pubblicato martedì 7 marzo 2006 Tornano a Palermo i Saccardi (Marco Barone, Giuseppe Borgia, Tothi Folisi, Vincenzo Profeta) con una seconda, azzeccata personale. E scelgono di presentarsi in una veste inedita: ad un primo colpo d’occhio, li si riconosce appena. Ma non si tratta stavolta di una delle loro solite boutade performative. Qua la sorpresa sta tutta nel concept della mostra, nelle opere non proprio in linea col trend del gruppo. Il Laboratorio Saccardi in pieno minimal style, in effetti non l’avevamo visto mai. La pittura? Non ce n’è nemmeno l’ombra, tanto per cominciare. Non ci sono i tipici quadretti a tempera, irriverenti, infantili, sfottenti, polemici e volutamente bad. Niente scenette splatter, teste di pittori che rotolano, situazioni surreali che affondano in un mare di accesa demenzialità. E niente frecciate dissacranti contro il mondo dell’arte, dei media, della politica, dell’attualità. La Candida –come la malattia venerea o come il candore di un certo sguardo sulle cose- è una mostra semplice, ben allestita, perfino elegante. Insomma, bando al kitsch, o quasi. Sui muri 46 polaroid, piccolissimi ritagli di memoria un po’ sbiaditi, dietro neutre lastre di plexiglas. Supporti bianchi, tutti uguali, essenziali. E alcune foto che, con quell’aria un po’ dimessa, sbucano per contrasto da elaborate cornici, tutte a sbalzi e volute, rigorosamente candide come stucchi del ‘600. Polaroid, e basta. Una sequela ordinata e geometrica di ricordi infinitesimali, raccolti dagli indisciplinati artisti tra Palermo e la Finlandia, con stralci di avventure vissute in giro per l’Italia. Tutto documentato, minuto per minuto: autoritratti casuali, luoghi e personaggi fortuiti, dettagli banali. Ma non aspettatevi un reportage serioso, romantico, intimista. Ironia e gusto per l’assurdo restano i tratti distintivi della folle banda, che per una volta decide di abbassare il volume, senza per questo perdere efficacia. Anzi, guadagnando magari qualche punto in più. Evocative e inermi, queste finestrelle di carta hanno addosso la tipica patina smunta, imperfetta, sbiadita, che fa delle polaroid piccoli trofei di casualità e immediatezza. Un po’ come nelle coloratissime tele, incuranti della tecnica e dell’estetica, fatte per gioco e senza pretese. Una carrellata veloce svela l’ingenua e buffa iconografia del quotidiano. Il tetto di una casa di campagna visto dal basso; Giuseppe appena sveglio che fa capolino dalle coperte; Marco con uno striminzito costumino da Superman, in posa plastica accanto a una roccia; l’amico Gianluchino immobile davanti a una triste tendina di pizzo, occhialoni da nerd e aria da ebete; un improbabile passante travestito da banana Chiquita; una fontanella in mezzo a un bucolico paesaggio; Tothi con una provola in mano; un ombrellone chiuso come un palo solitario a fine estate... E via così, sfogliando una collezione di frammenti talmente inutili da risultare in qualche modo poetici. Suscitano una strana ilarità queste foto. Sono sbagliate, decentrate, accuratamente scorrette. E sembrano scattate molti anni fa, resuscitate dal diario privato di un clan di vecchi amici, genuini e sorridenti. E’ un fatto di malinconia dunque, temporalità scolorita mescolata a una strana passione per le cose piccole e sciocche. Palesando, nel frattempo, la propria ostinata indifferenza per l’Arte seria, superba, bella ed impegnata.
Senza troppo chiasso, senza creare scompiglio, i quattro discepoli di Albert Saccardi hanno fatto ancora centro. Con una coerente e indovinata deviazione. Nuova trovata del momento o meditata dichiarazione di poetica?
helga marsala mostra visitata il 25 febbraio 2006
Laboratorio Saccardi – “La Candida” Palermo, Zelle Artecontemporanea - via Matteo Bonello 19 orari: lun-sab, h.17-20 - info: cell.3393691961 zelle@zelle.it - www.zelle.it
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