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fino al 28.IV.2006
Meghiddo
Napoli, Not Gallery

Un curatore sabaudo sbarca nella capitale delle Due Sicilie. Ed è subito Apocalissi. Quattro artisti internazionali “squilibrati” in un epico scontro di forze. Dalla Grande Mela alla Grande Meretrice…


pubblicato mercoledì 5 aprile 2006
L’epica lotta tra il bene e il male, l’eterna dicotomia tra potenza e atto, il finto contrasto tra serio e faceto: tutto parla di forze opposte in questa collettiva alla Not Gallery che, caso più unico che raro per le consuetudini cittadine, affida la curatela ad un esterno, il torinese Luca Vona. La strada per la sprovincializzazione passa in questo caso per Meghiddo (o Harmaghedon che dir si voglia), sorta di Caporetto biblica dove, secondo le Sacre Scritture, si consumerà lo scontro finale. Ma che una disfatta epocale sia già in atto lo denunciano diversi passaggi di una collettiva dall’impianto programmaticamente e metaforicamente squilibrato, in cui i componenti del quartetto si esibiscono da solisti, senza rubarsi la porzione di scena loro assegnata.
Limitato, ma congruo lo spazio richiesto dalle tre tecniche miste di Franklin Evans (Reno, Nevada, 1967): paesaggi fluidi dai tratti ondeggianti e dalle cromie psichedeliche, “poesie” simboliste traslate in una dimensione surreale, dove la presenza umana si deduce per allusione o, addirittura, per ellissi. Al contrario, Panayiotis Michael (Nicosia, 1966) non solo invade un’intera parete con un “rampicante” nato per germinazione dal seme gettato nel padiglione cipriota alla scorsa Biennale veneziana, ma sconfina nell’ambiente di ingresso con un’altra emanazione botanica. Disegni che, partendo da un minuscolo e spesso ironico presupposto, proliferano mostruosamente e si nutrono di se stessi, attraverso la replica rituale del modulo-base della foglia, elemento puro che però, se incontrollato, può diventare infestante. Lavori, dunque, teoricamente aperti a sviluppi illimitati e volutamente condannati all’incompiutezza, cartine di tornasole di un disagio politico radicatosi sotto forma di disorientato scetticismo personale.
Panayiotis Michael, Aaaaa..., tecnica mista su carta, dim. variabili, 2006
Il ritorno allo stato di natura dopo l’insopprimibile ribellione corona il King Kong di Federico Solmi (Bologna, 1973), il quale, supportato tecnicamente da Russel Lowe, rielabora il ricorrente mito del self made man in un’animazione più arrabbiata e colorata del solito: qui l’eroe veste i peli del giustiziere che, messi a ferro e fuoco i templi del Sistema (Gagosian Gallery e Guggenheim compresi) e rigurgitati i top manager di Wall Street, ingaggia un titanico duello con la Statua della Libertà, brandendo le icone del capitalismo. Scontato l’esito della tenzone, perfezionato, dopo la trionfante minzione “lustrale”, in un finale ottimista ed edenico.
E se New York City è per l’italiano la grande meretrice, l’apocalittica Caduta di Babilonia viene raccontata dallo scozzese Peter Donaldson (Edimburgo, 1980) in uno spassoso trittico di video intenzionalmente artigianali e deliziosamente irriverenti, insaporiti da un misto tra humour britannico e cultura nipponica. Tonalità ed “effetti speciali” anni ’70, ritmi comici, echi del teatro kabuki e ambientazioni (neo)gotiche, che spingono sul pedale del grottesco nella caratterizzazione dei personaggi: la Bestia-Nabucodonosor è un goffo disco-dancer in calzamaglia, il Cavaliere celeste un frenetico girotondino armato di katana

anita pepe
mostra visitata il 20 marzo 2006


Meghiddo, a cura di Luca Vona. Napoli, Not Gallery, piazza Trieste e Trento 48, 80132 (quartiere Chiaia). Tel.0810607028. Mail: info@notgallery.com. Web: www.notgallery.com . Orari: dal lunedì al venerdì dalle 13 alle 19. Sabato e domenica su appuntamento

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indice dei nomi: Peter Donaldson, Federico Solmi, Anita Pepe, Luca Vona, Gagosian

4 commenti trovati  

03/05/2006
marco
Per Federico. (scusa il ritardo!)

