pubblicato mercoledì 5 aprile 2006L’epica lotta tra il bene e il male, l’eterna dicotomia tra potenza e atto, il finto contrasto tra serio e faceto: tutto parla di forze opposte in questa collettiva alla Not Gallery che, caso più unico che raro per le consuetudini cittadine, affida la curatela ad un
esterno, il torinese Luca Vona. La strada per la sprovincializzazione passa in questo caso per
Meghiddo (o Harmaghedon che dir si voglia), sorta di Caporetto biblica dove, secondo le Sacre Scritture, si consumerà lo scontro finale. Ma che una disfatta epocale sia già in atto lo denunciano diversi passaggi di una collettiva dall’impianto
programmaticamente e
metaforicamente squilibrato, in cui i componenti del quartetto si esibiscono da solisti, senza rubarsi la porzione di scena loro assegnata.
Limitato, ma congruo lo spazio richiesto dalle tre tecniche miste di
Franklin Evans (Reno, Nevada, 1967): paesaggi fluidi dai tratti ondeggianti e dalle cromie psichedeliche, “poesie” simboliste traslate in una dimensione surreale, dove la presenza umana si deduce per allusione o, addirittura, per ellissi. Al contrario,
Panayiotis Michael (Nicosia, 1966) non solo invade un’intera parete con un “rampicante” nato per germinazione dal seme gettato nel padiglione cipriota alla scorsa Biennale veneziana, ma sconfina nell’ambiente di ingresso con un’altra emanazione botanica. Disegni che, partendo da un minuscolo e spesso ironico presupposto, proliferano
mostruosamente e si nutrono di se stessi, attraverso la replica rituale del modulo-base della foglia, elemento puro che però, se incontrollato, può diventare infestante. Lavori, dunque, teoricamente aperti a sviluppi illimitati e volutamente condannati all’incompiutezza, cartine di tornasole di un disagio politico radicatosi sotto forma di disorientato scetticismo personale.
Il ritorno allo stato di natura dopo l’insopprimibile ribellione corona il
King Kong di
Federico Solmi (Bologna, 1973), il quale, supportato tecnicamente da
Russel Lowe, rielabora il ricorrente mito del
self made man in un’animazione più arrabbiata e colorata del solito: qui l’eroe veste i peli del giustiziere che, messi a ferro e fuoco i templi del Sistema (Gagosian Gallery e Guggenheim compresi) e rigurgitati i top manager di Wall Street, ingaggia un titanico duello con la Statua della Libertà, brandendo le icone del capitalismo. Scontato l’esito della tenzone, perfezionato, dopo la trionfante minzione “lustrale”, in un finale ottimista ed edenico.
E se New York City è per l’italiano la grande meretrice, l’apocalittica
Caduta di Babilonia viene raccontata dallo scozzese
Peter Donaldson (Edimburgo, 1980) in uno spassoso trittico di video intenzionalmente artigianali e deliziosamente irriverenti, insaporiti da un misto tra humour britannico e cultura nipponica. Tonalità ed “effetti speciali” anni ’70, ritmi comici, echi del teatro kabuki e ambientazioni (neo)gotiche, che spingono sul pedale del grottesco nella caratterizzazione dei personaggi: la Bestia-Nabucodonosor è un goffo
disco-dancer in calzamaglia, il Cavaliere celeste un frenetico girotondino armato di
katana…
anita pepemostra visitata il 20 marzo 2006
Meghiddo, a cura di Luca Vona. Napoli, Not Gallery, piazza Trieste e Trento 48, 80132 (quartiere Chiaia). Tel.0810607028. Mail: info@notgallery.com. Web: www.notgallery.com . Orari: dal lunedì al venerdì dalle 13 alle 19. Sabato e domenica su appuntamento [exibart]