fino all'8.I.2006 Regina José Galindo Milano, Prometeogallery Un Leone d’oro all’ultima Biennale di Venezia. Una poetica fatta di performance cruente e senza mezzi termini. E un nuovo spazio milanese per la Prometeo di Lucca. Sopraffazione e dolore nella forza di un gesto…
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pubblicato martedì 22 novembre 2005Inaugurazione di notevole forza emotiva per la nuova sede meneghina della Prometeogallery di Lucca. Si potrebbe pensare che sia una scelta sin troppo facile quella di aprire i battenti con il Leone d’oro come giovane artista all’ultima Biennale Regina José Galindo (Guatemala, 1974). Ma davanti all’intensità della performance inaugurale il dubbio viene fugato. E’ un’azione sobria e tesa. Seduta con compostezza, la Galindo si incide sulla gamba la parola “perra”, che significa cagna, puttana. C’è un’aura religiosa; l’artista fa pensare ad un’icona mariana, con i capelli sciolti, la mano tremante e la compassione che traspare dal volto nel momento della ferita. Il gesto riesce nell’intento di trasmettere al pubblico lo scherno e il dolore. La sensazione sulla pelle di una condizione di frustrazione e silenziosa sopraffazione. L’idea della performance proviene dalla riflessione sulla drammatica condizione della donna in terre sopraffatte dalla violenza. “ Cagna, morte alle puttane, odio le puttane. Questo scrivono sul corpo delle donne uccise”, spiega la Galindo. “ Le uccidono, le spogliano e poi sfregiano il loro corpo incidendolo con un coltello, scrivendoci sopra ogni genere di insulto.” Come gran parte dei suoi colleghi sudamericani, anche Galindo sembra non poter prescindere dal tema politico, dalla denuncia e dalla responsabilità sociale: “Essere guatemaltechi vuol dire essere mezzi-politici. Significa aver conosciuto dittature, continue violazioni e violenze. Le dittature militari sono qualcosa che percorre la nostra storia e con cui viviamo.” In quest’ottica vanno riviste anche due delle performance apparse alla Biennale di Venezia e videoproiettate in galleria: Quien puede borrar las huellas? (2003) (chi può cancellare queste impronte?) e Imenoplastia (2004). Ma aldilà della critica di un dramma culturale come quello della condizione femminile, occorre evidenziare, nell’opera della giovane artista guatemalteca, un aspetto più intimo. Come spesso succede nelle performance, esiste in fondo la necessità di esorcizzare una sofferenza personale. Condizione che diventa stimolo necessario, incoraggiamento e giustificazione. “ Quando ero in Guatemala, fino ad un anno fa, vivevo nel continuo terrore di essere uccisa. Pensavo che prima o poi avrebbero ucciso anche me. Volevo portare quella parola con me, come un tatuaggio”, dice riferendosi alla performance appena conclusa. “ Dietro c’è un aspetto morboso, ma anche un aspetto ludico. Ora che ho questa cicatrice, se mi uccidono e poi vorranno incidermi, vedendo che gli ho anticipati penseranno che gli ho facilitato il lavoro”. Diverse forme artistiche tipiche negli anni Sessanta e Settanta stanno vivendo un momento particolarmente felice oggi in America Latina, rinnovandosi nel genere e arricchendosi di significati nuovi. Che si formano in relazione alla diversa latitudine e al mutato contesto sociale. Gli sviluppi di queste sperimentazioni, talvolta particolarmente interessanti, sono il campo di analisi privilegiato di questa nuova galleria, che vuole porsi come punto d’osservazione privilegiato di tali tendenze. La nuova sede della galleria lucchese in terra lombarda in questo senso parte sicuramente bene, peccato che dopo la performance rimangano solamente una serie di foto ben esposte e un paio di filmati -fatta eccezione per Vertigo- già visti in Biennale. articoli correlatiRiflessioni sull’intervento in BiennaleL’apertura della nuova galleriaalberto osengamostra visitata l’8 novembre 2005 Regina José Galindo a cura Di Marco Scotini opening: 8 novembre 2005, ore 18 fino all’8 gennaio 2006 Milano (Lambrate), Prometeogallery - Via G. Ventura 3 info: tel +39 3487394163, +39 0583394210; fax +39 0583471464 www.prometeo-arte.it ida.pisani@virgilio.it[exibart]
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