Tu scrivi:

"Se bastano una raffica di minchiate a soddisfare la sete di cultura"

Definisci il lavoro altrui "VACCATA"

Il tuo offensivo stile di scrittura mi è familiare!

Ricorda che chi offende vuol dire che non ha argomenti seri per difendere il proprio punto di vista.

Ancora non hai capito la differenza tra comunicazione ed operazioni artistiche.
Berlusconi non può essere criticato per i metodi dicomunicazione che adotta, perchè fanno presa sul pubblico, ma può essere criticato per i programmi demeziali che fa! Non possiamo criticare gli altri per il modo in cui attirano l'attenzione su di se, ma quello che fanno dopo aver che ottenuto attenzione (ma tu non lo puoi fare perchè la mostranon l'hai vista).

Comunque, il fatto stesso che ne stiamo discutendo, è un argomento "contro" la tua opinione.


20/04/2006
l Federico
Per Marco:
Quel che dici, è una conferma di quanta presunzione ci sia nel parlare di questa mostra come una cosa artisticamente rilevante in quanto pensata come provocazione - non sto parlando delle opere ma dell’idea.
E’ la strategia che è “spicciola”, tu invece addirittura scomodi Duchamp..!
Non critico le provocazioni perchè sono il cuore dell’arte contemporanea .Critico “questa”- EN1- che secondo me ha alla base una trovata puerile, magari non “imbarazzante” ma “ingenua”, articolata male , e se ha attirato più giovani in galleria ciò non vuol dire che sia un punto a suo favore visto che un pubblico più maturo e preparato , probabilmente la penserebbe come me.
Vedi, il punto è proprio questo, si parla di attirare il pubblico (numero), di categorie (giovani) ma non di contenuti. Si fa come la Fiat che ha in vestito in strategie per il rilancio dell’immagine- ha firmato abiti, scarpe, borse, si è rifatta il trucco per catturare il pubblico giovane.. appunto, ma non si è preoccupata di investire realmente nella produzione di auto per renderle migliori e più competitive sul mercato .
Fortunatamente non si può fare di tutta l’erba un fascio, infatti ,
in alcune occasioni, il mondo dell’arte ha creato l’evento per criticare le logiche commerciali ed economiche della società contemporanea ma lo ha fatto in modo intelligente, forte, incisivo - come quando furono collocati distributori automatici di opere d’arte nel metrò di Milano.
Nel caso specifico invece, il problema è proprio la presunzione di partenza di fare una cosa intelligente e provocatoria “e quindi” culturalmente rilevante.
No, è una VACCATA!
Nulla di personale, ho solo voluto sottolineare che bisogna far distinzione tra provocazioni mature -artisticamente rilevanti e progetti nati sulla scia di giovani ed ambiziosi entusiasmi ma forse per questo un po’ acerbi .
Comunque è ”meghiddo” che non ho visto - ho citato la mostra basandomi sull’articolo della Pepe da cui mi sembrava di evincere un maggiore spessore rispetto alla mostra precedente,
se poi non è così…!


19/04/2006
marco
Caro federico,
ma come fai a parlare bene o male delle mostre se non le visiti?
Dovresti fare meno confusione tra strategie di comunicazione e opere effettivamente esposte (che vanno viste per poter essere commentate, nel bene e nel male).
Che tu lo voglia o no la tessera con le impronte digitali e i bollini ha fatto molto parlare di se (strategia di comunicazione) e ha attirato moltissimi giovanissimi visitatori alla mostra (cosa che le gallerie tradizionali non fanno).
Se trovi la cosa "imbarazzante", ricorda che, da Duchamp in poi, migliaia di artisti hanno provocato il proprio pubblico, suscitandogli imbarazzo.


14/04/2006
l_federico, na
Gli articoli scritti dalla Pepe sono sempre accattivanti -
fanno venire voglia di andare alle mostre in ogni caso , che ne parli bene o meno.
Qualche volta sono “la mostra” nel senso che i suoi articoli fanno sognare e riflettere molto più di quanto facciano delle cose esposte, le quali viste dal vivo, risultano talvolta deludenti se non integrate appunto da un preventivo e dotto supporto interpretativo trasversale.
Non ho visto ”meghiddo”ma credo che con l’intervento di Luca Vona, Notgallery abbia recuperato i punti persi con le puerili strategie di marketing impiegate per la mostra precedente
www.exibart.com/notizia.asp/IDNotizia/15368/IDCategoria/204 che , sebbene passata un po’ in sordina, resta un episodio francamente imbarazzante .


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