pubblicato lunedì 20 giugno 2005Si rinnova la Ars Futura Galerie di Zurigo, con un nuovo nome e una selezione piú ridotta di artisti. Dai predecessori Nicola von Senger eredita la predilezione per l’arte concettuale che portó piú volte in galleria
Chiara Dynys e che ora si concentra su
Erwin Würm, ospite di questa personale. Artista di calibro internazionale, Wurm aveva presentato proprio in Svizzera, nel 2004, per la prestigiosa sezione
Art Unlimited di Art Basel, la sua l’immensa
Fat House; ad un pubblico più ampio è invece noto grazie al video
Can’t Stop (2003) dei
Red Hot Chili Peppers nel quale Flea e compagni diventano delle “sculture di un minuto” .
Il 41enne artista austriaco porta avanti da anni due cicli fortunatissimi: le
One Minutes Sculptures, appunto, e la serie
I love my time, I don't like my time. Delle sculture estemporanee di Würm fanno parte divertenti performance funamboliche in cui l’instabilità oggettiva del sistema moderno viene nascosta, congelata in una foto che rende saldi degli equilibri, invece, precari. In altre opere dello stesso ciclo Würm propone al soggetto di assumere posizioni acrobatiche nelle quali riflettere su
Espinoza o su qualche teoria di
Freud. Al di là dell’impatto esilarante dell’opera, la vena critica si rivela pungente, associando un arzigogolo mentale ad una complicata posizione.

Dotata di altrettanto impatto critico è la serie
I love my time, I don't like my time, che procede prolifica dal 1997. Ultime opere nate sotto questo ciclo sono le
Fat House e le
Fat Car, opere cariche di una simbolica opulenza di costumi, quanto di una realistica obesità, mali comuni di uno status sociale verso il quale Würm non nasconde lo scarso apprezzamento.
Nel ridotto spazio della galleria von Senger trovano posto le fotografie di alcune delle performance, lavori fotografici inediti e qualche pezzo dalle misure ridotte. Interessante è il modellino di una
Fat House, affiancato a un modello di casa “normale” dall’aspetto antropomorfo. E’ evidentemente la stessa abitazione, ma una delle due è affetta da un abbondante sovrappeso.
Spicca poi l’opera
Turm, scultura in cui il grattacielo della
Bauhaus (di van der Rohe), in stato di scioglimento, si accascia sulla sua stessa base trasbordando dal supporto. E’ la denuncia del tramonto di una cultura che collassa sotto il peso di sé stessa, non sorretta dalle sue fondamenta, ormai corrose.
Nicola von Senger inizia bene la sua attività, trovando il modo di portare nel piccolo spazio zurighese un artista difficilmente collocabile come Würm, per l’esagerate dimensioni fisiche delle sue opere e, soprattutto, per la raffinatezza delle dimensioni concettuali del lavoro.
fabio antonio capitaniomostra vista il 20 maggio 2005
Galerie Nicola von Senger AG, Bleicherweg 45, CH-Zürich - T +41 44 201 88 10, F +41 44 201 88 11 - www.nicolavonsenger.com -Orari: aperta Mar - Ven 9.30-18, Sab 12-16
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