pubblicato giovedì 2 febbraio 2006Ad Andrea Bruno e Davide Catania si sono uniti alcuni giovanissimi disegnatori. Per dare vita a quello che loro chiamano
laboratorio, di fatto una rivista come ce n’erano negli anni ’70 e fino agli ’80 inoltrati, in cui di mese in mese si sperimenta il fumetto inteso in diversi modi. In realtà per ora non si parla ancora di mensilità, ma i primi due numeri, usciti rispettivamente in primavera e in autunno, mostrano le carte di un progetto abbastanza ben definito. Innanzi tutto storie bizzarre, tra le quali ho apprezzato quelle firmate da
Giacomo Monti, che racconta la conversazione tra un cameriere e una prostituta a proposito di come si dovrebbe portare la camicia; e la vicenda di un ragazzo che va di porta in porta nel vicinato alla ricerca del padrone di un gatto che ha trovato morto. Mi ha incuriosito anche
Michelangelo Setola che, su testi di
Edo Chieregato, disegna il campeggio di un bambino e del suo papà su un’isoletta; bambino e papà che tornano anche nella seconda storia, sebbene con nomi diversi, in cui la solitudine di padre e figlio abbandonati dalla madre ha per sfondo uno sciopero dei monopoli e la ricerca frenetica di una stecca di sigarette. Interessante
Amanda Vähämäki, fumettista finlandese che disegna le storie di una bambina che parla coi topi e va a pesca di storioni.
Lo stile, pur variando tra i disegnatori, è molto abbozzato, al limite dello schizzo, come nel caso di
Davide Catania le cui storie un po’ incomprensibili sono schizzate con un tratto di matita grosso e svelto da layout. C’é il contrasto

tra bianco e nero, netto, nei disegni di
Giacomo Monti, più indefinito in quelli di
Andrea Bruno, che illustra una curiosa guerra futura, combattuta tra militari e preti in abito talare, mentre la Vähämäki disegna a matita, con un tratto pulito che qualche volta sporca però sfumando con le dita.
Se un difetto hanno questi giovani fumettisti, come altri giovani fumettisti prima di loro, è quello di essere introversi ed ermetici, le storie raccontano e non raccontano, ma rivelano comunque la voglia di sviluppare, anche se in bravi flash, un immaginario indipendente rispetto a quello ormai fastidiosamente diffuso dei supereroi, dei manga e dell’
horrofantawest bonelliano. Un lato decisamente positivo del progetto di
Canicola è il tentativo, riuscito da subito, di cercare contatti all’estero, attraverso il gemellaggio con alcune riviste straniere come la tedesca
Orang, la finlandese
Glomp e la norvegese
Forresten grazie alla traduzione in inglese di tutti i testi curata da
Liliana Cupido. Personalmente aspetto il prossimo numero. Mentre lo aspettate anche voi cercate i due già usciti. Se non li trovate in fumetteria potete richiederli attraverso il sito canicola.net.
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Canicola - numeri 1 e 2
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