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L’arte della Rete, l’arte in Rete
(aracne 2005)

   
 Manetas il pittore? L’ex findazato di Vanessa Beecroft? No, non soltanto. L’inventore del movimento Neen?, autentico brand dell’arte in Rete. Se ne discute a un convegno, vengono pubblicati gli atti... Domenico Quaranta 
 
pubblicato
“‘Ma io lo stavo facendo solo per gioco’, voglio gridare: ‘Non ero serio... Come puoi pensare di prendere sul serio qualcosa chiamato Neen?’”. È ancora troppo presto per capire se il Neen?, il movimento inventato da Miltos Manetas, resterà solo un gioco o si trasformerà in un’organica strategia culturale, capace di definire il lavoro di un ampio gruppo di artisti che in esso si riconosca; se l’avrà vinta su altre etichette e se resisterà all’usura del tempo. Per ora, quello che sappiamo è che il termine funziona, che il Manifesto Neen è pieno di intuizioni geniali e che il primo libro sul Neen è stato pubblicato.
Ma andiamo con ordine. Molto noto come pittore (e per essere stato fidanzato a lungo con Vanessa Beecroft), Miltos Manetas (Atene, 1964) è anche autore di numerosi siti web. Ma la differenza tra questi due media, per lui, non conta molto: più importante è ciò che tutte le sue opere hanno in comune, quel loro prendere di petto le nuove tecnologie, mostrando il modo in cui sono penetrate nella nostra vita quotidiana. Nel 2000 sente l’esigenza di trovare un nome adatto per quello che sta facendo, affiancato da alcuni amici: il termine arte non gli piace, figuriamoci Net Art. Così, fa quello che le aziende fanno quando sono alla ricerca di un brand che funzioni: si rivolge a una società specializzata in questo tipo di lavoro. Il risultato è Neen?. Come già Dada, Neen? non significa niente, ma è bastato a Manetas per costruirci sopra una “cornice di pensiero”. Chi pensa il Neen? è un Neenster, chi lo pratica è un Neenstar. Il Neen? non ha un senso proprio, ma si definisce in opposizione al Telic, l’uso “finalizzato” e costruttivo delle nuove tecnologie. Il Neen? è “uno stato d’animo”, che si definisce sulla base dell’operare di artisti che sono indubbiamente Neen?. È senz’altro cute e vive in Rete, perché “fuori di Internet non c’è gloria”.
Impastando con ironia filosofie orientali e marketing, Manetas accumula l’una sull’altra geniali stupidaggini, nonsensi, truismi e banalità anti-sistema, trasformando il Neen? in un marchio affascinante e desiderabile, privo di contenuto ma non per questo privo di identità. Letto il Manifesto, chiunque saprebbe dire se una cosa è o non è Neen?, ma non saprebbe dire il perché. Il libro di Vito Campanelli, da poco pubblicato, si assume il difficile compito di conferire sostanza a questo fantasma. Nato da un dibattito tenutosi a Napoli nell’aprile 2004, nell’ambito del festival Sintesi, il libro affianca infatti al Manifesto la trascrizione degli interventi (di Marco Deseriis, Alessandro Ludovico, Maria Grazia Mattei, Marco Cadioli, Ambrogio Borsani) e un breve saggio dello stesso Campanelli. Se nel dibattito il Neen? acquista realtà dal confronto con posizioni molto diverse, è nella conclusione che Campanelli gioca la sua carta più alta, affermando che tutta l’arte contemporanea è Net Art, se per Net Art intendiamo non l’arte in Rete, ma l’arte ai tempi della Rete; e che, in questo contesto, il Neen? rappresenta “quel ritorno a una visione estetica del mondo che secondo Mario Perniola […] costituisce la più forte alternativa alla violenza della comunicazione massmediatica.” Sarà vero? Forse sì. In ogni caso, mica male per quello che, all’origine, era solo un gioco.

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Vito Campanelli

domenico quaranta


Vito Campanelli, a cura di, L’arte della Rete, l’arte in Rete. Il Neen, la rivoluzione estetica di Miltos Manetas
Aracne, Napoli, 2005. 106 pp. - ISBN 88-548-0028 - 7,5 €
Info: www.aracneeditrice.it


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