’esterno sarebbe stata un’ottima idea autopromozionale. Sul più bello, impegnato in una azione performativa di riappropriazione dello spazio, pare sia comparso minaccioso un energumeno dipendente dell’albergo che, con veemenza, avrebbe preso ad inveire contro il malcapitato creativo: Macheccazzo stai facendo? Cus’ stet drì a fer??; sono un artista, sto facendo una performance!, sarebbe stata la risposta pacata che però, invece di tranquillizzare il suo interlocutore, finiva al contario per aumentarne la crisi di idrofobia. E fattosi incontro minaccioso al malcapitato artista, l’omaccione paonazzo... an sò brisa gnent mì, at fess vàdder mì la pèffommans... at deg un frac de bòt mì! At capé? At pìciii (trad.: mi spiace caro amico ma io non conosco il significato del termine “performance” e tuttavia ti chiedo cortesemente di desistere dal tuo intento). Storie di ordinaria follìa, tra le quali va annoverata anche quella del tizio che ti inseguiva offrendoti un appetitoso piatto di m.. Alcuni espositori pare si siano lamentati, non tanto perché neppure uno spillo si poteva attaccare alle pareti (ricordate quando, a Milano, Gligorov sottopose giovani extracomunitari prezzolati alla tortura cinese di sorreggere le sue opere per ore?), quanto piuttosto perché financo i normali sopralluoghi della vigilia sarebbero stati assai problematici. Dal racconto di un espositore. E (espositore): Scena: ci presentiamo all’hotel circa una settimana prima dell’inaugurazione. Buonasera, siamo tra quelli che devono esporre per la fiera di Flash Art. Ci chiedevamo se fosse possibile visionare la stanza assegnataci, o almeno una simile, per organizzare al meglio il progetto.G (gestore): Comecome? Ma sta scherzando? Non se ne parla nemmeno!E: Ma scusi, la prego, ci siamo fatti centinaia di km per...G: ...e ora ve ne fate altrettanti per tornare indietro! Va bene?E: Ma... insomma – un po’ sostenuto – non mi pare molto corretto il suo comportamento. Sa cosa faccio? Ora chiamo sul cellulare Politi così le spiegherà direttamente lui.G: Ecco bravo! Chiama Politi. Ma poi passamelo, così ne canto 4 anche a lui, ché qui ne abbiamo due scatole così con questa cosa! Prima e ultima volta che si fanno cose del genere qua dentro. Non si possono organizzare le cose così, alla carlona.Come si dice in queste occasioni? Ai posteri l’ardua sentenza. articoli correlatiSuburbia, una collettiva sulle periferie a Reggio Emiliaalfredo sigolo
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