pubblicato sabato 18 marzo 2006
È difficile che gli interventi artistici dello spagnolo
Santiago Sierra passino inosservati, o comunque rientrino nei canoni della normale proposta artistica. Molti ricorderanno il padiglione spagnolo alla Biennale di Venezia del 2003, quando Sierra chiuse le porte consentendo l’accesso (dal retro) solo dietro presentazione di passaporto iberico. Ora l’artista si trova al centro di una bufera, a causa della sua ultima pensata, la trasformazione di una Sinagoga in camera a gas. È questo infatti il senso di
245 metri cubi, il suo ultimo provocatorio progetto, presentato nella Sinagoga tedesca di Pulhiem-Stommeln, vicino a Colonia, e che sarà riproposto di domenica fino a tutto il mese di aprile. Con l’obbiettivo (centrato, senza dubbio…) di evocare nel pubblico la sensazione dell’Olocausto, contro le ricorrenti banalizzazioni cui si assiste. Il visitatore viene fornito all’ingresso di una maschera a gas, per proteggersi dalle emissioni di sei automobili, riversate all’interno della sala sigillata grazie a delle tubazioni. Il Consiglio Centrale degli Ebrei di Germania ha aspramente criticato il progetto, che considera un’offesa alle vittime dell’Olocausto. La Sinagoga di Pulhiem-Stommeln ha già ospitato in passato opere d’arte di grandi protagonisti come
Richard Serra, Eduardo Chillida, Carl Andre, Rebecca Horn, Rosemarie Trockel, Georg Baselitz e Sol Le Witt.
[exibart]